grillopensante · guardando la storia · musica

E Poi La Musica: Heart Of A Soldier

Oggi, come dieci anni fa, ero al lavoro quando mi telefonarono per dirmi di accendere la televisione.

C’erano le Torri Gemelle in fiamme, c’erano le colonne di fumo sul Pentagono, c’erano le sirene, le grida, l’aria piena di polvere – e la terribile incertezza: che cosa stava succedendo?

Era il mondo che cambiava.

Poi è venuta una guerra, sono venute le commemorazioni, sono venuti i film e i libri, sono venute le teorie cospirazioniste – e il mondo non è più quello di dieci anni fa.

Confesso di non avere molta pazienza con i cospirazionisti – non foss’altro che per logica occamiana. Ne ho ancora meno con chi, come Stockausen o Franco Piperno, è capace di definire l’attacco alle Torri come “un atto di sublime bellezza” compiuto da “audaci intellettuali”.

Preferisco chiamare intellettuali gente come la librettista Donna di Novelli, il compositore Christopher Theofanidis, la regista Francesca Zambello e il baritono Thomas Hampson, i creatori dell’opera Heart Of A Soldier, nata in occasione del decennale. HoaS debuttava ieri sera alla San Francisco Opera. Ancora non so di quanta “sublime bellezza” si possa parlare a proposito dell’opera in sé, ma ricordare mettendo in versi e musica una storia di amicizia, di amore, di responsabilità, di perdita, di idee, di decisioni difficili, di dovere, di differenze e di sacrificio – questo è quel che mi piace definire un atto di bellezza.

musica

La Fisica Dei Concerti

Hampson_marco-borggreve2-300x248.jpgLa teoria di Thomas Hampson in fatto di lieder è che ognuno va interpretato come se fosse una storia, un’opera in miniatura. Questa teoria è uno dei fattori – insieme a una tecnica superlativa e a un’espressività intensa e raffinata al tempo stesso – che hanno fatto di lui un liederista di prim’ordine. Specialmente quando si parla di Mahler, Thomas Hampson è la meraviglia delle meraviglie.

Nondimeno, quando lunedì sera ha iniziato il suo recital alla Scala, doveva avere qualche riserva. Forse perché in Italia canta poco, forse perché qui da noi è accompagnato da una serie di pregiudizi nei confronti della sua voce “non verdiana”, forse perché all’inizio il teatro sembrava la sala da musica di un sanatorio, dove tutti continuavano a tossire, schiarirsi la voce e soffiarsi il naso…

Insomma, non è stato il più caloroso degli inizi. Gli applausi sono arrivati fin da subito – fin da dopo ScalaInterno520x543.jpgSchubert, ma non c’era quella specie di magica elettricità che si produce tra esecutore e pubblico nelle occasioni davvero felici. Poi le cose sono migliorate con Liszt, mano a mano che il pubblico restava sempre più incantato e Hampson se ne accorgeva… Lo si vedeva rilassarsi lied dopo lied, e quando siamo arrivati a Mahler, nella seconda parte del concerto, la corrente delle grandi occasioni fluiva in entusiasmante abbondanza.

Il tutto si è chiuso in un tripudio di ovazioni e bis durato una ventina di minuti, e tutti ce ne siamo venuti via con l’impressione che la Scala e Thomas Hampson si fossero conquistati a vicenda.

A volte gli stati di grazia arrivano inaspettati.

cinema · musica

Piccioni & Lacrime

Ci sono tre cose che mi fanno lacrimare senza fallo.

Una è il V Atto del Cyrano de Bergerac, l’altra è il finale de La Cripta dei Cappuccini di Roth, e la terza, più incomprensibilmente, è questa ninna-nanna che Julie Andrews canta in Mary Poppins. Non so che farci, si vede che tocca qualche centro nervoso, ma fin da bambina, appena Julie-Mary comincia a tubare colla vecchietta, coi piccioni e colla cattedrale, I open the waterworks. 

Ci credete se vi dico che per postare qui ho aperto il filmato su YouTube, ne ho ascoltati forse venti secondi per accertarmi che fosse quel che volevo e ho già i lucciconi? Sì, secondo me ci credete, e vi divertite anche…

E voi? Non avete niente che vi faccia venire gli occhi lustri in maniera del tutto irragionevole?

