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Nonni Letterari

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Hai parlato di padri letterari, di zii, di orfani, di ragazze da marito… nonni mai? Non è che approfitteresti della Festa dei Nonni, magari…?

E allora oggi, che è la Festa dei Nonni, parliamo di nonni in letteratura.

Cominciamo costatando che un sacco di nonni di carta si trovano nella letteratura per fanciulli – il che non è affatto sorprendente, in particolare per tutto ciò che è stato scritto in tempi di ridotta aspettativa di vita. E poi, andiamo: il nonno o la nonna, queste incarnazioni della saggezza, delle radici famigliari, delle tradizioni e, talora, dell’affettuosa indulgenza…

festa dei nonni, nonni in letteratura, johanna spyri, frances h. burnett, dickens, grazia deledda, georgette heyer, marcel proustSolo talora, però. Spesso un nonno burbero da conquistare fornisce buona parte del conflitto di cui un piccolo protagonista ha bisogno. Il caso da manuale è il nonno del Piccolo Lord Fauntleroy, l’anziano conte che ha diseredato un figlio per avere sposato un’Americana. Solo che poi il figlio muore, e allora il vecchio misantropo richiama a casa l’aborrita nuora e il nipotino… E francamente, come qualcuno possa rimanere incantato dall’insopportabile Ceddie è più di quanto io arrivi a capire, ma never mind: nell’istante in cui scopriamo che il defunto capitano Cedric era il figlio prediletto, sappiamo già che il conte non ha speranze e, prima dell’ultimo capitolo, sarà convertito a nonno affettuoso, suocero attento, generoso signore del luogo e filantropo in generale.festa dei nonni, nonni in letteratura, johanna spyri, frances h. burnett, dickens, grazia deledda, georgette heyer, marcel proust

Stessa storia per il francese En famille – però spostato dall’aristocrazia britannica all’alta borghesia industriale. Stessissima storia: vecchio signore inflessibile, figlio amatissimo ripudiato per matrimonio d’amore – poi morto lasciando una bimba d’innumeri virtù. Alla povera Perrine va peggio che a Ceddie: anche la mamma muore, e lei deve impiegarsi come operaia… indovinate un po’? Presso il canapificio del nonno. Ma Perrine è onnicompetente, e il nonno avrà pure un cuore di pietra, ma riconosce l’efficienza quando la vede. Così Perrine (sotto falso nome) fa carriera, s’insedia accanto al nonno quasi cieco, gli scioglie il cuore, eccetera eccetera fino alla commovente agnizione finale.

festa dei nonni, nonni in letteratura, johanna spyri, frances h. burnett, dickens, grazia deledda, georgette heyer, marcel proustQualcosa di simile capita in Piccole Donne, solo che a sciogliere il vecchio Mr. Laurence non è il nipote, bensì le eponime sorelle. Fosse per lui, Laurie starebbe fresco – ma per fortuna ci sono la vispa Jo e la dolce Beth. E siccome in realtà Mr. Laurence non soffre di litocardia, ma solo di un’iperprotettiva incapacità di mostrare il proprio affetto, tutto si risolve molto prima dell’ultimo capitolo.festa dei nonni, nonni in letteratura, johanna spyri, frances h. burnett, dickens, grazia deledda, georgette heyer, marcel proust

Anche il nonno di Heidi è così: fornire conflitto non è il suo mestiere – al massimo una carriera collaterale. Heidi lo scioglie prima di subito, questo anziano signore di pochissime parole che fa il miglior formaggio delle Alpi svizzere e sa riabilitare le piccole paralitiche come se niente fosse. Scioglimento di routine, e poi per il conflitto ci pensa Fraulein Rottenmeier. Però, intanto che ci siamo, potremmo notare che questa storia contiene anche due nonne. Due nonne e mezza – se consideriamo la nonna materna di Heidi, la cui morte offstage precipita il primo cambiamento nella vita della bimba. Ma poi ci sono la tenera nonna cieca di Peter e la dinamica e affettuosa nonna di Klara, le cui visite illuminano la vita delle due bambine. Insomma, da manuale anche questo, a modo suo: il nonno incarna la saggezza, le nonne incarnano l’affetto, i nonni nel loro insieme incarnano tradizione, sicurezza e stabilità.

festa dei nonni, nonni in letteratura, johanna spyri, frances h. burnett, dickens, grazia deledda, georgette heyer, marcel proustOddio, poi se vogliamo ci sono le eccezioni – e la più maiuscola è forse il nonno della solita Little Nell, cui per contratto deve proprio capitare tutto, e allora le capita anche lo sciagurato (e non equilibratissimo) anziano signore che le sperpera tutta l’eredità e poi la trascina a sgambare su e giù per l’Inghilterra finché lei ci lascia le penne. Tutto col massimo affetto, sia chiaro – but still.*

