teatro

Son et Lumière

Questa qui sotto è un’immagine de La Notabile Fabrica. Con una B sola.

NotFab

Storia del Manufatto del Bertazzolo a Governolo, in forma di son-et-lumière, commissionata per l’inaugurazione dei restauri del Manufatto, appunto, nel 2008. Rispondo di testo, metà della regia (per l’altra metà rivolgersi a Flavia Ferrari) e luci.

La cosa più vasta che mi sia mai capitato di dirigere. Cinquanta persone tra cast and crew. Prove lunghissime e laboriosissime. Uno spazio enorme da riempire e da gestire… Dalla consolle luci a dietro le quinte e con la… er, postazione sopraelevata comunicavamo con i cb.

E i costumi… oh, i costumi. Avevamo tanti di quei costumi e di quei cambi che era una disperazione. Alcuni li avevamo persino fatti noi… Sì, anch’io. No, dico davvero: non ridete. Ad ogni modo, nonostante i nostri sforzi, a qualcosa come tre ore dal metaforico levarsi del sipario, mancavano ancora otto costumi di tutte azzurro polvere per le Ninfe nella danza di corte. La sarta aveva l’aria di essersi volatilizzata – o quanto meno, non rispondeva alla grandinata di telefonate della coreografa imbufalita. Poi, a un certo punto, ricordo di avere incrociato una delle Ninfe.

Con addosso un costume color..

Color…

Color… tulle2

Oh, non ho parole per definirlo. Ecco, immaginate qualcosa sul genere dell’illustrazione qui accanto – solo un pochino più violento, più sfacciato, più abominevole. Azzurro piscina è l’unica descrizione che mi viene in mente – ma ancora non copre l’orrore. Ricordo ancora la ballerina che si morde il labbro. “Oh cavolo. Sei qui… Speravamo di riuscire a non farteli vedere…”

E qui immaginate la Clarina che fissa l’accecante apparizione con occhi tondi come piattini da tè e “Avevo detto azzurro polvere…” balbetta.

E la ballerina le fa pat-pat sulla spalla. “Magari, una volta sotto le luci si noterà meno…”

Al momento di puntare le luci, la danza di corte fu la scena su cui passammo più tempo, modificando il disegno ancora e ancora alla ricerca di una combinazione in cui i dannati costumi non interferissero troppo con la navigazione aerea.

E poi c’era la battaglia fluviale. Una scena molto barocca, in cui delle navi di compensato dipinto venivano mosse su e giù per il palcoscenico, in mezzo a lunghissime “onde” di stoffa azzurra agitate ai due estremi dalle Ninfe (misericordiosamente fuori luce).

Con le giuste luci e la musica era qualcosa di bello a vedersi – if I say so myself – il pezzo visivamente centrale dell’intera faccenda. Solo che aveva dei tempi abbastanza complicati, e avevamo dovuto sostituire due portatori di navi all’ultimo momento. Dopo lunghi strologamenti, prove cronometrate, pasticci misti assortiti e nervi tesi (chè il caldo era notevole e le navi tutt’altro che leggere) decidemmo che servivano dei segnali visibili da parte di qualcuno provvisto di cronometro.

Ebbene, alla fine la soluzione fu questa: al momento della battaglia, alla mia postazione alla consolle luci,  salivo su una sedia e da lassù, armata di torcia elettrica e cronometro, dispensavo segnali al momento giusto: a patto che i portatori di navi si ricordassero l’ordine, ai tempi pensavo io.

Suona tremendamente macchinoso, vero?

E invece funzionò perfettamente. O meglio, no: non perfettamente, perché ci furono intoppi e guai – ma funzionò con efficacia. E tutto era bello a vedersi, e i costumi delle Ninfe parzialmente neutralizzati dalle luci, e gli applausi furono abbondanti, e tutti vissero felici e contenti.

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