libri, libri e libri

Presentazioni – una Guida Ragionata (Parte II)

BookLSi era parlato qualche giorno fa della Legge di Murphy applicata alle presentazioni di libri – dal punto di vista dell’autore del libro. Se n’era parlato per S., reduce dalla presentazione del suo primo libro… Yes, well – forse sarebbe stato meglio parlarne prima della presentazione – but still.

Poi salta fuori che S. si è convinta di essere un’autrice difficile da presentare, a causa di un’innocua e minuscola modifica alla scaletta… Oh, S. – no, credimi: gli autori difficili sono davvero, davvero un’altra cosa! La tua presentazione è stata liscia e gradevolissima da farsi. Alla tua presentazione è andato tutto bene. Sono ben altri gli inconvenienti veri per chi non ha il suo libro sul tavolo – e nessuno di essi, o S. si è prodotto alla tua presentazione!

Cominciamo dicendo questo: posto che proiettori, readers e gente stramba nel pubblico sono gioie da dividersi equamente tra autore e relatore, ci sono quelle tachicardie e quei travasi di bile che sono appannaggio esclusivo del secondo.

panels-clipart-panel-discussion-4C’è, in primo luogo, l’introduttore occasionale o istituzionale. Può essere il presidente dell’associazione culturale che organizza l’evento, può essere un altro scrittore amico del protagonista della serata, può essere il locale assessore alla cultura. In genere questo personaggio esordisce con “sarò breve” – e allora è il caso di preoccuparsi – dopodiché può lanciarsi in una serie di terrificanti attività. Può lasciarsi prendere la mano e prodursi in voli pindarici su argomenti variamente connessi con il libro sul tavolo – da aneddoti sull’infanzia dell’autore ai programmi dell’associazione fino al dicembre del 2019 – mentre i suoi due minuti si dilatano in una mezz’oretta. Col tempo s’impara ad inserirsi fermamente nel primo scampolo di pausa utile, ringraziare, sottrarre il microfono e passare oltre. D’altra parte, è ancora peggio quando l’introduttore, preso da entusiasmo, fa qualche affermazione notevolmente sbagliata sul libro o sull’autore, che poi starà a voi correggere con diplomatico garbo, se proprio non è possibile glissarci sopra. O ancora, potrebbe dire buona parte di quello che avevate intenzione di dire voi – nel qual caso potrete fare una di due cose: esordire dicendo che vi hanno bruciato molto terreno e poi girarci attorno, oppure girarci attorno senza spiegazioni. Oddìo, potreste anche ripetere imperterriti quello che è stato già detto, sperando di essere più originali, più brillanti e più memorabili, ma non è una strategia che mi senta di consigliare.

HwkPoi  c’è l’Esperto. L’Esperto voi non lo conoscete bene, è stato invitato dagli organizzatori perché sembrava una buona idea, perché ha scritto anche lui (ma non un romanzo) sullo stesso argomento, o per qualche altra ragione consimile. L’Esperto arriva salutando a mala pena, riserva un particolare gelo all’autore e guarda molto male anche voi. L’Esperto siede con aria di falchetto maldisposto mentre voi introducete l’argomento, presentate lui e l’autore e poi gli date la parola. L’Esperto prende fiato e, con un lucchicio famelico negli occhi, si getta sul romanzo e lo fa metaforicamente a pezzettini molto piccoli. Voi lo guardate inorriditi, scambiate occhiate piene di pathos con il presidente/assessore/organizzatore, sorvegliate con ansia la montante crisi isterica dell’autore. Quando finalmente si ferma, satollo di strage e compiaciuto, voi cercate di smussare la situazione parlando della vivacità del dibattito, del fascino degli argomenti controversi, delle meraviglie della licenza artistica – il tutto inalberando il vostro miglior sorriso e guardando negli occhi a turno tutti gli spettatori visibili. Forse riuscirete a ipnotizzarli nella convinzione che non sia successo nulla di spiacevole. Intanto, non trascurate di rivolgere una piccola prece al Cielo, perché rafforzi i nervi e il sense of humor dell’autore.

