Anno Verdiano

Librettitudini Verdiane: La Battaglia Di Legnano

giuseppe verdi, la battaglia di legnano, anno verdiano, salvadore cammaranoEra il 1848, e tutti sappiamo che razza di tempi fossero.

Verdi, l’uomo che aveva già infiammato i cuori dell’Italia patriottica con cose come il Nabucco, i Lombardi e il Macbeth e l’Attila, decise che ci stava bene qualcosa di proprio incendiario, thank you very much.

Probabilmente si sarebbe rivolto al solito Piave – povero Piave! – se a quello non fosse saltato per il capo di arruolarsi a Venezia. Ma con Piave in armi, Solera in Spagna e Maffei mai più per carità, chi restava se non Cammarano?

In un primo momento ci provarono con il Cola di Rienzo di Bulwer-Lytton*, ma proprio non funzionava, e allora misero insieme una storia napoleonica di Mery con L’Assedio di Firenze del buon Guerrazzi, e quel che ne uscì fu La Battaglia di Legnano – in cui, capite, gli Italiani le danno di santa ragione ai “barbari” del Barbarossa e, per di più, i Teutoni in campo son gente malvagia e spregevole.

Ma vediamo un po’.

L’Atto Primo (intitolato, secondo la maniera di Cammarano, Egli Vive!), si svolge a Milano nel 1176.

All’aprirsi del sipario, sono in arrivo i rinforzi da Verona, Vercelli, Novara, Brescia e Piacenza, e il coro milanese fa loro tutte le festevoli accoglienze del caso.giuseppe verdi, la battaglia di legnano, anno verdiano, salvadore cammarano

Viva Italia! un sacro patto
Tutti stringe i figli suoi:
Esso alfin di tanti ha fatto
Un sol popolo d’Eroi!
[…]
Viva Italia forte ed una
Colla spada e col pensier!
Questo suol che a noi fu cuna,
Tomba sia dello stranier!

Canta fra l’altro questo festevole coro – e immaginatevi l’effetto che versi del genere potevano avere nell’Italia del Quarantotto…

Ma non distraiamoci, e notiamo invece che tra i Veronesi marcia Arrigo, il nostro tenore. Per prima cosa, egli c’informa che, dopo la lunga convalescenza di una ferita di guerra, è ben contento di essere tornato a Milano, dove spera di ricongiungersi con la sua amata.

Intanto però si ricongiunge con il suo grande amico Rolando (duce milanese) che, come tutti, l’aveva creduto morto in battaglia, e a cui non par vero di ritrovarlo vivo. Gran commozione reciproca, ma badateci: Rolando, ahilui, è un baritono, e all’opera le amicizie tenore-baritono non sono mai destinate bene.

giuseppe verdi, la battaglia di legnano, anno verdiano, salvadore cammaranoPoi arrivano i Consoli di Milano a dare il benvenuto ai nuovi arrivati, e tutti cantano ancora un po’ di roba incendiaria come:

S’appressa un dì che all’Austro
Funesto sorgerà,
In cui di tante ingiurie
A noi ragion darà!

E poi noi ci spostiamo in un loco ombreggiato, dove la bella e nobile Lida, sola tra tutti i Milanesi, se ne sta solinga e pensosa invece di esultare. Le sue dame se ne stupiscono. Lei risponde che, dopo avere perduto in guerra genitori e fratelli, non è più capace di esultare – e a noi pare che le sue dame potrebbero anche saperlo, ma si sa che i cori sono né più né meno che espositori prezzolati, giusto?

E mentre Lida lamenta tra sé di non potersi più nemmeno augurare di morire presto perché adesso ha un bambino, entra Marcovaldo**, che è un prigioniero alemanno – nonché un baritono della varietà peggiore. Costui, veniamo a scoprire, è prigioniero di Rolando, della cui generosità approfitta per corteggiare la di lui consorte Lida. Lei lo respinge indignatissima, e lui è occupato a masticare amaro quando arriva Rolando con la stupefacente novella che Arrigo è qui!! 

