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La Sindrome Del Nome Ricorrente

NamesJAAncora nomi. La Sindrome Del Nome Ricorrente in realtà non è una malattia specifica – è un sintomo che capita agli scrittori per le ragioni più diverse.

Pare che Jane Austen spendesse un sacco di tempo nello scegliere i nomi dei suoi personaggi maschili, cambiandoli più volte mentre scriveva – salvo poi riutilizzare spesso gli stessi: Charles, Henry, Frederick, John, William, James e George ritornano in quasi tutti i romanzi. E non è che la upper-middle class e landed gentry inglesi dell’epoca fosse incline a usare nomi eccentrici, ma bisogna supporre che quella manciata di nomi alla Zia Jane piacessero davvero. Incidentalmente erano tutti nomi appartenenti ai suoi numerosi fratelli… E non contenta di questo, nell’incompiuto The Watsons si era scelta una seconda eroina di nome Emma.

Anche Stevenson doveva avere una fantasia limitata in fatto di nomi: la popolazione di Treasure Island contiente ben quattro John (Silver, Trelawney e due marinai) e due Richard. Per cui interrogarsi sulla presenza di due Christina nell’incompiuto Weir of Hermiston diventa quasi buffo. E i due James in due libri diversi (Jim Hawkins e il Master of Ballantrae) passano quasi sotto l’uscio, no?

NamesAlexiosNaturalmente tutto ciò avveniva prima che i manuali di scrittura prosperassero consigliando di evitare come la peste nomi troppo simili tra loro. Questa è una faccenda su cui tendo ad essere of two minds: da un lato voglio dar credito ai miei simili di saper distinguere fra due personaggi nonostante un’iniziale in comune – dall’altro… be’, non si sa mai, vero? E in linea generale, better be safe than sorry, e nel mio eterno lavoro in corso sulla caduta di Costantinopoli sto ancora cercando un nome per un ufficiale bizantino che non può più chiamarsi Alexios, essendo il coprotagonista veneziano nomato Alvise.

Tuttavia, quando si scrivono romanzi storici, capita di non poterci fare molto: pensate a Vingt Ans Après, in cui compaiono il Principe di Condé, suo fratello il Principe di Conti e poi il Coadiutore Gondi… Ammetto che un nonnulla di confusione può sorgere, ma non è come se Dumas avesse avuto scelta.

Un caso peggiore se l’è trovato davanti Peter Wheelan, con il suo dramma storico The School of Night. Trovandosi NamesWhelannella necessità documentata di avere due Thomas in scena, ha scelto la soluzione spudorata: ne ha aggiunto un terzo fittizio – in realtà Shakespeare sotto falso nome – ha affidato a Marlowe un commento infastidito in proposito (What, is all the world named Tom, these days?) e una sbrigativa suddivisione in Tom, Tam e Thomas. Non sono certa di trovare l’insieme convincentissimo, ma ammetto che era interamente necessario, visto che a teatro non si può nemmeno tornare indietro di qualche pagina per ricapitolare chi è chi.

Poi ci sono casi in cui si può solo immaginare un’antipatia da parte dell’autore, come i Simon di Josephine Tey. Di Josephine Tey/Gordon Daviot ho letto, tra romanzi e lavori teatrali, una decina di titoli, e mi sono imbattuta in tre Simon. Il Simon del semigiallo (con agnizioni e controagnizioni) Brat Farrar, rampollo della landed gentry, è un affascinante manipolatore, parimenti privo di carattere, backbone e senso morale. Il Simon del dramma storico riccardiano Dickon è un paggio avido e voltagabbana, con un gusto per i risvolti più crudeli delle politiche di corte. E il Simon dell’atto unico Barnharrow è un essere velleitario, ansioso e petulante – che si lascia trascinare dal fanatismo altrui, con conseguenze fatali. Personaggi abbastanza diversi, nel complesso, accomunati dal senso morale di una traversina ferroviaria e dal fatto di essere prole degenere di ottime famiglie che non hanno fatto nulla per meritarli. Difficile non pensare a un’incoercibile avversione per il nome. Non ho mai letto una biografia della Tey abbastanza dettagliata da sapere se ci fosse nella sua vita un Simon a giustificare la faccenda, ma sarei curiosa.

Così come sarei curiosa a proposito di Agatha Christie, i cui (non numerosissimi) Michael tendono a essere vittime o assassini. Anche gli aviatori della zia Agatha tendono a morire presto, e quello, si sa, è in tenero omaggio al primo e fedifrago marito Archie Christie. E quindi una certa tendenza alla vendetta per iscritto c’è: chi sarà mai stato il Michael in questione?

