angurie

In cui la Clarina Riceve un’Illuminazione

IlluTigl“San Tecnico! San Tecnico! San Tecnico!”

“Che accade, o Clarina?”

“San Tecnico, aiuto, soccorso, conforto, assistenza!!”

“Volentieri, o Clarina – se posso. Che accade?”

“Se non puoi tu, non può nessuno… hellllllp!”

“Reitero, o donna: che accade?”

“AccadecheTiglathPileserIIIrifiutadiconnettersiepuòesseresoltantocolpasuaperchéTheBeastieeilcellularesiconnettonobenissimoequindiilmodemfunzionamaTiglathrifiutapervicacementeaddiritturaallevoltecompareinbassoadestraunacomunicazionedimodalitàaereomanonsempreequandoc’ènonriescoadisattivarlaecomunquechecisiaomenononcambianullaeTiglathnonsiconnette–”

“Clarina!”

“Gasp!”

“Respira, o donna.”

“Giusto. Respiro. Respiro. E respiro. Ma la morale si è che Tiglath non si connette.”

“Sì, mi pareva di averlo intuito. Hm… vediamo un po’… prova a staccare il cavetto ethernet.”

“…”

IlluRouter“Il cavetto che corre dal modem al computer.”

“Ah… sì, provo.”

“Clarina? Sei ancora lì? Odo strani grugniti…”

“Non ci riesco!”

“Non ci riesci?”

“Non riesco a staccare il cavetto. È durissimo e non cede… ho paura di rompere qualcosa. Che sia incastrato?”

“Er… Clarinina, hai notato che la parte finale del cavetto, la testa, quella ti sembra incastrata, ha una linguetta?”

“Linguetta? Oh, sì…”

“Benone. Devi abbassarla e contemporaneamente tirare verso l’esterno.”

“… Sì!  È uscito!”

“Piccoli miracoli quotidiani, eh?”IlluNessie

“Proprio. Non avevo mai notato che ci fosse… Ed è anche carino. Sembra un piccolo coccodrillo… No, in realtà, con questo collo lunghissimo… Nessie! Sembra Nessie! Non trovi, o San Tecnico, che somigli a Nessie?”

“Er… sì – ma adesso rimettilo dentro.”

“Oh. Right. A nanna, Nessie. Piacere di averti conosciuto… Fatto. Ma non succede nulla.”

“Aspetta un secondo…”

“Nulla.”

“Nulla nulla?”

“No…”

“Hm. Speriamo che non sia defunto il cavetto…”

“Uh… non l’avrò assassinato io, tirando come un rinoceronte?”

“Er… per ora assumiamo di no. Proviamo a fare un’altra cosa, vuoi? Forse hai modificato qualche impostazione senza volere…”

[Segue un altro pezzo di conversazione strutturato in istruzioni ostrotecniche semplificate da parte del San Tecnico e obbedienza cieca ma men che competente da parte della Clarina – con frequente scambio di foto di schermo via Whatsapp. Finché…]

“Non so, Clarina – è un po’ strano, e al momento non ho altre idee. Però… non ha fatto una piega nemmeno quando l’hai riavviato?”

“Riavviato…?”

“Non stai dicendo che non hai provato a spegnere e riaccendere il computer, vero?”

“Er… no. Avrei dovuto?”

“Ma benedetta donna, è la Prima Legge dell’Informatica! Se Qualcosa Non Va, Spegni e Riaccendi!”

“Ah… Oh. Eh. Er… Quindi credo che spegnerò e riaccenderò.”

“Brava.”

Alaska. Denali Highway. Rays of warm evening light coming through clouds.
Alaska. Denali Highway. Rays of warm evening light coming through clouds.

“San Tecnico! Miracolo! Non ci crederai, ma… ”

“Fammi indovinare: quando hai riacceso Tiglath la connessione era lì?”

“Sssssì!”

“Eh…”

“Oh, San Tecnico! Che farei senza di te? Graziegraziegraziegraziegrazie!”

“Ma ti pare? È sempre bello illuminare le menti – ed è ancora più bello trovare conferma che la Prima Legge funziona sempre. Adesso che la conosci, scrivitela.”

