Natale

Natale per Iscritto – Parte II

large_a-christmas-carolE poi ci sono le storie completamente natalizie. In genere si tratta di racconti e, nella maggioranza dei casi, di uno tra due schemi collaudati, mututati dalle fiabe: a) qualcuno di malvagio/duro/egoista riceve dimostrazione/prova/spavento e si converte/redime/convince/riscatta/raddolcisce giusto in tempo per Natale; oppure b) qualcuno di innocente e buono viene a trovarsi (o si trova già) nei guai ma poi tutto si risolve, in genere nel corso della notte di Natale. Qualche volta si può anche avere una combinazione di a) e b).

Suona familiare? Potete giurarci: da Canto di Natale alle innumerevoli commedie americane dicembrine, gli autori non fanno altro che combinare una tra le più vecchie e collaudate strutture narrative con questo elemento dall’irresistibile appeal, il Natale. Aggiungete vischio, porporina, l’occasionale intervento superno e il fattore L (come lucciconi), perché non è che gli autori di racconti siano al di sopra di un po’ di ricatto.

Così si può cominciare con il tenero e lievemente oleografico I doni dei Magi, di O. Henry, il cui piccolo conflitto (due giovani sposi squattrinati che non possono permettersi il regalo perfetto per l’amato bene) si risolve in una celebrazione stagionale della generosità dell’amore.gift-magi-o-henry-hardcover-cover-art

Nella più perfetta tradizione del tipo a) s’inserisce il Racconto di Natale di Dino Buzzati, il cui pregio maggiore, secondo me, risiede nell’atmosfera sospesa e misteriosa, a partire da quel meraviglioso palazzo arcivescovile, “tetro e ogivale”, “stillante salnitro dalle pareti”.

Guido Gozzano ha tentato di non essere convenzionale nel piccolo Il dono di Natale, affidando il ruolo di strumento dell’intervento superno a un giovane ladro dal cuore d’oro (e dall’infanzia infelice). Viene da chiedersi se i due orfanelli “beneficati” non finiranno nei pasticci per tutti quei giocattoli rubati proprio nel negozio accanto, ma non stiamo a cercar peli nell’uovo, giusto? È Natale, dopo tutto… Come pure è Natale in Natale a Ceylon, una delle lettere dalla Cuna del Mondo, in cui il narratore/viaggiatore cerca di non struggersi troppo nella lussureggiante calura cingalese – finché non lo colgono a tradimento le campane della cappella cristiana all’altro capo della valle, e allora come cambierebbe tutte le meravigliose orchidee del suo giardino in prestito per un ramo d’agrifoglio e la neve di Casa, all’altro capo del mondo!

Siamo singolarmente allegri quest’oggi, vero? Ma c’è di peggio. Essendo i Russi il gaio popolo che sono, Checov scardina lo schema per offrirci il desolato Attorno a Natale (solo traduzione inglese, sorry): due anziani genitori analfabeti fanno scrivere una lettera per la figlia sposata di cui non hanno notizie da anni. Nonostante uno scrivano pubblico disonesto e un marito brutale, la figlia segregata riceve la lettera, ma non ci sarà risposta. Non c’è redenzione, non c’è lieto fine, non c’è intervento divino, non ci sono ladruncoli di buon cuore: solo una buona dose di pessimismo slavo e la crudeltà del destino.

matchgirl3Natalizia ma tutt’altro che allegra è anche la Piccola Fiammifferaia – che in teoria appartiene alla categoria b), con la povera orfanella cui capita proprio di tutto, senza che nulla si rislova per il meglio… A meno di voler considerare un lieto fine il meraviglioso albero di Natale che appare nella luce dell’ultimo fiammifero e la nonna defunta che viene a recuperare la defungenda bambina… Be’, immagino che a suo modo sia un lieto fine, con il fattore L a livelli himalayani.

Per proseguire con una nota meno cupa, parliamo di omicidi, volete? Ad Agatha Christie non dispiaceva ambientare qualche storia nel periodo natalizio, ogni tanto. Così al volo me ne vengono in mente almeno due: Il Natale di Poirot, in cui il vecchio capofamiglia avaro e dispotico non ha il tempo di ravvedersi per Natale, visto che viene assassinato. E poi c’è The adventure of the Christmas pudding, un racconto breve di cui non ricordo il titolo tradotto, in cui Poirot viene invitato in una casa di campagna per indagare su una faccenda di rubini rubati e pasticci avvelenati*. Mi ha sempre divertita il fatto che l’intrusione di un investigatore belga nel Natale altrui fosse giustificata con il desiderio dello straniero di vedere “un vero Natale inglese”.

