musica · Natale

Caroling Caroling

Oh, lo sapete come vanno le cose a Senza Errori di Stumpa in questi giorni , vero?

E allora, ecco Nat King Cole che canta Caroling Caroling, carola americana Anni Cinquanta, insieme al Columbia Choir:

Caroling, caroling, now we go
Christmas bells are ringing
Caroling, caroling through the snow
Christmas bells are ringing

Joyous voices sweet and clear
Sing the sad of heart to cheer
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing

Caroling, caroling through the town
Christmas bells are ringing
Caroling, caroling up and down
Christmas bells are ringing
Mark ye well the song we sing
Gladsome tidings now we bring
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing!

Caroling, caroling, near and far
Christmas bells are ringing
Following, following yonder star
Christmas bells are ringing
Sing we all this happy morn
“Lo, the King of heav’n is born!”
Ding dong, ding dong
Christmas bells are ringing

Buona domenica e buona antivigilia a tutti.

musica · teatro

Centovent’Anni Di Schiaccianoci

Lo schiaccianoci, piotr iliç Çaikovskij, marius petipaLe cose che si scoprono grazie ai Google Doodles!

Per dire, mi ci è voluto un Doodle per scoprire che ieri era il centoventesimo anniversario della prima de Lo Schiaccianoci di Çaikovskij*.

Balletto. E prima del balletto fu il racconto. Uno dei racconti di Hoffman**, Nußknacker und Mäusekönig. Poi venne l’Histoire d’un casse-noisette di Dumas, che edulcorò (un pochino) e allungò (alquanto) la storia, e da quella fu tratto l’argomento del balletto, che la direzione dei teatri imperiali di San Pietroburgo commissionò a Çaikovskij e a Marius Petipa.Lo schiaccianoci, piotr iliç Çaikovskij, marius petipa

Sembrava l’accoppiata perfetta di compositore e coreografo – e invece non lo fu. Petipa era abituato a fare di testa sua, così scrisse il libretto e poi spedì al “suo” compositore un elenco dettagliato e preciso di quel che voleva, indicando tempo numero di battute, segmento per segmento, thank you very much. Non del tutto incomprensibilmente, Çaikovskij non gradì quella specie di lista della spesa, e la collaborazione creativa fu… interessante, e lo sarebbe stata di più se Petipa non si fosse ammalato, cedendo parte del lavoro al suo assistente.

Ad ogni modo, il balletto venne pronto, come si doveva, giusto in tempo per le feste di Natale, e il 18 dicembre del 1892 debuttò al Mariinskij, con un cast di tutto rispetto e un direttore d’orchestra e una primadonna italiani – merce di gran moda nella Russia dell’epoca.

Lo schiaccianoci, piotr iliç Çaikovskij, marius petipaE adesso sarebbe bello dire che fu un trionfo, ma… be’, non lo fu affatto.

Critici e pubblico seccati ne avevano per tutti. Antonietta Dell’Era, che interpretava la Fata delle Prugne Candite, era corpulenta e tozza, la coreografia era confusa, c’erano troppi bambini in scena, il libretto era sbilenco e non era fedele a Hoffman***…

Chi ne uscì relativamente bene fu Çaikovskij: la musica piacque, per lo più, e la suite in particolare colpì l’immaginazione del pubblico pietroburghese.

In seguito lo Schiaccianoci faticò un po’ ad affermarsi, ma una volta giunto a ovest della Manica nel 1934, trovò favore e divenne rapidamente un classico natalizio, come si conveniva alla storia di giocattoli animati, dolciumi danzanti, regali di natale, fate e feste attorno all’albero – con tanto di principe incantato e padrino-stregone.Lo schiaccianoci, piotr iliç Çaikovskij, marius petipa

In anni recenti, ha ricevuto quell’inquietante palma di notorietà estrema – un cartone animato natalizio con Barbie per protagonista.

Ma lasciamo da parte Barbie**** e, in celebrazione del centoventesimo anniversario della prima, qualche link:

– Una bellissima edizione illustrata del racconto di Hoffmann, dall’archivio digitale della Biblioteca di Stato di Bamberg. 

– La storia di Dumas, presa da Scribd.

– E poteva forse mancare un po’ di musica e di danza? No che non poteva. Ecco qui una fettina della festa di Natale, tratta da un’edizione americana del 1977, con una coreografia che dovrebbe essere Balanchine ripreso da Baryshnikov (o forse invece è Vainonen). Ovviamente, Baryshnikov danza la parte dello Schiaccianoci. Clara è Gelsey Kirkland:

Voleste mai il balletto intero, la versione completa è qui, mentre qui ne trovate una londinese (Royal Opera House) e qui una russa al Mariinskij.

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* Non è la prima volta che lo dico, ma la trascrizione dal Cirillico è sempre un problema. Nel dubbio, faccio la cosa stupida e adotto una versione ibrida che però mi piace. Portate pazienza.

** Sì, quello dell’opera.

*** Magari si sarebbero dovuti preoccupare di più della fedeltà a Dumas, visto che da Dumas era tratto – ma è vero che, se non proprio sbilenco, il libretto è inconsistentissimo. Ma d’altra parte, che è che al balletto si preoccupa della trama? Well, I do, ma in tutta probabilità non faccio testo.