Sensazione.

Lida avvampa, Arrigo per poco non sviene e si salva in corner con la scusa dell’imperfetta guarigione – e Marcovaldo vede e capisce tutto. Perché, vedete, è proprio Lida la bella con cui Arrigo era così ansioso di ricongiungersi – e lei è… come dire? Un nonnulla maritata a Rolando.

Rolando invece non capisce nulla e, alla notizia che gli Imperiali avanzano, commette il Peccato Capitale Operistico: se ne va lasciando insieme un tenore e un soprano.

Arrigo, si capisce, non è contento. È così occupato a maledire la fedifraga Lida, che a quanto pare gli aveva promesso di amarlo per sempre, aspettarlo se fosse vissuto e seguirlo nella tomba se fosse morto… così occupato a maledirla, dicevo, che nemmeno ascolta alle sue proteste d’innocenza: lei lo credeva morto, che diamine, e il padre moribondo le aveva imposto di sposare Rolando! Che cosa può fare una povera ragazza?

Ma Arrigo non la considera una giustificazione e, dopo avere maledetto ancora un po’, se ne va annunciando l’intenzione di morire in battaglia. Sipario.

Atto Secondo – Barbarossa! giuseppe verdi, la battaglia di legnano, anno verdiano, salvadore cammarano

Per questo atterello fulmineo ci spostiamo a Como, dove Rolando e Arrigo arrivano in qualità di messaggeri per chiedere l’aiuto dei Comaschi contro il Barbarossa. Ma i Comaschi l’hanno a morte con Milano per vecchie rivalità e poi hanno un patto in essere col Barbarossa… del che, ritorcono i Nostri, dovrebbero vergognarsi con tutto il cuore, ma possono ancora riscattarsi unendo le loro spade a quelle della Lega Lombarda… Mentre son lì che battibeccano, entra un misterioso uomo ammantellato che, nel giro di tre secondi, si rivela essere il Barbarossa in persona, giunto con quell’esercito che i Milanesi credevano da qualche parte tra l’Adige e Pavia…

Ops.

E non è chiaro se i Comaschi siano più sgomenti per essere stati beccati a colloquio con i ribelli o più gongolanti per l’iradiddio che sta per abbattersi sui rivali storici, ma tant’è. Barbarossa tuona minacce con voce di basso, Rolando e Arrigo replicano sdegnosamente che non gli rispondono nemmeno e si rivedranno sul campo di battaglia.

TUTTI:
Guerra dunque!… terribile!… a morte!…
(Con grido ferocissimo)
Senza un’ombra di stolta pietà!

E… sipario!***

Atto Terzo – L’Infamia!****

Abbiamo approfittato dell’intervallo per tornare a Milano, nella cripta di Sant’Ambrogio, dove…

I Cavalieri della Morte scendono a poco a poco, ed in silenzio: ognun d’essi porta una ciarpa ad armacollo, su cui avvi effigiato il capo d’uno scheletro umano.

A questa gaia compagnia intende aggregarsi Arrigo, che viene accettato al volo. Rapida cerimonia d’iniziazione…

[I]l più anziano fra essi, che pone Arrigo in ginocchio a piè d’una tomba, e lo fregia della propria ciarpa: allora tutti i cavalieri incrocicchiano i brandi sul capo di Arrigo, quindi lo sollevano e gli porgono l’amplesso fraterno.

Incrocicchiano… credete che ci possa umanamente chiamare un gatto? Ma non divaghiamo. La cerimonia si conclude con un giuramento che vi riporto per intero:

giuseppe verdi,la battaglia di legnano,anno verdiano,salvadore cammaranoGiuriam d’Italia por fine ai danni,
Cacciando oltr’Alpe i suoi tiranni.
Pria che ritrarci, pria ch’esser vinti,
Cader giuriamo nel campo estinti.
Se alcun fra noi, codardo in guerra,
Mostrarsi al voto potrà rubello,
Al mancatore nieghi la terra
Vivo un asilo, spento un avello:
Siccome gli uomini Dio l’abbandoni,
Quando l’estremo suo dì verrà:
Il vil suo nome infamia suoni
Ad ogni gente, ad ogni età.

