Shakeloviana

Shakeloviana: Enter A Spy

EnterASpy017Herbert Lom era un attore inglese di origine cecoslovacca – e non so voi, ma io lo conosco distrattamente per quell’incantevole film che è La Signora Omicidi e per una versione così così de Il Fantasma dell’Opera. Non avrei mai scoperto che ha scritto due romanzi storici, se uno dei due non fosse Enter A Spy – the double life of Christopher Marlowe.

E in realtà forse chiamarlo romanzo storico è un po’ tanto. Tolte una corposa (e un nonnulla prolissa) introduzione e un certo numero di illustrazioni, rimane una settantina scarsa di pagine dedicata agli avventurosi casi di Kit. Una novella lunga.

E in realtà non si tratta nemmeno di questo, e lo dice Lom stesso all’inizio della sua introduzione, raccontando che si tratta di un trattamento, lo studio preliminare per una sceneggiatura cinematografica. E si sente. Si sente nella narrazione scarna che procede per quadri molto visivi, si sente nelle transizioni di scena in scena, si sente nella natura del dialogo, si sente nella caratterizzazione. Si sente tanto che, se non avessi saputo che cosa aspettarmi, sarei rimasta perplessa nella migliore delle ipotesi.

Ma Merlin Press è un editore saggio – o lo era nel 1978 – e non ha tentato di contrabbandare Enter A Spy per qualcosa che non è, e così ho letto il trattamento con qualche soddisfazione. Ci sono buone cose in questa storia, come il modo in cui Kit si rovina da sé per incapacità di valutare le conseguenze delle sue scelte, come il senso di irreparabilità di ciascuna decisione avventata, come il ritmo serrato di cause ed effetti, come parte del dialogo – a patto che i personaggi non si mettano a teorizzare, perché allora si sente molto la cassa di sapone – come un certo numero di scene, come la caratterizzazione di Kit.

Dopodiché, tutti gli altri personaggi oscillano tra il convenzionale e il lievemente schizofrenico quando devono servire a più di uno scopo, e c’è un’attrazione appena abbozzata per una Frances Walsingham in Sydney particolarmente insipida, e c’è un personaggio fittizio che svolge parte delle funzioni di Robert Poley mentre Poley fa qualcosa di diverso, e c’è un finale melodrammaticissimo che impila una sull’altra tre coincidenze purpuree e maiuscole – compreso un Faust di fortuna recitato chez Mrs. Bull proprio omicidio durante…

Eh.

Eppure, sapete, forse al cinema funzionerebbe. Il finale, intendo. Preferirei di gran lunga comprimari disegnati con qualche finezza in più, thank you very much, ma il finalone gonfio potrebbe funzionare al cinema molto meglio di quanto funzioni sulla carta. Abbastanza da farmi quasi dispiacere che il progetto sia stato abbandonato e il film non si sia fatto.

Si direbbe che sia una costante: ogni tanto l’idea di un film su Marlowe emerge, si fa trattare o sceneggiare, magari va anche in pre-produzione – e poi frana a valle. Oh well.

Ma intanto, giochiamo al casting da salotto: dal trattamento ricavo l’impressione che a Lom non sarebbe dispiaciuta la parte di Sir Francis Walsingham, ma secondo voi, nei secondi anni Settanta, chi avrebbero reclutato per Kit?