“La inciderò su una tavoletta di pietra.”

“Irrecuperabilmente analogica! San Tecnico out.”

Ed è per questo che, dopo una breve pausa, SEdS torna a voi. Ci vuol pazienza.

 

 

angurie

Di Nuovo a Casa (ma non come se fossi stata via…)

Il sipario si apre su un lunedì mattina di tardo luglio – calduccio ma con promessa di nuvole a venire. Imaginary Door

Upstage left si apre una porticina immaginaria e ne entra la Clarina affannatissima, con una locandina arrotolata, un modellino di scenografia e una pila di tragedie greche sottobraccio.

la Clarina (si guarda attorno dubbiosamente) – Ah, finalmente!

Senza Errori di Stumpa – Ehi!

C. (sobbalza e si morde la lingua, lasciando tragedie e tutto quanto in un mucchio disordinato) – Yikes!

SEdS – Ehi, ma dov’eri finita?

C. – Ma si fa così? Non sei contento di rivedermi?

SEdS – Si può sapere dov’eri?

C. – Non–

SEdS – È una settimana che ti cerco!Che ti aspetto! Che ti chiamo – come Cathy nella notte ventosa!

C. – Non ho potuto–

SEdS – Mi hai piantato qui con tutti quei romanzi di cappa e spada. Gente armata e pericolosa e mica sempre tanto in quadro!

C. – Non ho potuto accedere, Blogo.

SEdS – I Lettori venivano, e chiedevano di te, e io non… eh? Che vuol dire che non potevi accedere? E avvertire? Telefonare? Un sms, una lettera, un telegramma, un piccione viaggiatore…!

C. – In che lingua vuoi che ti traduca “Non Potevo Accedere”?  (S’inginocchia a raccogliere le robe franate)

SEdS – Ehi!

FallNuovo sussulto della Clarina, nuovo crollo tragico…

C. – Ma cosa?!

SEdS – Non sono stato io!

C. Sì, invece. Hai strillato, io mi sono morsa la lingua e–

SEdS – Non quello. Com’è che non potevi accedere? Non sono stato io. Non ho fatto nulla. Non ti ho chiusa fuori. Non…

C. – Rilassati, Blogo. Non è colpa tua, stavolta. È solo che Tiglath Pileser è andato un pochino in deliquio, e il San Tecnico era al mare.

SEdS – Tiglath Pileser il computer nuovo?

C. – Conosciamo molta altra gente così nomata?

SEdS – Tiglath Pileser il Computer Nuovo ce l’hai da quanto? Un mese? È prestino per cominciare con i deliqui…

C. – Er… Potrebbe non essere stata tutta colpa sua.

SEdS – Che cosa hai combinato?

C. – Credevo di far bene…

SEdS – …Disse Romeo, dopo aver fatto infilzare Mercuzio a morte. Trag

C. – Er… yes, well. (Cambiando platealmente discorso) E non mi chiedi nemmeno che cosa faccio con tutta questa roba?

SEdS – Ah sì: che cosa fai con tutta questa roba?

C. – Non te lo dico! Non ancora. Cose a venire. Cose belle. Vedrai, vedrai, vedrete – tu e i Lettori…

Se avesse polmoni e bulbi oculari, SEdS sospirerebbe e leverebbe gli occhi al cielo. Ah well, la Clarina è tornata. Stiamo a vedere che succede, volete?

Sipario.

 

angurie · tecnologia

Rieccomi!

BackRieccomi, o Lettori…

Mi credevate svanita nel nulla, vero? E invece no – è solo che l’Innominatino, povero piccolo computer, ha reso l’anima. Però non l’ha fatto in maniera ragionevolmente drastica, tutto d’un colpo. Gli è parso bello, piuttosto, defungere come si fa all’opera: in maniera protratta, drammatica e con un paio di lunghe romanze nel mezzo…

Ah well, ma alla fine, e benedetto sia San G. il Tecnico, è arrivato il successore: Tiglath Pileser Cum Innominatino – e siano benedette anche le memorie esterne. E quindi, come dicevasi, rieccomi qui.

