considerazioni sparse

Virgilio in Pillole

Ieri, 15 ottobre, era il cosiddetto Compleanno di Virgilio.

L’Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti ha celebrato la ricorrenza con un convegno in Santa Maria della Vittoria, e la Clarina era là, nonostante debba confessare una simpatia limitata per il poeta in questione. O forse questa è un’ingiustizia, perché in realtà tutto si risolve nel fatto che la Clarina proprio non regge il Pio Enea. Una volta o l’altra ne parleremo.

Ad ogni modo, il convegno ha avuto tra i suoi meriti quello di occuparsi di Virgilio in modo inconsueto, scegliendo temi poco frequentati, come la storia delle traduzioni virgiliane in Russia, la duplice (e polemica) traduzione dell’Eneide del letterato e diplomatico mantovano Ercole Udine, e la traduzione delle Bucoliche in dialetto alto-milanese di Edoardo Zuccato.

Spero di non suonare irriverente se condenso qui alcune pillole tra le molte cose interessanti che si sono dette.

– Dopo ventuno secoli di letture, riletture e interpretazioni, a quanto pare, non siamo ancora sicurissimi sul significato di certi versi virgiliani. E d’altro canto, abbiamo perso definitivamente la conoscenza di come i Romani pronunciassero effettivamente il Latino. Sono, come si diceva altrove, alcune di quelle cose che non sapremo mai. Ma ciò non impedisce di continuare a cercare. 

– Il mito non si propone come affermazione di verità, ci ha spiegato il Professor Dario Cosi (Storia delle Religioni, Brescia-Bologna), ma come strumento d’interpretazione della realtà. In fondo, pare a me, il mito è si comporta in modo più filosofico/scientifico che religioso…

– Tanto nella Russia zarista quanto poi nell’Unione Sovietica, ci ha spiegato l’ex sindaco di Mantova Vladimiro Bertazzoni, si studiava e traduceva Virgilio. Non molto, ma abbastanza perché Puskin lo citasse in mezzo al bagaglio culturale di dubbia utilità di Onegin, e perché nel XVI secolo il poeta fosse raffigurato tra i precursori  della Cristianità sulle pareti della Chiesa dell’Annunciazione a Mosca. Mi affascina sempre scoprire come parti del nostro paesaggio culturale vengano percepite altrove.

– Ercole Udine ha tradotto l’Eneide non una, ma due volte. E disapprovava Annibal Caro con tutta l’anima sua. Caro è così profondo nell’interpretare l’Eneide, dice Udine, che ci vede cose che nessun altro può arrivare a vederci. (Sottinteso: perché infatti non ci sono per niente. Prendi, incarta e porta a casa, Annibal). Molto più occupato a confutare il Caro, dice la mia amica Elena Coppini (Università di Padova) che a tradurre sul serio. Comincio a pensare che sarebbe un buon personaggio, narrativamente parlando.

I Bucoligh in dialetto alto-milanese, di Edoardo Zuccato, non sono sempre di facilissima comprensione per i non alto-milanesi (nemmeno per un esperto di dialetti come il professor Mario Artioli), ma sono una delizia. Confesso che al sentire le Muse apostrofate come “Bei gagiòt dal Piero”* è stato difficile mantenere un contegno serio e decoroso.

Buon compleanno, Virgilio!

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* Le belle Pieridi, figlie di Pierio, che potrebbero essere le Muse oppure no (be’, secondo Virgilio sì, evidentemente), che forse avevano gli stessi nomi oppure no… Secondo una versione del mito, tentarono di fare le scarpe alle Muse e non ci riuscirono. Secondo altre, furono le vere madri dei figli delle Muse. A scelta e a piacere di ciascuno.

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