Anno Verdiano

Librettitudini Verdiane: I Vespri Siciliani (Parte Prima)

E già dal titolo capiamo che questa faccenda non fu scritta per l’Italia – almeno in origine. Una storia di Siciliani che insorgono contro gli oppressori stranieri e gliele suonano? Ma figuriamoci.

anno verdiano, les vêpres siciliennes, eugène scribeSemmai, la cosa strana è che l’opera nacque francese per l’Opéra di Parigi, e gli oppressori in questione sono… be’, Francesi. Bizzarro, vero? E in realtà Verdi stesso aveva i suoi dubbi, perché gli pareva che tutti ne uscissero male – i Francesi tonfati e gli Italiani cospiratori col coltello tra i denti – e chiese al librettista Eugène Scribe di eliminare quanto meno tutto quel che offendeva l’Italia…

Ma in realtà a Scribe non è che interessasse molto. Figuratevi che – e questo Verdi non lo sapeva né l’avrebbe saputo fino a molti anni più tardi – era persino un libretto riciclato. C’era questo Le Duc d’Albe, vicendona ispano-fiamminga che, se fosse stata un film Anni Sessanta, si sarebbe chiamata La Figlia di Egmont. Era una classica faccenda di amore, agnizioni, vendetta e morte (preterintenzionale), scritta per Donizetti, che però la cominciò e piantò lì. Ma perché mai buttar via un libretto già pronto? Quando una quindicina di anni più tardi Verdi si presentò a chiedere qualcosa di grandioso, appassionato e originale, Scribe riciclò Albe in Monfort, e le Fiandre spagnole nella Sicilia del tardo Duecento.

Vogliamo vedere? Vediamo.

Atto Primo.

Si comincia in piazza a Palermo, con gli Angioini che gongolano nonostante la anno verdiano, les vêpres siciliennes, eugène scribenostalgia di casa, inneggiano al loro amato comandante Guido di Monforte e alla bellezza delle pur riottose Siciliane… Ma chi è la bella dama in nero che attraversa la scena velata e triste? È la duchessa Elena, in lutto per il fratello, quel duca Federico d’Austria che Monforte ha fatto decollare come traditore.

Ed Elena, soprano della varietà più tosta, cova vendetta. L’arrogante Francese ubriaco che, tanto per fare il gradasso, le impone di cantare, non sa che cosa lo aspetta. Elena canta. Canta di mare, dapprincipio, e di tempesta, e della forza di chi sfida destino e catastrofe…

E può darsi che ai Francesi alticci sfugga il sottotesto, ma i Siciliani sono un’altra faccenda. Pugnali alla mano, la folla è sul punto di sollevarsi in quello che ha tutta l’aria di dover essere un bagno di sangue quando compare un uomo. Solo e senza guardie, si affretta a spiegare Scribe.

Sensazione.

anno verdiano, les vêpres siciliennes, eugène scribeA uno sguardo del nuovo arrivato, la folla si disperde, e persino Elena rimane un po’ scossa: il disperditore di folle è Monforte – Guido di Monforte, e quando arriva lui non ce n’è più per nessuno.

A meno, ovviamente, di essere tenori. Perché chi ti caracolla in scena proprio adesso – e senza accorgersi di Monforte? Ma il nostro Primo Amoroso: Arrigo, giovane siciliano. Voglio dire: tutto un bellicosissimo e furibondo coro si è liquefatto sotto lo sguardo di Monforte – e Arrigo manco si accorge che è lì?

Peggio: Arrigo, che dovrebbe essere prigioniero e invece non lo è, si vanta con Elena di come i giudici lo abbiano lasciato andare – per pura e semplice giustizia, combinata alla debolezza dei Francesi, e di Monforte in particolare…

Monforte si è avvicinato e sente tutto, e invano Elena tenta di zittire il giovanotto…

E perché? – così il recasse
Innanzi a me fortuna
E a mia vendetta!

strepita Arrigo, senza sapere che fortuna l’ha preso assai sul serio. Elena parrebbe giustificata nell’aspettarsi che vada a finir male, ma si vede che oggi Monforte è d’umor clemente. Non solo prende con sense of humour la tenorile spavalderia di Arrigo ma, dopo avere congedato (un nonnulla bruscamente) Elena, lo tiene lì a far conversazione.anno verdiano, les vêpres siciliennes, eugène scribe

E così scopriamo che Arrigo non ha cognome, essendo figlio di padre ignoto*, non ha più madre, ed era devoto scudiero o giù di lì del defunto fratello di Elena. Per cui, se adesso Monforte lo vuol decapitare come ha fatto con il suo signore e capitano, si accomodi pure. E nemmeno adesso Monforte esce dai gangheri. Anzi: il ragazzo gli piace, ne ammira la temerarietà e gli offre un posto nelle sue schiere. Cosa che naturalmente Arrigo rifiuta con patriottico sdegno – e a Monforte piace anche questo, così lo lascia andare con consiglio omaggio: si guardi bene dal fare la corte ad Elena. Perché? vuol sapere il perplesso Arrigo. Eh, son cose che non vanno a finire bene…

E figurarsi Arrigo, innamorato cotto e allergico alle proibizioni: Monforte lo proibisce? E allora lui si precipita verso il palazzo di Elena – e Monforte lo guarda andare con commozione, ma senza sdegno.