E di nuovo, immaginatevi l’effetto. Non è in fondo commovente pensare che un libretto del genere potesse passare indenne la censura?

Oh well, spostiamoci a casa di Rolando, dove Lida si aggira come una forsennata e, quando l’ancella Imelda le chiede a chi scrivesse poco prima, prorompe in una delle più convincenti scene di coda di paglia della storia del teatro musicale. E che Imelda la denunci pure, se crede – alla peggio la condanneranno a morte, e lei non brama altro, bla, bla…

Imelda non ha la minima intenzione di denunciare nessuno, ma ci mette meno di nulla a capire che si tratta di Arrigo. E infatti, Lida è angosciatissima all’idea che il giovanotto vada a cercare la morte tra la gente col teschio sulla sciarpa e così – of all stupid things – gli ha scritto una lettera.

Imelda andrebbe a consegnare, se non arrivasse Rolando che, alla vigilia della battaglia, arriva per congedarsi dalla moglie e dal frutto del loro imene.

Commosso e d’umor cupo, benedice il bambino che Imelda gli porta, e lo affida alle molteplici virtù della madre se lui dovesse morire in battaglia. Lida comincia a sentirsi una bestiaccia e se ne va col bambino. giuseppe verdi,la battaglia di legnano,anno verdiano,salvadore cammarano

Non contento, Rolando fa chiamare Arrigo e gli chiede, in nome della loro amicizia, di vegliare su Lida e sul bambino se lui dovesse morire. Naturalmente non sa che Arrigo si è appena arruolato tra quei morituri che in battaglia difendono la bandiera sul Carroccio – ma non è questo il punto. Anche Arrigo comincia a sentirsi una bestiaccia. Commosso e pieno di sensi di colpa, giura e suggella il giuramento abbracciando (pur con qualche riluttanza, bisogna ammetterlo) il povero Rolando. E poi se ne va singhiozzando.

E qui, signori della corte, vi prego di spendere un pensiero su quanto bravo, buono, leale, fiducioso e degno sia il baritono Rolando.

E ve ne prego adesso perché nella scena successiva arriva Marcovaldo ad annunciargli che tradito, offeso fu, vilipeso nell’onore…

Rolando inorridisce.

Lida e Arrigo…

Rolando rifiuta di credere.

Lettera…

E Rolando legge – e questa è una scena classica. Il baritono scopre che l’adorata moglie e l’amico fraterno lo hanno tradito e, col cuore spezzato, giura vendetta. La vedremo ancora in futuro. Ma francamente, potete biasimarlo, pover’uomo?

E Marcovaldo gongola…

Noi ci spostiamo nelle stanze di Arrigo, in cima ad una torre. Arrigo sta scrivendo alla mamma quando Lida arriva per dirgli che, proprio per riguardo alla mamma, non deve e non può andare a morte certa. Be’, protesta Arrigo in un esempio del più bieco ricatto morale, ma se lei non lo ama più, che vive a fare? Oh, ma lei lo ama, lo ama ancora. Non che a questo amore possano dar corso, ma…

E in quella si bussa. Ed è Rolando. E Arrigo nasconde Lida sul balcone. E Rolando è venuto a dire ad Arrigo che sa del giuramento e della Compagnia della Morte, ed è ora di andare, e apre la porta sul balcone per mostrargli le schiere in partenza e, come in una pochade francese, chi c’è sul balcone?

Lida e Arrigo, scoperti nel peggiore dei modi, supplicano Rolando di ucciderli, ma Rolando ha un’idea migliore. Li chiude dentro, così che Arrigo non possa raggiungere i suoi compagni e, mancando alla battaglia, sia disonorato.

