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Niente scrittori per favore

Mi è capitato di recente d’imbattermi nelle linee guida di una rivista letteraria americana in cui supplicava ironicamente l’aspirante contributor di non, non, non mandare storie incentrate su scrittori all’opera, blocco dello scrittore e processo creativo in generale.  Non se ne può più, dicevano in sintesi le Guidelines: vogliamo storie, non storie su come si scrivono le storie!

E, benché la storia che avevo – e ho ancora – intenzione di mandare parlasse di tutt’altro, mi sono sentita colta in fallo, perché… vi ho mai detto che adoro la metanarrativa? Che poche cose mi fanno felice come le storie su come si scrivono le storie?

Ve l’ho detto, vero? Giusto qualche migliaio di volte. E quindi… er. Continua a leggere “Niente scrittori per favore”

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Tempi interessanti…

Le incisioni ovidiane di Virgil Solis – e, già che ci siamo, anche quelle di Bernard Salomon

I costumi nuovi per Alice

Un accento scozzese, o anche due. Diversi…

I copioni de Il Canto della Terra

E non ditemi che non adorate la Rete Onnisciente: ci sono siti che vi permettono di calcolare le fasi lunari in qualsiasi epoca… La sera del 26 giugno 1583 (calendario giuliano) a Londra c’era la luna piena.

E non dimentichiamoci di Verne, per favore

La cucina francese nel Rinascimento, le intemperanze della Scozia, le giurisdizioni criminali, Giordano Bruno… Continua a leggere “Tempi interessanti…”

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Ricapitolando…

E mi rendo conto  solo adesso – tempo di bilanci and stuff – che all’inizio del Ventuno non ho fatto propositi pubblici. Nemmeno l’ombra, né qui né su Scribblings…

Qui addirittura avevo iniziato l’anno rimuginando cupamente su come e perché avessi rinunciato a un concorso importante sull’Isoletta. Gloomy, nevvero? Niente propositi – e una rinuncia… Continua a leggere “Ricapitolando…”

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Settembre, andiamo…

Be’ non è tempo di migrare affatto – ma di darsi una piccola mossa magari sì.

Non che mi sia fermata granché in tutta l’estate – o quanto meno non ho l’impressione di averlo fatto. Fino alla fine di luglio ho praticamente vissuto in Teatrino, e poi ad agosto mi sono tuffata in tutto il lavoro che avevo rallentato o rimandato mentre vivevo in Teatrino, e idem con patate a settembre… Continua a leggere “Settembre, andiamo…”

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Piccolo Bollettino di Maggio

Oh, guardate: un Piccolo Bollettino! Da quanto tempo non scrivevo un PB di alcun tipo…? Un tempo c’erano i Piccoli Bollettini Notturni, i Piccoli Bollettini Soddisfatti, all’occasione i Piccoli Bollettini Furibondi…

Well, never mind. Questo è un Piccolo Bollettino di Maggio – giusto per vedere come stanno andando le cose. Continua a leggere “Piccolo Bollettino di Maggio”

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Una storia al giorno – di nuovo

Ricordate #StoryADay, Julie Duffy e le 23 storie in 31 giorni?

Una di quelle sfide internettiane, dicevamo l’anno scorso – la cui versione completa richiederebbe di scrivere ogni giorno la prima stesura di un racconto, per tutto maggio. Però poi in realtà si è invitati a stabilire le proprie regole – perché l’idea non è quella di affondare nelle sabbie mobili di un obbiettivo irragionevole, ma piuttosto quella di spingersi “oltre”. E converrete tutti che “oltre” può essere una faccenda molto, molto soggettiva… Continua a leggere “Una storia al giorno – di nuovo”

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E a volte invece no

Oh, ero proprio convinta di riuscirci, sapete?

In fondo non sarebbe stata la prima volta: scadenza incombente, indietro come un carro di refe, scriverescriverescrivere per un certo numero di giorni… E si sa, non lavoro mai così bene come quando sono sotto pressione, giusto?

E dunque, quando all’inizio di gennaio (ugh!) mi sono ritrovata a due settimane dalla scadenza, mi son detta: che sarà mai? Da oggi mi ci metto d’impegno, e…

…E a dire il vero, il giorno in questione l’impegno si è limitato a una rilettura del materiale che avevo pronto. E me ne son venuta via con qualche appunto in più, qualche scintilla di rinnovato fuoco in proposito – e la constatazione che di materiale non ce n’era poi molto.

Hm.

