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Storie Di Mare

storie di mare, musei della navigazione, tall ships races, patrick o'brian, c. s. forester, william golding, joseph conradPer lunghi anni ho organizzato le vacanze del mio gruppetto*. Si trattava sempre di quattro o cinque giorni in una città europea, e io cercavo voli, prenotavo alberghi, mi documentavo e strologavo il programma.

In cambio, avevo il tacito permesso di infilare infallibilmente tra i luoghi da visitarsi un museo della navigazione. I miei travelmates levavano un pochino gli occhi al cielo, ma nel complesso non obiettavano troppo a lasciarsi trascinare per un pomeriggio o una mattinata tra carte nautiche, modelli di cocche medievali e diagrammi di alberature. Incidentalmente, vi posso consigliare con calore una visita ai meravigliosi Drassanes Reials di Barcellona e un’occhiatina a una tappa qualsiasi delle Tall Ships Races** – ma non divaghiamo. 

Dovete sapere che anche ad Amsterdam dirottai le mie truppe allo Nederlands Scheepvaartmuseum, museo della navigazione allestito nel vecchio arsenale, con la riproduzione di un galeone settecentesco nella darsena. Un galeone della Compagnia delle Indie Orientali. In scala poco meno che 1:1. Non so se rendo l’idea. E così andammo, visitammo debitamente sale su sale di atlanti, dipinti, mappe, sestanti e tutto quanto, poi scendemmo alla darsena e salimmo a bordo dell’Amsterdam. Ci arrampicammo sul ponte popolato di figuranti in costume attraverso una passerella singolarmente poco solida. E anche il ponte, a dover essere sinceri, non dava una sensazione di straordinaria saldezza. Mi si disse che avevo un colorito verdognolo. Ero certa di stare bene? Risposi “sciocchezze” e feci strada con tutto l’entusiasmo di cui ero capace. Ci infilammo nel castello di poppa e negli alloggi del capitano e io feci per rivolgermi al travelmate più prossimo per chiedere “Volete suonare con me, Jack, vecchio mio?”*** Invece chiusi la bocca, infilai il boccaporto più vicino, tornai sul ponte, sbarcai e fuggii nel primo bagno disponibile – lieta di essere riuscita a non vomitare nella darsena… 

Capirete che, dopo essere stata male su un veliero ormeggiato in una darsena, il mio standing marinaro era franato un pochino a valle…

Perché la triste verità è che basta un materassino per mettermi fuori combattimento, e non potrò mai navigare altro che per sale di musei o sulla carta. Triste, vero?

La consolazione è che la navigazione sulla carta consente delle soddisfazioni, grazie a una solida tradizione narrativa di avventure di mare – soprattutto in ambito anglosassone.****E difatti, abbiate pazienza, per oggi ci occuperemo di autori inglesi.

È possibile che l’autore nautico più conosciuto dalle nostre parti sia Patrick O’Brian, con le storie di Jack Aubrey e Stephen Maturin. Probabilmente avete visto il film (che a mio timido avviso è un gran bel film), ma sappiate che alla base ci sono ventuno romanzoni ambientati tra il 1800 e il 1815, pittoreschi e avventurosi, con una voce narrante e dialoghi alquanto period, una vasta quantità di termini nautici e due protagonisti ben scritti. Jack Aubrey è un ufficiale che fa carriera nella Royal Navy, da capitano di prima nomina a reatroammiraglio, e Maturin è il suo grande amico irlandese, chirurgo di bordo, naturalista e agente segreto. Battaglie, tempeste, agguati, amori, traversate oceaniche, spionaggio, inseguimenti nella nebbia, imboscate, tradimenti, ogni possibile angolo dell’orbe terraqueo – e un affascinante senso del carattere individuale delle navi a vela e del multiforme talento necessario a capirne e condurne una. Qui trovate tutto quanto di tradotto, e qui in originale. 

Qualcosa di precedente (e in tutta probabilità un’ispirazione per O’Brian) è la non del tutto dissimile vicenda di Horatio Hornblower. Dodici romanzi, una carriera da guardiamarina a retroammiraglio e un protagonista del tutto diverso. Quanto Jack Aubrey è gioviale, socievole, rumoroso e sicuro di sé, tanto Hornblower è depressivo, complicato, rimuginatore e solitario. Per tutta la sua folgorante carriera non fa altro che dubitare delle sue (notevoli) capacità e considerarsi un codardo sleale e disonesto. Tutti adorano Hornblower tranne Hornblower. Se siete incuriositi da questa bizzarria ornitologica – l’eroe onnicompetente***** che si considera un disastro – cercate qui, in Italiano e in originale.

