blog life

Iliade

Dunque, un giorno, mettete circa un mese fa, l’antivirus drizza le antenne, suona le trombe, strilla ‘all’armi!’ e mi avverte della presenza di un trojan horse.

“Oh, be’…” penso tra me. “Che vuoi mai che sia?” e dò al cerbero istruzioni di eliminare l’intruso.

“Eliminazione fallita,” comunica il cerbero dopo un po’. “Metto in quarantena?”

Non so che cosa avreste fatto voi, ma io ho detto di sì, senza allarmarmi troppo. Non mi sono allarmata troppo (e questo, lo ammetto, non torna molto a onore del mio QI) nemmeno quando è comparsa la schermata che avvertiva di possibili complicazioni, crash di sistema, alluvioni, terremoti, piogge di meteoriti e catastrofi cosmiche assortite. Proseguire?

No, non mi sono allarmata. Forte del fatto che “un trojan horse è più una seccatura che una minaccia”, pigio allegramente il tasto OK e, siccome lì per lì non succede nulla, mi convinco che tutta vada alla perfezione.

E non ci penso più.

Non ci penso più fino al mattino successivo, quando tento di accendere il computer e… nulla.

Riprovo: nulla di nulla.

Riprovo ancora: buio siderale.

E allora, colta da panico, chiamo il San Tecnico, che si precipita qui il pomeriggio stesso. Il San Tecnico tenta di accendere, accede a qualcosa che persino io mi rendo conto essere in DOS (ecco a cosa serve avere fatto un’ora settimanale d’informatica per tutto il Ginnasio), mugugna tra sé e diagnostica un eccesso di zelo.

In pratica, nell’ansia di liberarsi dell’equino pergamide, l’antivirus ha fagocitato anche il file di sistema a cui l’invasore si era appiccicato. Mentre io comincio a iperventilare, e mi prendo a sberle perché è più di un mese che non faccio il maledetto back up, il San Tecnico m’informa che chi vivrà vedrà, e se ne parte, portandosi via l’ordigno.

Il seguito è una lunga trama di stelle avverse, battaglie epocali, esperimenti, attese e mugugni, ma tutto ciò è avvenuto nel campo del San Tecnico. Quello che vi posso dire è che, dopo i primi giorni di disperazione nera (niente Internet, niente posta elettronica, niente di niente), mi sono… come dire? Sono tornata allo stadio di felice, rousseauiana innocenza dei miei primi vent’anni, quando Internet non esisteva e tutti vivevamo felici lo stesso. Ho lavorato su stampe cartacee, ho scritto a mano, ho letto diversi libri seduta in giardino, ho guardato qualche film… E vidi che tutto ciò era cosa buona.

Mi piacerebbe dire che sono anche andata in giro in bicicletta, ma prima che la mia disintossicazione giungesse a quello stadio, il San Tecnico è tornato con il computer risanato.

E adesso? Dopo i primi giorni di riadattamento e recupero, posso dire che ho ridotto le ore di Internet quotidiane. Almeno un po’.

E tuttavia, che posso dire? Mi conosco: vedremo quanto durerà.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...