Digitalia · libri, libri e libri

Il Libro Da Borsetta – Brevi Cenni

BgbkC’era una volta il Libro da Borsetta.

E in realtà forse c’è ancora, e non è del tutto estinto – ma non sa fare a meno di colpirmi come una specie a rischio…

Adesso vi spiego. Continua a leggere “Il Libro Da Borsetta – Brevi Cenni”

libri, libri e libri · romanzo storico · Storia&storie · tradizioni

Pasqualità di carta e inchiostro

Ma vi siete accorti di quanto Pasqua sia giusto dietro l’angolo?

Da non credere. Non so voi – ma a me è arrivata addosso proprio a tradimento, quest’anno. Mentre non guardavo, si è avvicinata in punta di piedi – e… tac! Fra sei giorni è Pasqua.

E a dire il vero, non so troppo che cosa farne, di questa seconda Pasqua dell’Era Covid. Per tutta una serie di motivi, ho sempre sentito la Pasqua molto meno del Natale, e nel corso degli anni le tradizioni famigliari si sono andate assottigliando… adesso, per la seconda volta, non si possono seguire nemmeno quelle. Insomma, non c’è nulla da fare: per me l’atmosfera pasquale (such as it was) è alquanto evaporata.

E però questa mattina, quando mi sono improvvisamente resa conto che è proprio quasi Pasqua, mi è anche venuto in mente che c’è una tradizioncella del tutto personale che potrei, dovrei, vorrei recuperare: un romanzo storico di ambientazione medievale.

E voi magari adesso levate gli occhi al cielo, e domandate: ma che c’entra mai, o Clarina? Continua a leggere “Pasqualità di carta e inchiostro”

gente nei guai · scrittura · Vitarelle e Rotelle

Ancora Gente nei Guai

E così lunedì scorso abbiamo terminato la prima edizione online di Gente nei Guai, il mio corso di scrittura narrativa.

Mi dichiaro molto soddisfatta. Con la mia mezza dozzina di partecipi e bravissime allieve abbiamo esplorato principi narrativi, discusso di massimi sistemi applicati alla narrativa – e narrativa applicata ai massimi sistemi – dissezionato storie classiche, giocato con l’arco aristotelico e ogni genere di conflitti, immaginato personaggi, coltivato idee e trame, sperimentato, offerto mutuo incoraggiamento e soprattutto, si capisce, abbiamo scritto.

Dal mio punto di vista è stato interessante e stimolante – e i commenti delle allieve sono stati molto positivi.

Il mezzo… well, yes – Zoom non è come incontrarsi una volta la settimana, starsene seduti nella stessa stanza, discutere e scrivere insieme… Ovviamente non è la stessa cosa. Però è più semplice dal punto di vista logistico, annulla le distanza (un’allieva si collegava da Milano, un’altra da Verona…), e permette comunque un buon grado d’interattività. Una chat dedicata su Whatsapp e la posta elettronica per dispense ed esercizi fanno il resto.

Per quanto mi riguarda, direi che l’esperimento è riuscito, e Gente nei Guai 2.0 si è rivelato un sentiero felicemente percorribile.

Tanto che ho ogni intenzione di ripetere. Cominciando dal 13 aprile, per otto martedì.

Siete interessati a esplorare con me i meccanismi della scrittura narrativa? Conoscete qualcuno a cui l’idea potrebbe interessare? Trovate una certa quantità di informazioni – e un form per chiederne altre, se volete – sulla nuova pagina dedicata

grillopensante · lostintranslation · Poesia · Traduzioni

Traducendo Amanda

C’è Amanda Gorman, la giovanissima poetessa americana balzata alla celebrità leggendo i suoi versi all’inaugurazione del Presidente Biden. E c’è il suo lavoro, che adesso le case editrici di tutto il mondo si contendono, e che dovrebbe presto essere pubblicato in diciassette lingue.

Dico “dovrebbe”, perché adesso si pone il problema delle traduzioni.

