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L’Opera Secondo Nizza & Morbelli

interior-view-of-the-teatro-alla-scala-in-milan-ca-1830_a-l-9231368-8880731Sì, sì – Sette di Dicembre, apre la Stagione della Scala, Attila, signore in decolleté e tutto. Io stasera l’Attila non lo vedo, perché sono a teatro – ma me lo faccio registrare e poi vedremo.

Per ora, abbiatevi Nizza&Morbelli. C’è questa scena di Due Anni Dopo, in cui i Moschettieri, prigionieri alla Bastiglia, vengono sottoposti alla tortura dell’Opera – e non si può dire che funzioni, ma l’effetto è rimarchevole. Sottoposti ai “magnifici gorgheggi” di un soprano lirico-drammatico, i nostri si rotolano per terra inebetiti, tanto che è impossibile farli parlare.

OperaTortBioletto‘A questo supplizio – dicono N&M in un aside – c’è chi si abbandona motu proprio, pagando fior di lire e facendo la coda per ore fuori dal teatro. Un nostro amico di famiglia, che sa il nome di tutti i tenori prime donne baritoni e bassi (perché quest’anno al Comunale non c’era il baritono Tromboni voleva far le barricate) per i gorgheggi della Dalpiano la farebbe a piedi fino a Bologna, quel depravato!

In fondo, a tutti i famosi appassionati dell’opera lirica, che cos’è che interessa? Le romanze e i duetti che già conoscono a memoria. Il loro solo piacere è di risentirli e gridare alla primadonna che spara l’acuto: “Brrrrrava!”. Ammesso questo, facciamo una proposta che, al solito, nessuno accetterà.

Riassumiamo le opere! Eseguiamo solo i punti salienti. Potrebbe uscire un omino* a velario chiuso, a raccontare in breve come va la faccenda:

“Signore e Signori, a questo punto lei tira fuori un pugnale. Lui fa un salto indietro e dice:
Perché pugnalarmi tu vuoi?/ Il tuo vecchio genitor son io ecc. ecc..

Lei rinfodera il pugnale, facendo considerazioni di vario ordine e, finalmente, canta la romanza del secondo atto”.Operadmd

L’omino rientra, si apre il velario e l’orchestra attacca:

CONTRABBASSI – Zum!

I e II VIOLINI, VIOLE, CELLI – Pai pai pai pai…

CONTRABBASSI – Vrum Vrum!

I e II VIOLINI, VIOLE, CELLI – Pai pai pai pai…

CONTRABBASSI – Vrum Vrum!

OTTAVINO (accorato) – Piiiiiiiii….

TEODOLINDA (entrando con le treccie** sciolte)

Ahimè figlia sventurata/ di sì tristo genitor… ecc.

OperadNoi qui lo scriviamo. Ma credete che di quello che cantano in palcoscenico, si capisca una parola? Nemmen per sogno! Tenore, basso, baritono e primadonna, non contenti di essere indecifrabili negli assoli, cantano poi a due, a tre, a quattro, con e senza coro, dandosi l’un l’altro sulla voce. Una vera babilonia! E la menano così per ore ed ore. Nel Tristano e Isotta, i due folli amanti si fermano, come una balia e un soldato, sulla panchina a ragionarsela per tutt’un atto. E lui la dice a lei, e lei la dice a lui… (Beh, la fate o non la fate questa passeggiata?) Sapete qual è la conclusione? Che alla fine dello spettacolo si perde il tranvai***. E l’ultim’atto, quando lei muore, che è il punto più bello, non lo puoi ascoltar bene perché non vuoi restar ultimo nella coda al guardaroba. Una bella scocciatura! […]’

Ecco, sì. Se avete amici e parenti melomani, prima di far loro leggere questo post, considerate bene – non tutti i melomani hanno quel simpatico accessorio, un sense of humour, specie quando si viene a parlare di opera****.

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* Decenni prima di Baricco, non so se mi spiego!

