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Letture d’Infanzia

StoriesSe ci badate, è un classico: quante volte un autore ci mostra quel che un personaggio legge da bambino? E sempre le letture d’infanzia sono un segno, nel bene o nel male, di come cresceranno il nostro eroe e la nostra eroina – di quel che vorranno, di quel che perderanno, di quel che faranno da grandi, o non faranno e rimpiangeranno per tutta la vita… Oppure, per contro, di quello a cui sono stati costretti e poi detesteranno.

Per elezione, per prossimità, per proiezione, per rifiuto – non importa come, ma le letture d’infanzia di un personaggio vanno sempre prese sul serio.

Per dire, lo sapevate che da bambino Ebenezer Scrooge leggeva avventure e fiabe? Ebbene sì: il piccolo Scrooge possedeva un’immaginazione e, abbandonato in collegio Natale dopo Natale, si consolava leggendo le Mille e Una Notte e Robinson Crusoe – almeno finché le amarezze della solitudine e poi la scalata al successo nella City non lo cambiano. Eppure le gioie di questa compagnia favolosa sono il primissimo ricordo che lo Spirito dei Natali Passati gli fa rivedere – e con quanta dolceamara nostalgia ci si commuove Scrooge! E queste fantasie perdute riaffiorano per prime, insieme al ricordo dell’adorata sorellina: le poche felicità di un’infanzia maltrattata, ma anche i segni che Ebenezer Scrooge non era nato arido.

StoriesSeaPiù beffardamente profetiche – e, se vogliamo, più crudeli – sono le avventure di mare che Lord Jim legge da ragazzo, quelle che gli fanno scegliere una carriera navale. Conrad sapeva come funziona: lui stesso da ragazzino, nelle pianure polacche e senza aver mai visto una goccia d’acqua salata, aveva deciso che solo il mare lo avrebbe reso felice, sulla base di James Fenimore Cooper. E poi lo ebbe, il mare – e non andò terribilmente bene. A Lord Jim, reclutato per inchiostro allo stesso modo, va molto peggio – pur conservando la stessa idea che lo splendore indefinito delle storie assorbite da bambini sia in realtà un luccichio bugiardo, capace di rovinare per la vita chi non impara a distinguere per bene la realtà.

Anche John Felton, l’erudito duchicida di The Assassin, non viene precisamente tirato su a senso pratico. Alunno del traduttore Arthur Golding, il piccolo John assorbe antichità classica, paradossi e storie – ma la sua predilezione personale oscilla tra libri di viaggi e trattati protestanti sulla responsabilità individuale. Quando ritroviamo Felton nella Torre di Londra, soldato deluso, viaggiatore esausto e condannato a morte per aver pugnalato il rovinoso Buckingham a beneficio dell’Inghilterra tutta, non ce ne stupiamo affatto. StoriesTurbin

Ma non è sempre tutto così profetico. Nel primo capitolo de La Guardia Bianca, per i tre fratelli Turbin la biblioteca della loro bella casa a Kiev è il simbolo di un mondo perduto. I volumi “dal profumo di cioccolata”, la stufa di maiolica olandese, le sere d’inverno passate a leggere romanzi per ragazzi prima, e poi Pushkin e Tolstoj emergono da una lontananza dorata e sicura, a cui Alyosha, Elenka e Nikol’ka si aggrappano dopo la morte della madre. All’età in cui dovrebbero cominciare “la vita raccontata nei romanzi”, i tre si ritrovano orfani, in un mondo sull’orlo della guerra e della rivoluzione. Niente sarà più come prima, niente sarà come Elena e i suoi fratelli avevano immaginato – e l’immagine più vivida di questa perdita fiammeggiante è il timore di vedere i libri bruciati nella stufa…

StoriesfSe poi c’è di mezzo un futuro scrittore, state certi che, oltre a leggere storie, le racconterà. Jo March, per esempio, e David Copperfield (che l’affascinante e malvagio-to-be Steerforth chiama la sua Sheherazade), passano il loro tempo a raccontare storie a sorelle, amici e compagni di collegio: storie che hanno letto, storie che hanno modificato, storie che hanno inventato. Kipling va un passo più avanti: le stesse storie hanno effetti differenti su ragazzi diversi.  Gli inseparabili Starkey, M’Turk e Beetle spaziano insieme dalle Mille e Una Notte ai saggi anti-stratfordiani, dagli edificanti (e detestati) romanzi scolastici all’elisabettiano Knight of the Burning Pestle, fino a Tom o’ Bedlam, pieno di folli avventure immaginate… E questi ragazzi finiranno sparsi per l’Impero, cresciuti in diverse combinazioni di queste premesse per iscritto: un ufficiale temerario e un nonnulla insubordinato, un malinconico e lucido funzionario malato di nostalgia, uno scrittore di curiosità e immaginazione sconfinate.

È possibile che tutti siamo – almeno in parte – frutto delle storie che assorbiamo da piccoli. Di certo è così per i personaggi letterari: per rifiuto, per proiezione, per prossimità, per elezione… non è per caso o per capriccio che il peso delle storie è un ottimo meccanismo narrativo.

