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Horror Tales II – Il Ritorno

E siccome le notti si allungano, Halloween si avvicina e il Velo si assottiglia, noi (ri)proponiamo una serata di storie spaventose, buio e terrori misti assortiti.

Immaginate di svegliarvi… e non svegliarvi affatto – o meglio, voi siete svegli, ma il vostro corpo no, e la famiglia ne trae le peggiori conclusioni…

E immaginate di far da istitutrice a una bambinetta solitaria, con un padre alcolizzato, l’Enciclopedia Britannica e una fantasia morbosa a tenerle compagnia.

E immaginate anche di essere chiusi in manicomio – ancora per una settimana, un’ultima settimana e poi la libertà… ammesso che ci arriviate vivi!

Perché alla fin fine – oggidì come nella Francia tardottocentesca e nell’America degli anni Quaranta – la cosa più spaventosa è la stessa: nessuno che ascolti!

Quindi… lasciate che vi spaventiamo! Vi aspettiamo in Teatrino mercoledì sera. L’ingresso è gratuito e non si prenota: arrivate per tempo!

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Stagione!

Ci siamo!

O almeno ci siamo quasi: prove generali, ultimi ritocchi a luci e costumi, eccitazione montante… al Teatrino di Palazzo d’Arco sta per aprirsi il sipario sulla Stagione 2019/2010 dell’Accademia Campogalliani!

Sarà una fantastica stagione, tra nuovi spettacoli e riprese di vecchi successi: avrete di che stupirvi, sorridere, riflettere – promesso!

E si comincia sabato 12. Apertura di stagione con Provaci Ancora Dracula – liberamente (e allegramente) tratto dal celebre romanzo di Bram Stoker, con la regia di Maria Grazia Bettini. Chissà se Stoker, mentre scriveva la sua storia di cupi manieri in Transilvania, anemiche fanciulle possedute, sfortunati notai e pipistrelli, immaginava di definire un genere narrativo… Un secolo abbondante più tardi, le avventure vampiresche non si contano – contaminate e rilette in ogni possibile modo… Qui, come suggerisce il titolo, si fa con ironia e un tocco di nonsense.

Dal 6 dicembre al 6 gennaio torna – come suol dirsi, a grande richiestaCanto di Natale, parabola natalizia dickensiana, tradotta e adattata dalla vostra affezionatissima.

Sabato 11 gennaio debutta Processo a Dio, di Stefano Massini – una delle voci principali del teatro contemporaneo. Mario Zolin dirige un dramma duro, lucido e acuto sulla (dis)umanità, sulle implicazioni spirituali e sulla natura di una tragedia epocale. Ed è affascinante vedere come, intrecciando storie e Storia, Massini e Zolin esplorino meccanismi, certezze e bisogni dell’animo umano, domande vecchie di millenni e sempre attuali.

Tra febbraio e marzo poi tornano La Scuola delle Mogli di Molière e gli atti unici Chekoviani di Scherzi d’Amore – due incantevoli spettacoli alla riscoperta di grandi classici. Due secoli, due paesi, due culture, due sense of humour – e due modi diversissimi di raccontare una storia d’amore.

Infine ad aprile un altro atteso ritorno: Il Clan delle Vedove di Ginette Beauvois-Garcin, spassosissimo, brioso e provvisto di un formidabile terzetto di protagoniste.

E poi… e poi c’è molto altro: riprese, ricorrenze, letture, omaggi, i Lunedì e i saggi della nostra Scuola. Ne parleremo di volta in volta. Intanto vi aspettiamo a vedere il nostro nuovo Dracula, a partire da sabato 12, al Teatrino di Palazzo d’Arco.

Oh – e scordavo: c’è una novità! Disponibile sul nostro sito trovate il link alla pagina della prenotazione online – comoda, rapida, accessibile 24 ore su 24! So che comincio a sembrare la pubblicità di un noleggio auto – ma provate e vedrete.

E questo è tutto per ora. Che ne dite? Non sarà una stagione fantastica?

 

teatro

Si torna a Scuola!

Sono aperte le iscrizioni alla Scuola di Teatro, con l’Accademia Teatrale “Francesco Campogalliani”…

Due corsi per adulti a partire dai 15 anni (Primo Anno e Avanzato), un corso per i ragazzi delle scuole medie – e, novità di quest’anno, un corso per i bambini delle elementari.

Per gli adulti le materie sono Recitazione, Dizione, Lettura interpretativa, Improvvisazione, Tecniche Teatrali ed elementi di Regia e Drammaturgia, insegnate dai favolosi attori, registi e tecnici dell’Accademia .

