Buon compleanno, L.!
Autore: la Clarina
Piccolo Bollettino Notturno
Non sto più trasvolando, ma scrivo ancora.
Oggi 1059 parole – che non mi dispiacciono del tutto, ma forse non sono la pagina più indispensabile che abbia mai scritto…
Già mi ci vedo, in revisione, a sospirare, selezionare e… CANC.
Ma era abbastanza necessario che scrivessi anche oggi, giusto per dimostrarmi che non frana tutto a valle solo perché è finita la Writing Week. A volte ho bisogno di dimostrarmi le cose. Voi mai?
E lo avete visto, qui a sinistra, il… come si chiama un arnese del genre? Parolometro? Anyway, finché non mi stufo di lui, è lì.
Un Quarto Di Romanzo E Dieci Constatazioni A Caldo
E così ho finito.
No, non ho finito, non davvero, ma after a fashion.
Stanotte mi sono fermata appena dopo il traguardo delle 25000 parole – l’avete visto nel bollettino – per puro e semplice sonno.
E mi sono fermata a un terzo scarso della scena finale del I Atto, quella in cui succedono cose atte a precipitare il mio protagonista in problemi che passerà il resto del romanzo a risolvere – o cercare di risolvere, quanto meno.*
Ad ogni modo, ho scritto le mie 25000 parole in una settimana, come mi ero proposta di fare, il che è stato appagante, divertente e anche istruttivo.
Ho constatato una serie di cose, di cui vi metto a parte. Alcune sono più pratiche (e probabilmente più utili) di altre, e tutte sono crude, appena pescate e buttate giù alla rinfusa dopo una settimana di infreddatura, antibiotici e scarse ore di sonno.
1) Avere passato una buona quantità di tempo nel corso dell’estate a strologare l’ossatura di questa storia è stato fondamentale. Non mi sono tuffata alla cieca. Avevo parecchie pagine di appunti e cogitazioni su posti, personaggi e avvenimenti, e soprattutto un elenco di scene fondamentali. Sapevo dove stavo andando.
2) Come sono arrivata dove stavo andando è un cavallo di colore leggermente diverso. Capitano cose inattese, i personaggi prendono iniziative, delle transizioni germogliano in scene a pieno titolo… Progettare una storia non vuol dire ingabbiarcisi dentro.
3) Alla soglia dei quarant’anni, forse – e dico forse – sto imparando a non editare mentre scrivo e a non accanirmi sui dettagli in prima stesura. Benedetta sia Holly Lisle, che per mesi e mesi, durante How To Think Sideways, ci ha predicato di non preoccuparci della perfezione in prima stesura – quello è il santo graal cui dare la caccia in revisione. E dunque, quando mi sono accorta che sulla casa di un personaggio non ho le idee chiarissime, ma potrei averle consultando un libro che non possiedo ancora, ho scritto [THEY GO TO THE STUDY – MORE TO COME] tra parentesi quadre, e sono passata oltre. Quando di una scena si sono presentate due possibili versioni alternative, le ho annotate entrambe in sufficiente dettaglio, e le ho lasciate lì. Ciascuna delle due ha i suoi meriti, ma in tutta probabilità, quando sarò più avanti, mi ritroverò ad avere buone ragioni per scegliere l’una o l’altra. E quando mi sono accorta di non sapere di preciso quale fosse la locanda di posta di Greenwich, ho messo un punto di domanda tra parentesi quadre e – you guessed it – sono passata oltre. Liberatorio e produttivo.
4) Trovo che un buon metodo per impedirsi di editare mentre si scrive sia il timer. Sempre Holly Lisle: ci si danno dieci minuti e si scrive, scrive, scrive finché il timer non suona. Così non si ha tempo (o quanto meno ci si convince di non avere tempo) per cambiare “rosso” in “vermiglio”, e poi in “scarlatto” e poi di nuovo in “vermiglio”, e perché non “porpora”, dopo tutto… Non è che abbia scritto così, di dieci minuti in dieci minuti per tutta la settimana – ma soprattutto all’inizio e alla fine delle sessioni era di grande aiuto per prendere il ritmo e per non perderlo.