Ma non pensate che siano state due settimane di ozio e oblio, perché sono successe varie cose. Per cui, riepilogando:

SHAKESPEARE-cover-web_m– Il 26 di aprile, alla Biblioteca Teresiana, si è inaugurata la bellissima mostra Essere o non essere Shakespeare, tavole di Alessandro Sanna e shakespeariana varie – e si è anche presentato l’omonimo libro, edito da Corraini. È, lasciate che ve lo dica, un libro favoloso: bellissimo a vedersi, pieno di idee, di esperimenti – e un modo nuovo di considerare Shakespeare. D’altra parte ormai si sa: Alessandro Sanna è una garanzia. E collateralmente alla mostra anch’io sarò alla Teresiana, mercoledì 17, alle 17.30, con una conversazione a proposito di Shakespeare, ritratti, specchi e immagini, chiamata Vi Dipingo il Suo Carattere. LocTeatrinoSmall

– È tornato il Palcoscenico di Carta, con una lettura in celebrazione dell’Anno Pirandelliano. Domani alle ore 18 leggeremo la seconda parte de I Giganti della Montagna – che si sta rivelando una lettura… soprendente. Tanto diverso da Shakespeare quanto è possibile, e non meno affascinante. Leggeranno con noi attori dell’Accademia Campogalliani e di Hic Sunt Histriones. Raggiungeteci alla libreria IBS+Libraccio, al n° 50 di Via Verdi a Mantova, volete?

Chorus– Con Hic Sunt Histriones porteremo Shakespeare in Words a Poggio Rusco (MN). Venerdì 19 maggio daremo una rappresentazione per le scuole, e sabato 20, alle 21, una per il pubblico generale. Versione ampliata, by the way – e con nuovi esperimenti dal punto di vista musicale. Il che significa che siamo nel pieno delle prove, del fervore, delle variazioni dell’ultimo minuto, delle incertezze, dei tentativi… Alla fin fine, è sempre come il trapezio senza rete – ma altrimenti, dove sarebbe il gusto di farlo? 18033837_846681858818412_5431282186727641827_n

– E infine, l’ultimo aperitivo letterario della rassegna Inchiostro & Vino è stato spostato martedì 23 maggio. Parleremo di vino all’opera e fuori nell’Ottocento. Prenotate presto, perché i posti sono limitati!

E a dire il vero non è nemmeno strettamente tutto – ma per ora basta così.

Ah, è bello essere tornati.

Oggi Tecnica · tecnologia

Quattro Anni E Le Idee Chiare

Non è che il passaggio all’Innominatino stia andando proprio liscissimo… E’ successo un po’ di tutto, ma per farla breve diciamo che sono stata naufraga (as in senza rete e senza posta) fino a stamattina, quando è arrivato San G a riconnettermi al mondo.

Essendosi tempo di vacanze estive, San G. è arrivato con la sua adorabile famiglia al seguito e, mentre lui lavorava, io ho parlato con sua moglie, Santa A., e giocato a make-believe con il loro E., quattro anni e un’immaginazione illimitata.

Abbiamo giocato a lungo alla spedizione spaziale. La plafoniera del soffitto era la luna, e la scatola della tastiera un’astronave. Il gioco consisteva nell’allestire l’astronave per la partenza con foglietti ripiegati e nastrini colorati, chiuderla per bene e prendere il volo. E. arrivava fin dove poteva, poi subentravo io per portare l’astronave in orbita e poi… Oh-oh! Houston, abbiamo un problema. Il carburante non bastava: drammatico ammaraggio d’emergenza, recupero in mare – e via daccapo. Abbiamo ripetuto molte volte: ogni volta sembrava che andassimo più vicino alla luna, ma poi… oh-oh! diceva E.

A un certo punto ho deciso che ci voleva un successo: siamo arrivati sulla luna dopo molti tentativi, abbiamo festeggiato un pochino, ma E. ha perso subito interesse alla cosa allo spazio. Invece ha voluto che sua madre gli facesse delle barchette di carta con delle vecchie locandine, ha equipaggiato la sua flotta con i cavalieri di carta e abbiamo cominciato un’altra avventura piena di scontri, naufragi, abbordaggi e affondamenti.

