Storia&storie · teatro

È come volare…

Foto Chiara Benazzi

Volevamo portare in scena il volo come metafora sfaccettata della condizione umana. Così c’è L’Aviatore,  storia sulla solitudine e la forza del volo tratta da un racconto inconsueto di Frederick Forsyth. Perché forse dall’uomo del Dossier Odessa e de Il Giorno dello Sciacallo non ci si aspettano aerei e fantasmi e natalizietà – eppure… Continua a leggere “È come volare…”

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Il Giocatore di Scacchi

Sì, sì – ancora la Romantica Mondiale Sonzogno, ma abbiate pazienza, perché questa è una chicca. Non l’unica, sospetto vivamente – ma una chicca notevole: il Giocatore di Scacchi, di Henri Dupuy-Mazuel.

Cominciamo col dire che quando, qualche anno fa, sono giunta all’originale francese, Le Joueur d’Échecs, per vie molto traverse, mai e poi mai mi sarei aspettata che ne esistesse una traduzione italiana… Continua a leggere “Il Giocatore di Scacchi”

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Il Corradino Ritrovato

Il dramma di Corradino di Svevia, di Salvator Gotta e Andrea Fanton. Libro per fanciulli, e gl’inizi della ricerca difatti risalgono alla mia lontana preadolescenza, quando soffrivo di medievite grave e Manfredi di Svevia era il mio eroe… E di Manfredi Corradino era il nipote – close enough, tutto considerato – ma il libro per fanciulli proprio non si trovava. Uscito di catalogo presto, immagino, e refrattario alle mie ricerche. Anni più tardi, venuta l’era di internet, ci riprovai – e nulla. Nemmeno una traccia, davvero, da nessuna parte, se non una manciata di copie in altrettante biblioteche remote… Continua a leggere “Il Corradino Ritrovato”

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Pasqualità di carta e inchiostro

Ma vi siete accorti di quanto Pasqua sia giusto dietro l’angolo?

Da non credere. Non so voi – ma a me è arrivata addosso proprio a tradimento, quest’anno. Mentre non guardavo, si è avvicinata in punta di piedi – e… tac! Fra sei giorni è Pasqua.

E a dire il vero, non so troppo che cosa farne, di questa seconda Pasqua dell’Era Covid. Per tutta una serie di motivi, ho sempre sentito la Pasqua molto meno del Natale, e nel corso degli anni le tradizioni famigliari si sono andate assottigliando… adesso, per la seconda volta, non si possono seguire nemmeno quelle. Insomma, non c’è nulla da fare: per me l’atmosfera pasquale (such as it was) è alquanto evaporata.

E però questa mattina, quando mi sono improvvisamente resa conto che è proprio quasi Pasqua, mi è anche venuto in mente che c’è una tradizioncella del tutto personale che potrei, dovrei, vorrei recuperare: un romanzo storico di ambientazione medievale.

E voi magari adesso levate gli occhi al cielo, e domandate: ma che c’entra mai, o Clarina? Continua a leggere “Pasqualità di carta e inchiostro”

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Nellie Bly – ovvero: nulla è impossibile

Nell’autunno del 1888 la giovane giornalista Nellie Bly piombò sul suo redattore capo al New York World con un’idea per una serie di articoli: avrebbe fatto il giro del mondo seguendo l’itinerario di Phileas Fogg, il celebre personaggio di Jules Verne – in meno di 80 giorni.

Saltò fuori che in redazione l’idea circolava già – ma l’intenzione era quella di affidare il viaggio a un uomo… Continua a leggere “Nellie Bly – ovvero: nulla è impossibile”

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L’Uomo del Globe

Globe WanamakerSam Wanamaker era un attore americano trentenne quando nel 1949 sbarcò a Londra e, per primissima cosa, chiese al tassista di portarlo “nel posto di Shakespeare.”

“Io a Stratford-upon-Avon non ce la porto,” gli rispose il cabbie, e Sam, convinto di avere trovato il tassista più tetragono delle isole britanniche, fece un sorrisetto e spiegò che intendeva il posto di Shakespeare a Londra.

“Shakespeare, ha presente? Il poeta e drammaturgo.”