Poi ci sono piccole bizzarrie fiabesche, come lo Schiaccianoci – nella versione tedesca di Hoffmann e in quella francese di Dumas – che secondo me funziona per due terzi. Non so che farci: trovo incantevoli l’attesa, i giocattoli nell’armadio, l’albero di Natale, la festa, il padrino Drosselmayer, i regali meravigliosi, l’incidente con lo Schiaccianoci, il Re dei Topi, la battaglia notturna… Poi si può dire che la storia finisce, perché tutto il viaggio nel regno fatato… mah. Non c’è più nessuna tensione, nessuna attesa, nessun mistero. Ma pazienza – la prima parte è deliziosa. DickensTree2

E finisco con qualcosa che, a rigor di termini, un racconto non è. Dickens scrisse altre cose natalizie oltre ad A Christmas Carol – o quanto meno le scrisse per Natale. Non tutte sono ambientate per Natale, ma A Christmas Tree lo è. Però non è un racconto. È un bozzetto, sono ricordi… Più di tutto, il ricordo dolceamaro di tutti i Natali passati, che nell’immaginazione dello scrittore prende la forma di un abete capovolto che germoglia dal soffitto della sua stanza per fargli compagnia la notte di Natale.

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* Qui il pudding si fa in casa, ogni anno. Senza veleno. Di solito è molto buono – e nessuno dei miei ospiti è mai morto mangiandone…

 

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Natale per Iscritto I

ChristmasbooksNatale – tema irresistibile su cui scrittori e sceneggiatori ci si buttano a pesce. Bisogna ammettere che è un device narrativo ottimo perché, oltre ad essere una circostanza di cui il lettore ha sicuramente esperienza, offre un’ambientazione pittoresca, possibilità di conflitto quasi infinite, ogni genere d’interpretazione… E si presta ad essere il tema unico di un racconto o di una poesia, oppure un episodio in un romanzo.

In questa seconda guisa, può venire usato a fini di caratterizzazione (come si comporterà a Natale il personaggio che abbiamo già visto all’opera in altre circostanze?), per creare incidenti (dalla cena con i parenti mal sopportati all’omicidio, a dire il vero), per sottolineare un momento lieto (aggettivo non casuale: quanti libri finiscono per Natale?) oppure per offrire un contrasto drammatico (tutte quelle carole natalizie e lucette dorate, e al Nostro capita di tutto!)… Non c’è quasi limite a quello che un romanziere può fare con un 25 dicembre. Qualche esempio?LittleWomen

Riderete, ma il primo Natale che mi viene in mente è quello che apre Piccole Donne, di Lousa May Alcott. Il libro comincia proprio con le quattro sorelle March intente ai loro preparativi natalizi: papà è lontano in guerra, i soldi sono pochini, ma questo non impedisce loro di essere allegre e sagge fanciulle. Incontriamo Meg, Jo, Beth e Amy mentre organizzano una recita per i loro amici e discutono su come spendere la mancetta della vecchia zia bisbetica, e la Alcott ci presenta le sue protagoniste con il mezzo un po’ ovvio ma efficace di far scegliere a ciascuna il suo regalo: la bella Meg vuole un cappellino nuovo, Jo, l’intellettuale di famiglia, un libro; la timida Beth sogna della musica per pianoforte, mentre Amy, artista in boccio, sceglie dei colori. Poi finiranno col comprare dei regali per la mamma, invece che per sé, mostrandoci che brave e generose ragazzine siano. E il giorno di Natale… altre piccole rinunce in arrivo, ma niente paura: la generosità è il premio di se stessa, e poi ci sono anche premi più tangibili: ecco esposti personaggi principali, temi e ambientazione. Il II capitolo di Piccole Donne è qui*. Non a caso il romanzo finirà con un altro Natale, completo di nuovi amici, bei regali, riconciliazioni famigliari e, meraviglia delle meraviglie, il ritorno del padre!