Buona domenica, va’…

musica

Note E Neuroni

Questo è meraviglioso: al Festival Mondiale della Scienza 2009, Bobby McFerrin fa una cosa spettacolare al pubblico, e sostiene di riuscire a farlo ovunque, con qualsiasi pubblico, perché il nostro cervello è programmato per riconoscere gli intervalli musicali. Confesso di essermi sempre chiesta se la percezione dei toni fosse innata o derivata – voglio dire, in Asia, per esempio, la musica è organizzata diversamente…

Questa sembrerebbe una risposta – e non quella che mi aspettavo.

 Buona domenica!

musica · Natale

Il Buon Re Venceslao Si Affacciò Alla Finestra

Carola natalizia medievale: la sera di Santo Stefano, S. Venceslao, futuro re postumo di Polonia*, si affaccia alla finestra del suo castello. La neve è alta, la luna splende e il freddo è tagliente. Enter un uomo che raccoglie legna. Di notte? E vabbe’, è una leggenda. Il Re chiede al suo Paggio chi sia, e scopre che si tratta di un Pover’Uomo che vive in una capanna presso la fonte di Sant’Agnese. Mosso a compassione, il Re carica se stesso e il Paggio di legna, vino e vivande, ed esce per una spedizione benefica, facendo molto felice il Pover’Uomo. Ma sulla via del ritorno la neve è alta, il freddo tagliente, e il Paggio è sul punto di soccombere al freddo e alla fatica. E allora, miracolo: le impronte del Re all’improvviso aprono un sentiero nella neve e i due caritatevoli viandanti ritrovano felicemente la via del castello.

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* Postumo, sì: in vita era Duca di Boemia, e non so più quale degli Ottoni lo creò re post mortem. Dopodiché fu anche santificato.

musica · Natale · Poesia

Campane

bells3.jpgDa bambina, mi pareva sempre che la Notte di Natale dovesse essere piena di campane e campanelle… Forse è per via di questa poesiola che ripetevo insieme alla mia meravigliosa nonna ogni 24 dicembre…

 

 

La Gelida Notte

 

Suonate, squillate,
campane beate
del santo Natale!
E’ tutta splendente
di luce divina
la stella d’oriente.
Cammina, cammina,
s’appressano a frotte,
cantando, i pastori.
La gelida notte
è tutta splendori.

 

(Canto tradizionale)

 

E, visto che ci siamo, la Carola delle Campane, tratta da una melodia tradizionale ucraina:

 
 http://senzaerroridistumpa.myblog.it/media/02/01/57219277.2.mp3

Con parole:

Hark! how the bells, sweet silver bells
All seem to say, throw cares away.
Christmas is here, bringing good cheer
To young and old, (meek and the bold)
Ding, dong, ding, dong, that is their song,
With joyful ring, (all caroling)
One seems to hear words of good cheer
From everywhere, (filling the air)
O, how they pound, raising the sound
O’er hill and dale, telling their tale

Gaily they ring, while people sing
Songs of good cheer, christmas is here!
Merry, merry, merry, merry christmas!
Merry, merry, merry, merry christmas!

On, on they send, on without end
Their joyful tone to every home
(Hark! how the bells, sweet silver bells
All seem to say, throw cares away.)
Christmas is here, bringing good cheer
To young and old, (meek and the bold)
Ding, dong, ding, dong, that is their song
With joyful ring, (all caroling.)
One seems to hear words of good cheer
From everywhere, (filling the air)
O, how they pound, raising the sound
O’er hill and dale, telling their tale

Gaily they ring, while people sing
Songs of good cheer, christmas is here!
Merry, merry, merry, merry christmas!
Merry, merry, merry, merry christmas!

Credo che sia diabolicamente complicata, ma per chi volesse cimentarsi, qui c’è lo spartito per pianoforte, e qui per coro a quattro voci.

Buona Vigilia a tutti!

bells2.jpg

 

musica

Una Sera Alla Scala

Da La Scala di prima, di Raul Radice.

la-scala.jpg“Alla Scala […] si va soltanto in serate che sono vigilia di vacanza, e soltanto se si è accuratamente vestiti. Da casa al teatro il tratto di strada è breve e lop si percorre a piedi, senza affrettarsi (si è usciti per tempo) ma con una tendenza incoercibile ad allungare il passo almeno fino al momento di entrare in Santa Margherita, quasi per timore di trovare la Scala chiusa, non importa per quale ragione.