** Sic.

*** Sapete, vero, che per la prima parigina del Don Carlos di Verdi, la direzione dell’Opéra volle drastici tagli perché i Parigini non dovessero perdere gli ultimi treni per la periferia? E invece di levare il ridicolo balletto (dininguardi!) si finì col levare quella meraviglia che è il duetto di Carlo e Filippo nel IV Atto. Eh…

**** Se siete melomani voi stessi, non vogliatemene troppo, va’. Confesso che, a suo tempo, il mio Mentore Operistico impiegò del tempo a perdonarmi questa storia…

gente che scrive · pennivendolerie

Le Grand Alexandre E Il Senso Degli Affari

Mail:

Certo che Dumas, a cinquanta parole per riga e con i “negri” in ufficio, suona più un affarista che uno scrittore. Mi sa che forse non rileggerò più i moschettieri con lo stesso spirito.

Dumas4A dire il vero, non saprei. Da un lato, il senso degli affari dell’autore non mi sembra un buon criterio nella scelta delle letture, e poi, a voler vedere, forse Dumas apparteneva a quel genere di gente che questo “senso”, una specie di Conoscenza in Astratto, per dirla à la Conrad, a volte dà l’impressione di possederlo in occhiuta e creativa abbondanza – e poi all’atto pratico bisogna dire che non sia affatto così.

Per dire, ne I Quattro Moschettieri, di Nizza & Morbelli si scopre che Dumas aveva con Le Constitutionnel un contratto per 100.000 righe l’anno, a 1,50 Franchi la riga.

N&M proseguono citando il seguente meraviglioso dialogo fra Athos e il servo Grimaud:

– Ebbene?
– Nulla.
– Nulla?
– Nulla.
– Come?
– Nulla, vi dico.
– È impossibile.
– Ne sono certo.
– Ne sei proprio sicuro?
– Eh, diavolo!
– Ah, è troppo.
– È così.

Dodici righe x 1,50 fa un totale di 18 Franchi. Diviso per 24 parole, fa esattamente 0,75 Franchi a parola. Mica male. E pur un pochino estremo, questo è tutt’altro che un esempio isolato del metodo Dumas.
Per farci un idea delle proporzioni, sempre ne I Quattro Moschettieri, si riporta questo lancio pubblicitario apparso su Le Mousquetaire (periodico fondato e diretto da Dumas), per il romanzo (di Dumas) Les Bleus et les Blancs:chapeaux

Per l’abbonamento trimestrale al prezzo di 15 franchi offro alle mie gentili lettrici un cappellino da ballo, da teatro o da serata. Non si tratta già di cappellini fatti in serie, di vecchi saldi di magazzino, accciabattati da mani inabili. Sono graziosissime acconciature che ogni parigina può provare e ordinare dalla modista più in voga, Madame Céline Lambert, 17 Boulevard de la Madeleine. Le abbonate di provincia le scrivano franco di porto, inviandole un campione del loro abito e indicando il loro fiore favorito. Riceveranno senza spesa alcuna un cappellino che permetterà loro di brillare alle feste della sottoprefettura.

15 Franchi = abbonamento trimestrale (compresa spedizione) + cappellino omaggio.

Dal che si constatano un paio di cose. Primo, che l’aspirapolvere in regalo con i punti del latte non è un’invenzione particolarmente nuova; e poi il britannico buon senso nel pagare gli scrittori a parole, anziché a righe…E si considera anche che i contemporanei del Grand Alexandre lo ritenevano un mostro di spirito imprenditoriale ai limiti della sgradevolezza, e si facevano beffe dei suoi metodi (come la pratica di affidare al già citato Maquet ricerche storiche e prime stesure) soprannominandolo Dumas & C.ie – in non proprio benevolo riferimento alla natura, diciamo così, manifatturiera della sua produzione.

OLdDUmasE in effetti Dumas guadagnò moltissimo in vita sua, e sperperò ancora di più in teatri, produzioni faraoniche, amanti capricciose, cantine scavate nella sabbia, padiglioni neogotici in giardino, tentativi di carriera politica, velleità sociali, divorzi costosi, voli pindarici assortiti…

E alla fine morì povero in canna, dichiarandosi padrone di un luigi d’oro – la stessa somma con cui era arrivato a Parigi diciottenne. Un’esagerazione, si capisce, o non sarebbe stato Dumas, ma di sicuro non era poi lo squalo mercantile che i suoi detrattori dipingevano.