Il cabbie alzò le spalle. Chi diamine si credeva di essere, questo transatlantico del cavolo? ” E io che ho detto? William Shakespeare, essere o non essere. Stratford-upon-Avon.”

Sam cominciava a sentire un vago sconforto, ma si fece portare a Bankside, giusto sull’altra riva del Tamigi, dove, secondo lui, dovevano esserci quanto meno le rovine del Globe Theatre…

Il tassista fece quel che gli si chiedeva: chi era lui per rifiutare denaro dagli Americani squadrellati? Era il Quarantanove, e l’Inghilterra faticava assai a riprendersi dopo la guerra… se il piccolo coloniale voleva pagare per essere portato a vedere un bel niente, erano fatti suoi, giusto?

E così Sam arrivò a Bankside e scoprì, sconcertatissimo, che il cabbie aveva ragione: non c’era… niente. Oddìo, c’era una placca commemorativa sulla parete di una birreria: In questo luogo sorgeva… eccetera eccetera. E basta. Nient’altro. Della culla del teatro inglese non restava nulla.

Sam, pieno di sacro fuoco artistico, non capiva come ciò potesse essere – ma vedeva un soluzione: perché non ricostruire un Globe al posto giusto? E in uno di quei momenti che cambiano la vita, sposò quello che sarebbe diventato il suo Sogno con la S maiuscola: un nuovo Globe. Globe_Theatre_mid

Ma il nostro transbardolatra non aveva fatto i conti con due problemi: da un lato, l’Inghilterra era, come dicevamo, stremata dalla guerra, e dall’altro… Be’, immaginatevi il mondo accademico inglese davanti a un attore americano ansioso di prendere in mano delicate questioni shakespeariane, e ricostruire un teatro elisabettiano distrutto da secoli, e portarci dentro pubblico e turisti… Heavens above – giammai! E il povero Sam se ne tornò in America sospinto dal fragore delle loro esclamazioni inorridite.

Ma non per questo rinunciò. Anzi, fece qualcosa di geniale: cercò alleati tra le file nemiche, per così dire, cominciando a corrispondere con singoli accademici su entrambe le sponde dell’Atlantico, raccogliendo le più accreditate opinioni su come dovesse/potesse essere stato un teatro elisabettiano… Come dovesse/potesse essere stato il Globe. Perché il fatto era, vedete, che allora come adesso nessuno lo sa con certezza. Abbiamo qualche descrizione, una certa quantità di evidenza archeologica da altri posti, lo schizzo di un turista svizzero, e un contratto per la costruzione di un altro teatro che riporta con dettagliata precisione alcuni particolari da copiarsi dal Globe – ed è tutto. E considerate che ai tempi di Sam “tutto” era considerevolmente meno del “tutto” che sappiamo noi. Ma ciò non impediva agli studiosi di intrecciare teorie su teorie, e ogni sorta di ragionevoli ipotesi…

Sam era un visionario e un uomo perseverante. A dispetto di un sacco di oppositori che temevano una specie di Disneyland pseudoelisabettiana nel cuore di Londra, e con qualche appoggio dalla famiglia reale, nel 1970 fondò lo Shakespeare Globe Trust, e cominciò a raccogliere fondi in tutto il mondo. Perché il fatto è che l’interesse per il progetto era enorme, e si cominciava a vedere che l’Americano faceva le cose molto, ma molto seriamente.

globe-todayNon che i problemi fossero finiti: non era possibile costruire là dove erano sorti i due successivi Globes originali (costruiti rispettivamente nel 1599 e nel 1614), e il progetto che andava emergendo era spaventosamente incompatibile con le moderne norme antincendio… Sam e i suoi scesero a ragionevoli compromessi: si spostarono nel punto utile più vicino, incorporarono modifiche antincendio, fecero qualche concessione all’idea generale di come dovesse apparire un teatro elisabettiano… E in premio ebbero un colpo di fortuna: nei tardi anni Ottanta gli archeologi trovarono, a poca distanza, le fondamenta di quello che era stato il teatro rivale: il Rose di Philip Henslowe… Henslowe aveva detestato con qualche energia i Burbage, forza motrice del Globe, e teatri e rispettive compagnie si erano fatti guerra per anni: decidete voi se sia una beffa o una poetica riconciliazione il modo in cui il ritrovamento del Rose servì a consolidare e definire il progetto del Globe risorto, i cui lavori di costruzione cominciarono nel 1991.