Forse vi siete già imbattuti in questa faccenda, in giro per la Rete o al telegiornale… ma il fatto è che due traduttori europei sono stati fatti fuori – editorialmente parlando – a traduzione già finita. E non perché le traduzioni non andassero bene, anzi. Il punto è proprio che non importa quanto l’olandese Marieke Lucas Rijneveld e il catalano Victor Obiols siano bravi: entrambi sono bianchi, e quindi non possono essere adatti a tradurre i versi di una giovane attivista nera.

E chi lo dice? vi chiederete. Continua a leggere “Traducendo Amanda”

Storia&storie · teatro

Nellie Bly – ovvero: nulla è impossibile

Nell’autunno del 1888 la giovane giornalista Nellie Bly piombò sul suo redattore capo al New York World con un’idea per una serie di articoli: avrebbe fatto il giro del mondo seguendo l’itinerario di Phileas Fogg, il celebre personaggio di Jules Verne – in meno di 80 giorni.

Saltò fuori che in redazione l’idea circolava già – ma l’intenzione era quella di affidare il viaggio a un uomo… Continua a leggere “Nellie Bly – ovvero: nulla è impossibile”

elizabethana · Storia&storie · teatro

L’Uomo del Globe

Globe WanamakerSam Wanamaker era un attore americano trentenne quando nel 1949 sbarcò a Londra e, per primissima cosa, chiese al tassista di portarlo “nel posto di Shakespeare.”

“Io a Stratford-upon-Avon non ce la porto,” gli rispose il cabbie, e Sam, convinto di avere trovato il tassista più tetragono delle isole britanniche, fece un sorrisetto e spiegò che intendeva il posto di Shakespeare a Londra.

“Shakespeare, ha presente? Il poeta e drammaturgo.”

Il cabbie alzò le spalle. Chi diamine si credeva di essere, questo transatlantico del cavolo? ” E io che ho detto? William Shakespeare, essere o non essere. Stratford-upon-Avon.”

Sam cominciava a sentire un vago sconforto, ma si fece portare a Bankside, giusto sull’altra riva del Tamigi, dove, secondo lui, dovevano esserci quanto meno le rovine del Globe Theatre…

Il tassista fece quel che gli si chiedeva: chi era lui per rifiutare denaro dagli Americani squadrellati? Era il Quarantanove, e l’Inghilterra faticava assai a riprendersi dopo la guerra… se il piccolo coloniale voleva pagare per essere portato a vedere un bel niente, erano fatti suoi, giusto?

E così Sam arrivò a Bankside e scoprì, sconcertatissimo, che il cabbie aveva ragione: non c’era… niente. Oddìo, c’era una placca commemorativa sulla parete di una birreria: In questo luogo sorgeva… eccetera eccetera. E basta. Nient’altro. Della culla del teatro inglese non restava nulla.

Sam, pieno di sacro fuoco artistico, non capiva come ciò potesse essere – ma vedeva un soluzione: perché non ricostruire un Globe al posto giusto? E in uno di quei momenti che cambiano la vita, sposò quello che sarebbe diventato il suo Sogno con la S maiuscola: un nuovo Globe. Globe_Theatre_mid

Ma il nostro transbardolatra non aveva fatto i conti con due problemi: da un lato, l’Inghilterra era, come dicevamo, stremata dalla guerra, e dall’altro… Be’, immaginatevi il mondo accademico inglese davanti a un attore americano ansioso di prendere in mano delicate questioni shakespeariane, e ricostruire un teatro elisabettiano distrutto da secoli, e portarci dentro pubblico e turisti… Heavens above – giammai! E il povero Sam se ne tornò in America sospinto dal fragore delle loro esclamazioni inorridite.

