musica · scrittura

Di Chopin e Thomas Mann

 

English: Thomas Mann, Nobel laureate in Litera...C’è verso la fine de I Buddenbrook questa bellissima pagina in cui il giovane Hanno improvvisa al pianoforte. Mi è ritornata in mente l’altra sera, mentre ascoltavo Chopin suonato da Marta Argerich – e poi di nuovo ieri sera, nel corso di un bellissimo concerto a base di Beethoven, Elgar e Tchaikovskij. Badavo alla sete con cui l’orecchio (non l’organo uditivo, ma l’insieme di organo, cervello e concetto di musica) aspetta la risoluzione di un tema, un passaggio di tonalità, il concludersi di una successione di accordi, la nota dopo il trillo…

E allora mi è tornato in mente Hanno Buddenbrook, del quale non si può dire che compone, perché di quel che fa al pianoforte non scrive nulla: insegue immagini, suggestioni, memorie, accosta suoni, prepara quel momento che appaga l’orecchio e poi lo ritarda all’estremo, cercando l’attimo perfetto in cui questa attesa raggiunge le vette squisite e molto anguste dello struggimento. Tutto questo Thomas Mann lo descrive con dovizia di particolari, alla fine di un capitolo teso a dimostrare come Hanno sia inadatto alla vita – e difatti non vivrà a lungo: il capitolo successivo si apre parlando di tifo. Anche la musica di questo ragazzo così smarrito è solo un’iridescenza di aspirazioni informi: bellezza, grandezza, arte, vita, tutto passa sulla tastiera di Hanno coi colori più vaghi e più irreali, sempre fuori portata – tranne per quell’attimo perfetto, l’ultimo accordo, l’ultimo arpeggio, l’ultima nota, che viene ed è già passato.

Ciò che colpisce è che Thomas Mann usa per descrivere queste improvvisazioni una versione più lucida e più consapevole della tecnica prestata a Hanno: le immagini si susseguono, la musica viene evocata, lo struggimento e la brama di compimento suggeriti e spostati sempre appena un passo più oltre… Il lettore scivola di frase in frase, di nota in nota, aspettando una risoluzione, un appagamento, un compimento, e poi ancora. Hanno

Anche Chopin fa questo. Chopin, Beethoven, Elgar, Tchaikovskij e tutta la musica occidentale, a dire il vero – ma in Chopin, nell’eleganza nuda del pianoforte solo, il principio è più evidente: l’artista crea un bisogno e lo risolve creandone un altro, e via così in un susseguirsi curvo (arco o cerchio) che conduce da un principio ad una fine. E in scrittura vale lo stesso: lo scrittore offre una domanda, la cui risposta genera un’altra domanda, e via più o meno vertiginosamente, ma sempre conducendo il lettore, trascinandolo senza mai lasciarlo andare.

Il passo “musicale” di Mann, con la sua descrizione minuziosa e il colpo crudele del tifo nella pagina successiva, è una dimostrazione geniale, costruita con la lucidità di chi conosce bene l’esercizio per averlo praticato all’infinito su di sé, prima di sperimentarlo sui lettori. Sono le ultime due pagine e mezzo del capitolo II della parte undicesima: andrebbero rilette spesso, studiate e assorbite. Andrebbero ripetute a mo’ di devozioni per non dimenticarsi mai quello che fa uno scrittore – creare un problema (un bisogno, una domanda), complicarlo e poi dargli una soluzione che è un altro problema.

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musica

La Marcia Dei Tre Re ♫

3.kings(1)Buona Epifania, o Lettori!

Essendosi festa, oggi musica. Parte della cantata natalizia Hodie, di Ralph Vaughan Williams, e per la precisione, la Marcia dei Tre Re.

Un giorno scoprirò come inserire i video nei post… per ora non ci riesco, e allora temo che dovrete accontentarvi del link. Non lasciatevi scoraggiare dalla narrazione: The March propriamente detta comincia attorno ai due minuti e cinquanta.

E lo ripeto: buona Epifania!

musica

La Quinta ♫

PITA me Tchaikovskij piace proprio tanto – never mind il fatto che del suo nome usi una terribile trascrizione ibrida. È un insuperabile ricattatore emotivo, ma (o forse anche per questo)… eh. Che posso dire? Ci sono tipi di ricatto emotivo cui non mi dispiace essere sottoposta, e per darvi un’idea, pensavo di farvi sentire il quarto movimento della Quinta Sinfonia.

