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La Legge della Rosa e del Formaggio

RosecQuesto post è per T., che si scandalizza sempre un po’ quando parliamo di forma e di sostanza.

Allora, per inclinazione personale e per professione, ho la massima fiducia nel potere delle parole, e sono pienamente convinta che la forma sia sostanza. Sono persino pronta a dissentire dal Bardo in proposito: dite quel che volete, ma se la rosa si chiamasse polivinilcloruro? Magari profumerebbe allo stesso modo – ma saremmo così desiderosi di annusarla per accertarcene?

Sabato sono entrata in possesso di questo aneddoto: da bambino, A. non poteva nemmeno contemplare l’idea di avvicinarsi a quello che in casa sua si chiamava formaggio verde. Gli faceva proprio ribrezzo, e niente lo aveva mai indotto ad assaggiarlo. Poi un giorno – a casa d’altri, I assume – lo sentì chiamare gorgonzola. Oh, che bel nome quirky, rotondo e cremoso – un nome che, solo a sentirlo, faceva venire l’acquolina in bocca. Il piccolo A. assaggiò, apprezzò, e fu l’inizio di un amore culinario che dura ancora.

Il che sostiene la mia tesi: il formaggio era esattamente lo stesso – ma, sotto un altro nome, il piccolo A. non lo avrebbe mai assaggiato…

E sì, questa è un’idea che mi piace molto, e l’ho infilata anche in Shakespeare in Words – ma restano da considerare due particolari: da un lato, A. avrebbe potuto benissimo assaggiare il formaggio sulla forza del nome e detestarlo con tutte le sue forze; dall’altra, una volta che ci inducessimo ad annusarla, troveremmo la rosa/polivinilcloruro gradevolmente profumata – né più né meno che sotto l’altro nome. Magari, con un nome del genere, non la citeremmo troppo spesso in poesia – ma all’atto pratico e floricolturale le cose non cambierebbero granché, giusto?

CheeseAnni fa sentii una signora di cui non ricordo il nome propugnare appassionatamente l’idea di rinominare le biblioteche – nome freddo, polveroso e poco significativo – come Piazze del Sapere. A sentirla, sembrava che un cambiamento del genere dovesse contribuire a ripopolare le semideserte biblioteche italiane… Del che dubitavo allora e dubito anche adesso. Anche supponendo che,  per la Legge della Rosa e del Formaggio, qualcuno potesse essere indotto dal nuovo nome a varcare la soglia che prima aveva sempre evitato, poi all’interno avrebbe comunque trovato una biblioteca. Per i frequentatori abituali o per chi avesse sperimentato e mancato di apprezzare la biblioteca in precedenza, il nuovo nome non avrebbe significato granché…

Quindi sì, o T: la forma è sostanza – ma questo non vuol dire che possa prenderne il posto; Romeo con un altro nome avrebbe potuto al massimo fuggire con Giulietta e campare facendo… facendo cosa? Non ne ho idea*; e forse A. sarebbe giunto ugualmente al gorgonzola prima o poi e per altre vie. E tuttavia allo stesso modo, la sostanza non può fare a meno della forma. Diciamo la verità: lo mangeresti volentieri il Formaggio con la Muffa?

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* Non è che Romeo mi ispiri molta fiducia. Che avrebbe mai potuto/saputo fare, dovendo provvedere a una moglie e all’eventuale prole senza poter usare l’influenza della sua famiglia? Oh… è una storia quella che vedo davanti a me?