angurie · scribblemania

Causa ed Effetto

Sorry, sto scrivendoscrivendoscrivendo – e comincio ad avere l’impressione di farcela davvero, a finire entro domenica sera – e sto anche editandoeditandoeditando…

E a dire il vero non vedo perché non dovreste scriverescriverescrivere anche voi. O almeno scrivere un po’.

E allora, prendendo a prestito abitudini altrui e inclinandole a 45°, facciamo un gioco: due immagini (di N.C. Wyeth) da cui ricavare una storia, volete?

In un ordine qualsiasi:

wyeth_murdersquireford

E…

wyeth_renegademonk

Et voilà. Che è successo tra l’una e l’altra – in un ordine qualsiasi? Una storia completa, una trama, un limerick… Quel che volete.

Torno a scriverescriverescrivere.

Ci sentiamo presto.

Buona scrittura

Oggi Tecnica

Carri, Buoi, Cause Ed Effetti

Ho sempre pensato che il rapporto causa/effetto, questo pilastro logico, andrebbe strenuamente inculcato nelle giovani menti (insieme alla capacità di individuare le informazioni rilevanti) al pari dell’alfabeto e delle quattro operazioni. O almeno subito dopo. Ragion per cui mi ha fatto molto piacere trovare su WD un articolo di Steven James che spiega con sintetica efficacia perché il nesso tra causa ed effetto sia fondamentale in narrativa.

Allora: è fondamentale tenere presente che il lettore non conosce la situazione, ma la scopre mentre legge, e quindi viene in possesso delle informazioni nell’ordine in cui le trova sulla pagina. Di conseguenza, se l’azione si svolge secondo un flusso logico di causa ed effetto, il lettore la segue con facilità e felicità; al contrario, se incontra effetti senza causa o cause che seguono gli effetti, è costretto ad “uscire” dalla storia per chiedersi che cosa diamine stia succedendo e perché. Not good.

little-red-riding-hood.jpgFacciamo un esempio.

Cappuccetto rosso si avvicinò saltellando al letto di Nonna.

“Ciao, Nonna!” cinguettò, poi si fermò di botto, si morse un labbro e fece un passo indietro. Il sorriso di benvenuto della nonna aveva proprio qualcosa di strano, stirato com’era tra due guance scavate e scure.

“Come ti senti?” domandò dubbiosa la bambina.

Hmm… Proviamo in un altro modo.

Cappuccetto Rosso si avvicinò saltellando al letto di Nonna.

“Ciao, Nonna” cinguettò.

Nonna sorrise. Il più strano sorriso del mondo, tirato tra due guance scavate e scure.

Cappuccetto Rosso si fermò di botto, si morse un labbro e fece un passo indietro.”Come ti senti?” domandò dubbiosa.

Meglio, non trovate? Perché nel secondo caso, invece di saltare fuori dal blu, la reazione dubbiosa di CR discende logicamente dalla strana faccia di “Nonna”, e noi restiamo nella testa di CR, condividendone la reazione.

E’ più facile costruire tensione in questo modo, e costruire tensione, ricordiamocene, è uno dei mestieri del narratore.

Una seria eccezione al principio è costituita dagli inizi – inizi di storia, inizi di capitolo… Se la mia storia si concentrasse solo sul finale, o se volessi usare una struttura narrativa non lineare, cominciando con un flasforward, potrei fare di peggio che iniziare con l’inspiegata, improvvisa riluttanza della nostra bambina in rosso ad appressarsi alla sua avola allettata.

“Ciao, Nonna…” Cappuccetto Rosso si fermò di botto, si morse un labbro e mosse un passo indietro. “Stai… bene?” domandò dubbiosa.

A questo punto potrei procedere a descrivere “Nonna” con un crescendo di elementi inquietanti, oppure potrei accennare appena, piantare lì tutto e tornare a qualche ora prima, e all’arrivo del calderaio con il messaggio di Nonna malata. Di sicuro avrei solleticato la curiosità del lettore.

Ma l’eccezione non fa altro che confermare quel che si diceva: il principio di causa/effetto è uno strumento narrativo potente, e contravvenirvi ha degli effetti specifici – da usarsi con cognizione di causa.