Festivaletteratura

Secondo Bollettino Festivaliero

Festival15E così il Festivaletteratura n° 19 ha chiuso i battenti… Credo che sia l’edizione che ho seguito con più intensità – ad eccezione della prima, quando ero una piccola Maglietta Blu. A dire il vero non credo neppure che ci si chiamasse già così… Mi pare che all’epoca di blu ci fosse solo il logo su fondo bianco – ma d’altra parte all’ufficio stampa dove ero io le magliette del Festival non le avevamo nemmeno.

Ad ogni modo, fa nulla. Torniamo al presente – o almeno al passato molto prossimo: edizione 2015 secondo la  Clarina. II parte.

6. Telling Stories. Confessione: venerdì sera, al momento di tornarmene in città per l’ennesima volta, ero stanchissima, infreddolita e con un principio di tosse… Così a sentire Kazuo Ishiguro non ci sono andata. E mi dispiace davvero tanto, perché il modo in cui la letteratura si traduce (bene o male – o non si traduce affatto) in cinema mi interessa molto. More fool I, e se qualcuno di voi è andato all’evento n° 128, apprezzerei qualche impressione. Novel-or-Short-Story-cartoon

7. Romanzo VS racconto. Confessione bis: ero un po’ pentita di avere scelto questo evento. Oh sì – argomento interessante, ma dopo la débacle della faccenda su scrittura maschile e scrittura femminile (vedi prima parte), I had misgivings. Ancora di più quando Sandro Veronesi ha dato forfait per motivi di salute, sostituito all’undicesima ora da Cristina Bartocletti… Sia chiaro che non ho nulla contro la Bartocletti – anzi – ma chiamata in sostituzione così… Ripeto: I had misgivings. E invece facevo male. Naturalmente il giocoso dibattito romanzo/racconto non c’è stato – ma, bene assecondato dalla sua relatrice nuova di zecca, Mauro Covacich ha tenuto un discorso intelligente, articolato e ben argomentato sui due lati della questione. Ha presentato il racconto come una caduta lineare, interamente trascinato da una sorta di necessità interna – che per lui di solito scaturisce da una singola immagine. Il romanzo invece è una faccenda di strati e di pezzi che emergono lentamente fino al punto in cui qualcosa-qualcosa  non li… immagino che “catalizza”, pur essendo un’orrida parola, descriva bene il processo di Covacich.Sulla distinzione tra il racconto scritto su folgorazione il romanzo scritto per paziente ricerca posso essere abbastanza d’accordo – meno sull’irrimediabilità come discrimen tra l’uno e l’altro. Secondo Covacich, il racconto è spinto da un’irrimediabilità che al romanzo manca. Personalmente trovo che l’irrimediabilità sia propria anche dei conflitti nei romanzi – ma nondimeno ho trovato il tutto molto interessante.

histnov8. Sul romanzo storico. Di nuovo al Seminario Vescovile, come Barbero&Pitzorno mercoledì pomeriggio… Sono certa che le ragioni sono logistiche, ma viene chiedersi se il Festival consideri i romanzi storici roba da seminaristi, vero? That said, evento a due velocità. Stefan Hertmans, Belga dal nome fiammingo che parla un favoloso Inglese, è chiaramente qualcuno che ha pensato molto a un genere di cui – dice – lui scrive ai margini. Di conseguenza ha un sacco di cose interessanti (e in alcuni casi originali) da dire sulle eccezioni individuali che si trovano nelle testimonianze, sugli anacronismi borderline, sulle discrepanze tra memoria individuale e memoria collettiva, sul modo in cui il romanziere storico scrive (o cerca di scrivere) la storia “da dentro”, sull’emergere narrativo dell’autore, sulla ricostruzione dell’esperienza e sull’equilibrio tra ricerca e percezioni moderne. Per contro, temo che Luigi Guarnieri suoni terribilmente vago e scontato – nonostante le buone domande di Marcello Flores. Una strana faccenda, alla fin fine. Conversazione intelligente e stimolante sul lato belga, e una serie di cauti luogi comuni su quello italiano.

9. Come trovare una storia meravigliosa. A dire il vero, mi aspettavo tutt’altro. Sulla base della descrizione dell’evento nel programma, mi aspettavo un’esplorazione del rapporto tra ispirazione e tecnica in una serie di autori men che scontati. Invece Chicca Gagliardo (che ha una voce deliziosa), ha presentato una galleria un po’ sconnessa di ispirazioni personali – le sue “conchiglie”, intese festival15bcome semi narrativi trovati qua e là tra letteratura, filosofia, cinema, immagini e vita d’ogni dì. Molta enfasi sulla rottura degli schemi, ma nulla o quasi sui meccanismi della trasformazione delle conchiglie in narrativa. Carino, gradevole, onirico, etereo. E – anche se forse al colpa è delle aspettative con cui ero arrivata – più che un po’ gratuito.

Ed è così che finisce il mio Festival 2015, con l’ultima passeggiata per il centro vivo ed affollato – e per ricordo una spilla completa di libricino in miniatura. È stato piacevole, divertente, a tratti irritante e a tratti stimolante. L’anno prossimo ci sarà l’edizione del ventennale… Vedremo.

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...