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L’Uomo dal Guanto – Pag.152

Rieccoci qGertrudeui con Covarrubias – e mi piacerebbe dire che le cose sono migliorate e le mie perplessità dissolte come nebbia al sole mattutino, ma…

Vediamo un po’. Eravamo rimasti al ritrovamento fortunoso (e, if you ask me, moderatamente convincente) del certificato mantovano di Guglielmo/Will, giusto?

Ebbene, nelle 120 pagine successive Salvatore Grottarossa ha subito un’ingiusta batosta accademica – però ha trovato l’amore, e si è preso un anno sabbatico per dedicarsi alla nuova ricerca. Fin qui, né lui né Silvio hanno fatto un singolo passo avanti. Però anche Silvio ha trovato l’amore.

Tutti hanno trovato l’amore, per dire il vero. Vi ricordate di Ilaria, figlia under the rose di Baldassarre Castiglioni sfuggita al sacco di Roma? Bene, è cresciuta a Mantova con i fratellastri, ed è diventata l’amante del Cardinal Ercole, da cui ha avuto a sua volta una bambina illegittima, la Gertrude del documento. E questa Gertrude è cresciuta a sua volta, sotto tutela della sua bellissima e straordinaria mamma, ed è divenuta una bellissima e straordinaria giovane donna – grande amica dell’altrimenti incompreso Guglielmo Gonzaga e non solo pittrice – ma apprezzatissima allieva nella bottega veneziana del Tiziano. John

Nel frattempo, nel lontano Warwickshire, discende (da gente straordinaria), nasce, cresce, prospera e si marita il bellissimo e staordinario John Shakespeare – che nascerà anche contadino, ma presto diventa intraprendente guantaio. Tanto straordinario è il ragazzo che un influente mercante veneziano di passaggio a Stratford lo invita a Venezia per imparare il mestiere…

Siete appiattiti anche voi dall’estrema plausibilità cumulativa di tutto ciò?

Direi che poi peggiora – ma in realtà tutti ci aspettiamo quel che accade: a Venezia, la straordinaria nobile Gertrude (ospitata con ogni munificenza al locale Palazzo Gonzaga dall’altrimenti avarissimo cugino duca) e lo straordinario guantaio foresto, giunto lì dopo un viaggio low-cost ma altamente istruttivo, s’incontrano per caso a una festa e scocca la scintilla.

E pensate un po’: la straordinaria mamma della straordinaria fanciulla non ha la minima obiezione a che la figlia frequenti da sola-solissima lo straordinario plebeo – perché loro sono straordinariamente open-minded, e lui è… be’, è straordinario – e comunque aspira al cavalierato nel giro di pochi anni.

 

VeneziaE così, tra una dotta disquisizione artistico-filosofica e una tirata sulla natura della nobiltà, i due straordinari fanciulli si amano con trepido tripudio…

But wait a minute! Non era sposato, lo straordinario John? Non ha lasciato a casa un’incomparabile mogliettina – la dolce, bella, coraggiosa, affettuosa Mary Arden, per di più orbata di un paio di figli piccoli? Sì – ma che fa? Mary è un po’ meno straordinaria di Gertrude, e comunque all’amore non si resiste, giusto? John ha più remore per non avere ancora detto a Gertrude del suo stato coniugale che per aver tradito Mary – sul cui possibile abbandono riflette come se si trattasse di pranzare o non pranzare alla taverna.

E a questo punto mi sono fermata per ora – più perplessa che mai.

Trama a parte, temo di non avere ancora trovato un singolo pregio in questo libro. Non solo la Guglielmoscrittura è quel che è, i dialoghi stentati e le descrizioni banali. C’è anche un costante tono pedagogico che sconsola… I personaggi non la piantano mai di istruirsi a vicenda – e di istruire il lettore – nella più bieca delle maniere. “Parlami del commercio della lana, visto che te ne occupi,” chiede l’assai democratica Donna Ilaria a John – e giù una fittissima pagina abbondante di trattatello de mercatura (che Gertrude ascolta con gli occhi lustri, orgogliosa della competenza del suo moroso). E quando John si confida con il suo migliore amico veneziano, ecco che l’altro gli legge lunghi estratti da Platone – con una divagazione su struttura e funzioni del Maggior Consiglio. E poi luoghi, arte, filosofia, teologia, tecniche pittoriche, commercio, controversie religiose… Questa gente non conversa mai: tiene conferenze – e lo fa in termini da XXI secolo. Posso confessare di trovare tutto ciò tanto irritante quanto noioso? Aggiungeteci una robusta dose di Sindrome della Bambinaia Francese, in base alla quale i protagonisti ragionano e parlano come gente del XXI secolo, soprattutto in fatto di religione e società – e coloro che così non fanno sono di necessità retrivi e/o stupidi. E con un altro tocco atto a rendermi felice, le più bambinaie di tutti sono le donne – per questo ammiratissime dalle brave persone…

“Una catena di donne straordinarie e uomini di poco valore,” commenta Gertrude a proposito della sua ascendenza. Considerando che l’ascendenza in questione (seppur illegittima) conta uomini come Baldassarre Castiglione ed Ercole Gonzaga, non male, bambina!