Ma non per questo rinunciò. Anzi, fece qualcosa di geniale: cercò alleati tra le file nemiche, per così dire, cominciando a corrispondere con singoli accademici su entrambe le sponde dell’Atlantico, raccogliendo le più accreditate opinioni su come dovesse/potesse essere stato un teatro elisabettiano… Come dovesse/potesse essere stato il Globe. Perché il fatto era, vedete, che allora come adesso nessuno lo sa con certezza. Abbiamo qualche descrizione, una certa quantità di evidenza archeologica da altri posti, lo schizzo di un turista svizzero, e un contratto per la costruzione di un altro teatro che riporta con dettagliata precisione alcuni particolari da copiarsi dal Globe – ed è tutto. E considerate che ai tempi di Sam “tutto” era considerevolmente meno del “tutto” che sappiamo noi. Ma ciò non impediva agli studiosi di intrecciare teorie su teorie, e ogni sorta di ragionevoli ipotesi…

Sam era un visionario e un uomo perseverante. A dispetto di un sacco di oppositori che temevano una specie di Disneyland pseudoelisabettiana nel cuore di Londra, e con qualche appoggio dalla famiglia reale, nel 1970 fondò lo Shakespeare Globe Trust, e cominciò a raccogliere fondi in tutto il mondo. Perché il fatto è che l’interesse per il progetto era enorme, e si cominciava a vedere che l’Americano faceva le cose molto, ma molto seriamente.

globe-todayNon che i problemi fossero finiti: non era possibile costruire là dove erano sorti i due successivi Globes originali (costruiti rispettivamente nel 1599 e nel 1614), e il progetto che andava emergendo era spaventosamente incompatibile con le moderne norme antincendio… Sam e i suoi scesero a ragionevoli compromessi: si spostarono nel punto utile più vicino, incorporarono modifiche antincendio, fecero qualche concessione all’idea generale di come dovesse apparire un teatro elisabettiano… E in premio ebbero un colpo di fortuna: nei tardi anni Ottanta gli archeologi trovarono, a poca distanza, le fondamenta di quello che era stato il teatro rivale: il Rose di Philip Henslowe… Henslowe aveva detestato con qualche energia i Burbage, forza motrice del Globe, e teatri e rispettive compagnie si erano fatti guerra per anni: decidete voi se sia una beffa o una poetica riconciliazione il modo in cui il ritrovamento del Rose servì a consolidare e definire il progetto del Globe risorto, i cui lavori di costruzione cominciarono nel 1991.

E alla fine la perseveranza, l’entusiasmo e l’intelligenza di Sam Wanamaker vinsero la partita – anche se lui non visse abbastanza a lungo per vederlo: quattro anni dopo la sua morte, lo Shakespeare’s Globe Theatre ha aperto i battenti nel 1997, ed è una meraviglia – a vedersi e per le meravigliose stagioni teatrali e musicali che vi si tengono. Per l’opera educativa che vi si svolge. Per la sensazione di viaggio nel tempo che offre…GlobeWan

Dopodiché non è come se ci si fosse fermati: da qualche anno il Globe è affiancato da un altro piccolo teatro al chiuso: la ricostruzione – ipotetica ma molto ragionevole – di un teatro giacobita indoor. Ed è solo giusto – non trovate? – che quest’altra meraviglia, dove si recita rigorosamente a lume di candela, porti il nome del sognatore che ha dato inizio a tutta l’avventura: the Sam Wanamaker Playhouse.

 

blog life · Traduzioni

Oggi su Scarabocchi

Oggi su Scarabocchi…

No, ecco – a volte certe cose non andrebbero nemmeno raccontate, ma il fatto è che ho appena scoperto su Facebook quel tasto con l’occhio e, di conseguenza, il fatto che quel che io vedo del mio profilo non è necessariamente quel che vedono gli altri.

E questo, tra parentesi, è il momento in cui mi cospargo di cenere il capo, o J,, per aver mai pensato che il tuo adamantino rifiuto di Whatsapp ti spiaggiasse un po’ fuori dal Ventunesimo Secolo. I mean it: non penserò mai più nulla del genere.  Continua a leggere “Oggi su Scarabocchi”

Storia&storie

Al tramonto delle Pleiadi

Succede, una domenica di febbraio, che A. mi contatti e mi chieda:

…Ha mai approfondito lo studio sull’esatto percorso fatto da Annibale e la sua armata sulle Alpi nel 218 AC, al tramonto delle Pleiadi, un mistero nato già ai tempi di Polibio e che dura a tutt’oggi?

