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Un Sogno di Mattoni e Pietra Viva: Stevenson ed Edimburgo

370px-Robert_louis_stevenson.jpgCome fa un libro ambientato a Londra ad essere una metafora edimburghese? Basta che a scriverlo sia Robert Louis Stevenson, che da Edimburgo se ne andò più di una volta, fisicamente, ma ci lasciò il cuore, seppur senza volere.

Perché a volte è difficile capire se a Stevenson Edimburgo piaccia davvero…

Di sicuro la giudica una città scissa, ed ecco che torniamo all’inizio: Lo Strano Caso del Dr. Jekill e Mr. Hyde è sì una storia londinese, ma il tema della dualità è qualcosa che Stevenson lega sempre alla sua gelida, ventosa, oscura e soprattutto duplice città natale. Cominciamo da qui: quando nel 1707 la Regina Anna, l’ultima Stewart regnante, firma l’Act of Union, facendo di Scozia e Inghilterra un’unica corona, Edimburgo perde non solo il suo status di capitale, ma anche qualsiasi possibilità di recuperarlo. E alla città che era stata il centro di un regno per due secoli, questo non piace nemmeno un po’. Morale, quando gli Stewart in esilio provano per due volte a riprendersi la corona di Scozia (e già che ci sono, magari, pure quella d’Inghilterra), Edimburgo li accoglie con più di un palpito. Nel 1745 le ultimissime velleità giacobite vengono spente brutalmente nel sangue a Culloden, ma gli Hanover, i nuovi re tedeschi che hanno ereditato il trono da Anna, non sono stupidi. L’idea è che, se non può più essere capitale, Edimburgo va trattata come se lo fosse, almeno in parte. Così, nell’ultimo terzo del XVIII Secolo, avviano una ricostruzione in grande: alla vecchia Edimburgo medievale, arroccata sopra e intorno allo sperone di roccia del castello, se ne affianca una nuova, settecentesca, luminosa e ordinata.9858ViewfromCaltonHilllookingwest1822.jpg

Che differenza tra i vicoli ripidi della città vecchia, i palazzoni stretti stretti, alti fino a quattordici piani, i cortili di pietra, le finestre a feritoia, le garguglie e i pinnacoli e, dall’altra parte, le vie ampie, le statue equestri dei vari Giorgi nelle piazze, le cancellate, le facciate a stucco, gli alberghi, i negozi! Tutta la Edimburgo bene, quella che prima si affollava nelle magioni avite intorno al castello, migra sull’altro lato di Princes Street, lasciando indietro un formicaio di small folks tutto attorno al castello, tagliato longitudinalmente dal Royal Mile, la strada che conduce giù giù fino a Holyrood Palace. Due città, una gotica e una georgiana; una cresciuta su se stessa, l’altra progettata a tavolino; una antica, l’altra moderna; una buia, l’altra bianca; una povera e pericolosa, l’altra agiata e rispettabile; una colma di leggende e di fantasmi, l’altra tanto placida quanto si può esserlo in questi climi. Due mondi.

Ma questa non è la sola dicotomia che Stevenson vede nella sua Edimburgo.

0_engraving_-_one_1_088_castle_hill.jpgFin dall’infanzia, il piccolo Louis, malaticcio e solitario, pensa e vede per chiaroscuri, aiutato in questo da un’educazione famigliare rigidamente presbiteriana, una tata con un dono per le storie di battaglie e fantasmi, e un temperamento di sognatore. E per parte sua, Edimburgo è, va detto, perfetta.

Edimburgo è una città di provincia per cinquanta settimane l’anno, che poi si anima all’improvviso in capitale per i quindici giorni di residenza del Lord Commissioner, scatenandosi in un carosello di parate, cerimonie, ricevimenti, petizioni e cortei.

Edimburgo ha una celebre scuola di medicina, dove si formano i migliori physicians delle isole britanniche, ma… gli studenti di Edimburgo sono migliori degli altri perché praticano di più, studiano meglio l’anatomia sui cadaveri. E da dove arrivano i 0_engraving_-_one_3_000_university_and_south_bridge.jpgcadaveri? La vecchia università è piena di storie raccapriccianti: cimiteri violati, furti di cadaveri, omicidi tout court. C’è tutta una letteratura in proposito, e Stevenson stesso nel suo cupo The Body Snatcher, sembra dire: meglio non domandarsi troppo, signori, dove e come il vostro medico ha acquisito tutta la sua maestria!