E non ho più tentato di farla andare bene, perché E. aveva ragione, e che diamine! Dovrei saperlo: qual’è l’interesse di una storia, se tutto va bene? Il lieto fine va bene, appunto, per finire – ma prima di quello devono esserci innumerevoli tentativi e rovesci, devono esserci fallimenti e disastri, devono esserci conflitto e dramma… sennò che gioco è? Sennò che storia è?

Dovrei giocare più spesso a make believe – tutti gli scrittori dovrebbero, per toccare con mano la necessità quintessenziale del conflitto, dei guai e dei rovesci. Perché – il quattrenne E. me l’ha dimostrato nel più trasparente dei modi – una volta giunti felicemente sulla luna non c’è più nulla da fare, se non chiudere il libro e passare a un altro gioco.

tecnologia

Il Congedo Dell’Iniquo Steno

O Lettori,

voi non mi conoscete se non per sentito dire. Sono l’Iniquo Steno, il computer della Clarina.

Lo sono ancora per poche ore, perché oggi, dopo sette anni di onorato servizio, vado in pensione. Questo pomeriggio attendiamo San G., il mio patrono, perché mi svuoti la memoria, mi stacchi e mi sostituisca con la macchina nuova, un arnese grosso la metà di me e varie volte più potente, che non ha ancora un nome.

Sia ben chiaro: io funziono ancora, ma non ce la faccio più. La Clarina mi ha portato con sé da una vita precedente, dove il mio problema più grosso era gestire un programma di contabilità in DOS. Il programma era scrittapposta, cosa di cui andavamo tutti orgogliosi, e funzionava benone – almeno fino all’introduzione dell’Euro, quando rimase sconvolto dal dover pensare in centesimi. Allora cominciarono i guai, le incomprensioni, i capricci, i dispetti, gli epici crash. Non era colpa del mio predecessore, e men che meno del sottoscritto, che ereditò il programma già fulminato – ma tant’è. Gli scrittori sono quel che tutti sappiamo e, dopo l’ennesimo crash, la Clarina pensò bene di darmi il nome di un malvagio d’opera.

Tuttavia me la cavavo. Poi venimmo via e da un giorno all’altro scoprii di essere il computer di una scrittrice, editor e traduttrice occasionale, con una tendenza incoercibile a trascorrere giornate intere su Internet, scaricarne treni merci di roba, tenere aperti programmi e finestre come se piovesse e pretendere da me l’equivalente tecnologico dell’ubiquità. Ma io ho solo 512 MB, che diamine! La Clarina non se n’è mai data per inteso, continuando a coprirmi d’improperi ogni volta che cedevo durante una delle sue sessioni di daring multitasking, e guardandosi bene dall’imparare a fare il backup come una persona sana di mente.

“Piantala di volere che faccia diciotto cose contemporaneamente,” diceva gente più saggia, al che la Clarina rispondeva di non voler smettere di fare multitasking perché il computer non glielo permette, e di avere invece bisogno di un computer che le permetta di fare tutto il multitasking che vuole. Così si procedeva saltellon saltelloni tra travasi di bile, deliquii periodici e infarti occasionali, e ogni tanto si convocava San G. al mio capezzale. Poi la settimana scorsa, in occasione dell’ultima visita, San G. è stato chiaro: c’è un limite a quello che la Clarina può pretendere da me. E così, di comune accordo, siamo giunti alla decisione di separarci. Lei ha comprato l’Innominatino (to’! sta a vedere che ho coniato un nome…) e io, visto che sono ancora tosto e funzionante, me ne vado a fare il computer di seconda mano in una scuola elementare. Sono certo che subire quotidianamente le inesperte attenzioni di un centinaio di piccoli informatici crescono sarà una vacanza in confronto alla vita che conduco qui.

Chi l’avrebbe mai detto? la Clarina è dispiaciuta – e un po’ lo sono anch’io. In fondo ci volevamo bene, ma che posso dire? Sono certo che lontani l’uno dall’altra vivremo entrambi vite più tranquille e felici.

E dunque, dopo avervi avvertiti, o Lettori, che nei prossimi giorni potrebbe prodursi qualche piccolo inconveniente su Senza Errori di Stumpa, mi congedo da voi con un inchino come se ne facevano nel Seicento, con tanto di scappellata e le piume che toccano terra. Perché sarò pure una macchina binaria, ma sono la macchina binaria di un’autrice di romanzi storici.

