teatro · tecnologia

Microfono III – Una Tecno-Epopeuzza

Il mio microfono a gelato, quello che uso per registrare di tutto un po’, dal testo dei booktrailers al sonoro dei laboratori didattici, era defunto qualche tempo fa, dopo non lunghissimo ma onorato servizio.

Era defunto ai tempi del reading di Strada Nuova, a ben pensarci… Registrava bene per una decina o quindicina di secondi e poi la voce cominciava a farsi metallica e distante e andava a sfumare in nulla.

La cosa non mi aveva per nulla divertita, ma ho dato per scontato che fosse normale tear&wear dell’arnese – e quindi, all’approssimarsi del nuovo laboratorio – che, detto en passant, culminerà in uno spettacolo intitolato Il Benefico Burbero – ho acquistato un microfono nuovo e molto simile.

Lunedì dovendosi iniziare la registrazione, domenica sera l’ho provato con lo spartanissimo registratore di suoni di The Beastie, il mio beneamato netbook. Ho registrato una poesia di Kipling due volte di fila e tutto è andato bene. Buona qualità, uso semplicissimo… Che si poteva volere di più?

Ecco, magari si sarebbe potuto volere che funzionasse.

Perché lunedì mattina, quando mi sono presentata in classe con tutta la mia attrezzatura e ci siamo messi al lavoro, la prima registrazione di prova è andata perfettamente e la seconda anche. E poi, quando eravamo tutti molto felici e stavamo riascoltando quella che consideravamo la versione definitiva del primo segmento… you guess it: le voci si sono fatte metalliche e distanti, e sono andate a sfumare in nulla.

E non dovete credere che abbiamo registrato ore e ore di sonoro: un segmento di un paio di minuti, e qualche strofa del Sant’Ambrogio giustiano, a titolo di prova. Tutto lì. Pronta a biasimare The Beastie, ho collegato il microfono al computer della LIM, e tutto è parso andare bene per tutta la prova giustiana. Gli implumi hanno registrato di nuovo il segmento e… metallico, distante, sfumante in nulla. 

Furore tremendo.

Una volta al Ginnasio mi hanno affibbiato un tema così concepito: L’ira è un vento maligno che soffoca e spegne la fiamma della ragione. Lo ricordo ancora con profonda infelicità, quel tema, ma bisogna dire che non fosse del tutto campato in aria. Se il furore tremendo, stretto parente dell’ira, non mi avesse soffocato e spento la fiamma della ragione, forse mi sarei ricordata di che cosa succede al commercio il lunedì mattina – e me ne sarei ricordata prima di scapicollarmi per dodici miglia fino al magazzino dove ho comprato il microfono…

Ma non era come se si potesse far finta di nuolla, tornare a casa e mettersi a intrecciare coroncine di margherite, perché il programma del martedì mattina prevedeva altre quattro ore di registrazione – con due classi. E allora, nel pomeriggio, seconda scampagnata.

Il gentilissimo commesso del magazzino mi ha sostituito prontamente l’arnese, ma non si è rivelato di grande aiuto nella mia quest for knowledge. Perché vedete, un decesso di microfono capita, ma due decessi identici e in relativamente rapida successione mi fanno pensare di avere sbagliato qualcosa…

“Dove sbaglio, secondo lei?”

“Da nessuna parte, credo. I microfoni muoiono.”

“Ma questo era nuovo…”

“Alcuni microfoni muoiono giovani.”

“Ma il fatto è che sono due microfoni diversi per tipo e per marca, e sono morti alla stessa maniera…”

“Coincidenza.”

“Ma cosa causa questo genere di deliqui?”

“Buona domanda.”

“Ma secondo lei è possibile che la presa di un computer surriscaldi o altrimenti frigga il jack…?”

“Mmm… no.”

E così me ne sono venuta via assetata di conoscenza come lo ero prima – ma provvista di un microfono nuovo. La cosa sensata sarebbe stata provarlo subito, ma che devo dire? Non mi ci sono saputa indurre. Non ho avuto il coraggio di connettere Microfono III a The Beastie: checché ne dica il commesso, qualche medievalissimo angolo della mia mente non sa fare a meno di immaginare in quella presa tanti minuscoli denti pronti a fare cose poco belle ai jack innocenti.