Inoltre, la Scuola offre due notevoli particolarità: da un lato, oltre alla recitazione, s’impara il backstage – illuminotecnica, costumi, scenografia e direzione di palcoscenico; dall’altro, per gli allievi si apre la possibilità di mettere in pratica le materie di studio partecipando attivamente alla vita della compagnia.

E per i fanciulli? Il curriculum è a grandi linee lo stesso, perché l’Accademia Campogalliani, con la sua vocazione per il teatro di parola, dà grande valore all’impostazione – ma, come si conviene a dei giovanissimi aspiranti attori, la tecnica viene insegnata attraverso un metodo ludico e dinamico.

Per grandi e piccoli, i corsi durano da ottobre a maggio, a cadenza settimanale, e si concludono con la rappresentazione di un saggio al Teatrino d’Arco.

Insomma, non vi pare un bel modo di accostarsi sul serio al teatro – condividendo conoscenza, quinte e palcoscenico con una storica compagnia di solida tradizione e grande successo?

C’è tempo per iscriversi fino al 30 settembre. Trovate tutte le informazioni consultando il nostro sito

Vi aspettiamo!

 

 

libri, libri e libri · lostintranslation · teatro

Prometeo Ritrovato (e Letto)

Semmai ve lo chiedeste, il Roche è arrivato mercoledì scorso, per posta*, con un ISBN diverso da quello del Paulin… D’altronde credo che non si tratti della stessa edizione che ho cercato di procurarmi sull’Isoletta. Questa qui è stata pubblicata nel 1998 dai meravigliosamente nomati Bolchazy-Carducci Publishers, nell’ancor più meravigliosamente nomata Wauconda, Illinois – con le illustrazioni di Thom Kapheim e, a parte quelle e nonostante l’assenza di indicazioni in proposito, l’aria generale della riproduzione di un’edizione più vecchia.

Then again, a ben guardare, carattere e impaginazione hanno un’aria decisamente troppo agée per il 1962, quando uscì questa traduzione – per cui bisogna immaginare che da Bolchazy-Carducci (dove hanno per logo una civetta) siano amanti di un book-design ai limiti dell’antiquario – illustrazioni a parte.

Il Paulin, detto per inciso, è tutt’altra faccenda: Faber & Faber, 1990, liscio e moderno in ogni aspetto… Il che, a voler vedere, rispecchia bene i rispettivi contenuti: Paulin non ha tradotto quanto reinterpretato, tenendo storia e personaggi, ma spostando l’ottica e la rilevanza (e di conseguenza il linguaggio) in un mondo che con le preoccupazioni di Eschilo non ha molto a che fare… o forse sì, in quella maniera in cui certe cose non cambiano attraverso i millenni… diciamo che Paulin si serve del Prometeo di Eschilo per esplorare faccende di tutt’altro tempo. Non del tutto la mia tazza di tè, forse – ma estremamente interessante.

Soprattutto leggendolo a fronte del Roche, che è cavallo d’altro colore. Roche (nato negli anni Venti e cavaliere di San Lazzaro) traduce in una maniera fluida, musicale, intensa – e francamente bellissima. Also, è il genere di traduzione che si preoccupa di gettare ponti attraverso i millenni tra l’Atene dell’Età d’Oro e un pubblico moderno, non in fatto di contenuto, ma di linguaggio: è di un mondo antico che parliamo, o Lettore/spettatore – ma non alieno. Immagino che su un palcoscenico debba essere una meraviglia… e immagino anche che adesso mi metterò a caccia per scoprire dove, come e quando sia stata messa in scena. Tra l’altro, nelle appendici, Roche aggiunge “Qualche Nota sulla Produzione”, che non ho ancora raggiunto se non di sfuggita, ma sembra un buon posto da cui cominciare.

Perché il punto è che questo Prometeo Incatenato è uno dei miei (non sempre ragionevolissimi) sogni registici – e la traduzione di Roche è il genere di testo su cui mi piacerebbe lavorare, il giorno in cui… Il Paulin è tutt’altro: un testo che non mi sognerei mai di usare, per non parlare di una certa frenesia di attualizzazione (la divagazione femminista a proposito di Io?)… però è interessante come esplorazione della rilevanza contemporanea di Prometeo – e verrà buono a sua volta e a suo modo il giorno in cui…

E quindi, ecco. La storia è giunta a termine per ora. I libri sono qui, i misteri sono risolti, le idee sono annotate. Ulteriori sviluppi? Ne riparliamo tra qualche anno.

