Vitarelle e Rotelle

Strati

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Ho fatto leggere il mio romanzo a un’amica, e lei mi ha detto, in mezzo ad altre cose, che parla di una cosa sola. Ok, le ho detto, è una cosa buona. Invece salta fuori che lei non voleva lodare la mia bella storia coerente, ma dire che è un po’ smunta, un po’ pochina. Io le ho tirato dietro un cuscino, però adesso mi viene da pensare, perché mi sono sforzata proprio tanto di tenere la mia storia lineare, di focalizzarmi sulla mia trama, di non confondere il lettore, e invece sta’ a vedere che ho sbagliato tutto?

Onegin1Well… Dipende. Dipende da un sacco di cose – tra cui le dimensioni della storia. In un racconto, soprattutto un racconto breve, concentrare tutto attorno a un’idea tende ad essere una scelta saggia. Ma qui parliamo di un romanzo, giusto? E allora forse per un romanzo una singola idea rischia di avere il fiato corto. Il che non significa assolutamente confondere il lettore, ammassare temi e sottotrame come se piovesse, infilarci dentro tutto tranne il secchiaio di cucina…

Quel che intendo è diverso – e mi viene in mente in proposito una discussione, tanto tempo fa, a proposito dell’Evgeni Onegin. Si usciva da un teatro dopo avere visto l’opera di Tchaikovskji d’après Pushkin, e si discuteva se si tratti o meno di una storia di presunzione punita.

Sì, naturalmente, perché Evgeni – per ennui o poco meglio – rifiuta con supponenza l’amore della giovane e ingenua Tatjana quando la conosce in campagna, ma poi, ritrovandola maturata, raffinata e principessa a Mosca, è lui a innamorarsi e lei a rifiutarlo. Evgeni capisce troppo tardi che sono proprio le qualità della ragazzina di campagna a fargli amare la principessa, ma lei adesso è la moglie leale di un altro uomo. Per cui sì: lui si credeva molto dappiù, ed è punito proprio quando si rende conto del suo errore.

E tuttavia l’Onegin è anche una storia d’amore, anzi, più d’una considerando anche Olga e Lenskij; ed è anche una storia di amicizia (Evgeni e Lenskij), di rimorso, di peso delle convenzioni sociali, di rinuncia, di maturazione, di occasioni perdute…

Le buone storie tendono a non essere mai storie di una cosa sola. La complessità che fa di una storia un piccolo mondo nasce dalla stratificazione di temi diversi e correlati, dall’incrociarsi e intralciarsi – vicendevole e più o meno volontario – degli scopi contrastanti di diversi personaggi, e dal modo in cui ciascun aspetto illumina o modifica parzialmente gli altri.Onegin3

Il povero Lenskij è un poeta e sogna un idillio campagnolo con Olga, la sorella allegra di Tatjana. Nel primo atto Evgeni non sa troppo bene che cosa vuole, ma la sua annoiata vaghezza di propositi finirà per scontrarsi tragicamente con il sogno di Lenskij. Tatjana, considerata una specie d’intellettuale da amici e vicini, appare ad Evgeni come il prototipo della piccola provinciale cresciuta a romanzi. Il fatto che Evgeni incarni l’uomo ideale che Tatjana ha atteso e sognato rende ancora più amaro il gelido rifiuto di lui… E via dicendo, in un continuo intersecarsi di prospettive. Ed è questo che fa dell’Onegin una buona, soddisfacente, ricca e commovente storia.

Non tutte le storie complesse sono necessariamente belle, ma di sicuro una storia di cui, alla domanda “di che cosa parla?” si può rispondere con una parola soltanto, faticherà molto di più a catturare il cuore del lettore – e a tenerlo prigioniero per due o trecento pagine.

2 pensieri riguardo “Strati

  1. La mia domanda è. si può scrivere una storia su una cosa sola? Su un solo argomento, un unico tema, focalizzata su un unico nocciolo coerente?
    Perché più ci penso, più mi dico che è impossibile – a meno di non impegnarcisi consapevolmente, potando ogni deviazione, ogni scintilla di qualcosa di diverso.
    Che sarebbe un bell’esperimento, ma non credo che porterebbe a qualcosa che mi piacerebbe leggere.
    Ma se si scrive – non importa se bene o male – una storia “normale”, credo sia inevitabile che questa abbia più sfaccettature, più chiavi di lettura, più temi o argomenti.
    Per cui, ipotesi – non sarà l’amica lettrice un po’ miope?

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    1. Confesso di essermelo chiesta anch’io… Poi però l’impressione dell’amica lettrice trova riscontro nell’intenzione di… er, focalizzazione tematica dell’autrice – e quindi forse si tratta di un esperimento finito fuoribordo. O anche, mi vien da pensare, di confusione tra trama, argomento e tema…

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