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C’era Una Volta, Tra Neanche Troppo Tempo…

E poi magari sembrerà che copi i post altrui, ma che posso fare?

Era un po’ che volevo raccontarvi del mio MOOC.

the future of storytelling, MOOC, university of applied sciences PotsdamUn MOOC è – come ho scoperto di recente – un Massive Open Online Course. C’è questa piattaforma che si chiama Iversity, ci sono corsi tenuti via video, e c’è la Fachhoch Schule di Potsdam, con il suo MOOC chiamato The Future of Storytelling.

Mi ci sono iscritta perché mi pareva bello trovarmi un altro impegno in più, ma soprattutto perché la faccenda m’interessa. È tutta la storia che le innovazioni tecnologiche influiscono sul modo in cui si raccontano le storie. In principio fu un gruppo di persone attorno a un fuoco, e le pitture murali, e il passaggio dalla tradizione orale alla scrittura, e la stampa, e il cinema, e la televisione…

Sì, la sto prendendo balzellon balzelloni, ma avete capito che cosa intendo: ogni stadio della storia della comunicazione umana ha modificato profondamente la maniera di raccontare. E adesso ci sono nuovi mezzi dalle potenzialità enormi e – forse – idee non troppo chiare su come questo possa cambiare le modalità della narrazione.

Probabilmente è tutto a posto, sapete: dubito che tutti i successivi cambiamenti siano stati vissuti con  troppa consapevolezza. C’erano nuove possiblità, qualcuno le sperimentava, qualcuno le rifiutava, ci si accapigliava e si facevano tentativi, e poi, col tempo e con la paglia…

Ma il fatto è che adesso il tempo è più scarso della paglia, le innovazioni si susseguono a notevole velocità, e con le innovazioni i cambiamenti – possibili ed effettivi. Quindi magari farsi un’idea non è male. the future of storytelling, MOOC, university of applied sciences Potsdam

E allora, ecco il MOOC. Siamo alla terza settimana, siamo in settantacinquemila, sparsi per tutto il mondo, e l’esperienza è interessante. Ci sono le lezioni in video, che esplorano l’evoluzione delle forme narrative in pratica, quello che ha funzionato, quello che sta succedendo e anche quelle che sembravano ottime idee e poi si sono afflosciate. C’è un’abbondanza di materiale collaterale per approfondire o chiarire. Ci sono i forum per le discussioni – che per ora non sono terribilmente maneggevoli, ma sembrano essere in via di miglioramento. C’è l’equivalente di una volta e mezzo la popolazione di Mantova in compagni di classe provenienti dalle esperienze più diverse, con cui discutere a piacimento. E ci sono i compiti a casa, creative tasks di varia natura.

Quello della settimana passata consisteva nel costruire un personaggio – e fin qui nulla di particolarmente originale – e poi creargli una vita online. Un blog, un profilo su FaceBook o su Twitter, un account su YouTube… non c’erano limiti alle possibilità. E poi l’idea era che questi personaggi interagissero tra loro.

Devo confessare di avere nutrito qualche perplessità. Sia chiaro: è stato divertente creare Emma e il suo piccolo blog*, ma non avevo tempo per far nulla di più elaborato, né per interagire troppo con gli altri studenti. A dire il vero, credevo che Emma  sarebbe rimasta lì, sola soletta, a raccontarsi le cose da sé**

E invece ieri mattina è successo: una sconosciuta MOOCer ha contattato Emma per chiederle notizie di una conoscenza comune, ed è saltato fuori che di conoscenze in comune potrebbe essercene un’altra, e… capite? Né Emma né la sconosciuta né le due conoscenze comuni esistono minimamente: sono tutti personaggi, creati da persone diverse, che si incontrano in modo ben poco programmato, e iniziano una storia. Che è parte di una storia più articolata, che una piccola popolazione sta scrivendo.

Bello, vero? E diverso. E promettente, non tanto per questa storia – che è del tutto accidentale – quanto come dimostrazione di quel che si può fare. Di come si può raccontare.

Vi farò sapere come prosegue.

___________________________________________

* Il fatto che, nei suoi tre giorni di vita, Emma abbia scoperto un paio di cose che a me erano sfuggite per anni, è… vagamente allarmante? Ok, le ho scoperte io mentre mettevo in piedi il blog di Emma – ma resta il fatto che le ho scoperte dopo avere assunto il punto di vista di Emma. Magari una volta o l’altra parleremo di personaggi che assumono una vita propria.

** No, non del tutto. Per varie ragioni, troppo lunghe da spiegare in dettaglio qui e adesso, Emma non è sola soletta e ha qualche genere di futuro narrativo – ma non volevo annacquare il paragrafo.

3 risposte a "C’era Una Volta, Tra Neanche Troppo Tempo…"

  1. Che dire?Per amore del buon Mr Spareparts sto cercando di imparare come funziona Facebook che odio.Fosse anche la sola cosa che l’esercizio mi porterà sarà un’ottima cosa.A parte che no…in tutta sincerità “essere” il mio personaggio mi sta dando nuovissime prospettive per lui.Per il momento era il personaggio secondario di una storia riuscita pure maluccio (ricordi il dilemma di revisione di cui parlavamo qualche bollettino fa?).Quello che sto notando è che pensare il personaggio e invece “essere” il personaggio seppur virtualmente è molto diverso.Dover immaginare cosa farebbe il personaggio davanti ad una foto, leggendo qualcosa o semplicemente contattando gli altri è davvero divertente e illuminante.E credo che alla fine dell’esperimento ci sarà una storia tutta sua, perchè ricordi l’altissimo muro di cui si parlava sempre qualche bollettino fa?Pare che si stia sgretolando, molto velocemente….

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  2. L’intera esperienza si sta rivelando molto molto interessante – ed istruttiva.E dispendiosa – sia in termini di tempo che, ahimé, di testi consigliati.Ma poco per volta reperirò anche quelli.E le compagne di corso sono molto simpatiche!Ed ora dovrò anche coinvolgere mio fratello (che è quello che si occupa di musica e filmati) per il compito della settimana che viene.Incredibile, ma bello.

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  3. @Cily: evviva! Non vedo l’ora di leggere la storia di Mr. Spareparts… Ed è favoloso quando i blocchi si sbloccano – soprattutto in questo modo inaspettato. Direi che il MOOCsta funzionando – e non solo per Facebook… 🙂 @Davide: Sì, la lista di inspiring works fa quasi paura. E… un esperto di filmati e musica? Goodness! si direbbe che tu abbia intenzioni piuttosto grandiose…

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