Vitarelle e Rotelle

Idee

N. ha dodici anni e vuole fare la scrittrice. Legge tanto, ha buoni voti nei temi, tiene un diario, inizia racconti e non sempre li finisce… Scommetto che siamo in molti a riconoscere il territorio.

Però il mio problema sono le idee. Io voglio scrivere, solo che non so che cosa scrivere. A volte mi vengono in mente delle cose, però sono già state scritte, oppure appena mi metto a pensarci vedo che non sono davvero storie.* Dove si trovano le idee? Come si fa a farsele venire?

Ah, N.! Le idee…

Adesso magari non mi credi, ma se perseveri lungo questa strada verrà il giorno in cui avrai più idee che tempo per scriverle. Molte più idee che tempo. Chissà se hai mai visto quel vecchio documentario della BBC sul mestiere del documentarista. A un certo punto racconta la storia di una troupe che voleva riprendere i salmoni occupati a risalire non so più quale fiume. Decisero di piazzare un operatore con cinepresa sul fondo – e un altro a riprendere gli sforzi del primo. Ed è così che abbiamo le immagini di un cameraman inglese degli Anni Cinquanta seduto sul fondo di un fiume e travolto dai salmoni. Gli arrivavano addosso fittissimi e senza posa, tanto che il poveretto non riusciva a manovrare la macchina da presa, e poteva solo cercare di difendersi schiaffeggiando salmoni… 

Ecco, lo ripeto: magari adesso non ci credi, ma verrà un giorno in cui ti sentirai seduta sul fondo di un fiume a schiaffeggiare idee per impedire che ti facciano deviare troppo da quel che stai facendo.

Come succederà? Quando succederà? Succederà quando comincerai a vedere idee dappertutto. Quando, in ogni circostanza (anche le meno adatte) ti chiederai “come potrei scrivere questo?” Quando non riuscirai più a leggere un libro o guardare un film senza che almeno un pezzo del giocattolo ti faccia spalancare gli occhi e pensare che ehi! ci vuoi giocare anche tu. Quando guarderai gli estranei seduti di fronte a te in treno chiedendoti dove stiano andando. Quando invece di studiare storia ti perderai a strologare storie su Anna Comnena, i tercios spagnoli e Michael Faraday. Quando le figure minori negli angoli dei quadri, le sottotrame dei romanzi ottocenteschi, i servizi al telegiornale, le leggende locali le vecchie copertine sulle bancarelle e la musica intrasentita in una strada sconosciuta non la pianteranno di sussurrare. Quando ti sveglierai nel cuore della notte per annotare un sogno. Quando, navigando in cerca di documentazione, ti smarrirai per la rete inseguendo qualcosa di completamente diverso e così narrabile. Quando ogni lapsus, ogni frase udita male, ogni assurdità, ogni paio di parole accostato per caso prenderà la forma di una storia. Quando ti commissioneranno un lavoro e tu dirai che non è il tuo genere, e poi non avrai pace finché non l’avrai scritto…

E allora riempirai taccuini e hard disk di idee di cui al momento non sai che fare – oppure lo sapresti benissimo, ma davvero non hai tempo. E tirerai un sacco di accidenti, e pregherai per avere giornate di trentasei ore, ma non vorrai mai che sia diverso.

È tutto qui, N. Leggi, studia la teoria, impara quali sono i pezzi con cui si costruisicono le storie e come li si combina, e guardati attorno. Abituati a vederli dappertutto, i pezzi – e senza nemmeno accorgertene, ti troverai seduta sul fondo del fiume, felicemente intenta a schiaffeggiare salmoni… er, volevo dire idee.

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* Non è bello quando una dodicenne vi scrive che ha imparato dal vostro blog che ci sono storie e poi ci sono cose che non sono storie?

6 pensieri riguardo “Idee

  1. No, aspetta…mi stai dicendo che essere già in questa situazione (vedere le idee dappertutto, of course) è un sintomo, una parte del tutto, vero?

    Perché altrimenti sarei già irrimediabilmente compromesso.

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  2. Effettivamente mi è capitato di averle (o comunque di pensare a costruire una struttura, creare dei personaggi e via dicendo) nelle situazione più assurde.

    Poi però non le scrivo mai, quasi preferisco che rimangano fumo nell’aria.

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  3. Anche io all’età della piccola N. avevo il problema delle idee originali.
    Le idee le avevo già ma poi scoprivo che altri le avevano già scritte e meglio. Che poi mi succedeva perchè leggevo davvero tanto quindi per forza poi sapevo di non essere troppo originale.
    Però ho cominciato scrivendo un’avventura esterna ad un libro per ragazzi che mi era piaciuto.
    Oppure scrivendo un qualcosa che andasse un po’ oltre il finale perchè quei personaggi mi mancavano troppo una volta finito il libro. Heathcliff mi ha letteralmente perseguitato per un certo periodo.
    (certo oggi con le trilogie, le pentalogie etc. sentire questa nostalgia dei personaggi è impossibile!)
    Oppure facendo incontrare personaggi che mi erano piaciuti.
    Ad esempio Poirot con Sherlock Holmes che devono acciuffare Arsenio Lupin o Anna dai capelli rossi con Pippi Calzelunghe che cercano un tesoro e vengono aiutate da Peter Pan (lo adoravo perchè sapeva volare!)
    Eppoi c’era il gioco delle parole. Scegli due parole a caso dal dizionario e inventa una storia.
    Ero davvero folle!

    Ora sono un caso clinico conclamato.
    Idee ovunque, giocattoli come li hai chiamati tu.
    L’immagine dei salmoni da schiaffeggiare rende perfettamente!

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  4. @Davide: già, chiacchierando. Scordavo chiacchierando. Però a volte basta anche un interlocutore non sveglissimo – che non lo fa affatto apposta, e magari si offenderebbe a morte se sapesse che vuoi scriverlo… 🙂

    @Carmelo: ripeto che è un sintomo, un sintomo e un sintomo.

    @Cily: oh, anch’io inventavo storie mescolando i personaggi! Era una delle mie forme di make-believe predilette – da giocarsi rigorosamente da sola e in occasioni speciali. In anni più recenti ne ho fatto una metastoria di personaggi letterari che litigano tra loro per… ma no, questo è un altro post.

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