libri, libri e libri

Caldo!

“Su che cosa posso postare domani, L.?”

“Sul caldo…”

Ebbene, eccoci qui. Il caldo in letteratura. Una rassegna breve, perché, you know, fa caldo – e con il caldo anche i blogger diventano pigri…

HeatAd ogni modo, mi vien voglia di cominciare da La Rivolta nel Deserto, con la tremenda descrizione dell’attraversamento del deserto del Nefud – non a caso definito l’Incudine del Sole – per raggiungere Aqaba per via di terra. Non è per caso che i Turchi non si sono preoccupati di difendere la postazione da quel lato: il deserto si ritiene inattraversabile. Invece Lawrence e i suoi lo fanno, con eclatante successo, ma la traversata sulla sabbia arroventata e infestata da scorpioni e serpenti, sotto un cielo bianco come il fuoco, senza acqua e senza ombra, non è una passeggiata nemmeno per i beduini di Auda Abu Tayi… figurarsi per l’Inglese della compagnia. Ovviamente tutto finisce in gloria – ma che caldo! heatgattopardo

Tutt’altro caldo, ovviamente, è quello di Sicilia, sopportato a forza di ventagli dalle signore in crinolina di Tomasi di Lampedusa  e di De Roberto. E sopportare il caldo – bene o con stoicismo – è segno di finezza. Le signorine Uzeda vengono sgridate quando se ne lamentano, e Concetta Salina, non dà mai cenno di accorgersi della calura opprimente di Donnafugata – a differenza della borghese Angelica Sedara, che però riesce ad essere bella ed attraente persino accaldata. heat conrad

Non è mai così gentile il caldo di Conrad. Che sia acquoso e pesante nel cuore dell’Africa, verde e soffocante nell’immaginario Costaguana sudamericano o immobile nella notte dell’Oceano Indiano, questo caldo spossa e soffoca gli Europei trapiantati (non importa da quanti anni) e distorce le loro percezioni fino alla follia.

E questa è un’idea comune, che ritroviamo nella calura natalizia del Natale a Ceylon di Guido Gozzano e nella terribile, insonne, inquieta Lahore notturna di Kipling*, in cui il caldo “popolato di cadaveri che si agitano” uccide, indebolisce, spaventa. heatGolding

Un’altra idea presente in Conrad – quella che il caldo uccida un poco per volta il senso di proprietà e le convenzioni che gli Occidentali si sono portati da casa, e tanto rapidamente quanto più sono isolati – si ritrova anche in Golding. Ne Il Signore delle Mosche il caldo opprime i ragazzini, li stanca, logora i loro nervi e da un lato li rende più inclini alla violenza, mentre dall’altro li induce a spogliarsi sempre di più, segnando le due coordinate del loro allontanamento dalla civiltà. Anche nella Trilogia del Mare il caldo della traversata rilassa i costumi e introduce un margine di licenza che, a furia di scherzi crudeli, culminerà nel suicidio del Reverendo Colley.

Diverso è il caldo anormale in cui inizia il Quaderno di Un Amore Perduto di Mino Milani. Nella Pavia secentesca, con il Ticino così basso e il sole rosso e il cielo bianco e mai un filo d’aria, l’intera Università è a caccia di misure igieniche da prendersi. La protagonista Giovannina, però, pur nipote di un uomo di scienza, non sa impedirsi di vedere nel caldo singolare un prodigio che annuncia cambiamenti. Lo zio rettore si fa gioco di lei per queste supersitzioni – ma, mormora l’autore strizzandoci l’occhio, il contenuto del libro non dà forse in qualche modo ragione a Giovannina?

Ed è possibile che per il momento mi fermi qui… La giornata si preannuncia calda e io magari non sono pronta a recidere i legami con la civiltà, ma comincio a sentirmi pigra. Non dico che non ci saranno altre puntate.

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* Se  volessi, potrei vantarmi di aver fatto venire caldo a una decina di persone leggendo loro The City of Dreadful Night…

 

 

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