grilloleggente · Storia&storie

L’Organo Del Sultano

DallamVi ho detto del libro che ho ricevuto per Natale, giusto? Il diario di Thomas Dallam, l’organaro che Elisabetta I spedì al Sultano Mehmet III con un singolarissimo regalo?

In realtà il regalo era stato pagato da alcune corporazioni londinesi, che speravano in concessioni commerciali di varia natura. Elisabetta era abilissima nel far pagare qualcun altro… Ma never mind. Il regalo era questo elaboratissimo organo automatico, un arnese delicato e ingombrante, che non poteva viaggiare se non smontato – e ci voleva qualcuno che lo sapesse rimontare una volta a destinazione. E chi meglio degli ideatori e costruttori?

Così fu che il ventiquattrenne Dallam partì per il viaggio della sua vita, e incontrò il sultano così da vicino come era capitato a pochissimi occidentali. Durante il viaggio e il soggiorno a Costantinopoli, Dallam tenne un diario che è una delizia a leggersi. Il giovanotto era intelligente, curioso, avventuroso, con un’ottima opinione di sé e un gusto evidente per il buon vino e le belle donne. Tutto lo interessava e ben poco lo scomponeva. Sapeva il suo mestiere ed era anche (come molti elisabettiani, del resto) un buon musicista. Si guadagnò l’interesse del sultano – fin troppo. Mehmet si mostrò molto riluttante a lasciar ripartire l’uomo dell’organo, e a un certo punto parve disposto a trattenerlo con la forza… e allora Dallam perse la testa, e fece una scenata all’ambasciatore inglese, accusandolo di volerlo vendere ai miscredenti…

Poi tutto si sistemò, e Dallam se ne tornò felicemente in Inghilterra, senz’altro rimpianto che quello di non avere potuto visitare Venezia – e fece carriera, costruendo organi per re Giacomo, per il King’s College di Cambridge, e per un sacco di altri committenti importanti.

La cosa triste è che nessuno dei suoi organi soppravvisse. In Inghilterra finirono tutti sotto le asce dei Puritani. A DallamOrganCostantinopoli, il successore di Mehmet si rivelò molto più pio, molto meno amante della musica, molto meno portato per i giocattoli occidentali: siccome l’organo suonava da solo ed era decorato da diverse figure umane capaci di movimento, doveva chiaramente essere opera del demonio. Il nuovo sultano, dicono le cronache, distrusse tutto quanto di persona. Con un’ascia da guerra.

È un peccato – ed è un’ironia. Di certo, se mai pensava ai posteri, Thomas Dallam pensava di lasciare loro i suoi strumenti, perché costruire organi era il suo mestiere, la sua arte, e sappiamo che ne andava estremamente orgoglioso. E invece il suo lavoro è andato perduto a causa dell’intolleranza e della chiusura mentale. In compenso, il nome di Dallam sopravvive grazie a quel che ci ha lasciato scritto, alla vivacità e all’immediatezza delle sue osservazioni, alla sua curiosità, al suo gusto per quel che c’era da vedere e da capire in questi posti così diversi dall’Inghilterra. Alla sua poetica maniera, è una parabola confortante  –  non trovate? Poco importano le asce: alla fin fine, attraverso i secoli e per vie inaspettate, intelligenza, curiosità e apertura hanno la  meglio sulla stupidità e sull’ottusità.

Curato, annotato e reso in Inglese moderno da John Mole, The Sultan’s Organ si trova su Amazon.

 

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