romanzo storico · scribblemania · The Tom Walsingham Mysteries

Piccolo Bollettino del Lunedì

Ed è pur vero che un tempo i PB erano immediati, talvolta persino notturni… Che posso dire? Sarà l’età che avanza. Per cui siate indulgenti se la notizia che vi comunico in realtà risale a ieri pomeriggio, quando ho superato la linea delle 50000 parole con la prima stesura del terzo volume dei Tom Walsingham Mysteries. Continua a leggere “Piccolo Bollettino del Lunedì”

Ossessioni · posti · romanzo storico · scribblemania · Storia&storie

Una di quelle giornate…

Avete presente quanto veleggiate verso la metà della prima stesura di un romanzo, e l’azione si sposta verso un luogo sui cui credevate di avere le idee ragionevolmente chiare, ma poi, colti da un pigro dubbio estivo, trovate delle mappe delle case canoniche extraclaustrali a Reims nel secondo Settecento, da cui si capisce che la Rue des Anglais settecentesca non poteva assolutamente essere stata la Rue de Langueau un paio di secoli prima, e quindi il vostro luogo dell’azione non è affatto dove credevate che fosse, e allora tornate a lambiccarvi sulle fonti, e passate un’intera domenica a (ri)leggere in Latino e in Francese, e scoprite chi ha ereditato le allegre approssimazioni di chi,  ma la cosa non vi aiuta affatto se non a rendervi conto del ginepraio in cui vi siete cacciati, e va a finire che all’una e un quarto del mattino spedite una lunga e dettagliata mail al seminario cattolico della Diocesi di Westminster, supplicando che, se non sanno rispondere, vi puntino almeno nella direzione giusta?

Ecco.

E lasciate che ve lo dica: we are not amused.

 

libri, libri e libri · lostintranslation · Ossessioni · scribblemania · teatro

Qualcosa – qualcosa… la storia del libricino rosso e grigio

È un arnesetto in brossura della Dover Thrift, sottile sottile, con le pagine un po’ ingiallite all’orlo e le mie iniziali timbrate a secco nell’angolo destro in alto del frontespizio… e non mi ricordo da dove arrivi. Continua a leggere “Qualcosa – qualcosa… la storia del libricino rosso e grigio”

scribblemania · scrittura

Piccolo Bollettino di Maggio

Oh, guardate: un Piccolo Bollettino! Da quanto tempo non scrivevo un PB di alcun tipo…? Un tempo c’erano i Piccoli Bollettini Notturni, i Piccoli Bollettini Soddisfatti, all’occasione i Piccoli Bollettini Furibondi…

Well, never mind. Questo è un Piccolo Bollettino di Maggio – giusto per vedere come stanno andando le cose. Continua a leggere “Piccolo Bollettino di Maggio”

scribblemania · scrittura

Una storia al giorno – di nuovo

Ricordate #StoryADay, Julie Duffy e le 23 storie in 31 giorni?

Una di quelle sfide internettiane, dicevamo l’anno scorso – la cui versione completa richiederebbe di scrivere ogni giorno la prima stesura di un racconto, per tutto maggio. Però poi in realtà si è invitati a stabilire le proprie regole – perché l’idea non è quella di affondare nelle sabbie mobili di un obbiettivo irragionevole, ma piuttosto quella di spingersi “oltre”. E converrete tutti che “oltre” può essere una faccenda molto, molto soggettiva… Continua a leggere “Una storia al giorno – di nuovo”

scribblemania

E a volte invece no

Oh, ero proprio convinta di riuscirci, sapete?

In fondo non sarebbe stata la prima volta: scadenza incombente, indietro come un carro di refe, scriverescriverescrivere per un certo numero di giorni… E si sa, non lavoro mai così bene come quando sono sotto pressione, giusto?

E dunque, quando all’inizio di gennaio (ugh!) mi sono ritrovata a due settimane dalla scadenza, mi son detta: che sarà mai? Da oggi mi ci metto d’impegno, e…

…E a dire il vero, il giorno in questione l’impegno si è limitato a una rilettura del materiale che avevo pronto. E me ne son venuta via con qualche appunto in più, qualche scintilla di rinnovato fuoco in proposito – e la constatazione che di materiale non ce n’era poi molto.