E non in una versione sola: qui c’è Sergiu Celibidache, e qui Valery Gergiev con l’orchestra del Marijinskij.

Interpretazioni molto diverse, vero?

Ascoltavamo questa musica qualche giorno fa con mia madre e, mentre io ero persa in contemplazione dell’alternarsi di galoppata senza respiro e malinconie improvvise, lei ricordava il critico sanpietroburghese che, al debutto della sinfonia, paragonò questo movimento a uno di quei sogni in cui si cerca disperatamente di correre e non ci si muove di un passo…

A voi che ne pare? Vi sentite emotivamente ricattati con piena soddisfazione o avete l’impressione di correre senza riuscire a muovervi? O qualcosa d’altro ancora?

E buona domenica domenica a tutti.

musica · Natale

Questo Bambinello ♫

af77ccf563ef955f42edd069cfee2c18Sempre in fatto di carole inconsuete: compositore inglese – Benjamin Britten – e coro francese. Devo dire che gli implumini gallici, pur con l’accento, se la cavano proprio bene con This Little Babe. Per la sua Ceremony of Carols, Britten musicò anche questo inno composto da Robert Southwell, uno di quei “missionari” gesuiti che celebravano messe proibite nell’Inghilterra elisabettiana – e finivano così spesso impiccati, sventrati e squartati a Tyburn… Er, sì – questo era davvero poco natalizio, scusate.

Anyway, la musica l’avete sentita, e qui ci sono le parole:

This little Babe so few days old
Is come to rifle Satan’s fold.
All hell doth at his presence quake,
Though he himself for cold do shake;
For in this weak unarmèd wise
The gates of hell he will surprise.
With tears he fights and wins the field,
His naked breast stands for a shield;
His battering shot are babish cries,
His arrows looks of weeping eyes;
His martial ensigns Cold and Need,
And feeble Flesh his warrior’s steed.

His camp is pitchèd in a stall,
His bulwark but a broken wall;
The crib his trench, haystalks his stakes,
Of shepherds he his muster makes;
And thus, as sure his foe to wound,
The angels’ trumps alarum sound.

My soul, with Christ join thou in fight,
Stick to the tents that he hath pight;
Within his crib is surest ward,
This little Babe will be thy guard;
If thou wilt foil thy foes with joy,
Then flit not from this heavenly boy.

E buona domenica a tutti.

musica · Natale

Torce

TorchesCominciamo con le cose natalizie – e in particolare con una carola inconsueta.

Torches, prima di chiamarsi così, era un inno natalizio tradizionale della Galizia. Nel 1951 il compositore inglese John Joubert s’imbatté in una traduzione di John Brande Trend, e la mise in musica.

Il risultato è un magnifico minuto e mezzo di musica corale spigolosa e asciutta. che ritrae perfettamente la gioiosa corsa a perdifiato nella neve e la luce danzante delle torce del titolo…

Qui la trovate nella magnifica versione del King’s College Choir – Cambridge.

E buona domenica a tutti.

musica · Storia&storie

Rupert

Come promesso, ci proviamo – non si sa mai che a Myblog sia spuntata una coscienza nel corso della notte…

Rupert – ma non Rupert von Hentzau. Il Principe Rupert, piuttosto, il nipote di Carlo I d’Inghilterra, Cavalier per eccellenza. Magari una volta o l’altra parleremo di lui, ma intanto ho scoperto che i King Crimson hanno scritto in proposito questa cosa qui:

Per varie ragioni, è tutto vagamente improbabile, ma date un’occhiata. E se il video è sparito come l’altra volta, qui c’è il link.

E intanto immaginatemi che cerco di mettere in pratica un disegno luci del tutto gassoso da qualche parte in quel di Biella, tra la neve e il gelo…

Ci sentiamo lunedì – e buona domenica!

commercials · musica

Opera… Ma Non Troppo

Ecco, avevo programmato per questa mattina un post con il piccolo video domenicale…

Ma naturalmente non c’è verso e non c’è modo.

Il dannatissimo blog si è mangiato la programmazione e, già che c’era, anche il video…

Per cui, se lo volete vedere, dovrete andare qui.

E io intanto mi rodo il fegato, perché le cose, anziché migliorare, peggiorano di giorno in giorno.

Buona domenica a tutti.