 

 

 

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L’Uomo dal Guanto – Pag. 31

copj170.aspE sì – un diario di lettura.

Quindi forse è bene avvertirvi qui: se, oltre a non avere letto L’Uomo dal Guanto – storie shakespeariane, il romanzo postumo di Jesùs Covarrubias, avete intenzione di leggerlo, vi conviene saltare a pie’ pari la serie di post che inizia con oggi – e magari tornare a leggerla dopo, per confrontare le impressioni. Perché un diario di lettura è proprio quel che c’è scritto sulla scatola: impressioni, gioie e frustrazioni in corso, mano a mano che la lettura procede.

Non lo facevo da secoli. Mi è capitato di farlo con libri che ho detestato e libri che mi sono piaciuti tantissimo. Questo… francamente non lo so. Non ancora – in fondo è presto per dire – ma ammetto di non essere partita con la migliore disposizione possibile.

Voglio dire: un altro libro sulla vera identità di Shakespeare… E no, per carità: apparentemente qui Shakespeare è proprio Shakespeare – ma a sentire Covarrubias le cose non stanno per niente come tutti abbiamo sempre pensato. Come stiano in realtà si capisce abbastanza presto, tant’è vero che a pagina 31 ci siamo già arrivati.

Siamo partiti dal Sacco di Roma del 1527, e dalla morte dell’amante di Baldassarre Castiglione. Si salva invece la figliolina Ilaria. Che Baldassare_Castiglione,_by_Raffaello_Sanzio,_from_C2RMF_retouchedc’entra con Shakeaspere? Ci arriviamo – e con questo arriviamo alla mia prima perplessità.

Fin qui pare che la storia segua due piani temporali a capitoli più o meno alterni, saltellando tra il XVI secolo e oggidì… E secondo voi che cosa succede oggidì? Vi darei tre tentativi per rispondere, ma in realtà non c’è n’è bisogno: oggidì il docente universitario Salvatore Grottarossa (get it?) e il suo migliore amico mantovano inciampano nel Documento Destinato A Cambiare Shakespeare Come Lo Conosciamo.

E sì. Un’altra volta.

Per un romanzo celebrato per la sua sconcertante originalità, dovete ammettere che non cominciamo troppo bene. Andiamo, quante, quante, quante volte abbiamo già visto questo specifico escamotage narrativo applicato a questa specifica storia? Così, off the top of my head, mi vengono in mente almeno cinque romanzi – ma di sicuro sono ben di più.

L’originalità non sta nemmeno tanto nella connessione italiana (già fatto) – ma in questa connessione forse sì. A pagina 31 abbiamo già visto…

[e ve lo dico per l’ultima volta: se proprio non volete anticipazioni, questo è l’ultimo momento utile per fermarvi]

gonzagaA pagina 31 abbiamo già visto, dicevo, un certificato di battesimo cinquecentesco, relativo al figlio di Gertrude Gonzaga e dell’assente Giovanni Scespe. Naturalmente Giovanni è John Shakespeare, e Gertrude è figlia di Ilaria Castiglione – la stessa che, bambina, sopravvisse al Sacco di Roma.

E quindi eccoci qui: uno Shakespeare in parte italiano, con sangue mantovano, Gonzaga e Castiglione… Questo, lo ammetto, è potenzialmente originale. Come si svilupperà? Che ripercussioni avrà questa ancestry sul giovane Guglielmo/Will? Come sarà arrivato a Mantova il guantaio del Warwickshire? Come c’entra (perché a quanto pare c’entra) il Tiziano in copertina? E come reagirà il mondo accademico alla tellurica scoperta di Salvatore&Silvio? Presumibilmente cercheranno anche qualche appoggio più solido per la loro teoria?

Staremo a vedere. Lasciatemi sperare che non ci siano bieche congiure oscurantiste in vista…

Da questo punto di vista, non so come prendere l’introduzione della traduttrice e curatrice Martha L. Canfield, secondo cui Covarrubias era sinceramente convinto della sua teoria, ma gli pareva che non ci fosse abbastanza a sostenerla se non in forma di romanzo… Anche questa è musica già sentita – e non so ancora se considerarla una premessa un nonnulla allarmante…

Di nuovo, staremo a vedere. E, dopo avere osservato en passant, che per ora la scrittura (o quanto meno la traduzione) non è davvero nulla di che, per ora mi fermo.

Vi farò sapere.

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La lettura prosegue: Pagina 152, Pagina 238, Pagina 309.