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Pezzettini di Teschio: parte III – in cui si parla di casse di sapone

Scatole di sapone è un modo di dire, naturalmente. Get off the soap-box, ovvero scendi dalla scatola di sapone, significa: piantala di predicare. E’ un invito che avrei volentieri rivolto alla signora Scott, molte volte in corso di lettura.

A tutti piacciono i libri con un messaggio; a tutti piace che il messaggio arrivi attraverso le scelte di personaggi convincenti, messi alla prova in una trama avvincente e imprevedibile; a tutti piace assai di meno quando il messaggio viene ripetutamente sbattuto sulla testa del lettore attraverso il semplice meccanismo di far predicare i personaggi. Predicare, predicare, e ancora predicare.

 

Oh no, ripetono ad nauseam I Buoni del TdC, non crediamo affatto che ci sarà qualche apocalisse soprannaturale nel 2012: crediamo invece che l’improvvida umanità per allora sarà riuscita a distruggere questo meraviglioso mondo che abitiamo.

 

Un momento, però: l’umanità? No, è chiaro, non tutta l’umanità, bensì l’egoistico, capitalistico, consumistico, guerrafondaio Occidente! Perché, vedete, gli sciamani Lapponi, che conducono una vita semplice e pura tra le nevi perenni sono innocenti e buoni. Loro non distruggerebbero mai il mondo, loro. Così come le altre brave persone che conducono vite altrettanto semplici e pure, che so, nelle savane, nei deserti, nelle steppe…

 

E sapete, tuttavia, chi è ancora peggio di un Occidentale? Provate a indovinare… ci siete quasi… fuochino, fuochino… Fuoco: un Occidentale maschio! Perché non so voi, ma mi rifiuto di credere che sia un caso se tutti i papabili assassini sono uomini, e tutte le donne del libro sono invece buone, sagge e capaci. L’Autrice non tenta mai nemmeno per sbaglio di insinuare il più lontano dubbio su Ursula Walker, Najakmul, Martha o Stella. Persino nel breve interludio con la Polizia dello Yorkshire, l’Ispettore (maschio) è un idiota superficiale e pieno di sé, e i neuroni in dotazione al reparto li ha tutti il Sergente (femmina). Tutte le donne del TdC sono profonde, intuitive e pure di cuore. Nella peggiore delle ipotesi, anche quando sono ossessionate da teorie bizzarre (e allora però sono meno che comparse), sono in buona fede. Il solito Davy Law ci dice che non ha mai visto una fossa comune di cui fosse responsabile una donna. Yawn. Gli uomini, invece, oh gli uomini hanno tutti le loro debolezze, I loro secondi fini, le loro zone d’ombra, il loro lato oscuro – il che, si potrebbe sostenere, fa di loro dei personaggi più complessi, ma ho tanto il sospetto che questa non fosse la preoccupazione principale dell’Autrice.

 

E chiudiamo l’argomento con un ultimo indovinello: Chi è persino peggio di un Occidentale maschio? Ma un militare maschio occidentale, ça va sans dire! Prendiamo Antony Bookless. Ci viene ripetuto in continuazione (e in un modo che vorrebbe essere sottile) che Antony Bookless è stato ufficiale dell’Esercito, che ha prestato servizio nell’Irlanda del Nord, che è stato un consulente militare per l’Iraq, e che è ancora uno storico militare. E’ vero, alla fin fine non è lui l’assassino, ma è chiaro che l’Autrice si aspetta da noi che diffidiamo di un uomo con un background militare. E una volta di più, qualora qualche lettore particolarmente denso avesse mancato di cogliere l’ovvia implicazione, il solito Davy Law, il Reietto Brutto e Incompreso, dal Cuore d’Oro e dalla Lingua Tagliente è lì per dirlo a chiare lettere: Bookless ha portato un’uniforme! Come ci si può fidare di lui?

 

Infine,  la ciliegina sulla torta: si direbbe che all’Autrice sia dispiaciuto un po’ non poter fare del Maggiore (o era Colonnello?) Bookless l’assassino. Perché sarà un caso, un candido, perfetto, assoluto caso, ma quando la malvagità, colpevolezza e avidità  del fintamente gioviale Fraser si rivelano nel dénouement, indovinate che cosa assume la sua voce? Una durezza militare!

 

Sottile, vero? Ma se vogliamo parlare di sottigliezza, la prossima volta ci occupiamo dell’Azzurra Pietra del Cuore.

 

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