Qui gatta ci cova – e sipario ci cala.

Atto Secondo

anno verdiano, les vêpres siciliennes, eugène scribeCi siamo spostati sulla spiaggia in una ridente vallata fuori Palermo, dove approda di nascosto il nobile Giovanni da Procida, esule, basso, cospiratore e zelota della causa. Anche lui e il suo coro son pieni di propositi di vendetta – ma il fatto è, come apprendiamo quando Elena ed Arrigo arrivano a titolo di comitato di benvenuto, che degli aiuti che sperava di raccogliere ne ha visti pochini. Pietro d’Aragona potrebbe appoggiare una rivolta, una volta che fosse scoppiata… Già, mugugna Arrigo, peccato che la Sicilia intera dubiti e tentenni.

Ma Procida è un consumato rimestatore di torbidi: perché non indurre i Francesi a farne una grossa? Lasciamo che all’ormai prossima festa dei fidanzati insultino qualche ragazza da marito – e allora la popolazione insorgerà, e a noi servirà qualcuno che colga il destro per accoltellare Monforte… uno a caso, per dire… Arrigo! Ed essendo anche un consumato manipolatore del prossimo, Procida se ne esce di scena, lasciando Arrigo ed Elena da soli a tubare.

E i due tubano – pur con qualche paturnia di ordine sociale da parte di Arrigo, perché insomma, lui è un umile soldato figlio di NN che solo e deserto e misero su questa terra sta, e lei è una duchessa… E indovinate che cosa gli dice Elena?

Il mio fratel deh! vendica,
E tu sarai per me
Più nobile d’un re!

E di nuovo, figurarsi Arrigo.

Peccato che proprio sul più bello arrivi una pattuglia francese con un invito al ballo per Arrigo. Essì, da parte di Monforte – un invito al ballo of all things. E per di più, Monforte sapeva dove mandarlo a cercare, proprio mentre era in missione segretissima… Ma non c’è tempo per le domande: quando Arrigo rifiuta, i Francesi risolvono prontamente l’impasse arrestandolo e portandolo via, per la costernazione di Elena. E se, povera ragazza, sperava in Procida per liberare il suo moroso, sperava male, perché Procida non è nulla se non pragmatico: contavamo su di lui; non è più disponibile? Faremo senza.

Anche perché il popolo festoso è già in arrivo, insieme a un certo numero di Francesi. Si dà inizio alle danze, e Procida, in versione agent provocateur, incita i Francesi a darsi da fare con le belle fanciulle. I Francesi, probabilmente i cattivi più cretini della storia del melodramma**, se lo fanno ripetere solo un paio di volte prima di gettarsi sulle Sicilianine e portarsele via – tranne Elena, che vedono protetta, spada alla mano, dal loro “buon amico” Procida.anno verdiano, les vêpres siciliennes, eugène scribe

E ci credereste? I Siciliani oltraggiati ancora mugugnano e tentennano… Almeno finché Procida ed Elena non fanno loro notare che la Duchessa non è stata toccata perché c’era qualcuno di deciso a proteggerla. E in realtà noi sappiamo che non è proprio così – ma che volete mai? Il popolo va diretto, e in effetti si sta scaldando…

Odesi gaia musica dal fondo – e guardate un po’ che cosa passa in lontananza: una nave impavesata a festa, su cui fanno baldoria gli ufficiali francesi e le dame locali collaborazioniste, tutti diretti al palazzo del governatore per il ballo.

Ecco dove andiamo a fare strage&vendetta, incita Procida.

Er… e le ragazze rapite? Non capiterà qualcosa di brutto mentre gli uomini vanno a fare strage&vendetta altrove? Verrebbe da chiederselo, ma si vede che non è importante.

Troppo ormai – favellò – il dolor – nel lor sen! –
L’onta ria – che patir – vendicar – or convien –
Agli acciar – corron già; – poté omai – nel lor cor –
D’un lion – più fatal – ribollir – il furor.

E qui l’atto finiam e il sipario caliam.

E qui, signore e signori, ci fermiamo per un intervallo – chè l’opera è lunga, e ci sta bene un calicetto di vin bianco alla buvette. Ci rivediamo lunedì prossimo, al suono del terzo campanello.

________________________________________

* Sentite odor d’agnizione? Non avete tutti i torti.

** Si stenta quasi a credere che l’autore del libretto sia un Francese, n’est-ce pas?

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