Festivaletteratura

Piccolo Bollettino Festivaliero

programmaMantova in questi giorni è in piena fibrillazione festivaliera, e sto festivaleggiando anch’io.

Un certa quantità di eventi, scelti per varie ragioni e – fin qui – con esito variabile.

Questo è un rapido bollettino su come è andata (o non è andata) in questo paio di giorni.

1. Tutto il resto è storia. Alessandro Barbero e Bianca Pitzorno a bagolare di romanzi storici. I libri di Bianca Pitzorno, lo sapete, non mi piacciono nemmeno un po’ – anzi. Barbero in compenso mi piace davvero tanto, come pure i suoi libri – e l’argomento era decisamente after my own heart, così sono andata. Sentire la signora Pitzorno scagliarsi contro la pratica dell’anacronismo psicologico è stato un momento davvero surreale… Il genere di cose che porta a farsi delle domande. Domande di questo genere: ma davvero non si renderà conto di quanto i suoi romanzi siano pieni di sesquipedali anacronismi psicologici? Mah. Barbero in compenso è sempre una delizia. Come ha commentato la diciassettenne S., “ha una luce negli occhi quando parla di storia”. Colto, gradevolissimo, brillante – e con questo entusiasmo che trascina: che si può volere di più da un divulgatore e occasionale romanziere storico? Non che sia emerso alcunché di terribilmente originale in fatto di romanzi storici, ma nel complesso un gradevole evento. Devo rimarcare una cosa, però: qualità delle “domande dal pubblico” davvero abissale.

2. Scrittura femminile e scrittura maschile? Paolo Colagrande ed Elisabetta Bucciarelli, moderati da Afro Somenzari. A questo, confesso, sono andata perché penso che la distinzione sia, in gran parte e nel modo in cui viene usata, una fiera del luogo comune – ed ero curiosa di sentirne discutere in modo sistematico. In realtà la faccenda si è rivelata un esempio del motivo per cui il Festival a volte mi lascia alquanto perplessa. La discussione è stata condotta più o meno così: “Si dice che ci siano una scrittura maschile e una femminile; che cosa ne pensano i nostri scrittori?” E i nostri scrittori… mah. La Bucciarelli ha elencato qualche luogo comune in proposito – e poi ben presto ha cominciato a parlare del suo libro. Colagrande ha fatto qualche sforzo in più, divagando simpaticamente, confessandosi dubbioso sull’esistenza stessa del problema, e suggerendo la possibilità che le scrittrici contemporanee siano più brave/interessate/coraggiose nell’esplorare l’animo e il punto di vista maschili di quanto la controparte maschile sia nel fare l’operazione speculare. Dopo la seconda domanda, Somenzari ha abbandonato ogni pretesa che l’incontro avesse a che fare con il suo titolo. A suo credito, Colagrande ha parlato del suo libro solo dietro sollecitazione del moderatore, non si prende troppo sul serio ed è davvero simpatico – cosa che la Bucciarelli e Somenzari tentavano di essere a tutti i costi. Con risultati modesti.

3. Dialogare in scena. Magdalena Barile ha tempestato di ottime domande Michele Santeramo. Un dialogo intelligente tra autori teatrali – in fatto di rapporto tra scrittura e scena, di metodo, di stile, di lavoro con le compagnie, di mestiere e di ispirazione. In più, Santeramo ha letto (bene) una versione ridotta del suo monologo “Storia d’Amore e di Calcio” – che è forse è più un racconto che altro, ma originale, intelligente e molto ben scritto. Ottimo.

4. Le parole della distanza. Beppe Severgnini e Stefania Chiale hanno raccontato il giornalismo di viaggio da America Primo Amore di Soldati ai reportage d’oggidì. Raccontato e letto, in dialogo frizzantino e con ottimo accompagnamento musicale al pianoforte. Brioso e gradevolissimo.

5. Mille anni di scrittura occidentale. Paolo Cammarosano, medievalista e diplomatista e Matteo Motolese, storico della lingua, hanno raccontato del rapporto strettissimo tra l’evolversi tecnico e tecnologico della scrittura e quel che con la scrittura si fa. Tra Boccaccio pessimo copista di se stesso e le colorite ingiurie in volgare registrate dai notai, tra grammatica, ortografia, abbreviazioni e invenzioni, è stato un excursus colto e brillante su come s’intreccino tecnica, arte, pensiero e necessità quotidiana. Interessantissimo – e un livello di domande del pubblico che ha stupito i relatori. Cultori di paleografia e diplomatica – lettori di romanzi storici, 5-0.

Insomma, se scontiamo l’irritazione profonda per il n° 2, direi che il bilancio per ora è decisamente positivo. In più, posso dire che l’atmosfera in città è animata e piacevole, e che il gelato della Maison du Chocolat è un’esperienza da fare una volta nella vita – magari tra un evento e l’altro…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...