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* In busta aperta, presumo ispezionata e richiusa con il nastro adesivo… Yes well – gente sospetta, questi lettori di Eschilo transatlantici…

Natale · teatro

Di Genesi E Di Auto-Adattamenti

ChJoyChristmas Joy, che è andato in scena giovedì scorso – e del quale per ora non ho nemmeno una foto –  l’avevo scritto già nel 2011 e poi, per una serie di circostanze, era stato accantonato fino al debutto del 2014. Nel riprenderlo in mano per Storie Sotto l’Albero mi sono ricordata che scriverlo era stata un’esperienza interessante.

Hic Sunt Histriones mi aveva richiesto una piccola cosa natalizia in termini molto stretti – per una serata benefica, tanto per cambiare. Prima avevo detto di no*, poi lottato per qualche giorno con i sensi di colpa, poi deciso che potevo fare almeno un tentativo. Avevo trovato trovato e scartato un paio di pur promettenti idee** e infine mia madre se n’era uscita con questo: “Perché non adatti qualche racconto natalizio? Ne hai scritti – puoi fingere di no, ma so che ne hai scritti, because I’m your mother, and I know.”

Naturalmente aveva ragione. Non trovate irritante la maniera in cui le madri tendono ad avere ragione? Per cui pescai dalle più buie profondità del mio disco rigido un racconto scritto – pensate un po’ – sotto Natale 2000, e mi applicai al compito di farne un atto unico miniature della durata di una ventina di minuti – scarsi.

E per prima cosa constatai (con una certa soddisfazione, lo ammetto) che diciotto anni fa scrivevo già storie provviste della canonica dotazione di 1 Inizio, 1 Mezzo e 1 Fine. So far so good.

E c’erano anche personaggi che volevano qualcosa e non potevano averlo, e un’ambientazione passabilmente insolita, e un lieto fine che, pur non inaspettato, era in carattere con la natura natalizia della storia***… Tutto bene, allora?

No. Tutt’altro. CJ2b

Tutt’altro, per una duplice serie di motivi. Serie numero uno – di ordine pratico: avevo richieste molto specifiche riguardo a che genere di personaggi mettere in scena – e le richieste non corrispondevano affatto alla popolazione originaria del racconto.

Serie numero due – di ordine narrativo: considerando le variazioni di personaggi, mi resi conto che c’era spazio per una buona dose di conflitto in più. Di fronte ai personaggi che volevano qualcosa senza poterlo avere, infatti, c’erano i supposti protagonisti, che di per sé volevano solo aiutare i primi… ma se avessero avuto qualcosa da ottenere a loro volta?

E così, per una combinazione di necessità della compagnia e necessità narrative, ai tre cugini adulti del racconto si sostituirono un padre inacidito dalla recente vedovanza e le sue due figlie alle prese col primo Natale senza mamma. A parte tutto il resto, l’appeal universale degli orfani è cosa nota, giusto?

Quindi, all’improvviso mi ritrovavo persino con due archi narrativi, anche se uno era un archetto molto dipendente dalla risoluzione dell’altro – e tuttavia complessità aplenty, per una ventina di minuti.  E proprio sulla ventina di minuti emerse un’ulteriore magagna. Nel racconto i personaggi col problema originario (chiamiamoli Gruppo B) erano degli estranei, e le loro motivazioni, circostanze e precedenti andavano spiegati in una situazione che Jeffrey Sweet definirebbe di Low Context. Vale a dire, semplificando, che i personaggi del Gruppo A non potevano saperne nulla, a meno di esplicite e dettagliate informazioni. Di nuovo, il Low Context non è un male di per sé, ma richiede molto più spazio e lascia poco margine per il sottotesto – al contrario di tutto ciò che si può implicare fra personaggi che si muovono su terreno comune, ovvero in situazione di High Context.

Ragion per cui i visitatori del Gruppo B furono promossi da estranei a conoscenti, e il problema trasferito da un paesetto mai sentito nominare prima al paesetto in cui vivevano entrambi i gruppi, liberandomi dalla necessità di condensare al massimo un sacco di informazioni mantenendole comprensibili. Il fatto poi che tra tutto ciò che si poteva implicare tra compaesani ci fossero accenni alla morte della madre e alla situazione conseguente, era tutta glassa sulla torta.