Ma da domani…

E l’indomani mattina c’erano cose irrinunciabili da fare, e ilpomeriggio… dov’è che vanno mai a finire questi pomeriggi invernali? E a sera mi sono seduta al computer, e ho trafficato con i miei appunti, e scritto due versioni di un pezzo, e deciso che potevo tenerle tutte e due – a patto di sviluppare una certa idea in una direzione diversa, e… oh, guarda sono le due e un quarto del mattino!

E via così nei giorni successivi, riducendomi a lavorarci a notte tarda, e trovando una nuova possibilità dietro l’altra, e aggiungendo liste, domande, link, idee da esplorare, punti strutturali da approfondire… tutto fuorché conteggio parole.

Dite la verità: a voi che cosa sembra?

Io non ci ho nemmeno fatto troppo caso, finché le due settimane di tempo non si sono ridotte a poco più di una, e mi sono accorta che avevo ben poco di pronto. Quasi nulla, in realtà. Un’idea che mi piace molto, un sacco di appunti, e un maiuscolo caso di procrastinazione.

E allora mi sono fermata a pensare. Il concorso di cui parliamo è una faccenda sull’Isoletta, a proposito di una forma che per me è in parte nuova e in parte non proprio nuova ma un nonnulla ostica. All’inizio del Terribile Venti mi ero proposta, a titolo di progetto annuale, di dedicarmi alla forma in questione, lavorarci con costanza e produrre qualcosa che si potesse mandare al concorso isolano. Buoni propositi, you know…

E così ho cominciato, e ho seguito qualche corso in proposito su Skillshare e altrove, e ho trovato un’idea che mi piaceva, e quando ho visto che, dopo qualche mese, la faccenda aveva l’aria di non andare da nessuna parte, ho cercato di darmi uno scrollone iscrivendomi a Story A Day, e la cosa ha sortito qualche effetto – e poi naturalmente ci sono stati la stagione estiva a Palazzo d’Arco, e Road to Murder, e il Rumore delle Ali…

Ma l’idea del concorso era sempre lì, e mi sembrava di avere tutto il tempo del mondo, perché andiamo! Gennaio del Ventuno? Tutto il tempo del mondo.

Well, yes: quando ho consegnato Road to Murder all’editore a fine novembre, persino io mi sono accorta che dicembre (che è dicembre!) e parte di gennaio non erano più tutto il tempo del mondo – ma a quel punto non mi restava più tantissimo da fare. Avevo più o meno tre quarti di prima stesura, si trattava soltanto di finire e strutturare per bene. Fattibile, giusto? Fattibilissimo.

A patto di non decidere all’improvviso che quei tre quarti di prima stesura non andavano più bene. Che mancavano di… qualcosa – qualcosa. Che c’era un’altra idea migliore – completamente nuova e in parte da ricercare – ma perfetta…

Yes, well.

Lo so. Ma siccome ho il buon senso di una meletta acerba, via sull’onda del nuovo entusiasmo, tra una decorazione natalizia e l’altra: ricerche, appunti, freewriting, tempeste cerebrali… Fino a Natale.

Voi scrivete i giorni di Natale? Io no. Ogni tanto, mentre leggoleggoleggo accanto al camino con un gatto sulle ginocchia e una tazza di tè a portata di mano, ci penso, mi sento vagamente in colpa, ma poi non ne faccio nulla.

E poi all’improvviso è stato gennaio (ugh!), e la scadenza incombeva, e io avevo soltanto un’idea e pagine su pagine di appunti e il maiuscolo attacco di procrastinazione…

E probabilmente avrei potuto farcela. Facendo le corse, scrivendo giorno e notte, accantonando tutto il resto. L’ho già fatto in precedenza, giusto? Più di una volta. Con successo. Sono capace di farlo. L’ultima volta che l’ho fatto, ho anche vinto il concorso in questione…

Solo che stavolta non l’ho fatto. Stavolta ho guardato per bene il calendario e le mie pagine di appunti e sondato le profondità del mio attacco di procrastinazione, e rimuginato sul fatto che da un anno lavoro a questa cosa e non vado da nessuna parte – e ho deciso di fermarmi.

Di non forzare la faccenda, di non mandare sull’Isoletta qualcosa di cotto a metà, di cercar di capire perché, quando si tratta di questa particolare forma, sviluppo tutta questa capacità di autosabotaggio. Fine della storia.

Forse, dopo tutto, non ero poi così convinta di riuscirci.

Forse accantonerò il progetto e forse no. Forse è segno che sto maturando e forse invece è un pessimo precedente. Non lo so ancora. Vedremo. Intanto niente concorso – e non so, ma non mi sembra il modo migliore per iniziare l’anno nuovo…

Vedremo.

Ve l’ho mai detto che detesto gennaio?