E alla fine la perseveranza, l’entusiasmo e l’intelligenza di Sam Wanamaker vinsero la partita – anche se lui non visse abbastanza a lungo per vederlo: quattro anni dopo la sua morte, lo Shakespeare’s Globe Theatre ha aperto i battenti nel 1997, ed è una meraviglia – a vedersi e per le meravigliose stagioni teatrali e musicali che vi si tengono. Per l’opera educativa che vi si svolge. Per la sensazione di viaggio nel tempo che offre…GlobeWan

Dopodiché non è come se ci si fosse fermati: da qualche anno il Globe è affiancato da un altro piccolo teatro al chiuso: la ricostruzione – ipotetica ma molto ragionevole – di un teatro giacobita indoor. Ed è solo giusto – non trovate? – che quest’altra meraviglia, dove si recita rigorosamente a lume di candela, porti il nome del sognatore che ha dato inizio a tutta l’avventura: the Sam Wanamaker Playhouse.

 

Storia&storie

Al tramonto delle Pleiadi

Succede, una domenica di febbraio, che A. mi contatti e mi chieda:

…Ha mai approfondito lo studio sull’esatto percorso fatto da Annibale e la sua armata sulle Alpi nel 218 AC, al tramonto delle Pleiadi, un mistero nato già ai tempi di Polibio e che dura a tutt’oggi?

Salta fuori che, in una di quelle vicende prettamente internettiane, A. mi abbia trovata inciampando in un vecchio intervento a un convegno, of all things, di Archeologia Sperimentale. Continua a leggere “Al tramonto delle Pleiadi”

Storia&storie

Differenze franco-inglesi: una ritrattazione

Ricordate come lamentavo, nell’ultimo post, la scarsa attitudine dei Francesi a dispensare informazioni storiche?

Ebbene, o Lettori, sono qui a rettificare nel più completo dei modi!

Perché il fatto si è che, lunedì stesso, ho deciso di provare a scrivere al Musée de Montreuil sur Mer – attraverso la mail di contatto trovata sul sito della Citadelle de Montreuil*. Confesso che non speravo granché in una risposta. Era più che altro l’ultimo tentativo prima di mettermi il cuore in pace e risolvere il Capitolo VI con qualcuna di quelle descrizioni che suonano meno generiche di quanto siano. You know what I mean.

E invece…

Invece, l’indomani, mail dalla Francia: mi scrive un gentilissimo signore, storico e guida in forza al museo – e non solo mi invia una dettagliatissima mappa di Montreuil nel 1565, ma anche una serie di possibilità per i movimenti di Tom nella città. Punti d’ingresso e uscita, luoghi utili, luoghi che all’epoca erano in (ri)costruzione… E un invito a non esitare se ho altre domande. E io di altre domande ne ho, e le pongo, e Monsieur G. risponde, paziente ed esauriente, e manda altro materiale… Alla fine ho capito i miei dubbi su cittadella, città alta e città bassa, so con ragionevole certezza dove va Tom, ho capito dove sbagliavo con i profili della città, e ho di che rendere il Capitolo VI non solo plausibile e accurato – ma, si spera, tridimensionale. Di nuovo: you know what I mean.

E quindi ritratto quel che ho scritto a proposito della scarsa disponibilità dei Francesi – o quanto meno della sua qualità di carattere nazionale. Il mio amico L. suggerisce la possibilità che sia anche una questione di dimensioni, e che le istituzioni medio-piccole siano più disponibili di quelle grandi – e non è impossibile che sia così. Quel che è certo è che a Montreuil sono gentilissimi, più che disposti ad assistere il romanziere straniero in cerca di dettagli, pieni di entusiasmo, generosi con il loro tempo e la loro conoscenza. Quindi… che dire? Grazie mille, Monsieur G. È stato veramente un piacere!

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* L’altra volta ho scordato di dirvelo, ma Montreuil-sur-Mer, se vogliamo una connessione letteraria, è la cittadina di cui Jean Valjean diventa sindaco nei Miserabili.