AuthorGià, perché c’è anche l’autore. L’autore, pensate voi, dovrebbe essere l’ultimo dei problemi, giusto? Voi siete lì per parlare bene del suo libro, per stimolare un’interessante discussione in proposito, per contenere l’esuberanza dell’introduttore, dell’esperto e del pubblico. L’autore dovrebbe essere solidale e grato, giusto? E quindi abbassate la guardia e, quando l’autore scorre con gli occhi la scaletta che avete concordato e vi chiede se può fare lui il reading al vostro posto, voi dite che sì, certo… “magari ci alterniamo”. Lui/Lei sorride con aria che, ripensandoci a presentazione passata, vi parrà molto meno innocente di quanto sembri al momento. Avrete modo di rimpiangerlo quando, invece del paragrafo concordato, l’autore andrà avanti a leggere due pagine intere, mentre il pubblico comincia ad agitarsi sulle sedie. Per la prima volta fate finta di nulla – pensate persino a un piccolo equivoco. “E adesso, vuoi leggerci questo paragrafo, X?” specificate al momento della seconda lettura, e indicate per bene con il dito. Ma X sfora di nuovo, ed appare chiaro: l’autore ha una sua agenda – che non è quella concordata. A questo punto, non resta che riprendere in mano la situazione. Senza parere, a lettura terminata, spostate scaletta e libro fuori dalla portata dell’autore e, alla lettura successiva, annunciate la vostra intenzione di leggere un paragrafo che vi ha colpiti particolarmente. Procedete così, fermi e sorridenti, fino alla fine. C’è anche un’eventualità peggiore: che l’autore si risenta di qualche domanda o qualche argomento, e allora c’è poco da fare. È una di quelle situazioni-mentadent in cui programmare le domande in precedenza aiuta – bilanciate il vostro gusto per la spontaneità dell’intervista con il caso di sgradevolezze, considerando che mettere pubblicamente alla griglia un autore non diventerà mai una disciplina olimpica.

E con questo siamo ben lungi dall’avere esaurito le possibilità d’incidente. Considerate questo post come uno di quei cartelli stradali “pericolo cervi – 3 km”: non significa che per tre km possano capitare solo cervi, ma almeno si sa di dover stare attenti ai cervi in particolare.

pennivendolerie

Presentazioni: Una Guida Ragionata

BookLaunchSi parlava di recente di presentazioni – e dicevo che presentare libri è una di quelle attività regolate da una versione specifica della Legge di Murphy: certe cose tendono ad accadere e basta, e quindi tanto vale prepararcisi.

1) Se c’è un proiettore, non è affatto detto che funzioni. Avrete la vostra presentazione powerpoint, con tutte le belle, significative immagini che avrete impiegato ore a raccogliere, scaricare, mettere in ordine, fornire di didascalia… ma il proiettore non vorrà saperne. Oppure il computer collegato al proiettore non vorrà saperne. Oppure non ci sarà il computer a cui collegare il proiettore. Oppure non ci sarà il proiettore. Oppure ci saranno entrambi, ma il proiettore soffrirà di una rara malattia congenita in base alla quale va in stand-by ogni volta che viene lasciato a se stesso per più di un minuto e mezzo, e poi richiede complessi riti tribali per riprendere a funzionare. Per cui, predisponete le vostre immagini, ma siate preparati a farne senza.