OrangeUn Natale molto ma molto meno lieto è quello che vediamo alla fine del II Capitolo di Ragazzo Nero, il romanzo autobiografico di Richard Wright. Il giovanissimo protagonista, un bambino di colore nel Missisippi degli Anni Dieci del secolo scorso, riceve come regalo di Natale un’arancia, e passa la giornata cercando di farla durare il più a lungo possibile. La annusa a lungo, la succhia pian piano, poi mordicchia la buccia pezzetto per pezzetto. Richard si è già presentato: irrequieto, sensibile, sveglio, sognatore. L’arancia di Natale diventa il simbolo di un’infanzia povera e priva di prospettive, e anche dei sogni da coltivare, da assaporare prima che finiscano. Il giorno di Natale di Wright è come un fascio di luce di taglio: riesce solo a mettere ancora più in rilievo le ombre pesanti che circondano il piccolo Richard e minacciano di soffocarlo.marcovaldo_N

Poco allegro, pur se più leggero, è il Natale di Marcovaldo, di Italo Calvino, che mette alla berlina con amarezza garbata il lato consumistico delle festività, la corsa al regalo aziendale, l’assuefazione a quella che dovrebbe essere la meraviglia del Natale, la bontà liofilizzata a cura dei programmi ministeriali… leggete qui la motivazione offerta dai figli di Marcovaldo per la necessità di “fare dei regali a un bambino povero”. Si sorride, ma si sorride storto. A due righe dall’inizio, prim’ancora che gli zampognari entrino in scena, si vede già che il Natale per Calvino è un canale in più per l’ingenuo e rassegnato buonsenso del suo protagonista.

PoggioIMperialeE adesso un’autrice italiana che pochissimi conoscono. Emi Mascagni, la figlia del compositore, pubblicò un certo numero di novelle e romanzi per fanciulle, tra cui il delizioso Compagne di Collegio. Premessa: pressoché inutile cercarlo, visto che l’unica edizione (per quanto ne so), Garzanti 1941, non è più in commercio da secoli. Qualche eroica biblioteca ne ha una copia, io ne ho una copia malridotta che era stata regalata a mia nonna, e confesso di non averne mai viste altre in giro. Detto ciò, CdC racconta l’ultimo anno di Emi nell’esclusivo collegio di Poggio Imperiale, a Firenze. Stiamo parlando di prima della Prima Guerra, quando si entrava in collegio a sei anni e se ne usciva a diciassette, e ci si stava per tutto l’anno tranne le vacanze estive, compreso il Natale. Il capitolo “Dicembre” arriva quasi a metà del libro, fa la cronaca dei preparativi di questa cittadella tutta femminile: bambine, maestre e direttrici, comprese le ragazze dell’ultimo anno, quelle che si apprestano a trascorrere il loro ultimo Natale in collegio. Qui siamo nello spirito più classico: la recita di Natale, la neve, il presepio, i pacchi di dolci, i piccoli regali tra amiche, la messa cantata e, a riscattare il quadretto che altrimenti sarebbe un nonnulla oleografico, una specie di nostalgia in prospettiva. La consapevolezza amarognola della fine della fanciullezza, di qualcosa che scompare per non tornare mai più. Emi narratrice presta a Emi diciassettenne non solo gli occhi di chi guarda per l’ultima volta, ma uno sguardo adulto e pieno di nostalgia. Nella scena più dolce, è il Vecchio Natale (una sorta di spirito semi-dickensiano legato al Collegio) a passare per le camerate e a contemplare malinconicamente le ragazze che se ne andranno per non ritornare. Emi Mascagni si serve del Natale per portare in zona-lucciconi il tema di fondo del suo libro: una malinconia che si fa strada nella spensieratezza dell’adolescenza, un senso di fuga, di irreparabilità, di fine…

Emi Mascagni è una ricattatrice morale. E anche Louisa Alcott lo è. Ma lo è anche Dickens, e in fondo anche Richard Wright. Calvino non lo è, più che altro perché si fa gioco del ricatto morale natalizio invece di praticarlo ai danni del lettore. Si potrebbe dire che, nei romanzi, il Natale offra il destro per una ricca e fiorente attività ricattatoria, che funziona tanto meglio perché è basata su uno specifico presupposto: a Natale (o a proposito del Natale) siamo tutti felici di essere ricattati.

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* La traduzione è così così, e nemmeno accuratissima. Il peggio però è l’irritante midi di sottofondo: da leggersi con l’audio basso o, meglio ancora, spento. (Vale anche per Calvino).

 

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Libri Sotto l’Albero ’14

MattonellaAvete passato un buon Natale, o Lettori? Ricevuto bei regali?

Io sì.

Una bellissima sciarpa, una scatola d’argento – e naturalmente i libri.

