pennivendolerie

Il mio nuovo sito

A quanto pare, dopo tutto, ce l’ho fatta!

Il mio nuovo sito è online, qui.

Ci sono dei colori inattesi, delle  informazioni sulla sottoscritta, su libri, romanzi, racconti, teatro, progetti vari, sulla mia attività di editor e un certo numero di altre cose. E c’è un pizzico di nonsense, anche… Non so come troverete i bottoni, ma non mi sono tenuta. Qualcuno ha presente le fontane del Mirabell Garten a Salisburgo? Ecco, una cosa così.

Sappiatemi dire che cosa ve ne pare, volete?

Oggi Tecnica · Vita da Editor

Ma è successo davvero

“…E consideri l’ipotesi di eliminare questo flashback della panchina.”

“Vuole scherzare? Non si può togliere*, è assolutamente essenziale* per capire l’interiorità del protagonista!”

“Be’, in alternativa potrebbe spostarlo più avanti, perché qui interrompe il flusso narrativo. Ma visto che lo riprende in mano, perché non prova a rivederlo? Cerchi di renderlo più verosimile.”

“Ma… ma è così che è successo! Voglio dire: è successo davvero, è una cosa vera, è vita vissuta!”

E questo è il punto in cui l’editor si toglie gli occhiali, si pizzica la radice del naso e dà un gran sospirone. Ora, non ricordo se fosse Balzac a dire che la letteratura non dev’essere vera, ma verosimile. Tuttavia, chiunque l’abbia detto aveva ragione. La realtà può permettersi di essere illogica, scomposta, irrilevante, casuale – e anzi, spesso lo è – ma con la scrittura le cose vanno diversamente. Tutto quello che sta in una storia deve esserci per una ragione valida, inerente al significato della storia stessa. Il fatto che qualcosa sia “successo davvero” non costituisce una ragione valida. O almeno non una ragione valida sufficiente.

Tutto deve essere rilevante, e non sto parlando di rilevanza assoluta, ma interna, inerente alla storia. C’è un desolato racconto di Katherine Mansfield, intitolato La Mosca, in cui passiamo una certa quantità di tempo ad osservare gli sforzi disperati di una mosca per ripulirsi dall’inchiostro che le viene versato addosso goccia a goccia. Detto così non sembra un granché, ma ogni battito d’ali della mosca assume tutta la rilevanza del mondo nell’ottica dell’uomo che ha appena perso un figlio in guerra. E’ un racconto incredibilmente triste, e un esempio magistrale di come si possa investire di significato una minuzia in apparenza del tutto triviale. E funziona non in virtù della sua verità, ma della perfetta prospettiva tra il figlio perduto e la mosca.

Una perfezione che, diciamocelo, la “vita vera” possiede raramente. Ecco: uno scrittore è qualcuno che capisce come la “vita vera” non vada gettata sulla carta allo stato grezzo, ma drappeggiata su una solida struttura di rilevanze e di significati.

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* Questa è la reazione classica, primaria e istintiva: suggerite a uno scrittore (con tutta la cautela del caso) di eliminare qualsiasi cosa, e vi dirà che a) non si può assolutamente; oppure b) il capitolo/pagina/paragrafo/riga/segno d’interpunzione che volete eliminare è assolutamente essenziale; oppure c) entrambe le cose. In ogni caso l’implicazione è che voi, o editor, non avete capito un bottone.

Vita da Editor

Certe Volte

Ieri consegno per posta elettronica un manoscritto editato. Raccolta di racconti.

Oggi telefona la cliente.

“Non sono sicura che mi piaccia come ha lavorato sui miei racconti.”

“Mi dispiace. Per i refusi e la punteggiatura, tuttavia…”

“No, non parlo di quello. Quello va bene. Ma i suggerimenti?”

“Sono, per l’appunto, suggerimenti. Come le ho detto fin dapprincipio…”

“Posso anche non seguirli?”

“Certo. Le consiglierei di prendere in seria considerazione almeno quelle che le ho indicato come incongruenze di trama e punto di vista, ma ovviamente la decisione finale spetta all’autore.”

“Be’, ma allora, se non seguo i suggerimenti, devo pagarla lo stesso? In fondo, è come se non avesse fatto niente!

Certe volte ti lasciano proprio senza parole.

Vita da Editor

Et surtout, pas trop de zèle

A volte la vita è dura.

Lavoro di traduzione. Noto una data che mi sembra sbagliata. Controllo e ri-controllo, e contro-controllo anche, ed è sbagliata. Stiamo parlando della data di pubblicazione di un libro, non di una battaglia minore dell’ottavo secolo avanti Cristo, su cui ci possano essere dei dubbi. Tuttavia, quando scrivo al cliente segnalando il problema, lo faccio con tutto il tatto di cui sono capace: “è possibile che mi sbagli, ma ho qualche dubbio su questa data… questa e quest’altra fonte la riportano diversamente… vuole controllare anche lei?”

Per tutta risposta, vengo severamente redarguita. Ma come mi permetto? Che stia al mio posto e non mi impicci del contenuto. Io sono solo la traduttrice!

Il fatto che avessi ragione, evidentemente, è del tutto secondario.