Era solo un creatore di mondi, sogni, gente e avventure, cui non pareva abbastanza vedere le sue creature e creazioni confinate in carta e inchiostro. Apparentemente non il tipo di calling che conduce alla prosperità. Se poi questo (ri)faccia di lui uno scrittore e un artista migliore, proprio non so dire – ma francamente ne dubito alquanto.

 

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angurie · Arte Varia

I Quattro Moschettieri in Russia

E sì - anche le marionette...
E sì – anche le marionette…

Finalmente! Din Don Dan!

Guardate che cosa ho trovato – ed esultate con me!

Sì – d’accordo, l’ho trovato su YouTube, e quindi si potrebbe dire che non è stata precisamente una cerca medievale – ma insomma, prima non l’avevo mai trovato e adesso sì, e dunque ripeto: rejoice with me!

E che cosìè l’oggetto di tutto questo gioire? Un pezzettino dei Quattro Moschettieri radiofonici di Nizza&Morbelli, dicui vi ho già contato le meraviglie più di una volta. Però fino a ieri il mio entusiasmo si basava interamente sui libri e sulle memorie radiofoniche di anziani parenti. Adesso, at long last, eccone uno scampolo:

Oh, i barcaioli del Volga che tirano malinconicamente la barca avanti e indietro senz’altro scopo che il colore locale! Oh, il teatro di pensiero…! Impagabile.  Che devo dire? Adoro Nizza&Morbelli.

Buona domenica.

musica · Spigolando nella rete

Il Visconte di Castelfombrone (Cui Il Buglione Fu Antenat)

Questo post combina varie mie debolezze: una reverente adorazione nei confronti di Nizza&Morbelli, un certo interesse per il duello in letteratura, un’incoercibile simpatia per il Quartetto Cetra – e il resto lo capirete constatando da quale film sono tratte le prime immagini del video*…

 E qui c’è il testo degli impagabili N&M:

Questa, miei signori, è una storia di tempi ormai remoti. Tempi in cui il duello risolveva al primo o all’ultimo sangue le intricate vicende d’amore di dame, damigelle e cavalieri.

Giustappunto!

Grazie!

Il Visconte di Castelfombrone cui Buglione fu antenat
ha sfidato il Conte di Lomanto ed il guanto gli ha gettat.

L’altra sera al bal dell’ambasciata con l’amata lo trovò
uno sguardo e due perfetti inchini e i padrini gli mandò!

Fu dello scandalo ogni salotto
di ciarle ghiotto
subito edotto.
La donna oggetto di quella tenzone
una canzone
dal D’annunzio meritò – Zum!

Nell’ottobre dell’87 alle 7 del mattin
due carrozze si fermaron presso a un cipresso di un giardin.
Ecco tosto scendere un Visconte, poscia il Conte di Lomant.
Sulle labbra hanno il sorriso errante
“E anche sprezzante?”
“Minga tant!”

Ecco i padrini venir dal sentiero…
Cilindro nero
viso severo.
contati i passi i due crudi avversari
ad armi pari
si batteron là per là -Zum!

In guardia, Visconte! Difendetevi!
Non temo, caro Barone, la vostra lama!
Ho già vinto ben 113 duelli e con questo vincerò il 114°. In guardia… là… là… op!
Ahhhhh… Sono stato colpito qui tra la quinta e la sesta costola. Ferita penetrante in cavità con prognosi riservata. Muoio…
Presto! Un dottore!
Aiuto! Un veterinario!

Questo comparve su per le gazzette,
poi si sapette quel che accadette:
due graffi lievi ed una scalfittura,
tanta paura ed un pranzo al ristorant!

 E la postilla – oh, badate all’adorabile postilla…!

________________________________________nizza e morbelli, radio, quartetto cetra, duello

* Caramelle – anzi: data la stagione, candy canes virtuali a chi riconosce il film e individua il motivo. 