Cosicché ieri mattina me ne sono arrivata a scuola col microfono ancora imballato e la tentazione di intrecciare danze propiziatorie prima di vararlo. Gl’implumi ci hanno accolti entrambi con scetticismo.

“Non è mica il microfono di ieri, vero, Profe?”

“No, ragazzi. È un altro.”

“Ma è uguale?”

“No, è di un’altra marca.”

“L’ha pagato di più?”

“Er… no.”

E ho capito che il fatto di essere più economico del microfono difettoso non ha fatto nulla per lo standing di Microfono III agli occhi dei fanciulli. E non è che fossi fiduciosissimissima nemmeno io. E l’insegnante di lettere degli implumi cominciava a guardarmi con una certa dose di dubbio negli occhi – il genere di dubbio riservato al momento in cui comincia a sembrare umanamente impossibile che lo spettacolo sia pronto in tempo.

Per cui, quando abbiamo registrato il primo segmento della prima scena e tutto è andato bene, nessuno si è fidato troppo. Be’, ok, anche ieri all’inizio sembrava che tutto andasse bene, ci siam detti l’un l’altro – a voce o con lo sguardo. Così, visto che il primo segmento non era venuto poi troppo bene, abbiamo cancellato tutto e ri-registrato.

E di nuovo tutto è andato bene. Persino quando gl’implumi hanno cominciato a smanettare con le impostazioni audio per eliminare i rumori di fondo e a me è mancato un pochino il cuore – persino allora tutto è andato bene.

“Profe, vuole fare la prova? Come ieri? Con la poesia?” Mi ha chiesto a un certo punto l’implume deputato allo smanettamento. “Per sentire se non fruscia più?”

Con un principio di cauto ottimismo, me ne sono partita un’altra volta ancora con Vostra Eccellenza Che Mi Sta In Cagnesco, e sono andata avanti per quattro strofe, e quando abbiamo riascoltato, tutto andava bene, senza fruscii, senza allontanamenti, senza metallicizzazioni, senza cali a finire in nulla…

E così è stato che con una classe abbiamo registrato una scena intera, e con l’altra addirittura due, e tutto è andato bene, e gl’implumi hanno riacquistato fiducia, e l’insegnante di lettere ha spianato il cipiglio, e dopo tutto non sembra più umanamente impossibile che Il Benefico Burbero sia pronto in tempo.

Adesso sembra solo un tantino improbabile – il che, come ognun sa, in teatro e dintorni è una condizione normale, normalissima, quasi rassicurante. 

E il vero trionfatore di tutta questa storia è, io credo, Microfono III: entrato in scena a mo’ di cenerentolo, tra la sfiducia generale e nel Momento Più Buio – e poi ha salvato la giornata.

Se poi qualcuno di voi avesse idea di che cosa possa essere accaduto ai suoi predecessori, ogni suggerimento è il benvenuto.

 

 

2 pensieri riguardo “Microfono III – Una Tecno-Epopeuzza

  1. Hai verificato i driver?
    Perché ho sentito di problemi simili – microfono che prima funzionava benissimo, e poi un rapido decadimento della qualità – che son stati risolti aggiornando Windows.
    In particolare, il fatto che il problema non si presenti da subito, ma venga a galla dopo qualche minuto, potrebbe far pensare a un problema di driver.
    Ma è solo un’idea.
    In giornata placco il fratello musicista e lo coinvolgo nell’indagine.

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  2. Driver, eh? D’accordo – ci proverò. That is, ci farò provare gente più tecnosveglia di me. Quel che mi lascia leggermente perplessa è che è successo non solo con la LIM a scuola – dove, per quanto ne so, i driver risalgono all’epoca della IV Crociata – ma anche su The Beastie che, all’epoca, era una bestiolina nuova fiammante…
    Comunque ci provo – grazie per la dritta.

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