2) Se c’è un proiettore che non funziona, è del tutto possibile che qualcuno si faccia venire le convulsioni alla prospettiva di una presentazione senza immagini. L’organizzatore/trice, oppure chi vi deve intervistare, insisterà disperatamente perché si provi a rimettere in funzione l’arnese defunto, e farà ritardare l’inizio, facendo innervosire da matti l’altro/a relatore/trice. Per non parlare del pubblico in sala. A questo punto potrà succedere qualche tipo di miracolo, oppure no, ma intanto comincerete in ritardo.

schedule3) Se non avete concordato una scaletta, non stupitevi se qualcuno all’ultimo minuto se ne salta fuori con un incrocio tra il ruolino delle grandi manovre estive e una visita di stato dell’Imperatore del Giappone. “Poi tu accenni alla tua formazione letteraria, ma ti fermi prima di parlare degli anni dell’Università, perché lì inseriamo il pezzo al flauto traverso, una domanda sugli autori inglesi che più ti hanno influenzata, il filmato e poi il relatore introduce, e poi tu potresti dire, e poi gli attori partono col reading…” Sorridete, contate sul fatto che qualcuno vi rivolgerà le domande giuste al momento giusto, e non opponetevi se non in casi estremi: di sicuro c’è già abbastanza confusione così com’è. La vera preoccupazione sono i tempi – ma vuol dire che la prossima volta, concorderete preventivamente una scaletta sensata in pochi – pochissimi punti.

4) Se avete concordato una scaletta, d’altro canto, è altamente probabile che qualcuno non la rispetti, prendendo iniziative dell’ultimo momento, divagando selvaggiamente, dimenticando del tutto qualcosa di vitale e, in generale, gettando nel panico voi, l’altro relatore, gli attori e/o musicisti e, occasionalmente, il pubblico. Considerate poi la completa serendipità di casi&accidenti come relatori influenzati, cellulari che squillano, gente bizzarra tra il pubblico… Reagite con sense of humour, o almeno fingete; piangerete più tardi a casa.

5) Se il relatore vi conosce dall’infanzia, non è improbabile che si lasci trascinare dall’affetto e ne approfitti, tirando fuori a tradimento domande (o affermazioni) che vi metteranno in orribile imbarazzo, o che vi faranno commuovere nel momento meno adatto. Oppure, potrebbe punzecchiarvi per tutto il tempo in un modo che è moneta corrente tra voi da quando avevate cinque anni, ma sconcerta un nonnulla il pubblico. Chiarite prima che, se si azzarda a fare qualcosa di simile, vi farete un braccialetto con i suoi molari.

6) Se credete che la probabilità di errori con il vostro cognome e/o il titolo del libro sia proporzionale alla quantità di sillabe, può darsi che abbiate ragione. Tuttavia, anche se vi chiamate Nina Bo e avete scritto Eco, preparatevi alla definita possibilità che qualche anziana signora vi complimenti calorosamente per il libro di qualcun altro, o che il vostro amato titolo compaia sulla stampa locale in forme eterodosse.

7) Se c’è qualcuno che vi fa il reading, discutete prima ogni singolo nome proprio – di luogo e di persona – ogni singolo vocabolo specialistico, ogni singolo accento inconsueto. Non date nulla per scontato e poi preparatevi all’idea che qualcosa vada storto da questo punto di vista. E non perché il vostro reader non sappia il suo mestiere o sia approssimativo, ma perché questo è uno dei tanti modi in cui il Fato Imperscrutabile maltratta gli scrittori. Sort of.

8) Se vi si presenta insieme a qualche altro autore, non sempre capirete in base a quale criterio vi abbiano accostati. Considerate che anche gli organizzatori a volte perdono il sonno su dilemmi come: meglio due autori dello stesso genere che poi magari si fanno a pezzettini, o meglio due autori del tutto eterogenei, che non c’entrano troppo l’uno con l’altro, ma presumibilmente non si accapiglieranno? Resta il fatto che l’accostamento tra due o più autori può essere molto stimolante o molto truculento: salvo precedenti accertati, è difficile prevedere quale dei due. In linea generale, meglio andare senza preconcetti, intenzionati ad essere cordiali, ma non impreparati alla battaglia.AudQuest