E voi che ne dite, o Lettori? Che leggevano da fanciulli i vostri personaggi prediletti?

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L’Amico Scomodo

EnkiduNon tanto – o almeno non soltanto – nel senso che procuri scomodità, quanto perché quella dell’amico del protagonista non è una carriera particolarmente comoda.

Di lunga e onorata tradizione, questo sì – ma mai comoda. Perché l’amico del protagonista non è mai lì per caso.E badate, non stiamo parlando del fido luogotenente (anche se talvolta le due figure possono coincidere), né delle storie à la Damone e Pizia, in cui entrambi gli amici sono protagonisti. Quel che ho in mente è un amico più o meno secondario, che al protagonista serve da cassa di risonanza, chiaroscuro, motivazione o qualche altra cosa fondamentale, e per farlo va incontro a tutta una serie di malattie professionali – non di rado letali.

Perché ammettiamolo, poche cose motivano un eroe o gli cambiano la vita come perdere l’amico prediletto – e questa è un’idea vecchia come le colline. Avete presente come la morte di Enkidu spedisca Gilgamesh – a seconda delle versioni – agl’inferi per cercare recuperarlo, oppure in cerca di immortalità divina, ma sempre nella disperazione&depressione più profonde? E non cominciamo nemmeno con Achille – anche se forse in questo caso c’è anche un filo di coda di paglia. Voglio dire, se Achille non si fosse ritirato in preda all’ira funesta, Patroclo non sarebbe mai sceso in battaglia con le sue armi, giusto? E benché non fosse precisamente inaudito per un guerriero morire in battaglia, le probabilità di sopravvivenza di Patroclo sarebbero state migliori se Ettore (come tutti gli altri) non l’avesse scambiato per Achille… Per cui sì, non posso fare a meno di vedere nella reazione di Achille una componente di senso di colpa – ma questo non cambia molto le cose.

In ambito biblico, il caso di Davide e Gionata è diverso, perché la morte di Gionata non segna altrettanto profondamente e praticamente Davide – ma di sicuro l’amicizia di Gionata è piuttosto rilevante per l’ascesa e sopravvivenza del suo amico.Scara

Discendenti lontani ma abbastanza diretti di Gilgamesh ed Enkidu sono invece André-Louis Moreau e Philippe de Vilmorin in Scaramouche. Philippe, serioso idealista con tendenze rivoluzionarie, è tutto quel che André-Louis non è – né tiene particolarmente ad essere – ma nondimeno si vogliono un gran bene. Tanto che, quando il villain assassina de facto il povero Philippe, il nostro eroe si trasforma in vendicatore rivoluzionario.

Se volessimo un esempio femminile, invece, potremmo ricorrere a Helen Burns, l’amica di Jane Eyre, che muore bambina per malattia trascurata, e così facendo segna profondamente la piccola Jane, nel modo molto diretto in cui una perdita traumatica segna una bambina. Va detto che Helen è modellata su Maria, la sorella maggiore di Charlotte Brontë, morta allo stesso modo, ma da un lato le amicizie femminili in Charlotte sono quasi sempre modellate sui suoi rapporti con le sorelle, e dall’altro non è un caso se spesso e volentieri le amicizie letterarie vengano abbondantemente descritte come “fraterne”.

Guardate Don Carlos e il Marchese di Posa che, per cinque lunghi atti, si proclamano fratelli al ritmo di una volta ogni tre o quattro pagine. Come nel caso di Scaramouche, Rodrigo è l’idealista pieno di fuoco con qualche tipo di tortuoso senso pratico, pieno di carisma e pronto all’azione – tutte le qualità che mancano al sognante, depressivo e francamente molliccio Carlos. Per di più, al martirio motivatore Rodrigo ci va consapevolmente – ma del tutto invano: Tu eri destinato a regnare, e io a morire per te, dice a Carlos, poco prima di morire tra le sue braccia per essersi messo tra lui e la regia vendetta, ma Carletto ne esce maturato solo in apparenza, procede a compiere tutte le idiozie possibili e soccombe nel giro di un atto scarso.

KidnPoi non sempre finisce così male. A volte l’amico più competente  è proprio quel che c’è scritto sull’etichetta: qualcuno di più in gamba – e per fortuna che c’è. A Stevenson la cosa piace molto. C’è Alan Fairford, l’amico di Darsie Latimer  in Redgauntlet – che è quasi un sovvertimento della faccenda, visto che Darsie ha tutte le caratteristiche eroiche, mentre Alan è un avvocatino di  salute cagionevole – ma è lui a salvare Darsie a costo di ogni genere di pericolo. E che vogliamo dire di Alan Breck Stewart? Non fosse per lui, il povero David, il Ragazzo Rapito di Stevenson, non saprebbe sopravvivere a pagina quaranta. Alan è il genere d’incontro casuale che evolve rapidamente in amicizia sotto la pressione delle circostanze. È più vecchio, più intelligente e infinitamente più smaliziato di David, cui salva ripetutamente la vita, e che conduce quasi di peso al lieto fine. Benché in teoria a separarli ci sia ogni genere di differenze politiche e religiose, benché Alan sia tutto quello di cui David dovrebbe diffidare, benché David sia tutto quello che Alan dovrebbe disprezzare, alla fine è Alan ad assumersi in pieno la causa di David, ad affrontare il malvagio zio Ebenezer, a corteggiare Catriona… tutto per conto del suo amico. In cambio, gli ruba completamente la scena…

