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Salviamo Il Signor Banks

"Saving Mr. Banks" Photo Opportunity

Così ieri sera sono andata a vedere Saving Mr. Banks.

Mi sono affrettata ad andarci con un’alacrità che per me è insolita, trascinandomi dietro la mia perplessa famigliola. E mi sono affrettata perché ho il sospetto che SMrB non resterà in cartellone terribilmente a lungo.

Avendo visto il film, e avendolo visto in un’enorme sala in cui si contavano forse quindici spettatori, il mio sospetto è più forte che mai.

Ora, Saving Mr. Banks è proprio un bel film, costruito attorno al rapporto tra l’autore e la sua opera, al rapporto tra forme di narrazione diverse, e al potere delle storie di riscattare il passato, di offrire speranza e di chiudere cerchi – ma anche, se non si sta attenti, di distorcere e imprigionare. È ben scritto e bene ambientato, con due linee narrative intrecciate con garbo e buoni personaggi, conta su una squadra di ottimi interpreti – capeggiati da Emma Thompson e Tom Hanks – e riesce a rendere appassionante una faccenda tutto sommato poco narrativa come l’adattamento di un romanzo per il cinema.

Saving Mr. Banks event at Walt Disney Studios
(Photo credit: insidethemagic)

E però, con tutto questo, non mi stupisco più di tanto della sala semivuota. Il fatto è che si tratta di un film singolarmente poco adatto a un pubblico italiano. Qui da noi P. L. Travers e i suoi libri sono poco noti, e non molti colgono la tensione insita nella differenza tra l’atmosfera piuttosto cupa delle storie originali e il luminoso film disneyano. Qui Mary Poppins è solo la cinguettante Julie Andrews di Walt Disney, e Disney è roba da bambini. On the other hand, il film non è affatto da bambini, e questo probabilmente spiazza anche quella parte di pubblico adulto che non considera Disney una bieca multinazionale intenta a manipolare le menti più semplici e accumulare denaro contrabbandando una visione edulcorata del mondo…

Per cui, sì – questo è un buon film in cui la Disney si autocelebra un pochino ma lo fa con grazia, e glielo si perdona in virtù di una buona storia e buoni interpreti. Ma, a meno che non mi sbagli di grosso, dubito che in Italia avrà un successo travolgente.

 

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Piccioni & Lacrime

Ci sono tre cose che mi fanno lacrimare senza fallo.

Una è il V Atto del Cyrano de Bergerac, l’altra è il finale de La Cripta dei Cappuccini di Roth, e la terza, più incomprensibilmente, è questa ninna-nanna che Julie Andrews canta in Mary Poppins. Non so che farci, si vede che tocca qualche centro nervoso, ma fin da bambina, appena Julie-Mary comincia a tubare colla vecchietta, coi piccioni e colla cattedrale, I open the waterworks. 

Ci credete se vi dico che per postare qui ho aperto il filmato su YouTube, ne ho ascoltati forse venti secondi per accertarmi che fosse quel che volevo e ho già i lucciconi? Sì, secondo me ci credete, e vi divertite anche…

E voi? Non avete niente che vi faccia venire gli occhi lustri in maniera del tutto irragionevole?

Buona domenica, va’…