Il Caso dei Libri Scomparsi, di  Ian Sansom, giallo librario – o bibliowhodunit, vedete voi. C’è questo giovane bibliotecario che arriva in Irlanda per un posto di lavoro – e scopre che non solo la biblioteca è circolante nella più stretta delle accezioni, ma ha anche una certa tendenza a… sparire. Gli ho dato appena una scorsa, ma sono già molto felice che il volume sia parte di una serie.

Storia di Quirina, di una Talpa e di un Orto di Montagna, di Ernesto Ferrero. Di Ferrero adoro i romanzi storici, e per di più ho un’incoercibile simpatia per le talpe. Questo librino piccolo piccolo dovrebbe essere la perfezione.

The Sultan’s Organ, di Thomas Dallam, curato da John Mole*. Nel 1599 il giovane organaro londinese Thomas Dallam parte per Costantinopoli per accompagnare e consegnare il dono di Elisabetta I al Gran Turco: uno stupefacente organo automatico che lui stesso ha costruito  e – si spera – saprà rimontare, nonché suonare, per il potentissimo e misterioso Sultano Mehmet III. Il diario del suo viaggio è un incantevole spaccato del Mediterraneo e Vicino Oriente visti da un Elisabettiano intelligente e curioso.

The Festival of Nine Lessons and Carols, un bellissimo libro illustrato che segue passo per passo l’equivalente anglicano della messa di mezzanotte – così come la si celebra nella cappella del King’s College, a Cambridge. Il fatto che ci sia un CD con carole e servizio aggiunge alla meraviglia. 2aea921d5919381c75a432ab5631b230

Bonnie Dundee, di Rosemary Sutcliff. Vista la mia recente scoperta della signora e dei suoi romanzi, e vista la mia simpatia per Claverhouse, c’è stato chi ha pensato (con ragione) che questo titolo potesse fare al caso mio…

E poi… be’, strettamente parlando non sono libri – ma come non citare i regali della famiglia? Li vedete nelle illustrazioni del post. Credo che non siano in tantissimi a ricevere una mattonella di pastafrolla decorata a tempa shakelovian-natalizio…** “E la mangiamo oggi?” mi si è chiesto il giorno di Natale. Nemmeno per idea, naturalmente. Non la si mangia affatto – né per Natale, né mai. E che dire della maglietta che recita “MARLOWE – it’s an Elizabethan Thing”? Non ho ancora capito se la famiglia indulga alle mie ossessioncelle o stia celebrando così la fine dell’Anno Shakeloviano…

Anyway, Babbo Natale è stato bravo con me. E voi? Che avete trovato sotto l’albero?

E, come mi si dice usi dire nel Trentino, buona fine e buon principio, o Lettori.

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* Ha ha ha! No, non l’ho fatto apposta. Si chiama proprio così.

** Peccato che in pasticceria si siano lasciati sfuggire un’acca…

cinema · Natale

(Breve) Canto Di Natale

old-scrooge-posterAh, gli anni Dieci del Novecento, infanzia del cinema muto – quando i film duravano una decina di minuti, eppure, nella maggior parte dei casi, riuscivano a raccontare storie dannatamente complesse con ragionevole efficacia.

Immaginate di riassumere in meno di un quarto d’ora, che so, Shakespeare – senz’altro che immagini e qualche cartello… Oppure Dickens – come in questo piccolo A Christmas Carol americano, datato 1910, che riesce ad essere fedele e stringato allo stesso tempo. Certo, il fatto di raccontare una storia molto conosciuta era di grande aiuto, perché c’erano un sacco di cose che si potevano, so to say, telegrafare con la certezza che il pubblico capisse.

Ad ogni modo, per essere quello che è, non è affatto una cattiva versione – né certo l’ultima, ma nemmeno la prima.

Già nel 1901 ci avevano provato, ancora più in piccolo, gli Inglesi, con i cinque minuti cinque di Scrooge – or Marley’s Ghost. Magari a noi sembra leggermente buffo, ma per l’epoca fu un trionfo narrativo e tecnico.

E non potevamo lasciar finire l’anno senza almeno un po’ di Canto di Natale, vi pare?

Buona domenica.

musica · Natale

Alla Corte di Venceslao

good-king-wenceslasBuon Santo Stefano!

Siete seduti accanto al fuoco a sorseggiare una tazza di tè dopo l’altra, e a leggere i libri che vi ha portato Babbo Natale? Magari con un gatto sulle ginocchia?