E questo era l’Ottocento. In tempi più recenti i nonni sono usciti da questi recinti stretti – persino nella letteratura per fanciulli. Se è vero che negli anni Trenta  era ancora comunissimo imbattersi in nonne idealizzatissime come la contessa (o era marchesa?) di Roccabruna, grande dame e angelo  dell’armonia famigliare, le cose erano destinate a cambiare. Credo che mi limiterò a citare un paio di esempi. Come i superficialmente benintenzionati Omama e Opapa di Judith Kerr, che in Quando Hitler rubò il coniglio rosa proprio non arrivano a cogliere il dramma di figlia, genero e nipoti in fuga dalla Germania. I piccoli Anna e Max sono affezionati ai nonni, ma non tardano ad avere l’impressione, per esempio, che Omama sia “una donna piuttosto sciocca.” Caso diversissimo sono i nonni di Arianrhod ne La Congiura di Merlino di Diana Wynne Jones. Vero è che Roddy appartiene all’aristocrazia magica d’Inghilterra, ma la fauna famigliare è variegata: dal nonno paterno potentissimo specialista in meteomagia in pensione, alla nonna paterna rumorosa, non intelligentissima, bugiarda e troppo potente per il suo stesso bene, fino al nonno materno gallese che è… er, la morte.** festa dei nonni, nonni in letteratura, johanna spyri, frances h. burnett, dickens, grazia deledda, georgette heyer, marcel proust

E in ambito di letteratura adulta? Be’, così a memoria mi pare che ci siano più nonne che nonni – e in molteplici varietà. C’è l’intelligente, energica e socialmente ben equipaggiata nonna di Proust – ottima compagnia e affettuosa complice per il nipote ipersensibile. C’è l’adorata nonna santucciana de Il velocifero, che ha due nipoti suoi e ne acquisisce con pari tenerezza un terzo adottivo nell’inquieto Gianni. C’è Gwenlliana, la nonna dell’Henry Morgan di Steinbeck, sognante sibilla gallese che, dal suo posto accanto al fuoco e con i suoi occhi ciechi, vede il destino del nipote a decenni nel futuro e a un mondo di distanza. C’è la terribile nonna de L’incendio, che Grazia Deledda dipinge come la custode della famiglia, della proprietà e del buon nome, attaccatissima ai nipoti, ma irremovibile fino al ricatto morale e alla coercizione più bieca.

Così, sempre a memoria, l’unico nonno che mi viene in mente è in un giallo – e per di più un giallo molto ruritaniano: il principino Otto è l’unico erede di un anziano e malinconico nonno coronato, che si tormenta tra l’angoscia di lasciare al piccolo un trono mal saldo e un irrealizzabile desiderio di lasciargli vivere la sua infanzia…

Ah no, scusate: dove lasciamo i nonni di Georgette Heyer? Ce ne sono diversi, come Lord Lavenham o Lord Darracot – irascibili e tirannici nobiluomini con un debole per i/le nipoti con cervello e spina dorsale.

E qui mi fermo – pur certa di trascurare legioni di nonni letterari fondamentali. Ma il punto è, direi, che a differenza dei padri dickensiani i nonni non sono inaffidabili, e a differenza degli zii in generale, non sono pericolosi.

Al massimo possono essere un po’ rigidi, magari vanno conquistati e senz’altro ci sono eccezioni – ma i nonni in letteratura tendono ad essere gente su cui si può contare.

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* D’altra parte, stiamo parlando di Dickens, e sappiamo che cosa pensava Dickens dei padri, e un nonno che cos’è se non un padre elevato a seconda potenza?

** E tra l’altro, essendo questa Diana Wynne Jones, la morte è tutt’altro che un cattivo nonno.

4 risposte a "Nonni Letterari"

  1. Chi e’ cresciuta con Piccole donne, Pattini d’argento e Senza famiglia NON PUO’ detestare Il piccolo Lord: si guarda il film ogni volta con lo stesso magone e trova adorabile tutto… (eppure e’ sempre Milla)

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  2. Ah, ma anch’io sono cresciuta con Piccole Donne, Pattini d’Argento eccetera – solo che Ceddie… Anche se in realtà è molto più colpa del film che del libro, perché il libro non mi ha lasciato traumi (why, il Ceddie del libro compare persino in Bibi & il Re degli Elefanti), ma Ricky Schroeder… ugh. Ho sempre trovato molto signorile da parte di Alec Guinness non averlo affogato nella vasca delle carpe. IL che, a ben pensarci, si riallaccia a tutti questi discorsi sulla morte come nonno…

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