 

musica

L’Uccellino della Radio

Oh che cos’ho trovato! L’Uccellino della Radio, canzone del 1940 di Nizza, Morbelli e Filippini – cantata da Silvana Fioresi. Ah, i tempi eroici della radio… non è deliziosa? Una volta o l’altra scriverò qualcosa in materia.

La stazione radio stamattina
vive in una grande agitazion
per un grave fatto s’indovina
sono tutti in apprension

Ingegneri, tecnici ed attori
stanno muti a udir l’annunciator
che fa appello ai radioscoltatori
con la voce scossa dal tremor

Della radio l’usignol
stamattina ha preso il vol
al suo libero cielo ha voluto ritornar

Nella gabbia a fili d’or
rimaneva a malincuor
tutti i passeri udendo di fuori cinguettar

Una passeretta lo chiamò
gli disse “ci-ci-ci”
all’amore non puoi dir di no
e l’uccellin fuggì

Non lo state ad aspettar
non vorrà più ritornar
nel suo volo d’amore d’azzurro verso il sol
l’uccellino della radio ha preso il vol

Forse in una scuola l’uccellino
sopra un davanzale si posò
chino sopra un compito un bambino
al suo canto si voltò

Cinguettò in un modo che i piccini
subito guardarono di fuor
oh poter cacciare i maggiolini
correre nei prati tutti in fior

Della radio l’usignol
stamattina ha preso il vol
al suo libero cielo ha voluto ritornar

Nella gabbia a fili d’or
rimaneva a malincuor
tutti i passeri udendo di fuori cinguettar

Una passeretta lo chiamò
gli disse “ci-ci-ci”
all’amore non puoi dir di no
e l’uccellin fuggì

Non lo state ad aspettar
non vorrà più ritornar
nel suo volo d’amore d’azzurro verso il sol
l’uccellino della radio ha preso il vol.

Buona domenica a tutti!

Oggi Tecnica

Piccola Guida Agli Insetti Nocivi: Il Punto Esclamativo

english-exclamation-mark_~u13399848.jpgGli impagabili Nizza e Morbelli dicevano che, quando avevano l’impressione di non riuscire a dare mordente a una scena, uno dei due andava al mercato a comprare tre o quattro etti di punti esclamativi, che poi spargevano a manciate sulla pagina deboluccia…

Ecco, se anche non ci fosse nient’altro, basterebbero queste cose surreali a farmi adorare N&M, ma non divaghiamo. Tutti, generalmente prima che poi, attraversiamo una fase in cui ci sembra che i punti esclamativi siano una buona idea. Il mio periodo esclamativo, molti e molti anni fa, assunse aspetti inquietanti: persino nei temi di scuola, facevo punti esclamativi a forma di goccia e li coloravo di rosa… Credo di poter cercare qualche scusante nel fatto che ero alle medie.

Col tempo ci si accorge che, se tre frasi su finiscono con un punto esclamativo, per metterne in evidenza una occorre aggiungere un secondo punto esclamativo… se tutto va bene, il giorno in cui s’infila il terzo punto esclamativo, si è tramortiti da folgorazione celeste e si rinsavisce. Oppure si esce anagraficamente dall’incauta adolescenza, oppure ci s’imbatte nella Caccia al Pleonasmo di Allan Guthrie, da cui cito il tip n° 16:

Il Pleonasmo Esclamativo: punto esclamativo – usare con cautela. Più ne usate, meno impatto avranno, e finirete con l’usarne due per ottenere l’effetto di uno solo. E’ vero che serve a dare enfasi, ma l’ideale sarebbe creare l’enfasi per mezzo di scelte lessicali e sintassi. Un testo zeppo di punti esclamativi di solito è segno d’inesperienza. *

Tutto ciò vale nella narrazione, naturalmente, ma anche nel dialogo. Nel dialogo qualche punto exclamation_mark.jpgesclamativo è legittimo, ma devono essere così pochi che, vedendone uno, il lettore drizzi immediatamente le orecchie in risposta al cambiamento di tono.

Salvati quei pochissimi pochi, però, la regola è sempre quella: armarsi di flit e sterminare senza pietà.