9) Se c’è lo spazio per le domande del pubblico, siate preparati tanto al silenzio di tomba* quanto alle evenienze più bizzarre. Qualcuno rapsodizzerà per cinque minuti pieni senza che capiate di preciso qual è la domanda; qualcuno accennerà vagamente a voi per poi passare a parlare di sé; qualcuno vi farà domande intelligenti e acute, alle quali è una gioia rispondere; qualcuno vi accuserà con molto vigore di avere calunniato il vostro arcimalvagio tardorinascimentale e di essere, per questo, scrittori poco seri; qualcuno vi chiederà quanto c’è del vostro vissuto personale in quello che scrivete; qualcuno domanderà qualcosa che vi parrà di avere già spiegato diffusamente nel corso della presentazione – o in risposta alla domanda precedente… Col tempo svilupperete una serie di risposte standard per le emergenze, e una certa destrezza nel ricondurre il discorso verso una carreggiata qualsiasi, ma non illudetevi: qualcuno riuscirà sempre a lasciarvi interdetti.

10) Se alla fine firmate le copie vendute, chiedete sempre a chi dovete dedicare. Sempre. Anche se credete proprio di ricordarvi chi è la persona che avete davanti. Soprattutto se credete di ricordarvene. È brutto abbastanza fare una gaffe a voce, e credetemi: non volete farla per iscritto sulla copia del vostro libro che la vittima ha appena comprato.

Ecco qui. Non è tutto quello che può succedere, ovviamente, perché non c’è limite a quello che il Cosmo può decidere di scaraventare nella vostra direzione mentre presentate un libro, ma queste sono alcune evenienze più comuni di altre. Mi pare che mi sarebbe piaciuto sapere di dovermele aspettare, quando ho iniziato a presentare libri. Non avrei potuto fare nulla per evitarle, si capisce, ma almeno mi sarei risparmiata qualche episodio di tachicardia acuta.

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* E, per il caso, non è una cattiva idea prendere accordi per una domanda qualsiasi con un complice seduto in platea. Non è necessariamente detto, ma è frequente che il pubblico aspetti soltanto un apripista…

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E poi…

E poi, invece, ci sono sere in cui vi scapicollate per cinquanta km sotto un’acqua che Dio la manda, colmi di sacro fuoco all’idea di presentare il vostro libro.

Quando arrivate, per prima cosa, vi dicono che il vostro relatore non c’è e non ci sarà. Ha chiamato un quarto d’ora fa per avvisare e scusarsi, e dirsi certo che ce la farete alla grande da soli.

“Ah, be’…” mormorate, cercando di sorridere. In fondo l’avete già fatto, no? Vi è già capitato di presentarvi da soli, che ci vuole?

Così entrate fiduciosamente nella sala dove vi hanno predisposto una quantità sterimnata di sedie, un tavolino con due poltroncine, i fiori, i vostri libri in bella vista, le bottigliette d’acqua…

Sperdute tra la quantità sterminata di sedie, siedono quattro persone. Una quinta entra mentre l’organizzatore vi spiega che in fondo sono solo le nove in punto, forse si può aspettare ancora un po’… è un peccato che, in contemporanea, ci sia un film al cinema/un torneo di freccette/un dibattito sul nucleare in sala civica. E poi piove così forte…

Tenendo gli angoli della bocca ben alti, appoggiate armi e bagagli (compresa una borsina di copie del libro, metti mai…) accanto al tavolino con i fiori, fate cenni incoraggianti ai cinque coraggiosi e poi vi allontanate con l’organizzatore, sperando che all’altro capo della sala vi riesca meglio di mantenere un’aria di elegante nonchalance.

Alle nove e diciotto non è arrivato nessun altro. Scambiate sguardo e scrollata di spalle con l’organizzatore e prendete posto al tavolino. L’organizzatore vi introduce in due parole due e poi vi abbandona al vostro destino.

