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Visit Britain by Train

TrainEEssendosi estate e il fine settimana incipiente e tutto quanto, magari siete in vacanza, o Lettori… *

E se invece non ci siete affatto, ecco uno di quei post vacanzieri in esplorazione di viaggi vicari e meraviglie della Rete. Questa volta è una faccenda di treni in Inghilterra. Prima una piccola reminiscenza: se qualcuno di voi ha studiato e/o vissuto a Pavia, chances are che sia andato almeno una volta a prendere il gelato o la cioccolata calda con lo zabaione da Cesare. Per i non Pavesi né pavesizzati, Cesare è una latteria cum gelateria in Corso Garibaldi,  che fa queste cose peccaminosamente buone… Ai miei tempi, se ci si voleva sedere per bagolare bevendo la cioccolata calda, c’era questa saletta con i tavolini e i poster ferroviari alle pareti.

Ah, bei tempi. È ancora così? Chissà… Non  vado a Pavia da secoli. O Pavesi, ditemi: è ancora così? trainD

Ad ogni modo, nostalgie a parte, i poster ferroviari inglesi sono una delizia di un genere tutto suo. Illustrati per essere attraenti, con i colori irreali e nostalgici di un toy theatre, promettono destinazioni idilliache: spiagge spensierate, campagna perfetta, castelli, cattedrali, paesetti e città incantate, treni che volano su viadotti audacissimi e reminiscenze storico-letterarie**…

Basta cercare “vintage British railway posters” su Google per tuffarsi a visitare questa Gran Bretagna che non solo non c’è più – ma forse non c’è mai stata – a bordo di treni dai nomi romantici come the Night Scotsman, The Queen of Scots o The Cornish Riviera Express.

Train1Qui invece ne trovate una buona raccolta suddivisa per contea.

Buon viaggio immaginario su e giù per l’Isoletta.

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* Io no. Debutto in arrivo per qualcosa di cui parleremo e, di conseguenza, proveproveprove.

** Forse il mio preferito è “Breezy Kent Coast – Caesar’s Choice!”

Qualsiasi

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Il treno dei desideri

ITALO_02È un pomeriggio di sole, e l’elegantissimo treno rosso si approssima alla stazione centrale di Milano.

In cabina di guida, il capotreno in altrettanto elegante e rossa uniforme – probabilmente euforico per l’approssimarsi della fine del turno – controlla il libro di viaggio (si chiama così?) e intanto canterella tra sé.

♫ Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me… ♫

Ma il microfono della cabina è rimasto aperto dopo l’annuncio dell’arrivo imminente, e nei vagoni i passeggeri, occupati a raccogliere giacche, borse ed effetti personali, sentono il concertino impromptu. Per fortuna, il ferroviario giovanotto è ragionevolmente intonato, per cui, dopo i primi sguardi perplessi, i viaggiatori cominciano a cantare uno dopo l’altro.

♫ Mi accorgo di non avere più risorse senza di te… ♫

È tutto un tripudio di sorrisi. Il treno entra in stazione, e sconosciuti compagni di viaggio chiudono i portatili e, cantando a squarciagola, si scambiano sguardi complici e felici. Particolarmente canore sono una mammina elegantissima e la sua deliziosa bimba in cappottino rosa.

♫ E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo… vengo da te…” ♫

cinguetta l’implumina, mentre (non prima che il treno sia giunto a completo arresto), le porte si aprono, rivelando il suo papà. La piccola si getta tra le braccia del babbo, mentre i passeggeri canterini sciamano sulla banchina, facendo da coro al grazioso quadretto famigliare.

♫ Il treno dei desideri…

Brusco stop alla musica.

“Viaggia con Italo,” declama una rassicurante voce maschile fuori campo. “Il treno dei desideri.”

Fade to nothing.

Er…  Sì.

Il treno dei desideri? Quello che dei miei pensieri all’incontrario va?  E davvero a qualcuno è parsa una buona idea pubblicizzare un servizio ferroviario suggerendo che il treno in questione vada all’incontrario di alcunché? Non fino in fondo, evidentemente – a giudicare dalla brusca chiusura… Ma davvero hanno creduto che qualcuno in Italia potesse non concludere automaticamente l’ultimo verso?  È praticamente un riflesso condizionato: fermate un passante qualsiasi, canticchiategli “Il treno dei desideri…” e state a vedere che cosa succede.

E a questo punto non voglio domandarmi se tutta questa musicale felicità di arrivare a Milano non sia per caso dovuta alle contrarietà del viaggio – ma davvero… Forse la campagna avrebbe richiesto qualche piccola riflessione in più?