O state giocando a Machiavelli con amici e famiglia?

O vi state preparando per andare a pattinare sul ghiaccio?

Ad ogni modo, forse potete trovare una ventina di minuti per questa singolare versione della Carola del Buon Re Venceslao – che il Mormon Tabernacle Choir ha organizzato come un piccolo musical – con tanto di nevicata in scena.

musica · Natale

Suonate, Squillate!

BellsÈ la Vigilia, o Lettori.

A Day of Days, per me. Pare che fin da bambinetta sia stata sempre un tipo da vigilie… Oh well, magari ne parleremo, una volta o l’altra.

Intanto, come da tradizione, ecco una versione della mia prediletta Carola delle Campane, cantata da un coro di voci bianche piuttosto spettacolare – in più di un senso.

E mi viene in mente che non vi ho mai messi a parte del testo. Ecco qui:

Hark! how the bells
Sweet silver bells
All seem to say,
“Throw cares away.”
Christmas is here
Bringing good cheer
To young and old
Meek and the bold

 Ding, dong, ding, dong
That is their song
With joyful ring
All caroling
One seems to hear
Words of good cheer
From ev’rywhere
Filling the air

Oh how they pound,
Raising the sound,
O’er hill and dale,
Telling their tale,
Gaily they ring
While people sing
Songs of good cheer
Christmas is here

Merry, merry, merry, merry Christmas
Merry, merry, merry, merry Christmas

On, on they send
On without end
Their joyful tone
To ev’ry home

Ding, dong, ding, dong!

Niente di speciale – ma l’insieme rende così bene l’idea delle campane che squillano nella notte gelida…

Felice Vigilia, o Lettori!

 

 

musica · Natale

Risuonino Oggi ♫

Personent_hodieCaspita… avete notato che è già il 21 di dicembre?

Oh well – qui noi proseguiamo con la stagione delle carole…

Oggi Personent Hodie, singolare carola medieval-cinquentesca-finnico-germanico-boema – qui nell’arrangiamento di John Rutter, eseguito dai Cambridge Singers.

E sì, è una cosa lievemente bizzarra, se vogliamo – ma non vi suggerisce l’idea di gente che se ne va nella neve* indossando mantelli col cappuccio e brandendo torce e rami di agrifoglio?**

A me sì…

E buona domenica di dicembre.

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* No, non comincio nemmeno – lasciatemelo dire questa volta, e poi per quest’anno la pianto: Oh, Come Vorrei Un Po’ Di Neve Per Natale…

** E, come tutti gli anni, è ricominciato l’e-pellegrinaggio perinatalizio al vecchio post sull’agrifoglio.

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Ad Alta Voce – Fuori Sede

Udite udite, rullo di tamburi e squilli di trombe…

Ad Alta Voce sta per compiere il grande passo. Guardate un po’:

LocAAV

Per la prima volta, AAV lascia il nido, esce di casa, prende il volo – e lo fa per l’evento degli auguri di Borgocultura, di cui trovate qui tutti i particolari.

La formula è la consueta: un tema, tanti libri, tanti lettori/ascoltatori, tante sfaccettature diverse della stessa idea. Scampoli di romanzo, racconti, poesie, memorie, saggi, testi di canzoni, articoli… Se si può leggere ad alta voce, e se è attinente al tema, allora va bene. In questo caso, ça va sans dire, abbiamo scelto il Natale… però, anziché leggere al sicuro tra le mura della nostra beneamata Biblioteca Zamboni, ci avventuriamo Là Fuori. Pubblico nuovo, nuove idee, nuove domande, nuovi confronti.

Siamo emozionati? Un pochino. È un esperimento, un passo in più nel processo per tentativi ed errori con cui stiamo costruendo Ad Alta Voce. E francamente, non vediamo l’ora di vedere come se la caverà il nostro gioco fuori dalle mura di casa.

Se tutto va bene… be’, se tutto va bene,  in primo luogo avremo scambiato auguri inconsueti con un gruppo di nuovi amici, e poi vorrà dire che quel che abbiamo fatto una volta si può fare ancora, e AAV allargherà i suoi orizzonti.

Stiamo a vedere.

E a dire il vero, se volete vedere come va – o se siete curiosi di vedere che cosa facciamo – non c’è modo migliore che unirvi a noi, domenica mattina alle dieci e mezza, alla Masseria in Piazza Broletto, a Mantova.

Vi aspettiamo – e mi raccomando: portate la vostra storia di Natale preferita.