CJ3bInfine, per questioni di ritmo, contrassi tutta la vicenda nel giro di tre giorni – anziché in un paio di settimane – e cambiai la maggior parte dei nomi inglesi in altri meno impronunciabili.***

Alla fine l’atto unico (miniature) era solo vagamente imparentato con il racconto da cui ero partita, ma era molto più teatrale. Per quanto il racconto non fosse male in partenza, la storia si era fatta più solida dal punto di vista narrativo, il ritmo era tutt’altra cosa, i personaggi avevano motivazioni più impellenti… Sono certa che, se adesso facessi il percorso inverso e adattassi l’atto unico in racconto, ne uscirebbe qualcosa che funziona molto meglio dell’originale. Anzi: pensandoci bene, non è detto che non lo faccia.

Morale 1: nel corso degli anni s’impara – e per fortuna. Morale 2: il Test del Palcoscenico può davvero fare miracoli per una storia: se dovessi portarla in teatro, funzionerebbe? E se no, perché? Morale 3: non ho mai più guardato allo stesso modo gli adattamenti cinematografici dei libri e le libertà che gli sceneggiatori si prendono.

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* “Non ho tempo, davvero, non ho tempo… già così vado a dormire alle quattro del mattino. Non ci sto dietro. Mi dispiace, davvero, ma questa volta è no. Dovete dirmelo prima, non è come mettere gli ingredienti nel forno e tirar fuori la torta…” Sono sicura che avete un’idea.

** Promettenti ma tristi. Che posso farci? Il Natale m’ispira storie dallo strappacuore al semitragico. Che in linea generale potrebbe anche non andare del tutto male, se non fosse destinato a un pubblico di famigliole a metà dicembre…

*** E sì: è ambientato in Inghilterra. Dite la verità, da me non ve lo sareste mai aspettato, vero?

 

Natale · teatro

Storie Sotto l’Albero

È dicembre, Santa Lucia è in arrivo – e si fa tempo di storie natalizie.

Giusto per abbondare (questo Diciotto è proprio un anno nataliziamente speciale…) giovedì 13 arriva…

Dic18

Ci saranno le incantevoli Voci Bianche della Verdi di Ostiglia, dirette dal Maestro Sani. E ci saranno i fanciulli delle scuole con le loro poesie. E ci sarà Hic Sunt Histriones, con due mie piccole cose natalizie.

In Christmas Joy, il primo Natale senza mamma si preannuncia triste – per la famiglia Trent e per l’intero villaggio di Henderley, lasciato senza decorazioni per un taglio di fondi in municipio… Riuscirà la giovanissima Joy a riportare un po’ luce ai suoi cari e al suo villaggio?

In Sì, Virginia – ispirato a un fatto realmente accaduto nella New York di fine Ottocento – Virgie O’Hanlon, otto anni, è in castigo: ha litigato con le sue compagne di scuola, è stata insolente con la maestra, e ha rotto la cometa per la recita natalizia… ma come si può conservare la calma quando tutti insistono a dire che Babbo Natale non esiste?

Due atti unici miniature, due piccole storie di infanzia, di determinazione e di minuscoli miracoli natalizi – con contorno di musica e poesia. Perfetto per Santa Lucia, non credete?

Vi aspettiamo a Ostiglia!

Lunedì del D'Arco · teatro

Dentro le Fiabe al D’Arco: La Vecchia Scorticata

VecchiaTornano i Lunedì, stasera. Torniamo a esplorare le fiabe, a raccontarle e a usarle come finestre per sbirciare dentro la psiche umana…

Questa settimana tocca a Gian Battista Basile, raccontatore secentesco, collezionista di storie nel suo Cunto de li Cunti, con un gusto per il grottesco, il misterioso, il pittoresco… D’altronde, è di barocco che parliamo – e di barocco napoletano per di più.

Marina Alberini ha scelto La Vecchia Scorticata, storia di amori attraverso una porta o nel buio, d’inganni e di artifici, d’invidia punita – fino al magico colpo di scena…  perché qui forse non è tanto la virtù a trionfare quanto la furbizia e il caso, ma di certo il “vizio” è punito con ferocia barocca e irridente…

24Ne avranno di cose da dire, dopo, gli amici di Libera Freudiana Associazione!

Ci vediamo a teatro questa sera – e la raccomandazione è sempre la stessa: arrivate con buon anticipo, o rischiate di non trovare posto!