E comunque va a sapere. Battezzare un personaggio è una faccenda complicata e laboriosa, e a volte c’è gente che si rifiuta di avere una voce o di essere scritta come si deve finché non si ritrova con il nome giusto. Suono, associazioni mentali, plausibilità storica, geografica e sociale, simpatie e antipatie, precedenti letterari – ci sono treni merci di motivi per scegliere o non scegliere un nome. E magari può capitare che, dopo averne trovato uno che va proprio bene, sembri uno spreco usarlo una volta soltanto?

Shakeloviana

Shakeloviana: La Scuola Della Notte

School_of_Night_Photo_9The School of Night, di Peter Whelan (classe 1931) è uscito nel 1992: due atti in prosa che mescolano sogni premonitori, commedia dell’arte e intrighi politici in una magione di campagna. Il favore della Regina, spie in abbondanza, Walter Ralegh in disgrazia, una moglie gelosa, uno Shakespeare in incognito, accuse di ateismo, assassini prezzolati… c’è davvero tutto e l’acquaio della cucina, in questo play – forse persino troppo.

L’idea di partenza sembra quella di raccogliere a Scadbury, la casa avita di Tom Walsingham, la maggior parte dei personaggi della vita di Kit Marlowe – e siccome siamo avanti nel maggio del 1593, noi sappiamo che la resa dei conti è vicina… Come spesso accade in questo genere di storie, molta della tensione si basa sul fatto che il lettore/spettatore sia consapevole del conto alla rovescia, il che non è un gran problema nel mondo anglosassone, ma devo domandarmi – e non solo a proposito di Whelan: sarebbe altrettanto efficace, questa storia, letta o vista con occhi ignari?School

Oh, well. In realtà, che Kit sia nei guai è evidente fin quasi dall’aprirsi del sipario. Scandalizzatore di professione, esploratore di cose proibite, impaziente e beffardo – ma spaventato. Si credeva più invulnerabile di quanto si scopra, ed è uno shock. La sfrontatezza si rivela presto per una facciata e una tattica difensiva, mentre intorno a lui si infittiscono gli intrighi e le minacce. E al centro di tutto sembra essere l’eponima Scuola della Notte, il gruppo di liberi pensatori, scienziati e stregoni dilettanti che un tempo si riuniva a Durham House sotto l’ala di Sir Walter Raleigh, e i cui membri cominciano a domandarsi con qualche nervosismo se ci si possa fidare davvero di Kit Marlowe…

Shakespeare entra in scena sotto falso nome, come un attore avventizio di molto buon senso e scarsa capigliatura, chiamato Tom Stone. La ragione non è chiarissimissima – e il modo in cui Whelan cerca di girare attorno al fatto che a questo punto in scena ci siano ben tre Thomas/Tom* suona forzatello anzichenò.

Tutto il resto è Kit che si dibatte mentre il passato torna a morderlo, il presente si complica e il futuro si fa viepiù incerto – ma prima deve venire a patti con l’idea che il calcatavole illetterato che non si chiama Tom Stone sia destinato a sorpassarlo in arte e in fama…

SchoolofnightRicordo di avere letto una recensione secondo cui questo dramma non ha le idee chiare – parte teatro e parte dissertazione accademica. Si trattava, detto per inciso, di una recensione americana: le recensioni britanniche ne apprezzano lo spirito brillante, lo humour cinico e la caratterizzazione. Tendo a concordare con i recensori inglesi, con l’eccezione delle caratterizzazioni: Marlowe, spavaldo, diffidente e visionario, è disegnato con cura, ma gli altri personaggi diventano sempre più piatti e generici mano a mano che ci si allontana dal protagonista. Un’altro aspetto bizzarro sono le indicazioni di scena che suggeriscono pensieri, implicazioni e subtesto… Da un punto di vista teatrale è una cosa dannatamente ingombrante – ma non si può negare che dia al testo una certa qualità narrativa, più adatta alla lettura di molti altri lavori teatrali.

E se voleste provarci, e a patto di avere un po’ di pazienza, The School of Night si trova su Amazon.

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* C’è un altro play, di D.E. Lillie – che ancora non sono riuscita a leggere – il cui programma di sala vanta “non meno di tre personaggi di nome Tom”… E in effetti, nella storia di Marlowe c’è una scomoda densità di Tommasi: Thomas Walsingham, Thomas Nashe, Thomas Kyd, Thomas Watson – e sono già quattro. Poi, a voler vedere, ci sarebbero anche Thomas Lodge, Thomas Dekker, Thomas Middleton…