libri, libri e libri

Metti Un Pomeriggio D’Estate Un Lettore

Solstizio torna e l’estate rimena…

No, d’accordo – basta così. Ma ciò non toglie che domani sia estate. Tempo di letture estive,.

Cominciamo col riprendere la nostra buona vecchia definizione:

Non tanto il genere di libro che ci si porta in vacanza, quanto quello che, in qualche modo, costituisce una specie di vacanza di per sé. Cose gaiamente avventurose, improbabili e divertenti che paiono narrate in technicolor. Spensierate avventurone concepite, tutto sommato, come un lungo pomeriggio di make-believe.

E continuiamo riportando i link agli analoghi post dell’anno scorso e di quello prima.

Ciiò detto, vediamo un po’…

ZendaInizierei con l’avvocato Anthony Hope, del cui Prigioniero di Zenda abbiamo parlato domenica scorsa. Perché in realtà Hope ha scritto anche un certo numero di altre cose – tra l’altro un seguito, intitolato Rupert of Hentzau, dal nome del villain del primo volume, altre storie ambientate a Zenda, altre cose ruritaniane (vale a dire ambientate in altri staterelli fittizi, come la Kravonia e Aureataland), e i deliziosi Dolly Dialogues, una raccolta di bozzetti sulla vita londinese tardovittoriana – originalmente illustrati da Arthur Rackham nella prima pubblicazione in volume. Ora, direte voi, che cosa si trova? Be’, parecchio sul Project Gutenberg e, con un po’ di fortuna, qualcosa di tradotto. Per esempio, una riedizione De Agostini del Prigioniero, datata ai primi anni Novanta. Magari bisogna dedicarsi al prestito interbibliotecario, ma non dovrebbe essere terribilmente difficile. Se siete mantovani, alla Teresiana hanno edizioni anni Venti de Il Romanzo del Re e Il Romanzo della Regina… 77cc36c622a02f61cf8f7110.L._SY445_

Poi potremmo passare ad A.E.W. Mason, compagno di scuola di Hope a Dulwich College*, parlamentare, playwright di moderato successo, ufficiale nella Prima Guerra Mondiale, agente del constrospionaggio e romanziere avventuroso. Il suo titolo più celebre è senz’altro Le Quattro Piume, storiellona di coraggio, codardia, false apparenze e redenzione da cui ogni decennio qualcuno trae un film. Però ci sono anche i gialli dell’ispettore Hanaud e il mio prediletto, l’elisabettiano** Fire Over England. Per una volta, trovate una certa quantità di traduzioni in giro per biblioteche, compresi quattro gialli raccolti in un volume Mondadori datato 1985. Se volete gli originali, Gutenberg Australia o Gutenberg e basta.

TeyPerò mi viene in mente che non ho mai incluso in queste liste Josephine Tey/Gordon Daviot – e invece ne vale la pena. Ci sono i gialli dell’Ispettore Grant, ma ci sono anche altre cose, come l’incantevole The Privateer, romanzo storico con Henry Morgan come protagonista (che a mio timido avviso è perfetto da leggersi accanto al Captain Blood di Sabatini), il più amaro Kif, il play Richard of Bordeaux, che catapultò al successo un giovane John Gielgud… I gialli li trovate persino in libreria, ripubblicati l’anno scorso da Mondadori. Per tutto il resto, c’è Gutenberg Australia. beau-geste-book

E infine, Percival Christopher Wren, che con questo nome da romanzo, è un personaggio che di per sé meriterebbe una storia. Insegnante e (forse) ufficiale in India, (forse) legionario straniero, ripetutamente e misteriosamente sposato – e sempre straordinariamente riservato su tutto quanto. Se ne avete mai sentito parlare, odds are che sia per via di Beau Geste, avventurona anglo-desertica, con tre orfani di buona famiglia che si arruolano nella Legione in seguito a un furto di gioielli… ah, tutto molto intricato e avventuroso, e magari avreste anche visto il vecchio film con Gary Cooper. Ad ogni modo, questa volta niente Gutenberg. For once and for a wonder, c’è una traduzione Mursia del 2012, che rischia persino di essere ancora in catalogo. Se volete l’originale, lo si trova (insieme ai suoi seguiti) in giro per biblioteche, oppure su Amazon, in genere per una manciatina di centesimi.

E per quest’anno, ecco qui. Regnolini balcanici, Inghilterre passate o inesistenti, mari, deserti… Vi sembra una collezione abbastanza avventurosa per i pomeriggi estivi? E mi raccomando: non dimenticatevi i ghiaccioli.

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* Sì, quello fondato da Ned Alleyn.

** Lo so, lo so… Anche qui c’è un film, con Laurence Olivier e Vivien Leigh.

 

cinema

Fire Over England

Fire-over-england-1937.jpgFire Over England è un film del 1937, arrivato anche in Italia con due titoli alternativi: Inghilterra In Fiamme e, meno a proposito, Elisabetta Regina d’Inghilterra (che, incidentalmente, è anche il titolo di un’opera di Donizetti). Il film è tratto da un romanzo omonimo di Alfred Edward Woodley Mason, uomo politico, agente del controspionaggio e prolifico autore inglese, che cito a dimostrazione del fatto che il mondo letterario, a volte, è proprio piccolo: noto per avere scritto Le Quattro Piume, Mason aveva studiato prima al Dulwich College, la scuola fondata dall’attore elisabettiano Edward Alleyn (tra l’altro, il primo Tamerlano di Marlowe), e tra i suoi compagni di studi c’era Anthony Hope, futuro autore de Il Prigioniero di Zenda.

Mi rendo conto che questo post sta assumendo l’andamento di un gioco di associazioni, per cui torniamo al film, che è un’avventurosa  storiellona tardo-cinquecentesca in cui compaiono per la prima volta insieme sullo schermo, Vivien Leigh e Laurence Olivier, entrambi giovani e bellissimi. Lei è una nipote fittizia di Lord Burleigh e dama di compagnia della Regina, e lui è un altrettanto fittizio soldato e spia al servizio della Regina stessa – di cui, dopo varie vicende di evasioni, naufragi e vendette, diventa un favorito. Ora, come ognun sa, la grande Bess non voleva che le sue damigelle si sposassero – e meno ancora i suoi favoriti. Sir Walter Raleigh e Bess Throckmorton, che sfidarono il doppio veto, lo pagarono con un soggiorno alla Torre e una più definitiva perdita di favore. Giusto per complicare un po’ le cose, il nostro giovinotto ha anche lasciato una fanciulla in Spagna, dove deve tornare sotto falso nome e a rischio della vita per sventare una congiura. E intanto Re Filippo prepara l’Armada…

Non ho trovato un trailer, ma qui c’è un collage di scene in cui Vivien Leigh, Laurence Olivier e Tamara Desni (la fanciulla spagnola) cantano The Song Of The Spanish Lady, ballata elisabettiana vera e propria. Dapprincipio ero rimasta impressionata, ma pare che non siano davvero loro a cantare.

E siccome qui c’è il film intero, e io ho ancora la bronchite, adesso sapete come passerò la mia domenica pomeriggio.