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Also: i posti per Canto di Natale vanno a ruba… se volete vederlo (e io ve lo consiglio), affrettatevi a prenotare! La biglietteria è aperta nei giorni feriali, dal mercoledì al sabato, dalle ore 17:00 alle ore 18:30. In questi orari si prenota per telefono (o via fax) allo 0376 325363; in alternativa si prenota per posta elettronica a questo indirizzo: biglietteria@teatro-campogallian.it

Natale · teatro · tradizioni · Traduzioni

Canto di Natale al Teatrino D’Arco

Ed ecco che ci siamo…

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Domani sera debutta Canto di Natale – probabilmente la seconda storia natalizia più celebre al mondo… La novella con cui, centosettantacinque anni fa, Charles Dickens cambiò per sempre il volto e il gusto del Natale.

Non so voi, ma io concordo con Michael Faber quando dice che, in tutta la letteratura, le storie che assurgono a parabole si contano sulle dita di una mano – e Canto di Natale è una di quelle poche. Chi non conosce le vicende dell’avaro redento e degli spiriti, immerse in una Londra cupa e luminosa al tempo stesso? Chi non la cerca a dicembre, in una forma o nell’altra? Chi non è ben felice di lasciare da parte l’incredulità per il tempo di sentirsela raccontare ancora una volta? Untitled 5

Fantasmi e poveri bambini, memorie e rimpianti, avidità e cuori d’oro, nebbia, oche al forno, scintillii impalpabili, giochi di società, sciacallaggio, amori mai dimenticati… Canto di Natale è un po’ come il Christmas Pudding: c’è dentro un po’ di tutto, e tutto si combina in un insieme delizioso e unicamente natalizio.

E, come per il Pudding, la preparazione è complessa: Maria Grazia Bettini ha modellato Dickens in uno spettacolo ricco e suggestivo, popolato di figure indimenticabili e costellato di magie e sorprese… come se le illustrazioni di Leech o Rackham prendessero vita sul piccolo palcoscenico del Teatrino D’arco.

Avendo la benedizione di una madre anglomane, fin da bambina mi è parso che non fosse del tutto Natale senza Dickens – la novella e qualcuno dei suoi innumerevoli adattamenti… Quest’anno la faccenda mi appare particolarmente magica, perché l’adattamento è opera mia – così come la traduzione. Che devo dire? Sono estremamente soddisfatta – e incantata da ciò che Maria Grazia ne ha fatto. E spero che sarete incantati anche voi, o Lettori.

Canto di Natale debutta domani sera e replicherà fino al 6 gennaio. Qui trovate il calendario dettagliato. La biglietteria è aperta nei giorni feriali, dal mercoledì al sabato, dalle ore 17:00 alle ore 18:30. In questi orari si prenota per telefono (o via fax) allo 0376 325363; in alternativa si prenota per posta elettronica a questo indirizzo: biglietteria@teatro-campogallian.it

Che ne dite, ci vediamo a teatro?

anglomaniac · Lunedì del D'Arco · Storia&storie · teatro

I Lunedì del D’Arco: Puck delle Colline

LocE questa settimana tocca a me – con Kipling e Puck delle Colline.

Devo dire che a suo tempo – quando si è scelto il tema dei Lunedì 2018, e quando si è deciso che si poteva sconfinare dal territorio delle fiabe strettamente tradizionali – la scelta si è fatta quasi da sé.

Ho un debole per Puck of Pook’s Hill – e per il suo seguito Rewards and Fairies – da quando mi ci sono imbattuta per la prima volta più di vent’anni fa. L’idea di questi due ragazzini che, grazie a un Puck quasi shakespeariano, incontrano una serie di personaggi storici sembra fatta apposta per farmi felice… Sotto certi aspetti rimpiango di non avere scoperto questi libri da ragazzina – ma anche da adulta trovo che siano pieni di cose meravigliose.

Il rapporto fra mito, storia e folklore, il legame fra paesaggio e immaginazione, atmosfera a bizzeffe, una meravigliosa Inghilterra immaginaria, un tocco amarognolo, una spruzzatina di Shakespeare e, soprattutto, una bella riflessione sull’immaginazione umana…

PuckDanUnaVi pare che potessi lasciar perdere l’opportunità di portare tutto questo in scena? Giammai! E così ho scelto le due storie più strettamente fiabesche della prima raccolta – Weland’s Sword e la mia prediletta Dymchurch Flit – e le ho rimescolate in una piccola storia su come le storie nascono, cambiano e non muoiono mai del tutto.

Una fiaba sulle fiabe, se volete.