**** Ok, per gli increduli qui c’è il trailer. Sembra impossibile e invece. Anche se immagino che sia lievemente meno dissennato dell’analogo maltrattamento de I Tre Moschettieri

musica · teatro

Lohengrin

In onore dell’apertura della Scala, l’altra sera, un po’ di Wagner, volete? Il meraviglioso preludio del Lohengrin, nell’esecuzione dei Wiener diretti da Kempe.

E non è per rovinare l’atmosfera, ma non so trattenermi dal raccontare questa storia; si narra che una volta, al Metropolitan di New York, la barca-cigno sia scesa dal cielo al momento culminante dell’ultimo atto e poi, per qualche eccesso di zelo dietro le quinte, se ne sia ripartita vuota e in anticipo verso le regioni celesti. Lasciato a piedi, il tenore (credo che fosse Lauritz Melchior) guardò sconsolato la barca che se ne volava via, poi si voltò verso il pubblico e domandò: “A che ora è il prossimo cigno?”

Applausi oceanici – manco a dirlo.

Cercate di non perdere l’ultimo cigno, e buona domenica.

musica

Some Nights

Sala d’attesa. Radio. E a dire il vero se ne farebbe anche a meno, perché si vorrebbe approfittare della (lunghetta) attesa per leggere  un po’, ma la radio rompe un po’ le scatole…

E poi capita una canzone mai sentita prima, con un ritmo abbastanza attraente perché valga la pena di smettere di leggere per un attimo e ascoltare. E già che ci si è, afferrare un po’ di parole in vista di una ricerchina.

E una volta a casa si fa la ricerchina, si trova la canzone e poi la si posta nel domenicale spazio musicale del blog…

Per cui, ecco qui:

Buona domenica.

angurie · musica

Tutte Le Grandi Opere In Dieci Minuti

Premessa: ho avuto un mentore melomane mentre crescevo, ho passato una ventina d’anni della mia vita ascoltando opera, leggendo di opera, girando Italia ed Europa per andare all’opera e in via generale adoro l’opera, per cui sì: sono pienamente consapevole del sacrilegio che Kim Thompson ha compiuto e io sto avallando. 

E tuttavia…

Spero che apprezziate la difficoltà insita nel crescere come sono cresciuta io e conservare un sense of humour in fatto di opera…

Buona domenica.

libri, libri e libri · musica

Wuthering Heights

Non ho l’età per ricordare la prima uscita di questa canzone nel 1978, e nel 1986, quando, mi si dice, Kate Bush la registrò una seconda volta, il mio Inglese era ancora inesistente.

Per cui, quando un paio di settimane fa l’ho sentita per la prima volta da un secolo a queta parte, ho riconosciuto il ritornello, ma nulla di più. Anzi, per dirla tutta, non avevo nemmeno la più pallida idea del titolo…

“Eppure, dovrebbe essere proprio il tuo genere,” mi ha detto F.

E ascoltando il testo ho scoperto che si trattava di Cime Tempestose. Emily Brontë secondo Kate Bush. 

Bizzarro, inaspettato, un po’ eerie – ma singolarmente adatto.

Grazie F – e buona domenica a tutti.

musica

Non Hai Mai Ascoltato I Queen?!

Dieci o dodici anni orsono R. veniva a lezione di Latino – una volta ogni tanto.

E non so dire come fosse che, durante una lezione di Latino, R. venisse a nominare i Queen. Io non reagii in modo particolare, e mi limitai a dirle che nessun tentativo di dirottare la conversazione l’avrebbe salvata dal cercare proelior sul Castiglioni Mariotti.

E a R. cercare i verbi sul vocabolario proprio non piaceva, e poi forse era anche davvero stupita dalla mia scarsa reazione al nome dei Queen…

“Ma tu lo sai chi sono i Queen?” domandò con aria sospettosissima.

“Freddy Mercury e compagnia,” risposi vagamente, perché lì si esauriva la mia competenza in materia. “E adesso proelior, alla lettera P…”

R. chiuse il vocabolario con un tonfo e mi guardò con tutta la severità possibile.

“Ma tu hai mai sentito qualche canzone dei Queen?”

E siccome sapevo che, se avessi tentato di barare, R. avrebbe voluto sapere quali, come, dove e quando, mi parve più igienico rispondere di no e cercare di tornare in carreggiata.

“Ah,” disse R., annuendo con l’aria che Guglielmo il Conquistatore doveva avere avuto in vista delle coste inglesi. “Mi sa che qui bisogna allargare i tuoi orizzonti musicali.”

Dopodiché cercò proelior, finì la versione, andò a casa e io non mi preoccupai più. E invece la volta successiva R. si presentò armata di un CD di Greatest Hits.

“E ascoltalo sul serio, perché vedrai che ti piace,” ingiunse. “Non può non piacerti.”

E io non le credetti, perché ero stata tirata su a musica sinfonica prima e poi opera, e l’occasionale musical era più o meno l’unica variazione alla dieta, e così tergiversai fino al pomeriggio in cui R. tornò, e solo allora ascoltai, e…

R. aveva ragione! Mi piaceva. Mi piaceva da matti.

E la morale di tutto ciò è che non so davvero se sono riuscita a fare apprezzare il Latino a R., ma R. può dire di avere fatto apprezzare i Queen a me.

E buona domenica!