E poi c’è La Trilogia del Mare di William Golding, forse meno avventurosa e di certo meno conosciuta – e letterariamente superiore. Siamo di nuovo ai primi dell’Ottocento, ma la marina napoleonica se ne resta ben lontana dalla rotta del Britannia, un vecchio vascello da guerra diretto in Australia con un carico di passeggeri destinati alla colonia. Il narratore è il giovane Edmund Talbot, diretto a un promettente incarico di civil servant, e incaricato dall’aristocratico parente che lo ha raccomandato di tenere un diario della traversata. La forma dunque è diaristica, la narrazione in prima persona e la voce period – e però non lasciatevi ingannare dal carattere quasi austenesco della prima cinquantina di pagine del primo volume Riti di Passaggio: Golding è Golding, e il Britannia è il malandato guscio di un microcosmo sociale alla deriva. Non in senso letterale, si capisce, ma questa Inghilterra in miniatura che galleggia sulla via degli Antipodi ha le sue classi sociali e le sue ingiustizie, e un carico di ferocia che l’isolamento finirà col rendere esplosivo – mentre Edmund matura. Può non significare molto, ma a suo tempo ho letto i tre volumi in tre giorni e tre notti successive. Sia che vogliate ripetere l’esperimento, sia che vogliate tenere ritmi più sani, qui trovate la traduzione e qui una varietà di edizioni in originale.

E per finire Conrad. Lo sapevate che ci saremmo arrivati, ma per una volta (gasp!) non parliamo di Lord Jim. Parliamo invece di tre romanzi decisamente marittimi: la società in miniatura in circostanze eccezionali de Il Negro del Narcissus, l’eccitante battaglia tra l’uomo e la natura di Tifone e il coming-of-age tra l’autobiografico e il simbolico de La Linea d’Ombra. E a dire il vero, anche solo leggendo questo piccolo elenco tematico, viene da pensare che Golding abbia avuto in mente questi tre titoli conradiani nell’ideare la sua trilogia. Dopodiché, trattandosi di Conrad, si sa che cosa aspettarsi in fatto di scavo psicologico, complessità generale e mare ostile, magnifico e terrificante. Trovate le traduzioni rispettivamente qui, qui e qui. Gli originali invece li trovate nella pagina conradiana del Project Gutenberg.

Ecco qui. Non è che non ci sia altro – anzi. Ma qui c’è di che cominciare. Di che farsi, come dicono nei romanzi qui sopra, one’s sea legs.

Felice navigazione.

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* Il tono leggermente nostalgico di questo incipit deriva dal fatto che erano bei tempi, e che da tre anni non faccio un giorno di vacanza…

** Elenco delle tappe 2012, casomai vi trovaste nei paraggi:

Race One starts in Saint Malo (France) (Thursday 5 July to Sunday 8 July) to Lisbon (Portugal) (Saturday 19 July to Sun 22 July).

Race Two is from Lisbon to Cadiz (Spain) (Thursday 26 July to Sunday 29 July).

Cruise in company to La Coruña (Spain) (Friday 10 August to Monday 13 August).

Race Three from A Coruña to Dublin (Ireland) (Thursday 23 August to Sunday 26

The multi-national fleet will race from Dublin across the Irish Sea and dock in Liverpool from Thursday August 30 for a four-day event running until Sunday September 2.

*** Sì, lo so: nave sbagliata, flotta sbagliata, gente sbagliata, lato della Manica sbagliato, secolo sbagliato… non sottilizzate. Oltretutto, sono stata punita.

**** Sorpresa!!!

***** È il migliore del suo corso, ha una buona educazione classica, è un poliglotta astuto, pieno di talento militare e navale, un leader nato, un ottimo matematico e vince sempre a whist perché ricorda tutte le carte. Però è stonato come una campana e privo di qualsiasi grazia sociale.

5 pensieri riguardo “Storie Di Mare

  1. Ottima reading list, alla quale annoto pedantemente quanto segue: Horatio Hornblower è basato sulla figura dell’ammiraglio Sir Edward Pellew (o Pellow), Visconte di Exmouth – che entrò nella reale marina a tredici anni, e per i seguenti dieci lustri procedette a compiere sfracelli (di solito a scapito dei francesi). Risolta la questione del tappo corso, succedette a Nelson al comando della Flotta Mediterranea e contribuì a porre un freno al traffico degli schiavi. Sia l’onnicompetenza che il carattere depressivo paiono esser copiati paro paro…

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  2. Bel post, io ho adorato Patrick O’Brian.
    Quando ho visto il film ne sono rimasta così colpita che mi sono letta tutti i libri.
    E ora scopro che c’è altra robetta da sgranocchiare di quel tipo.
    BENE! 🙂

    Una cosa ancora: ricontrolla i link per Hornblower e per Trilogia del Mare alle pagine di Amazon.it perchè mi mandano sempre alla pagina di Amazon relativa a O’Brian.
    Potrebbe essere il mio browser però per sicurezza ricontrollali…

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  3. @Davide: che poi, se non mi sbaglio, Pellew compare sia in Hornblower che in Aubrey-Maturin. Anche se forse quello di O’Brian non è proprio il Pellew storico… Anyway.

    @Alessandro: 🙂 Con la lista, o con la malinconica storia della marinaretta che non sapeva, non sapeva, non sapeva navigar?

    @Cily: grazie della dritta – ho corretto i link e spero che adesso funzioni tutto. E se poi volessi ancora altro da sgranocchiare (solo in English) ci sono il Richard Bolitho di Douglas Reeman, il Lord Ramage di Dudley Pope e il Martin comesichiama… uh, non mi viene in mente, ma mi documento e ti faccio sapere.

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