considerazioni sparse

Festa della Donna

charlotte-bronte-image.jpgFrancamente non l’ho mai festeggiata granché: non sono una femminista, e non ho nessunissima obiezione quando un uomo mi cede il passo alla porta.

Ciò detto, per l’occasione, piccola storia letteraria al femminile.

La promessa della famiglia Bronte non era Charlotte né Emily, e tantomeno Anne. La promessa era l’unico figlio maschio Branwell, il ragazzo brillante, pieno di fascino e di talento, che studiava pittura e pubblicava le sue poesie sulle riviste. Poi andò a finire che Branwell non combinò mai nulla di buono e morì alcolizzato, mentre le sue sorelle diventavano l’astro del mondo letterario inglese. Scandaloso astro: dapprima pubblicarono sotto gli pseudonimi di Currer, Ellis e Acton Bell, scelti con cura per sembrare nomi maschili, ma non troppo. Le nostre ragazze avevano l’impressione che gli editori avrebbero più facilmente preso sul serio degli aspiranti scrittori, ma non volevano nemmeno spacciarsi completamente per uomini… Victorian feminine delicacy. Solo che i loro romanzi erano così potenti, così audaci e così originali che persino i supposti “Fratelli Bell” furono accusati di grossolanità. C’era talento, dicevano i critici, ma rozzo. S’intuiva benissimo l’opera di tre autodidatti di poca educazione, tre giovanotti dalla fantasia spontanea e priva di finezza, con una volgare propensione ad occuparsi degli aspetti più sgradevoli dell’umana natura…  E invece erano le tre figlie zitelle del Reverendo Bronte. Venne il momento in cui, nonostante la feroce resistenza di Emily, l’anonimato andò a farsi benedire, e la notizia della vera identità di Currer, Ellis e Acton Bell sollevò nuovo scalpore: come potevano tre giovani signore scrivere così poco fini? Poi, in realtà, soltanto Charlotte fece in tempo a diventare davvero famosa da viva, ma era brutta, timida e non vestiva alla moda. Insomma, visto che non era un uomo, Charlotte avrebbe potuto almeno essere una romanziera tutta glamour. Forse al pubblico sarebbe piaciuto sapere che Charlotte aveva rifiutato il corteggiamento del suo giovane e bell’editore George Smith perché era innamorata di un uomo sposato in Belgio… ma Miss Bronte teneva i suoi segreti per sé, e se ne stava nelle sue brughiere, e non faceva nulla per essere alla moda.

Insomma, eccola qui, la nostra eroina: una scrittrice di genio, tosta in una maniera quieta e tutta sua, tanto indipendente quanto poteva esserlo una donna della sua epoca, appassionata senza scandali (a mimosa.jpgparte quelli letterari…), determinata nel perseguire i suoi sogni a dispetto degl’impedimenti posti dal suo sesso, dalla sua condizione sociale e dall’isolamento geografico. Niente rivendicazioni, niente sguaiatezze, niente trasgressioni: solo una donna che ha lasciato il segno con i suoi libri, a forza di talento, perseveranza, disciplina e passione. Non è un bel modello femminile, per un 8 marzo?

5 pensieri riguardo “Festa della Donna

  1. Infatti quando entro in una chat,uno dei miei nik oltre a ”gorgonzola city”,”iotopofarcitatutopafarcita”,(nome ispirato dlla ”mistriosa specie” dei topi d’albero)e’ ”il fratello pazzo di Emily Bronte”,anche perche’ qualche mesuccio fa ho partecipato ad un concorso di Poesia(Bronte-Dickinson),e ho notato che si chiamano entrambi Emily.In piu’ adoro i fantasmi,le tempeste e la brughiera,mi manca solo Kate…Ciao

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  2. Mi è arrivato qualche settimana fa dall’Inghilterra “The Infernal World of Branwell Bronte”, di Daphne du Maurier. In realtà l’avevo visto recensito così così, ma sono enormemente curiosa lo stesso. Tutto sta nel trovare il tempo di leggerlo, adesso!

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  3. Oh, e concorso Bronte/Dickinson? Non scrivo poesia, ma la cosa mi pare interessante… Avevo già notato le due Emily, e progetto di rimuginarci sopra, una volta o l’altra: ci sono curiosi paralleli, ci sono differenze abissali, e sono certa che se ne può cavare qualcosa.

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