5) Nondimeno, a volte, aprire un libro di riferimento o cercare una fotografia su Google Images è quel che ci vuole per sbloccarsi. Son quelle volte in cui basta un particolare come una frase di un documento d’epoca o il colore di una facciata di mattoni per rimettere in carreggiata il flusso della scena.
6) Poi ci sono intoppi più brigosi. Alzi la mano chi riesce a scrivere alcunché senza impantanarsi, prima o poi, nella fase Orrore-Orrore-Non-Va-Bene-Non-Va-Bene-Affatto-Tutto-Da-Gettare-Alle-Fiamme-Cosa-Credevo-Di-Fare-Perché-Sto-Scrivendo-Questo? Alzi la mano, dicevo, e si abbia la mia invidia. È capitato, mi par di ricordare, alla volta di mercoledì. Ho abbandonato tutto per un pomeriggio, ho fatto un po’ di cime tempestose a beneficio della famiglia, ho preso una quantità invereconda di biscotti con il tè. Poi ho ripreso in mano il computer, ho deciso di andare avanti ancora un po’ e, prima di “ancora un po’” ero di nuovo in corsa. Se stia imparando a gestire questo genere di paturnie o se questo fosse solo un caso lieve, proprio non so dire.
7) Tremilacinquecento parole al dì sono un ritmo che riesco a tenere anche mentre tossisco come una locomotiva, sotto antibiotici e con la febbre tutte le notti. E, potrei dire, anche in languida convalescenza post-antibiotici. Mi piace pensare che, in buona salute, potrei fare di meglio. Detto ciò, tenendo questo ritmo, in tre settimane potrei completare la prima stesura. Neanche male, ad averne il tempo.
8) Tra l’altro non è come se non avessi mai procrastinato. A parte il mercoledì di cui dicevo, ci sono stati momenti in cui il ritmo si è allascato parecchio – e in forme indicibilmente subdole, perché cose come questa, sono capacissime di sembrare una buona idea. O magari sono solo io…
9) Scrivener è un magnifico programma, ma per la prima stesura Q10 resta il mio prediletto. Schermo nero, caratteri color ambra**, formattazione al minimo, conteggio parole, timer interno e poco più. Niente distrazioni – il che per me funziona alla perfezione.
10) Mi mancava scrivere romanzi. La pura e semplice possibilità di spaziare, di entrare nella testa dei personaggi e restarci dentro, di giocare con i tempi e gli spazi senza preoccuparsi di come si potrà rendere tutto quanto in scena… ah. Il respiro è diverso. I ritmi sono diversi. Col che non voglio dire che alle volte non mi capiti di lasciarmi prendere la mano dai dialoghi – specie quando i miei personaggi si mettono a discutere di massimi sistemi – ma anche di questo mi occuperò in revisione. Per adesso, che parlino quanto vogliono. Dopo tutto, fa parte del gioco.
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* Non posso nemmeno dire che, alla peggio, morirà nel tentativo, perché… be’, non posso. Storia di fantasmi, ricordate?
** Ma mi par di ricordare che ci siano anche altre combinazioni di colori.
Trasvolata – PBN
Giungemmo, è il fine. O sacro araldo, squilla!
4678 parole.
Fine dell’Atto I, o quasi. In realtà non ho finito l’ultima scena e non ho commesso il mio omicidio, ma ho passato il traguardo delle 25000 che mi ero prefissa, e cedo.
Non basta affatto, ma la trasvolata è fatta. Tocchiamo felicemente terra eccetera eccetera…
Che poi, pensandoci bene, la citazione in cima non è la più lieta che potessi pescare. C’è di buono che non è la fine di niente: non più allo stesso ritmo, ma domani si continua.
E intanto c’è un quarto di romanzo…
*Heaves contented sigh*
Metafisica Elisabettiana
Mentre vagabondavo per la rete in cerca di qualche altro particolare in fatto di spettri elisabettiani, mi sono imbattuta in Magickal Realism, il sito in cui Alastair Gentry racconta del suo omonimo spettacolo teatrale incentrato su John Dee e il soprannaturale dell’epoca.
