scribblemania

Il Paravento Narrativo

Dunque, questo post è per M., perché l’idea dapprincipio è stata sua.

Allora, vi ho cripticamente accennato qua e là che sto scrivendo una cosa che per ora chiameremo TW. TW è un romanzo – e, come faccio d’abitudine con i romanzi, quando ho cominciato a far piani e progetti ho messo insieme una scaletta di scene, ho scritto una serie di note sui cartoncini e ho disposto il tutto sul pavimento dello studio. A lavoro fatto, la trama di TW aveva l’aspetto che vedete nella fotografia qui di fianco: un cartoncino per scena, una colonna di cartoncini per capitolo.

E tutti eravamo molto felici – finché non ho avuto la pessima idea di lasciare aperta la porta dello studio, e sia Pru che Tess the Tabby Wonder hanno pensato, ciascuna per proprio conto, di ispezionare per bene quella bizzarra installazione: dopo tutto, che poteva essere, se non un nuovo gioco per i gatti?

Vi potete immaginare il risultato. E non una volta sola.

L’immagine che vedete non vi parrà un gran disastro, ma in realtà è il frutto di un intervento felino particolarmente blando, e per di più interrotto sul nascere. Le altre due volte… let us just say che al momento mi mancava la lucidità per fare fotografie, e che imparare a numerare i cartoncini è stata, a suo tempo, una buona idea. Una gran buona idea. Il genere di idea che salva vite feline…

E poi aggiungeteci una folata di vento all’inizio dell’ultimo temporale, e la difficoltà di girare attorno ai cartoncini con l’aspirapolvere, e un assalto di formiche…

“Forse non dovresti tenerli sul pavimento, i cartoncini…” ha saggiamente suggerito M., dopo avermi ascoltata gemere per l’ennesima volta sulla sorte infelice della mia trama. “Non hai per caso una di quelle lavagnette di sughero?”

E io la lavagnetta di sughero ce l’ho. In fact, ne ho tre. Una è appesa alla parete davanti al mio computer, e le altre due vivono in giro per casa, coperte di cartoncini come quella che vedete qui. “È che sono piccole,” ho detto a M. “Hai visto quanti sono i cartoncini di TW – e grandi, per giunta. Non ci staranno mai tutti…”

M. ha rimuginato un pochino e poi, con l’aria di Archimede Pitagorico, ha offerto la soluzione. “Ma se tu ne incardini insieme due? Così stanno in piedi da sole e hai più spazio, e si può chiudere come una valigetta quando vuoi spostare tutto quanto!” E ha persino offerto l’aiuto del suo consorte per l’aspetto tecnico della faccenda…

Ora, vedete – non è che non fossi grata dell’idea e dell’offerta d’aiuto, né che fossi di umor particolarmente lamentevole al momento… Oh, right: forse invece ero di umore particolarmente lamentevole – ma nondimeno…

“Bellino, M.,” ho detto. “Ma hai mai provato a lavorare con una lavagnetta di sughero? Sono leggerissime e inconsistenti: pur in due, non starebbero mai in piedi mentre qualcuno tenta di fissare o rimuovere i cartoncini con le puntine da disegno… e poi sono davvero bassine, you know… Peccato.”

“Oh…” M. ha mormorato. “Peccato sì. Nemmeno con tre lavagnette – come un paravento?”

Ed è qui che si è accesa la mia lampadina. Un paravento – of course! Il paravento che ricordavo a casa di mia nonna! Un piccolo paravento di metallo – forse più un parafuoco che un paravento? – a cui attaccare i cartoncini con i magneti… perfetto!

C’è voluta una spedizione nella soffitta di mia nonna, e c’è voluta una scatola di piccoli magneti consegnata da Amazon in tempi record – ed ecco a voi… il Paravento Narrativo! Stabile, maneggevole, spazioso, bellino… che si può volere di più? Adesso la trama di TW vive al riparo dai gatti, dal vento, dalle formiche e dall’aspirapolvere – e, al bisogno, può essere spostata tutta in una volta con il minimo sforzo.

Eugé.

Immaginatemi soddisfatta e molto grata a M. per l’idea. Adesso all’arnesetto manca solo un nome. A me non dispiace affatto Biombo, che significa “paravento” in Portoghese – ma M. non vuol sentirne parlare… qualcuno di voi, o Lettori, ha qualche idea alternativa per battezzare il Paravento Narrativo? Il Narravento, forse? O, considerando che forse in realtà è un parafuoco/parascintille, il Narrafuoco? Il Narrascintille?

Ah well, si accettano idee…