Voi pensate a Liszt e cominciate. Fate del vostro meglio, parlate di libri, di storia e di scrittura, raccontate aneddoti, leggete pezzetti… due dei cinque hanno l’aria di divertirsi, gli altri mica tanto. Dopo un po’, tuttavia, trovate la temperatura giusta: dopo tutto, è il vostro argomento, ne sapete parlare anche nel sonno e vi piace tanto… Parlate per un’oretta, con passione e, sperate, con efficacia. Conducete il discorso a una logica conclusione, guardate la vostra five-people-audience e sfoderate il vostro miglior sorriso.

“Domande?”

Nessuno apre bocca.

L’organizzatore interviene e vi fa un paio di domande, una delle quali riguarda i vostri scrittori contemporanei preferiti. Voi annaspate un attimo, ve la cavate con una battuta e vi fate una noterella mentale di prepararvi una risposta migliore, per il caso che questa domanda dovesse ricomparire in futuro. Poi uno dei cinque alza la mano e vi si risolleva il cuore…

E il cuore faceva male a risollevarsi. “Certo che sono libri un po’ pesanti, vero?” è la domanda. “Voglio dire, bisogna sapere bene la storia, per leggerli…”

Ricordate quando credevate di avere parlato con passione ed efficacia? Ecco, ben vi sta. Raccogliete il vostro mento da terra e cercate di spiegare che i vostri sono romanzi, proprio romanzi: storie contenute in se stesse, che funzionano anche senza enciclopedia a portata di mano… l’organizzatore interviene a darvi manforte, passate a parlare della percezione comune del genere “romanzo storico”, di generi e sottogeneri,  di editoria italiana ed editoria anglosassone, qualche altra domanda arriva…

Un quarto d’ora più tardi, segretamente mogi e senza avere venduto una singola copia, salutate l’organizzatore fingendo che tutto sia andato bene, riprendete l’automobile e via, sotto la pioggia e nel vento. Siccome sentite il bisogno di qualche forma di consolazione, siete pallidamente lieti di trovare nel lettore CD la vostra incisione preferita dell’Andrea Chenier. Almeno questo!

Per un po’ guidate e ascoltate l’opera, e ascoltate l’opera e guidate, e canterellate anche un pochino, e quasi vi commuovete sulla scena della Vecchia Madelon*, e ascoltate, e guidate…

A un certo punto arrivate a un incrocio a T che proprio non vi par di riconoscere e, appena svoltato, scoprite di essere dalla parte sbagliata della città… Naturalmente avete allungato la strada di un bel pezzo, e siete ben lontani da dove dovreste essere, e intanto piove con gioioso abbandono. Che cosa scommettete che, una volta a casa, scoprirete di avere dimenticato le chiavi?

Ecco, appunto. Poi ci sono sere così.

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* Cribbio, che mozzarelle sentimentali state diventando con l’età!

Somnium Hannibalis

Presentazione a Guidizzolo

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E sì: sono consapevole del fatto che lo sto comunicando all’ultimissimo minuto.

Quando abitavo in Inghilterra e per qualche motivo non avevamo un tostapane, si scaldava il pane nel forno. Io lo mettevo dentro, dopo un minuto o due lo giravo e con questo mi sentivo a posto e non ci pensavo più – col risultato che lo bruciavo tutti i giorni. Ma proprio tutti i giorni.

per cui, quando giovedì scorso ho sostituito questa comunicazione (già preparata) con il post sui titoli, non avrei dovuto semplicemente rimandare la comunicazione a venerdì, ma programmarla. Invece poi venerdì ho iniziato un programma di frenetiche ricerche sulla Divina Giuditta Pasta, soprano ottocentesco e Cantatrice di S.M.I.R.A. (e ho avuto quattordici persone a cena), poi confesso di essermene dimenticata un pochino – tra Bibi, un’energica e urgente revisione di un vecchio monologo, la necessità di conciliare la Divina Giuditta con un piano tattico per potare di un migliaio di parole una storia che ne conta seimila – e avrebbe senso così com’è…

Però io la comunicazione l’avevo già preparata, e quindi mi sentivo la coscienza a posto. E ho bruciato il pane.