MR combina narrazione, divulgazione, musica, video e tradizioni teatrali piuttosto disparate per parlare di superstizioni, credenze, credulità, fiducia, verità e finzione. Visto da lontano, sembra notevole – e un nonnulla inquietante.
Per dire, nello spettacolo questo video, chiamato Elizabethan Metaphysicks, fa da sfondo a un’infarinatura sulle credenze dell’epoca in fatto di magia, fantasmi, diavoli e compagnia…
D’atmosfera, non c’è che dire…
Buona domenica.
Trasvolata – PBN
3273 parole.
Non tantissime, volendo, ma c’è una scena di cui sono piuttosto soddisfatta – intimidazione, fantasmi, ricatto politico, fini&mezzi, il tutto a lume di candela, e con la via di passaggio mimetizzata in un altro modo ancora.
E adoro quando qualche particolare che ho scritto l’altro giorno perché mi sembrava carino, poi si rivela perfetto per qualcosa che deve succedere oggi. Novel serendipity.
Ma è mai possibile che domani sia già l’ultimo giorno?
Trasvolata – PBN
Allora, la notte scorsa, dopo avere postato il bollettino, ho scritto altre 1600 parole, e tecnicamente era già oggi.
Poi, in orari più sani, ne ho scritte altre 3458, e dunque per il 21 di settembre posso riportare un totale di 5148.
Giusto per dare ancora un po’ di numeri, il contatore di Q10 dice che ho passato il 68% delle 25000 parole che mi sono prefissata per questa settimana, e quindi penso che andiamo ragionevolmente bene.
Ma quello di cui sono davvero soddisfatta è la quantità di guai in cui ho messo il mio protagonista che, presumibilmente domani (per me), dovrà affrontare il Privy Council, e poi andrà a consultare il Dr. Dee, in un tentativo di mettere un po’ di ordine nella sua incasinatissima situazione.
Inutile dire che non andrà troppo bene: dopo tutto stiamo salendo due a due gli scalini che conducono alla fine del I atto, giusto?
Le cose proprio non possono andare bene.
Gente Nei Guai
E oggi, abbiate pazienza, un po’ di spudorata autopromozione.
Torna Gente Nei Guai, il mio corso di scrittura narrativa, nella versione in otto incontri – ma preceduto da due incontri introduttivi, tenuti da Alessandra Vedovello, che parlerà di narrazione orale e narrazione scritta…
Sapete che qui siamo spudoratamente anglosassoni per formazione e predilezioni, che non crediamo granché alla mistica della scrittura, e molto di più alla tecnica, al duro lavoro e all’immaginazione coniugata con la disciplina.
Il risultato si è che, in genere, a Gente Nei Guai si smontano e rimontano giocattoli, si fanno scoperte e ci si diverte un sacco.
Qui sotto c’è qualche dettaglio:
Qui c’è il sito di Scrittura & Arti Varie.
Mentre qui potete scaricare condizioni e programma.pdf.
E se volete farvi un’idea dei principi e del tono del corso, potete scaricare Lo Scrittore di Buon Senso, il mio piccolo non-manuale di scrittura.
Che dite, ci vediamo a Legnago in ottobre?
Trasvolata – PBN
Giornata peggiore dall’inizio della settimana.
Prima crisi del genere Ma Che Cosa Diavolo Sto Scrivendo?
Superata verso sera, ma ormai era tardi, e sono ferma a 1604 parole, fra un colpo di tosse e l’altro.
Nemmeno una scena intera.
Però…
Considerando che nottetempo ho sempre lavorato meglio, considerando che domattina sarò uno stracciolino in ogni caso, consideando che la fine della settimana si avvicina, perché non scrivere ancora un’oretta? O due?
Non dico che sia un’idea tremendamente sensata, ma…
Trasvolata – PBN
Oggi 3335 parole, nonostante la bronchite stia acquisendo anche tutta una simpatica serie di sintomi che, mi si dice, sono parainfluenzali.
Ma 3335 lo stesso, e il fantasma di Sir Francis è tornato all’attacco.
With a vengeance.
Solo che il viep(p)iù spaventato protagonista non capisce come succeda e, se sono stata bravina, a questo punto non lo capisce ancora nemmeno il lettore.