A Edimburgo, d’altra parte, morte e vita sembrano andare a braccetto con molta familiarità: né Giuseppe II né Napoleone sono mai giunti su questo lato della Manica, e la città vecchia è inaspettatamente piena di cimiteri. Si svolta un angolo, ed eccone uno, su cui guarda magari il retro di cinque o sei palazzi. Dalle finestre escono i rumori della vita quotidiana, l’acciottolio di stoviglie lavate, il pianto di un neonato, il canto di una cucitrice al lavoro si mescolano ai colpi di badile del becchino, gl’inquilini al piano terra stendono la biancheria ad asciugare tra le lapidi, e i gatti del caseggiato cacciano i passeri tra le tombe. D’altra parte, nella città vecchia non è del tutto infrequente, dice Stevenson, passare davanti a qualche porta coperta di tavole inchiodate, chiusa così dall’ultima epidemia di peste e mai più riaperta, nel timore superstizioso che il morbo sia ancora dentro, acquattato e pronto a balzare sull’incauto che apra la porta. O ancora, c’è chi ha per vicino il fantasma di qualche assassinato, o di un criminale irretito dal demonio: tutto il vicinato sa dei rumori che si sentono a notte fonda, e i monelli più coraggiosi vanno a gridare ingiurie attraverso il buco della porta sprangata.0_engraving_-_one_1_129-_royal_mile_-_heart_of_midlothian.jpg

Non è strano, a Edimburgo, questa città così preoccupata della propria anima, così devota, così pia, e dove però i Presbiteriani sono in guerra perpetua con gli Anglicani, e con centro altre sette e confessioni, tanto che la domenica, quando tutte le campane suonano, non è un concerto, ma un coacervo di suoni discordanti. E poi, a fianco di quest’ansia di faziosa devozione, ecco il permanere di certe celebrazioni pagane. Se Natale si celebra in severa, protestante sobrietà, il primo dell’anno è Hogmanay, una giornata di alcool, fiaccole, danze licenziose ed eccessi vari. E guai quando il primo dell’anno cade di domenica!

0_engraving_-_one_2_141-_george_street.jpgInsomma, non c’è aspetto di Edimburgo che, agli occhi di Stevenson, non abbia due facce, come ci viene ben ricordato ogni volta che la città compare nei suoi libri: basta ricordarsi dell’arrivo di David Balfour, che nelle strade della città vecchia trova rifugio e nuovi pericoli, giustizia e una condanna ingiusta evitata di stretta misura, amore e rivalità feroce… Nelle Picturesque Notes, la descrizione della città va tutta per dicotomie, e non si potrebbe essere più chiari. In The Body Snatcher, i due vecchi medici, il luminare e il fallito, allievi della stessa facoltà di medicina, mostrano le due facce di quello che s’impara a Edimburgo. Ma forse è nello Strano Caso, che il pensiero di Stevenson sulla sua città emerge meglio. Perché noi tendiamo a credere che il Dr. Jekill sia una brava persona, e Mr. Hyde un mostro, ma la faccenda è più complessa: il “buon dottore”, in realtà, è un uomo che per tutta una vita riesce a celare delle propensioni oscure sotto una facciata di rispettabilità; i guai cominciano soltanto quando la pozione fa uscire allo scoperto la parte peggiore del nostro eroe, ma la parte peggiore è sempre stata lì… Pare che Stevenson non prenda posizione, tra le due città: la vecchia sarà malsana, oscura e minacciosa, pur nella sua bellezza gotica, ma guardiamoci dal prendere per buona la rispettabilità color gesso e le cancellate ben dipinte della nuova!

EdinburghCastle_CaltonHill.jpgE detto tutto questo, vien da chiederselo: ma a Stevenson piaceva Edimburgo? La domanda è legittima. Il quadro che esce dalle sue opere non è eccessivamente gaio, e lui stesso se ne andò più volte, in cerca di climi più benevoli per i suoi polmoni malridotti. Eppure, quando era distante, ne ebbe sempre nostalgia. Nostalgia del cielo nordico, del vento che canta, delle colline coperte di erica in lontananza, delle luci ammiccanti nella notte, della pietra scura, e di quella qualità irreale, quell’ultima dicotomia sognante che gli fece scrivere, come in una constatazione sorpresa e lievemente incredula, che “questa profusione di eccentricità, questo sogno di mattoni e roccia viva, non è una quinta di teatro, ma una città del mondo reale.”  

Un pensiero riguardo “Un Sogno di Mattoni e Pietra Viva: Stevenson ed Edimburgo

  1. Ciao! Interessantissimo. Purtroppo, a causa di molti fattori, non sono mai stato in Gran Bretagna. Nei miei sogni è una terra affascinante, con atmosfere gotiche che ho visto in certi film. Sono attratto dal Nord, però patisco il freddo. Questo è il mio piccolo cruccio.

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