elizabethana · scribblemania

PBN

Cinquecentoventicinque parole – nonostante la febbre, la tosse e il raffreddore.

Potrebbe essere una buona cosa oppure no. Ho imparato a diffidare di quel che scrivo quando non sto bene, per cui ne riparleremo a flu passata.

Tanto più che si tratta di una scena in cui K. “sogna” due persone che parlano, e tutto quel che dicono deve sembrare qualcosa e in realtà significare tutt’altro – ciò che però diventerà chiaro solo parecchi capitoli più avanti…

Però intanto 525.

elizabethana · scribblemania

PBN

Millecentotrentacinque parole di fantasmi che che fanno a botte. Well, botte metafisiche.

K. al momento le sta prendendo, ma ancora un centinaio di parole e avrà una seria sorpresa…

Domani.

E diciamolo sottovoce – ma è mai possibile che abbia ripreso qualcosa di simile a un ritmo di scrittura?

*crosses fingers*

elizabethana · scribblemania

PBN

Cinquecentouno.

Nonostante un adorabile attacco di procrastinazione, nel corso del quale ho passato il tempo che avevo riservato ai miei fantasmi spigolando su e giù per TVTropes…

Ugh.

Per cui c’è voluto che accendessi il computer dopo essere tornata da teatro, ad ora già parecchio tarda, per buttare giù cinquecento parole – e quelle cinquecento (e una) non sono nemmeno malaccio, ma cribbio.

Questa storia la volevo scrivere da anni… perché diavolo dev’essere così, adesso?

elizabethana · scribblemania

PBN

Millecentodieci parole di una scena che non mi dispiace affatto.

Oddìo, è tutto molto desolato e cupo, ma quella era l’intenzione, per cui va bene così. Gesuiti fantasma, tradimento, rimorso – ma ormai è tutto piuttosto irreparabile, anche se ci vorrà ancora un po’ prima che il mio protagonista se ne faccia una ragione…

E, lasciate che ve lo dica, questa settimana si scrive. Ecco.

elizabethana · scribblemania

PBN

Neanche una parola in senso stretto – ma ho ripreso in mano piani e progetti, ne ho rivoltato una parte come un guanto e la cosa comincia a prendere una forma non del tutto implausibile.

E la cosa pittoresca si è che l’altra mattina mi sono svegliata con l’impressione di dover usare riguardo all’occhio destro, che fa male non a me ma al mio protagonista.

Per quanto possa suonare squadrellato, credetemi se vi dico che è un buon segno.

elizabethana · scribblemania

PBN

Milletrecentoquarantuno.

E di queste, ottocentoottanta e rotte le ho scritte arrampicata su una scala durante una sessione di prove di teatro.

È evidente che la mia partecipazione alle prove in questione è stata alquanto nominale, ma sono soddisfatta di poter dire che riesco ancora a scrivere nel mezzo di una notevole confusione.

E, pur con margine di miglioramento, la scena è angosciosa e claustrofobica quasi al punto giusto.

elizabethana · scribblemania

PBN

Trecentocinquantatre parole.

Non precisamente un treno merci, ma come suol dirsi: piuttosto che niente…

Il problema è che, pur sapendo che alla fine di questa scena deve farsi vivo un fantasma (oh, the pun!), continuo a cambiare idea su chi di preciso debba essere…

Oh… 

Oh…

Oh!

Potrei avere avuto una piccola illuminazione sur-le-camp. E se dapprincipio non fosse chiaro di chi si tratta? Se fosse solo una pallida forma in distanza eccetera eccetera? 

Hm, l’idea mi solletica. Slow revelation, and all that

 

scribblemania

Piccolo Bollettino Notturno

E sono lieta d’informarvi che dopo sei giorni di siccità completa, oggi finalmente sono piovute 737 parole.

Non molte, d’accordo, e forse anche un po’ dissennate, perché non è che abbia risolto tutti i miei problemi di centro cascante, ma se non altro, invece di starmene seduta a lamentarmi per iscritto, sono stata seduta a scrivere qualcosa di vagamente costruttivo.

Magari non è un granché, ma di sicuro è un miglioramento.

E forse sarebbe andata anche meglio se alla gatta non fosse parso il caso di rendere la serata memorabile producendosi in un attacco epilettico…

No, dico sul serio. Davvero.

But never mind: 737 parole.

Ecco.

scribblemania

Piccolo Bollettino Notturno

Sto procrastinando in modi di cui non mi credevo capace…

C’è qualcosa che non va con la parte centrale della storia e direi che non riesco a venirne fuori – se non fosse che in realtà non mi ci sono applicata sul serio in tutto il giorno.

Che rabbia.

Il momento migliore della giornata è stato vedere un titolo sulla stampa locale che parlava della stagione teatrale “da Shaw alla Prezzavento”…

Il che è molto carino e assurdamente lusinghiero, ma non toglie che sia un tantino bloccata.

Come dicevasi poco più sopra: che rabbia.