Che sollievo, oltrepassando il monumento a Carlo Cattaneo, vedere accesi i globi collocati sulla terrazza che sovrasta il portico d’ingresso a livello del ridotto dei palchi. In quella luce calda che invade la strada quanto è lunga pare di cogliere non si sa bene quale saluto, un ‘benearrivato’ di cui più avanti, durante la guerra, si sarebbe avvertita la mancanza.

Dopo quella prima accoglienza si poteva nuovamente rallentare il passo, salire senza troppo affannarsi le scale che non finivano mai, sostare davanti al guardaroba, e finalmente sedere al proprio posto con l’ammonimento di non lasciare cader niente in platea. Del resto la mamma custodiva nella borsetta, insieme al libretto dell’opera (di cui si sarebbe poi letta qualche riga ad alta voce) le caramelle che ScalaInterno520x543.jpgavrebbe elargito una alla volta; e il cannocchiale, quello sì strumento pericoloso, non usciva dalle mani del babbo. Al più qualche volta il babbo lo poneva , a turno, davanti agli occhi dei ragazzi, senza tuttavia abbandonarlo mai. Ma di fatto i ragazzi avevano altro a cui pensare. Essere arrivati con qualche anticipo consentiva di vedere i palchi affollarsi a poco a poco, di osservare da quella altezza vertiginosa come era vestita la gente entrata in platea; quali posti occupavano, uno o due alla volta, gli spettatori accompagnati con tanta premura da inservienti stranamente vestiti; di contare i professori che via via entravano nel recinto dell’orchestra (tutti con la giacca a coda), una parte di esse con in mano strumenti dei quali si udivano per la prima volta i nomi (ce n’era uno buffo, il fagotto); e anche tentare di contare, ma era impresa disperata, quante erano le lampadine appese a grappoli al grande lume centrale. Un lume di proporzioni enormi, che al primo guardarlo incuteva paura suscitando la domanda di che cosa sarebbe accaduto se si fosse improvvisamente staccato dal soffitto, immediatamente seguita da un secondo interrogativo sul ‘come facevano a sostituire le lampadine fulminate’.

Intanto tutti quei suoni che confusamente salivano dall’orchestra diventavano più fitti, crescevano d’attimo in attimo fino a culminare nel momento in cui la sala era resa più splendente da altre luci improvvisamente accese. Ed ecco, all’improvviso, il silenzio che precede l’ingresso del direttore d’orchestra, l’applauso che lo saluta e il buio in sala. Ma là, alla ribalta, altra luce si diffonde sul sipario, trae nuovi riflessi dagli ori e dal rosso del velluto, segna una barriera oltre la quale apparirà scene-from-die-walkure.jpgun mondo magico in cui ogni cosa diventa sorprendente.”

E (stasera) a questo punto, sipario e… Die Walkure, allegerrima storia di adulterio, incesto, gelosia, disobbedienza, second-guessing, cavalcate, castigo e incantesimi – più o meno in quest’ordine – il tutto in meravigliosa musica. E il tutto per preparare il fatto che Sigfried, l’Eroe per eccellenza della Saga dei Nibelunghi, non solo è figlio di due fratelli, ma a un certo punto s’innamorerà di sua zia…

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Con un pensiero al signor G.G. che, tanti anni fa, mi regalò questo bellissimo libro, pezzo della sua sterminata collezione: Teatro alla Scala – dai laboratori al palcoscenico. La vita del più famoso teatro lirico del mondo, di Raul Radice e Giorgio Lotti.

musica

L’Uccellino della Radio

Oh che cos’ho trovato! L’Uccellino della Radio, canzone del 1940 di Nizza, Morbelli e Filippini – cantata da Silvana Fioresi. Ah, i tempi eroici della radio… non è deliziosa? Una volta o l’altra scriverò qualcosa in materia.