Salta fuori che, in una di quelle vicende prettamente internettiane, A. mi abbia trovata inciampando in un vecchio intervento a un convegno, of all things, di Archeologia Sperimentale. Continua a leggere “Al tramonto delle Pleiadi”

teatro

Sugli effetti del teatro

Ieri sera, dopo avere guardato in streaming il bellissimo Dieci Piccoli Indiani della Campogalliani, ero in quel felice stato di effervescenza in cui mi mette il buon teatro. Quel felice stato per cui mi pare che potrei rivedere subito lo spettacolo in questione. Quel felice stato per cui ho pagine di appunti da prendere in proposito. Quel felice stato per cui le idee – narrative e registiche – germogliano a frotte. Quel felice stato…

“Per cui prendi il volo e poi atterri bruscamente?” ha domandato P., vedendomi svolazzare con una pila di piatti e bicchieri in mano e la testa altrove. Continua a leggere “Sugli effetti del teatro”

anglomaniac · considerazioni sparse · posti

Dopo

Ieri sera, guardando una di quelle cose di viaggio che parlava di (e mostrava) tutta una collezione di meravigliosi giardini tra Somerset, Devon e Dorset, con R. si raggiunta la conclusione che abbiamo una voglia folle di fare un viaggio. Anche un piccolo viaggio. Magari più di un viaggio. Quando si potrà di nuovo… appena si potrà di nuovo… Scommetto che sapete tutti quanti come vanno queste conversazioni.

E naturalmente il passo successivo è stato mettersi a far piani – e adesso, naturalmente, vi metto a parte della piccola lista che ne è uscita.

  • Il Kent. Sono secoli che quest’idea del Kent è in metaforico ballo. Canterbury, naturalmente – dove fatico a credere di non essere mai stata – ma anche Sandwich, il castello di Rochester, posti più piccoli come Scotney, le rovine di Scadbury Manor (la casa di Tom Walsingham), Hightham Mote e ogni genere di giardini… E girare per stradoline di campagna tra le siepi di biancospino, pranzare nei piccoli pub nei villaggi… Questo genere di cose.
  • Ravenna. Yes, well. Sono già stata a Ravenna, più di una volta… ma mai overnight. Adoro Ravenna, con le meraviglie del suo passato bizantino, e voglio tanto scrivere qualcosa di ambientato a Ravenna. E poi quest’anno ci sarà abbondanza di robe dantesche. IL che ci porta a…
  • Firenze. Un altro ritorno – ma da un precedente soggiorno, un paio di anni fa, me ne sono venuta via con una Next Time List che occupa due pagine di moleskine.
  • Spagna. Vago, lo so – ma le idee sono varie e un po’ sparse. Granada, Burgos, Toledo, Valladolid… E poi alcuni posti come Alcalà de Henares, San Yuste, Aranjuez – per motivi narrativi. Come per Ravenna, The Spanish Tale mi ronza in testa da tanto di quel tempo…
  • Mont Saint-Michel. Si può essere stati in Normandia e non avere visto le Mont Saint-Michel? Ebbene, si può. Io l’ho fatto – per motivi che all’epoca erano sensati, e ripromettendomi di tornarci… Solo che da allora sono passati più di vent’anni, per cui forse è il momento di farlo?
  • Delfi. La Grecia in generale, obviously – ma per colpa/merito di Mary Stewart (yes, yes – laugh all you like…) il posto dove voglio assolutamente andare è Delfi, where the gods still walk
  • Londra. Questo non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, in realtà – ma… giusto un anno fa, come oggi, me ne stavo tornando a casa dopo una tre-giorni londinese con gli amici della Campogalliani. L’ultimo viaggio prima della tempesta, proprio mentre l’Isoletta tagliava gli ormeggi dal Continente, e soprattutto, mentre la tempesta iniziava a farsi sentire… Il ritorno a Londra, quando si potrà, segnerà la chiusura di un cerchio.

Ecco. Questa è la mia lista. Quando si potrà. Quando il mondo sarà tornato in asse – e alle sue dimensioni normali. Ed è bello tornare a fare progetti per dopo.

E voi, o Lettori? Dov’è che vorrete andare… dopo?