Shakespeare Year

Quattrocento Anni Orsono

ShakespeareathomeQuattrocento anni orsono come adesso, a Stratford-upon-Avon, si può presumere che William Shakespeare non stesse poi troppo bene. Possiamo immaginare che fosse a letto (nel secondo miglior letto – quello del testamento, perché magari il migliore era riservato agli ospiti di riguardo?), circondato dalla famiglia… Anne, la moglie che gli storici dipingono alternativamente come una bisbetica e una creatura assai paziente – e probabilmente era una combinazione delle due cose. E poi la figlia prediletta Susanna, col marito medico John Hall. E Judith, l’illetterata e malmaritata gemella del defunto Hamnet. E magari la sorella Joan, vedova da appena una settimana.

Erano le ultime ore del Bardo, che sarebbe morto il giorno dopo – solo che all’epoca non era affatto il Bardo. A Stratford era Mr. Shakespeare di New Place, un mercante di granaglie che, dopo aver fatto soldi a Londra in quei riprovevoli teatri, era tornato a casa e si era sistemato per bene con il commercio e l’usura. A Londra era un autore teatrale fuori moda, che non scriveva più da qualche anno e i cui lavori stavano scivolando fuori dal repertorio delle compagnie. shakespeare_memorial

Il funerale di Shakespeare, un paio di giorni più tardi, sarebbe stato quello di un eminente e danaroso cittadino, non quello di un poeta. È facile immaginare i bravi paesani di Stratford che guardano di storto i pochi amici venuti da Londra, cui per testamento andavano degli anelli funebri. Tchah! Teatranti…

E sia chiaro, i King’s Men, gli ex Uomini del Ciambellano, prosperavano ancora sotto la guida di Dick Burbage e il reale patrocinio – ma i gusti erano cambiati. Jonson, Drayton, Fletcher&Beaumont e altri alfieri della commedia cittadina andavano per la maggiore, e le vendette di Webster e compagni stavano conquistando il successo. Shakespeare – come Marlowe, come Kyd, come Peele, come tanti Elisabettiani – cominciava a sembrare antiquato.

FirstFolioParadossalmente il First Folio del 1623, la costosissima edizione delle opere di Shakespeare, non ha più molto a che vedere con quel che si rappresenta nei teatri. Un’opera del genere è destinata a un pubblico colto e ricco, e segna il passaggio di Histories, Comedies e Tragedies dall’incandescenza chiassosa del teatro che si rappresenta all’empireo del teatro che si legge.

Di lì a un paio di decenni, poi, arriveranno i Puritani a chiudere i teatri per una ventina d’anni… E a Restaurazione avvenuta, i nuovi poeti e il nuovo pubblico troveranno Shakespeare un po’ duro da masticare. Siamo nel tardo Seicento quando gente come Nahum Tate e William Davenant (che di Shakespeare sosteneva di essere figlio naturale) comincia a sfornare versioni gaie e musicali delle tragedie più cupe, e nel primo Settecento quando Alexander Pope rivede, corregge, aggiusta, leviga e cassa…

Quando a metà del secolo l’attore David Garrick crea quasi da solo il culto del Bardo e del Cigno dell’Avon, è ormai chiaro che il vero Will, truce, sanguinoso e scurrile, è un po’ tanto per i suoi adoratori. Per secoli quel che si adorerà e rappresenterà sarà uno Shakespeare ingentilito, semidivinizzato, idealizzato, sanitizzato, falsificato… *Sil

Bisognerà aspettare il Novecento per riavere l’originale in tutta la sua robusta elisabettianità. Ed è una storia meravigliosa, se ci pensate. Quattrocento anni di ritocchi, mani di bianco, bowdlerizzazioni e fraintendimenti – epperò Will è riemerso nonostante tutto, e noi siamo ancora qui in meravigliata adorazione, siamo ancora qui a leggere, studiare, mettere in scena e sullo schermo, reinterpretare, farci domande…

Chissà se è questo che Will aveva in mente – ma per sé, non per il Bel Giovane – mentre scriveva di occhi non ancor nati e lingue future nel Sonetto 81… Chissà se ci pensava mentre giaceva nel suo secondo miglior letto, proprio quattrocento anni fa.

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* E dal secondo Ottocento arriveranno anche Delia Bacon, Ziegler, Looney e compagnia a dubitare che il figlio del guantaio di Stratford possa avere scritto tutto il suo prodigioso canone.

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