Un po’ come Mercuzio e Romeo – altro paio d’amici asimmetrico. In teoria siamo in territorio conosciuto: è la fulminea vendetta per la morte di Mercuzio a precipitare uno sconvolto Romeo oltre il punto di non ritorno… Ma i conti non tornano del tutto, perché Mercuzio è tanto più brillante di Romeo da oscurarlo ogni volta che dividono la scena. Leggevo di recente le considerazioni di un attore inglese secondo cui gli interpreti di Romeo devono per lo più essere pazienti – e ricordarsi che Mercuzio può essere brillante, irriverente e sfrenato finché vuole, ma in fondo ha solo quattro scene… È sempre saggio dubitare di John Aubrey, e quindi non possiamo credergli quando dice che Shakespeare eliminò Mercuzio perché faceva troppa ombra a Romeo – ma la questione è interessante e, cosa più rilevante ai nostri fini, si può discutere su che genere d’influenza Mercuzio eserciti su Romeo.

Perché non è affatto detto che l’amico debba essere un’influenza positiva. Nella peggiore delle ipotesi abbiamo il cattivo amico – come James Steerforth, che è davvero affezionato a David Copperfield – per quanto ne è capace – ma non esita un istante a comportarsi male con Little Em’ly, guadagnandosi una fine che non ha nulla di sacrificale. Quella semmai – sacrificale e crudele, tutto considerato – ce l’ha Ham, ma è tutta un’altra storia. E anche Heinrich Muoth non può certo definirsi un’influenza positiva nella vita del narratore di Gertrud. Oddìo, dapprincipio magari sembra di sì – amicizia artistica, con il celebre e più vecchio Muoth che scopre e incoraggia il giovane compositore… Ma poi Heinrich si rivela autodistruttivo e rapace e incapace di soffrire da solo. Dopo avere reso infelici tutti quanti, si suiciderà, cambiando tutto per il narratore e per l’eponima Gertrud.

Português: Enjolras é capturado e fuzilado pel...Anche Grantaire, nei Miserabili, è potenzialmente una cattiva influenza – ma è un seguace per natura, troppo debole e troppo perduto in ammirazione di Enjolras per nuocergli. Chissà, magari se solo ad Enjolras importasse un pochino, riuscirebbe a redimere Grantaire prima della fucilazione doppia – ma gli arcangeli rivoluzionari hanno poco tempo da dedicare a questo genere di dettagli…

E poi non è detto: magari non ci sarebbe riuscito. Non tutti gli amici deboli si possono redimere. Anzi. Per tornare a Hesse, non sono certa che, nel Gioco delle Perle di Vetro, Knecht tenti sul serio di redimere il nevrotico e infelice Fritz. Tenta di proteggerlo, questo sì, e di riscuoterlo dalla sua situazione – ma non approda a nulla. Fritz – come forse anche Mercuzio e Muoth, e di certo come Steerforth – è irrecuperabile. E un amico irrecuperabile, alla fin fine, funziona quasi – quasi – bene come un amico che muore.

E infine c’è l’amico dell’eroe tragico, quello che, anziché morire o rivelarsi un caso disperato, sopravvive come testimone. Orazio, per dire. Orazio che per tutta la tragedia sostiene lealmente lo sconcertante Amleto, e alla fine resta a ereditarne la memoria. Oppure Kai Möln, l’amico di Hanno Buddenbrook, l’unica persona che capisse il povero ragazzo, e che resti a ricordarlo come lui desiderava vedersi. Sono gli amici narratori, gli amici riflesso – e magari sopravvivono, ma nemmeno questa è una carriera comoda… Lo avevamo detto all’inizio: nessuna di queste l0 è.

Ecco, se fossi di carta, forse, prima di stringere amicizia con un protagonista, ci penserei due volte.

 

 

 

 

 

pennivendolerie

Epistolario MetaDickensiano Mignon

Ed ecco Nebbia, Pioggia, Tempeste & Aria Fresca (completo di un naufragio e un interludio svizzero) – Premio Speciale della Giuria a Stagionalia 2010.

Caro Mr. Dickens,

il mio amico Steerforth mi ha consigliato di scriverLe. Dice che, essendo il nostro Autore, Lei può far succedere le cose. Sarebbe di troppo disturbo per Lei farmi tornare a casa con la Mamma? Non è che non mi trovi bene a Salem House (anche se piove sempre, non tutti i maestri sono gentili, e il preside mi fa portare sulla schiena un cartello che dice “Attenti, morde!”), ma…

Il resto della storia è qui

Buona lettura!