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* Traduzione mia.

Lingue

Idioma

La lingua tedesca è relativamente facile. Chi sa il latino ed è abituato alle declinazioni l’impara come niente. Questo lo dicono i professori di tedesco alla prima lezione. E cominciate a studiare: der, des, dem, den; die, der, der, die e così di seguito. E’ semplicissimo, Quando avete ben studiato, prendete in mano un libro tedesco. E’ un magnifico volume, rilegato in tela, pubblicato a Lipsia e tratta degli usi e costumi ottentotti (Hottentoten). Venite a sapere così che presso quel popolo i canguri (Beutelratte) si trovano in grande numero e vengono catturati e rinchiusi in gabbie (Kotter) munite di copertura (Lattengitter) per proteggerli dalle intemperie. Tali gabbie vengono chiamate quindi in tedesco Lattengitterkotter e il canguro prigionero prende il nome di Lattengitterbeutelratte.

Un giorno gli ottentotti arrestano un assassino (Attentater), uccisore di una madre ottentotta (Hottentotermutter) che ha due bimbi balbuzienti (Stottertrottel). Questa madre in tedesco ha il nome di Hottentotenstottertrottelmutter e il suo assassino prende il nome di Hottentotenstottertrottelmutterattentater.

L’uccisore è rinchiuso in una gabbia da canguro (Beutelrattenlattengitterkotter) dalla quale riesce ad evadere. Ma ben presto ricade nelle mani di un guerriero ottentotto, che si presenta al capo annunciandogli:

“Ho catturato l’Attentater!”

“Quale?” gli domanda il capo.

“L’Attentaterlattengitterkotterbeutelratte” balbetta il guerriero.

“Ma ce ne sono parecchi” obietta il capo.

“E'” risponde a malapena l’indigeno “l’Hottentotenstottertrottelmutterattentater.”

“Eh, diavolo!” impreca il capo “non potevi dir subito che avevi catturato l’Hottentotenstottertrottelmutterattentaterlattengittenkotterbeutelratte?

Come vedete, il tedesco è facilissimo. Basta un po’ di applicazione.

(da Nizza e Morbelli, 2 Anni Dopo. Da prendersi prima dei pasti, due volte al dì, ogniqualvolta colga l’uzzolo di rimettersi a studiare Tedesco)

 

fenomenologia dello sbregaverze

A volte ritornano

Sì, sì, sì: ancora D’Artagnan. E’ più forte di me, che ci posso fare? E poi sono sicura che Cyrano non se la prende.

200px-Lets_make_love.jpga) Vi ricordate un film dei primissimi Anni Sessanta chiamato “Let’s Make Love”? Be’, a un certo punto Yves Montand (milionario in incognito) dice a Marylin Monroe (attrice molto svampita) di chiamarsi Alexandre Dumas. “Oooh,” cinguetta lei. “Come il tizio che ha scritto I Tre Moschettieri per la MGM! Non sarai mica tu, vero?”

  b) Dalla voce “The Three Musketeers” di Wikipedia (traduzione mia):

Influenza su opere successive

Nel 1939, l’autrice americana Tiffany Thayer pubblicò un romanzo intitolato Three Musketeers (Thayer, 1939). Si tratta di una rinarrazione della storia, ricreata con le parole dell’autrice, fedele alla trama originale, ma raccontata in un ordine differente e con punti di vista ed enfasi differenti rispetto all’originale. Per esempio, il libro si apre con una scena della gioventù di Milady e la storia della sua marchiatura a fuoco, in modo da sviluppare di più il suo personaggio e rendere più credibili e comprensibili le sue azioni e macchinazioni successive. La Thayer ttratta l’aspetto sessuale della storia in modo molto più esplicito rispetto alle traduzioni inglesi dell’originale, ciò che ha creato occasionali episodi di costernazione nei casi in cui il suo libro è finito per errore negli scaffali di letteratura per l’infanzia e nelle biblioteche scolastiche.

c) e infine, come potevo non citare Nizza e Morbelli? Spero di non infrangere i diritti di nessuno, se riporto qui l’entrata in scena del loro D’Artagnan che, nottetempo, bussa fragorosamente alla porta della taverna “Al Gatto Melanconico”:

– Olà, apri, cane di un oste, apri, se hai cara la vita!

i_quattro_moschettieri.jpgQuella voce era ben nota. Aveva rintronato secca e tagliente come una lama in tutti i crocicchi, sui ponti, ovunque c’erano il pericolo e la strage. Quella voce apparteneva ad un giovane cavaliere dal cappello piumato, alti stivali alla moschettiera, giustacuore di velluto cremisino, ampio colletto di pizzo d’Anjou, sguardo fiero e lampeggiante, capelli castani, baffi e pizzo stesso colore, altezza m .1.80, torace 90, dentatura sana, segni particolari: un neo sulla guancia destra. Quella voce apparteneva ad un Moschettiere del Re che – pur di nobiltà cadetta – aveva saputo conquistarsi con la spada e la cortesia larga rinomanza a corte: gran danzatore di pavana, goloso bevitore da taverna, appassionato in amore. I cuori  di tutte le donne di Parigi, dalle contesse alle fantesche, dalle trinaie alle forosette battevano per lui (ah, quando passava sul baio nei giorni di parata!)

D’Artagnan, ça va sans dire, non è da solo, ma con i suoi tre sodali. E insieme a loro si presenta cantando così*:

Noi siamo i prodi figli di Dumasse;

della paura, chi se ne impipasse?

Chiunque, non appena ci guardasse,

vedresse che noi siamo i Moschettier.

Dumasse nel romanzo ve lo scrisse

e poi svariate volte ve lo disse

che noi siam Athos, Portos e Aramisse

e il quarto del terzetto è D’Artagnan.

Da Nizza&Morbelli, I Quattro Moschettieri, 1935.

(*La canzone sarebbe da cantarsi sull’aria di “TRE” di Mascheroni, e io ve lo dico per dovere di cronaca, ma quanto a chi fosse Mascheroni e come fosse l’aria di “TRE”… eh!)

E con questo ho chiuso con D’Artagnan. Davvero.

grilloleggente

Nizza e Morbelli

Ieri ho citato “I Quattro Moschettieri” di Nizza e Morbelli, e ho ricevuto (non via commento… mai via commento! Ma perché? Perché? Perché?) richieste di delucidazione.

Dunque, Nizza e Morbelli erano due splendidi autori radiofonici d’antan.

Nel 1934, la loro prima irresistibile parodia dumasiana, “I Quattro Moschettieri”, appunto, fu trasmessa dall’allora EIAR, abbinata al concorso delle figurine Perugina-Buitoni (quelle del Feroce Saladino, per capirci). Fu un successo travolgente. Tutta l’Italia faceva ressa intorno alle radio per ascoltare le avventure dei Moschettieri (il gagà Aramis era particolarmente popolare) e del loro servitore Arlecchino, tra battute fulminanti, completo nonsense, divagazioni artistico-letterarie e parodie di canzoni alla moda…

4mosc.gifNel 1935, la Perugina pubblicò i testi in volume, con le illustrazioni di Angelo Bioletto, e nel ’37 2anni.gifuscì l’altrettanto delizioso seguito, “Due Anni Dopo”.

Ho la fortuna di possedere entrambi i volumi in edizione originale, ma sono diventati rari. Ho scoperto che qui e qui è possibile acquistarne una riproduzione anastatica digitale, che tuttavia costa come o più di una copia originale in buono stato su eBay, e non avrà mai il fascino della vecchia carta. (Vero è che le coste non rischieranno mai di sbriciolarsi, ma… sarebbe un discorso lungo).

Infine, su questa pagina del sito di RadioRai, alla fine del paragrafo dedicato agli “Anni ’30”, è possibile ascoltare un brano della trasmissione originale – da non perdere.

Questi libri sono una lettura incantevole e spassosissima, un pezzo di storia minore italiana, una finestra su un mondo che non c’è più, la testimonianza di un modo di fare intrattenimento che era popolare e raffinato al tempo stesso, una chicca per chi ama Dumas… si era capito che li adoro?