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Ur-Cinema Bignami

indexVisto il Riccardo III istantaneo, ieri?

Magari nel vedere il titolo – o nel leggere della durata, avete pensato alla Reduced Shakespeare Company, e alle loro Opere Complete di Shakespeare in Quarantacinque Minuti…

E invece no: era un Riccardo serio.

Be’, era il 1908, il cinema era una faccenda recente e fuzionava così. I film duravano un rullo di pellicola o due – il che significava una durata media di una ventina di minuti.  All’inizio queste cine-pillole erano per lo più documentari, rievocazioni e qualche storia, e si usavano come riempitivo – ad esempio come uno tra i numeri di un varietà, o durante l’intervallo a teatro…

A partire dal 1905, le cose cominciarono a cambiare. La gente andava “al cinema” per vedere i film – e in una serata vedeva dieci, quindici o anche venti di queste cose piccole piccole. E che cosa vedeva? Un certo numero di storie originali, commedie, vicende storiche e un sacco di adattamenti di romanzi, lavori teatrali, opere… È quella che va sotto il nome di Nickelodeon Era.hqdefault

Erano tempi eroici e ingenui al tempo stesso. Gli attori arrivavano tutti dal palcoscenico, come pure la maggior parte dei registi, e l’emancipazione dalla mentalità del teatro non fu questione di un giorno e una notte. Le tecniche di ripresa erano più che un po’ statiche, con una tendenza a privilegiare le scene d’insieme e una riluttanza evidente nei confronti del primo piano. La recitazione era spesso stilizzata, e tanto più per l’esigenza di rendere una storia senza l’aiuto delle parole… Aggiungete la necessità di comprimere la narrazione nei tempi ridottissimi che dicevamo.

Sembra una ricetta ideale per il disastro – e invece no. O almeno, non necessariamente. Molti di questi piccoli film sono delle gemme di grazia e/o di efficacia. Ad esempio Vitagraph, uno degli studi più importanti dell’epoca nickelodeon, si specializzò in scene storiche e adattamenti, tra cui una lunga serie di opere Shakespeariane – il debutto cinematografico del Bardo al di là della Tinozza – e per una decina d’anni produsse piccole cose molto ben fatte. Si capisce che funzionasse tutto meglio con delle storie semplici – o che si prestassero ad essere semplificate all’osso. Trame secondarie e personaggi di contorno venivano sfrondati senza misericordia, e si contava su un minimo di previa conoscenza del materiale originario da parte del pubblico… Ma per lo più funzionava.

Poi non tutto si poteva condensare in venti minuti. Quelli di Vitagraph se ne resero conto abbastanza presto, e introdussero la serializzazione. Nel 1909 i Miserabili uscirono in ben quattro rulli, seguiti l’anno successivo dai cinque rulli de La Vita di Mosè. Ai registi piaceva lavorare più in grande, il pubblico mostrò di gradire le possibilità narrative e il respiro proporzionali alla durata, e gli studios non impiegarono molto a fare due più due.

AMidsummerNightsDream1909 - play rehearsalIl problema era che produrre un film lungo, o feature,  comportava costi di tutt’altro tipo. Mentre la domanda per i features cresceva e quella per i monorullo precipitava, i piccoli studios pionieristici crollarono uno dopo l’altro – falliti, assorbiti o venduti. Già nel 1915, le pillole cinematografiche non si producevano praticamente più, e in piedi era rimasto soltanto Vitagraph, che comunque riuscì a tirare avanti solo fino al 1925 – prima dell’avvento del sonoro.

Era durata un decennio, quest’infanzia del cinema, e adesso questi cinebignamini dalla maniera di pantomima ci fanno un po’ sorridere – ma avremmo il cinema che abbiamo, se qualcuno non avesse passato un decennio a incapsulare Shakespeare e compagnia in film da un rullo per volta?

E non so a voi, ma a me punge un’irresistibile uzzolo di sperimentare – e di provare a raccontare storie in sceneggiature o copioni da un rullo o due…

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