E a dare voce e vita ai personaggi di Kipling ci saranno i sempre ottimi Alessandra Mattioli, Francesca Campogalliani, Adolfo Vaini e Luca Genovesi – e due giovanissimi allievi della Scuola di Teatro Campogalliani: Mariasole Tartari e Tommaso Dalzoppo.

Poi il Dottor Alberto Romitti di Libera Freudiana Associazione ci condurrà ad esplorare l’elemento onirico di questa e di altre storie.

Che ne dite, vi unite a noi, questa sera? Una volta di più, vi raccomando di arrivare presto – ma presto per davvero, perché i Lunedì sono popolarissimi e il Teatrino si riempie con facilità. Vi ricordo che la serata è gratuita, non serve prenotare – e non è consentito “tenere posti”.

 

 

gente che scrive · teatro

Lacca Carminio e Blu di Prussia

SkeltIn un incantevole saggio intitolato “Penny plain, twopence coloured“, R.L. Stevenson racconta della sua passione infantile per i teatri giocattolo. Erano teatrini di carta colorata e legno, talvolta provvisti di un sistema di illuminazione a candeline.

Il primo editore britannico* di questo genere di giocattoli, quello a cui Stevenson fa riferimento, fu Skelt, e quello che vedete quassù a sinistra è il contenuto di una di quelle buste “per teatrini” che i cartolai vendevano: scene, personaggi e testo per commedie, tragedie, drammi e pantomime, disponibili in due versioni, come da titolo: in bianco e nero al costo di un penny, o già colorate per due pence.

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Questo invece è un teatrino di Pollock

A quanto pare, il piccolo Louis ogni tanto comprava uno di questi plays, e la cosa, che avveniva sempre di sabato, di ritorno da un’escursione al porto per vedere le navi, comportava tutta una liturgia particolare. Intanto la scelta non era per nulla facile: Louis esitava talmente tanto da far spazientire i cartolai, perennemente incerto tra titoli come “Il Pirata”, o “La Foresta di Bondy”, oppure “Il Principe Cieco”.

A decisione avvenuta, si pagava il penny dovuto: la scelta cadeva sempre sulla versione in bianco e nero, perché metà del piacere consisteva nel colorare le figure sui fogli. Si mescolavano lacca carminio e blu di prussia per il viola dei mantelli, si usavano verdi diversi per la foresta…

E poi il gioco era finito.

Stevenson confessa di non avere mai ritagliato una volta le figure, mai messo in scena una singola commedia o dramma. La deliziosa incertezza della scelta, il trionfale ritorno a casa, col premio stretto sotto il braccio e la mente a pregustarne l’apertura e il possesso, la gioia di preparare e stendere i colori erano tutte le soddisfazioni che il piccolo Louis chiedeva ai suoi plays. In realtà, l’intrigo descritto dalle istruzioni lo deludeva sempre, e non vedeva davvero necessità di metterlo in scena.** Piuttosto, s’immaginava nei panni dei protagonisti per qualche giorno, e poi ricominciava a fantasticare dell’acquisto successivo, leggendo i titoli del catalogo di Skelt sul retro della busta.

TreasureIsland3Chissà quanto gli sarebbe piaciuto vedere la sua Isola del Tesoro in versione Toy Theatre, come nel  teatrino (moderno) qui di fianco… Chissà se lo sognava mai, mentre colorava le storie altrui e ci ricamava sopra -senza mai ritargliarle né metterle in scena? I genitori rimproveravano Louis di volubilità, perché si disinteressava troppo presto del giocattolo appena comprato, senza accorgersi come quel modo di procedere prefigurasse già il sognatore e, più ancora e peggio, l’uomo che, per tutta la vita, avrebbe cercato di costruirsi una realtà di suo gusto, scontrandosi sempre con i crudi e poco poetici fatti.

Fin da bambino, Stevenson non era fatto per la realtà: si era già accorto di preferire la vigilia, l’attesa e la preparazione all’atto. Aspettare, ricordare, immaginare, e poi aspettare qualcos’altro, senza mai soffermarsi sull’attimo presente. E come altro avrebbe potuto vivere, quest’uomo che era un narratore e nient’altro?

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* Non ho il coraggio di scrivere “inglese”, per una volta. Credo che noi Continentali ci dimentichiamo un po’ di quanto la Scozia sia un altro posto rispetto all’Inghilterra (e viceversa) fino a quando non rileggiamo qualche autore scozzese…

** Anzi, secondo lui, una rappresentazione sarebbe stata una noia infinita per qualsiasi bambino… Non mi capita spesso di dissentire da Stevenson – ma in questo caso devo proprio.

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