Hm.

Ma da domani…

E l’indomani mattina c’erano cose irrinunciabili da fare, e ilpomeriggio… dov’è che vanno mai a finire questi pomeriggi invernali? E a sera mi sono seduta al computer, e ho trafficato con i miei appunti, e scritto due versioni di un pezzo, e deciso che potevo tenerle tutte e due – a patto di sviluppare una certa idea in una direzione diversa, e… oh, guarda sono le due e un quarto del mattino!

E via così nei giorni successivi, riducendomi a lavorarci a notte tarda, e trovando una nuova possibilità dietro l’altra, e aggiungendo liste, domande, link, idee da esplorare, punti strutturali da approfondire… tutto fuorché conteggio parole.

Dite la verità: a voi che cosa sembra?

Io non ci ho nemmeno fatto troppo caso, finché le due settimane di tempo non si sono ridotte a poco più di una, e mi sono accorta che avevo ben poco di pronto. Quasi nulla, in realtà. Un’idea che mi piace molto, un sacco di appunti, e un maiuscolo caso di procrastinazione.

E allora mi sono fermata a pensare. Il concorso di cui parliamo è una faccenda sull’Isoletta, a proposito di una forma che per me è in parte nuova e in parte non proprio nuova ma un nonnulla ostica. All’inizio del Terribile Venti mi ero proposta, a titolo di progetto annuale, di dedicarmi alla forma in questione, lavorarci con costanza e produrre qualcosa che si potesse mandare al concorso isolano. Buoni propositi, you know…

E così ho cominciato, e ho seguito qualche corso in proposito su Skillshare e altrove, e ho trovato un’idea che mi piaceva, e quando ho visto che, dopo qualche mese, la faccenda aveva l’aria di non andare da nessuna parte, ho cercato di darmi uno scrollone iscrivendomi a Story A Day, e la cosa ha sortito qualche effetto – e poi naturalmente ci sono stati la stagione estiva a Palazzo d’Arco, e Road to Murder, e il Rumore delle Ali…

Ma l’idea del concorso era sempre lì, e mi sembrava di avere tutto il tempo del mondo, perché andiamo! Gennaio del Ventuno? Tutto il tempo del mondo.

Well, yes: quando ho consegnato Road to Murder all’editore a fine novembre, persino io mi sono accorta che dicembre (che è dicembre!) e parte di gennaio non erano più tutto il tempo del mondo – ma a quel punto non mi restava più tantissimo da fare. Avevo più o meno tre quarti di prima stesura, si trattava soltanto di finire e strutturare per bene. Fattibile, giusto? Fattibilissimo.

A patto di non decidere all’improvviso che quei tre quarti di prima stesura non andavano più bene. Che mancavano di… qualcosa – qualcosa. Che c’era un’altra idea migliore – completamente nuova e in parte da ricercare – ma perfetta…

Yes, well.

Lo so. Ma siccome ho il buon senso di una meletta acerba, via sull’onda del nuovo entusiasmo, tra una decorazione natalizia e l’altra: ricerche, appunti, freewriting, tempeste cerebrali… Fino a Natale.

Voi scrivete i giorni di Natale? Io no. Ogni tanto, mentre leggoleggoleggo accanto al camino con un gatto sulle ginocchia e una tazza di tè a portata di mano, ci penso, mi sento vagamente in colpa, ma poi non ne faccio nulla.

E poi all’improvviso è stato gennaio (ugh!), e la scadenza incombeva, e io avevo soltanto un’idea e pagine su pagine di appunti e il maiuscolo attacco di procrastinazione…

E probabilmente avrei potuto farcela. Facendo le corse, scrivendo giorno e notte, accantonando tutto il resto. L’ho già fatto in precedenza, giusto? Più di una volta. Con successo. Sono capace di farlo. L’ultima volta che l’ho fatto, ho anche vinto il concorso in questione…

Solo che stavolta non l’ho fatto. Stavolta ho guardato per bene il calendario e le mie pagine di appunti e sondato le profondità del mio attacco di procrastinazione, e rimuginato sul fatto che da un anno lavoro a questa cosa e non vado da nessuna parte – e ho deciso di fermarmi.