Orrore orror! Questa sì che è una vendetta – o lo sarebbe, se Arrigo non si gettasse dal balcone pur di non rimanere indietro. Essì, in una scena che, francamente, sembra uscita da Braccobaldo Bau, Arrigo si butta dal balcone gridando “Viva Italia!” e Lida gli grida dietro “Arresta!” e poi cade tramortita. E il sipario cade.

Atto Quarto – Morire per la Patria!

Altro atto breve. In un tempio***** milanese, dove le imbelli donne, i tremuli vecchi, e gl’innocenti fanciulli aspettano nuove da Legnano, dove si è combattuto lo scontro decisivo tra la Lega e gli Imperiali. Ci sono anche Lida e Imelda, che discutono sottovoce di come Arrigo sia stato visto uscire dal fiume e raggiungere i suoi in tempo per la battaglia. Lida è tanto grata che si sente in colpa, e allora prega per Rolando, e anche per Arrigo, perché ehi! sono i due migliori capitani dell’esercito: supplicare il cielo di risparmiarli entrambi è altamente patriottico, giusto?

Ma odonsi grida di vittoria.

giuseppe verdi,la battaglia di legnano,anno verdiano,salvadore cammaranoArrivano i Consoli ad annunciare che il Barbarossa le ha prese di santa ragione in senso lato e in senso stretto, visto che il veronese Arrigo lo ha anche disarcionato…

Dall’Alpi a Cariddi echeggi vittoria!
Vittoria risponda l’Adriaco al Tirreno!
Italia risorge vestita di gloria!…
Invitta e regina qual era sarà!

esulta il coro, ma… che è quel corteo semifunebre che giunge? Ma che diamine! Sono i Cavalieri della Morte, che riportano uno dei loro ferito. Indovinate chi?

E Arrigo morente usa il suo ultimo respiro per chiedere a Rolando di perdonarlo e di credergli se dice che Lida è pura siccome un angelo. E perché Rolando dovrebbe credergli? Perché…

Non mente… error nefando
Saria mentir… spirando…
Chi muore per la patria
Alma sì rea non ha.

Anche Lida supplica, e Rolando si commuove e cede, e abbraccia entrambi e perdona.giuseppe verdi,la battaglia di legnano,anno verdiano,salvadore cammarano

Per rendere ancora più strappalacrime il momento, al suono del Te Deum entra trionfalmente il Carroccio. Il nostro giovanotto chiede di toccare un’ultima volta lo stendardo che ha difeso così bene e, accontentato, muore tra le braccia di Lida e Rolando.

Il coro costata il decesso, le campane squillano e il sipario cala.

Ora, prima ho detto che questo libretto, che per l’epoca era incendiario indeed, passò lo sbarramento della censura… Ma forse dovrei specificare che la passò nella Roma fuggevolmente repubblicana dell’inizio del ’49, dove La Battaglia debuttò al Teatro Argentina. E dove comunque, al successone di pubblico dovuto in buona parte all’argomento iperpatriottico, corrisposero gli strali della critica delusa da un lavoro musicalmente così così…

Nei mesi e negli anni successivi quest’opera circolò pochissimo, nonostante tutta una serie di tentativi di addomesticare l’argomento spostandolo a Calais, ad Arlem (Harleem, presumo…) ed altri luoghi più o meno improbabili.

Ma non servì a granché. A Verdi piaceva, a dire il vero, ma nessun altro ci si appassionò mai per davvero, e in conseguenza La Battaglia rimane uno di quei titoli semidimenticati.

 

________________________________________________

* Yes, yes: Edward Era-una-notte-buia-e-tempestosa Bulwer-Lytton.

** E così adesso sappiamo dove è andato a pescarlo Calvino.

*** Sì, col punto esclamativo! Mi sono lasciata trascinare da Cammarano, che semina punti esclamativi come se piovesse!

**** See? Che cosa vi avevo detto?

***** Ricordate? Parlare di “chiesa” nei libretti era proibito. 

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