La stazione radio stamattina
vive in una grande agitazion
per un grave fatto s’indovina
sono tutti in apprension

Ingegneri, tecnici ed attori
stanno muti a udir l’annunciator
che fa appello ai radioscoltatori
con la voce scossa dal tremor

Della radio l’usignol
stamattina ha preso il vol
al suo libero cielo ha voluto ritornar

Nella gabbia a fili d’or
rimaneva a malincuor
tutti i passeri udendo di fuori cinguettar

Una passeretta lo chiamò
gli disse “ci-ci-ci”
all’amore non puoi dir di no
e l’uccellin fuggì

Non lo state ad aspettar
non vorrà più ritornar
nel suo volo d’amore d’azzurro verso il sol
l’uccellino della radio ha preso il vol

Forse in una scuola l’uccellino
sopra un davanzale si posò
chino sopra un compito un bambino
al suo canto si voltò

Cinguettò in un modo che i piccini
subito guardarono di fuor
oh poter cacciare i maggiolini
correre nei prati tutti in fior

Della radio l’usignol
stamattina ha preso il vol
al suo libero cielo ha voluto ritornar

Nella gabbia a fili d’or
rimaneva a malincuor
tutti i passeri udendo di fuori cinguettar

Una passeretta lo chiamò
gli disse “ci-ci-ci”
all’amore non puoi dir di no
e l’uccellin fuggì

Non lo state ad aspettar
non vorrà più ritornar
nel suo volo d’amore d’azzurro verso il sol
l’uccellino della radio ha preso il vol.

Buona domenica a tutti!

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This Is Halloween

E poi ci sono i film – a non finire, dal truculento al buffo, passando per le serie: polizieschi, ospedalieri, legal-procedurali, vita di famiglia… non c’è serie che non abbia la sua puntata incentrata su Halloween.

Naturalmente i cartoni animati non fanno eccezione. Un tempo credevo che i film in stop motion non mi piacessero, poi ho scoperto Tim Burton. E sì, so che il titolo del film è natalizio, ma… andiamo!

E di certo la musica di Danny Elfman Aiuta non poco, vero?

Buona domenica e buon ponticello!

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Genealogia Ideale

VitaniMontesanti.jpgMagnifico concerto d’organo sabato pomeriggio a Governolo. Per il secondo appuntamento della rassegna La Voce del Montesanti 2010, l’organista Umberto Forni ha proposto un programma concepito per essere una storia. Una storia a più di un livello: una fetta di storia della musica, una storia dello strumento su cui si eseguiva e uno scorcio di Storia.

“Un viaggio che parte dalle Fiandre e attraversa la Germania per giungere in Italia nell’arco di due secoli”, l’ha definito il maestro Forni.

La partenza era il Fiammingo barocco Sweelinck, nato nei Sessanta del Cinquecento, maestro indiretto del pure barocco Buxtehude, che era sì danese, ma suonava e componeva a Lubecca e influenzò Bach, a sua volta maestro di Kellner. Kellner, nato nel 1736, non era più barocco: fondeva rococo, neoclassicismo e stile galante, scriveva deliziosi piccoli preludi che sembrano usciti da un carillon e corali trattati come arie d’opera… L’anello di congiunzione, nella genealogia ideale di Forni, tra la severità dei nordici e lo stile cantabile degl’Italiani che per generazioni, dal secondo Settecento in poi, scrissero musica sacra nello stesso linguaggio che si usava a teatro: Gherardeschi, Padre Davide da Bergamo, Vincenzo Petrali (che, a quanto pare, incantava chiese intere di amanti della musica per concerti lunghi tre giorni).

Il programma è stato pensato per mettere in risalto tutti i colori e tutti i registri dell’organo Vitani-Montesanti, dalle canne seicentesche del Vitani  (ma pare che tra le altre ce ne sia una quattrocentesca) al Clarone e ai Campanelli, gli ultimi registri previsti dai Montesanti per l’organo quando, prima di essere acquistato da Governolo, si trovava nella Chiesa di Sant’Andrea a Mantova. L’idea di uno strumento che si costruisce per gradi, per strati, per innovazioni e per aggiunte nel corso di tre o quattro secoli è affascinante, così come quella di un concerto mirato a mostrare che cosa succedeva musicalmente mentre lo strumento veniva fatto germogliare su sé stesso – uno di quei cantieri perenni che s’innalzano attraverso le generazioni e i secoli, come le grandi cattedrali medievali, a maggior gloria di Dio, o dell’umano ingegno, o di entrambi.

Concerti come quello di sabato, e strumenti come il Vitani-Montesanti, trasmettono un meraviglioso senso di vitalità e continuità dell’arte. La musica, la storia, il pensiero, la pittura, la scienza sono vivi fintanto che conoscono questo continuo moto di studio, elaborazione e innovazione. La vita è nel movimento, sembrava dire il programma del maestro Forni, e questa musica è viva, con i compositori per mente e cuore, gli organari e gli esecutori per arti, e le idee per circolazione sanguigna.