Di non forzare la faccenda, di non mandare sull’Isoletta qualcosa di cotto a metà, di cercar di capire perché, quando si tratta di questa particolare forma, sviluppo tutta questa capacità di autosabotaggio. Fine della storia.

Forse, dopo tutto, non ero poi così convinta di riuscirci.

Forse accantonerò il progetto e forse no. Forse è segno che sto maturando e forse invece è un pessimo precedente. Non lo so ancora. Vedremo. Intanto niente concorso – e non so, ma non mi sembra il modo migliore per iniziare l’anno nuovo…

Vedremo.

Ve l’ho mai detto che detesto gennaio?

 

anglomaniac · romanzo storico · scribblemania · Storia&storie

Di terze stesure, scadenze, e differenze franco-inglesi

Ieri sera, con un giorno di ritardo e una certa sorpresa, ho inserito nel taccuino rosso dedicato a Road to Murder il calendario mensile di novembre – una faccenda che è per metà un ruolino di marcia, e per metà resoconto quotidiano di quel che faccio (o non faccio).

E dico che l’ho fatto con una certa sorpresa perché… novembre! Un mese alla scadenza. Un mese alla consegna. Ancora quasi tutto un mese. Solo un mese… oh dear! Sì, ecco. Sto lavorando sulla terza stesura – in realtà, più che altro, una serie di aggiustamenti e la dannata Montreuil sur Mer – e non so più troppo bene se sono indietro, avanti o a un punto ragionevole…

No, davvero: non lo so più. Va a tratti. Immagino che dipenda dalla quantità di tè assunto, dal meteo, dalla dannata Montreuil…

E sia ben chiaro, non ho nullissima contro Montreuil sur Mer – se non il fatto che in rete non se ne trova una pianta cinquecentesca a nessun patto. O finora io non l’ho trovata e non la trovo, e in fondo dovrei solo capire un paio di cose su come erano rispettivamente piazzate e distribuite cittadina e cittadella… e sapete la cosa peggiore? Che i Francesi non sono di nessun aiuto.

Voglio dire: avete un dubbio su come fossero fatte le navi che nel tardo Cinquecento facevano la spola tra Dover e Calais trasportando merci e qualche passeggero per arrotondare? Vi domandate cose come il tipo di costruzione, il numero di alberi e cose così – e, per quanto cerchiate, trovate ben poco di consclusivo, che sia contemporaneo o moderno? Ebbene, quel che fate è scrivere a qualcuno di inglese o di americano. Può essere uno storico che tiene un blog, il curatore di un museo navale, il webmaster di un sito che traccia le rotte commerciali in età Tudor… Scrivete una piccola mail cortese in cui spiegate il vostro dubbio, raccontate a che punto siete riusciti ad arrivare da soli, e formulate la vostra domanda – e… nel giro di qualche giorno, ecco che arriva la risposta!  Nella più blanda delle ipotesi, vi indirizzano verso qualche libro o archivio online – ma di solito offrono risposte dettagliate o, dove non ce ne sono, ipotesi ragionate. E vi salutano augurandovi buona fortuna per il romanzo e sperando di essere utili… Ed è meraviglioso.

Però funziona solo con gli Anglosassoni.

Provate a fare lo stesso con un museo, un archivio o un’associazione culturale francesi. Provate pure – ma non aspettatevi nulla. Nemmeno una risposta per dire che non vi possono aiutare. E non sto facendo l’anglomane ossessiva – è che, per esperienza diretta e recente, è proprio così. In fairness, dirò che una volta, una ventina abbondante d’anni fa, ho avuto risposta – cartacea e dettagliata – dal Musée des Guerres de Vendée di Cholet. Una volta. Più di vent’anni fa. Fine.

Quindi sì, forse sono un’anglomane ossessiva – ma dopo tutto ho le mie ragioni. Ecco.

E adesso torno alla mia terza stesura, e a cercare notizie sulla Montreuil del tardo Cinquecento, e a cercar di capire se sono indietro, avanti o, dopo tutto, nessuna delle due cose.

Vi farò sapere.