Sono e resto il vostro umile servitore,

L’Iniquo Steno

fenomenologia dello sbregaverze

L’Iniquo Steno, Mangiatore di Sbregaverze

Lo so che oggi dovrebbe essere giornata di Sbregaverze, ma accade che il mio computer (chiamato, non a caso L’Iniquo Steno) oggi non sia di umore collaborativo.

Si pianta, non apre i siti necessari alla bisogna, ha indotto MyBlog a mangiarmi il post già due volte, si rifiuta di inserire link e immagini e si rende generalmente insopportabile. Per cui, stringatissimo post per dire che L’Ammirabile Critonio, Lo Sbregaverze Malriuscito è rimandato a domani. Si spera.

Ci sono giorni in cui lo prenderei a sculacciate sulla pubblica piazza, l’Iniquo Steno.

E, a dire il vero, speriamo che almeno questo lo pubblichi senza troppe storie…

blog life

Iliade

Dunque, un giorno, mettete circa un mese fa, l’antivirus drizza le antenne, suona le trombe, strilla ‘all’armi!’ e mi avverte della presenza di un trojan horse.

“Oh, be’…” penso tra me. “Che vuoi mai che sia?” e dò al cerbero istruzioni di eliminare l’intruso.

“Eliminazione fallita,” comunica il cerbero dopo un po’. “Metto in quarantena?”

Non so che cosa avreste fatto voi, ma io ho detto di sì, senza allarmarmi troppo. Non mi sono allarmata troppo (e questo, lo ammetto, non torna molto a onore del mio QI) nemmeno quando è comparsa la schermata che avvertiva di possibili complicazioni, crash di sistema, alluvioni, terremoti, piogge di meteoriti e catastrofi cosmiche assortite. Proseguire?

No, non mi sono allarmata. Forte del fatto che “un trojan horse è più una seccatura che una minaccia”, pigio allegramente il tasto OK e, siccome lì per lì non succede nulla, mi convinco che tutta vada alla perfezione.

E non ci penso più.

Non ci penso più fino al mattino successivo, quando tento di accendere il computer e… nulla.

Riprovo: nulla di nulla.

Riprovo ancora: buio siderale.

E allora, colta da panico, chiamo il San Tecnico, che si precipita qui il pomeriggio stesso. Il San Tecnico tenta di accendere, accede a qualcosa che persino io mi rendo conto essere in DOS (ecco a cosa serve avere fatto un’ora settimanale d’informatica per tutto il Ginnasio), mugugna tra sé e diagnostica un eccesso di zelo.

In pratica, nell’ansia di liberarsi dell’equino pergamide, l’antivirus ha fagocitato anche il file di sistema a cui l’invasore si era appiccicato. Mentre io comincio a iperventilare, e mi prendo a sberle perché è più di un mese che non faccio il maledetto back up, il San Tecnico m’informa che chi vivrà vedrà, e se ne parte, portandosi via l’ordigno.

Il seguito è una lunga trama di stelle avverse, battaglie epocali, esperimenti, attese e mugugni, ma tutto ciò è avvenuto nel campo del San Tecnico. Quello che vi posso dire è che, dopo i primi giorni di disperazione nera (niente Internet, niente posta elettronica, niente di niente), mi sono… come dire? Sono tornata allo stadio di felice, rousseauiana innocenza dei miei primi vent’anni, quando Internet non esisteva e tutti vivevamo felici lo stesso. Ho lavorato su stampe cartacee, ho scritto a mano, ho letto diversi libri seduta in giardino, ho guardato qualche film… E vidi che tutto ciò era cosa buona.

Mi piacerebbe dire che sono anche andata in giro in bicicletta, ma prima che la mia disintossicazione giungesse a quello stadio, il San Tecnico è tornato con il computer risanato.

E adesso? Dopo i primi giorni di riadattamento e recupero, posso dire che ho ridotto le ore di Internet quotidiane. Almeno un po’.

E tuttavia, che posso dire? Mi conosco: vedremo quanto durerà.