Senza categoria

In Memoriam: Flavia Ferrari

Flavia era una forza della natura.

Non si resisteva a Flavia. Dovunque arrivasse portava il cambiamento, con la sua intelligenza, la sua energia, la sua competenza, la sua voglia instancabile di fare, la sua incapacità di tollerare ingiustizie, mediocrità e adagiamenti.

Quando qualcosa meritava la sua attenzione, Flavia ci metteva tutta se stessa. La famiglia, gli affetti, le amicizie, il lavoro, le passioni… Il Fiume (rigorosamente con la maiuscola), che aveva seguito di lavoro in lavoro; il suo paese, di cui conosceva ogni angolo, storia e volto; il nordic walking, che praticava e insegnava come uno strumento di libertà e di ripresa…

Di rinascita, quasi. Perché di fronte alla malattia, là dove tanti si sarebbero abbattuti, Flavia aveva inforcato i bastoncini e ritrovato il sorriso – e poi era diventata istruttrice per condividere i benefici con tante compagne di sventura.

Perché Flavia era così – non si abbatteva mai, non rinunciava, non sapeva cosa volesse dire arrendersi. Anche nei momenti peggiori, di fronte alle prove più dure come all’accumularsi dei piccoli grigiori quotidiani… Ce la posso fare, diceva. Ce la posso fare.

Invece qualche giorno fa è venuto il momento in cui non ce l’ha fatta. La battaglia di un decennio è finita – e sembra la più grande delle ingiustizie. Non sembra possibile che una persona così tremendamente viva non ci sia più…

Ma in realtà di lei c’è ancora tanto. Flavia è stata importante per tante persone che in lei hanno trovato un’amica, un’ispirazione, una trascinatrice, una persona da ammirare. Una persona così lascia tanto dietro di sé. Non se ne va mai del tutto.

Fiammeggiante, generosa, impetuosa, determinata e irresistibile – con il sorriso luminoso, la battuta sempre pronta e un coraggio infinito… È così che la voglio ricordare: mentre mi trascina a camminare alle sei del mattino, mentre propone un altro progetto, un altro viaggio, un’altra idea, mentre s’illumina raccontando del Fiume, mentre s’infiamma contro un’ingiustizia, mentre scoppia a ridere nel mezzo del caos più ingovernabile e dice con un luccichio negli occhi: Ce la possiamo fare.

Senza categoria

L’Uomo Con La Spada – E Altre Estivitudini

Henry_Treece,_authorOh, ecco: torniamo a parlare un momento di letture estive, volete?

Il fatto si è che, durante un lavoro di traduzione per conto di un archeologo e medievalista inglese, ho avuto modo di rinfrescare un po’ di storia inglese dell’Undicesimo secolo, scoprire che Hastings, benché la più importante, non fu affatto la prima battaglia del 1066, e imbattermi in un altro di quegli autori di romanzi storici “per fanciulli” che poi sono godibilissimi anche per gli adulti – e di cui l’Isoletta sembra avere riserve inesauribili.

Henry Treece, poeta, romanziere e autore teatrale, nel corso della sua tutt’altro che lunga vita scrisse e pubblicò tantissimo, trovando anche il tempo per insegnare, curare antologie e riviste, e fare intelligence work per la RAF durante la guerra…

HenryTreeceMWASIo ci sono giunta attraverso Man with a Sword, romanzo ambientato durante la conquista normanna dell’Inghilterra, per l’appunto. Cercavo particolari su Morcar, conte di Northumbria – vincitore di Norvegesi feroci e nipote di Lady Godiva – e ho trovato Treece, con questa lunghissima e attraente bibliografia…

Così intanto ho ordinato Man with a Sword, e ho scaricato il non moltissimo – tra romanzi e poesie – che si trova sul Project Gutenberg Canada e su Internet Archive.

Non so se riuscirò ad avere una Reading Week, quest’estate* – ma, in un modo o nell’altro, ho tutta l’intenzione di esplorare almeno un po’ di Henry Treece. Che ne dite – vi andrebbe di unirvi a me?

__________________________________

* E a dire il vero, vorrei tanto anche una Viewing Week, vero N.?

Senza categoria

Il Critico: RB Sheridan sbarca al Pdc

Torna il Palcoscenico di Carta, o Lettori: martedì 20 e 27 febbraio e 6 marzo, alla libreria IBS+Libraccio di Via Verdi a Mantova! E sapete con che cosa torna?

Loc1small

Richard Brinsley Burton Sheridan – Irlandese trapiantato nella Londra georgian-reggenza, poeta, satireggiatore taglientino anzichenò, commediografo, direttore e proprietario (ma non allo stesso tempo) del Drury Lane… Un personaggio a pieno titolo – tanto che a fine Ottocento Robert Buchanan ne fece il protagonista di una commedia.

richard-sheridan-writer-manager-sir-joshua-reynoldsOra, di Sheridan avrete sentito nominare (e forse visto in scena) La Scuola della Maldicenza/degli Scandali e, meno facilmente, I Rivali… Ma noi siamo il Palcoscenico di Carta, e per costituzione e missione andiamo a sceglierci titoli che hanno meno probabilità di essere rappresentati, giusto?

E allora ecco che vi proponiamo Il Critico, ovvero le Prove di una Tragedia – che, nonostante le plumbee promesse del titolo, è una commedia. Potremmo definirla una specie di Ur-Rumori Fuori Scena, se non fosse che in realtà così Ur non è: Sheridan s’ispira a The Rehearsal, una commedia Restaurazione che si faceva beffe dell’allora imperante e inflazionatissimo dramma eroico mostrandone, per così dire, gli ingranaggi interni. Un secoletto più tardi, Sheridan – autore e direttore di teatro – riprende in mano il gioco, bersagliando in prima ed eponima battuta i critici teatrali, ma in realtà ce n’è per tutti: autori, attori, musicisti stranieri, buona società con pretese intellettuali…criticortragedyr00sheruoft

Aggiungeteci una parodia di tragedia storica, e il risultato è spassoso e rivelatore, perché alla fin fine si scopre che, negli ultimi duecentoquarant’anni o giù di lì, a teatro e dintorni ci si preoccupa (o, in alcuni casi, si trascura di preoccuparsi) di cose non troppo diverse…

Volete unirvi a noi in questo viaggio teatrale nel tempo? Niente di più facile: se volete leggere, iscrivetevi utilizzando il form che trovate in fondo a questo post, così che possiamo assegnarvi una parte e inviarvi il testo. Se invece volete assistere, non serve altro che raggiungerci al N° 50 di Via Verdi, a partire da martedì 20 febbraio alle 18.

Vi aspettiamo. Sarà divertente.

 

Senza categoria

Campane di Natale

1c94de0f525a46db027d86d6524df9a4Lettori, cari Lettori! Felice Vigilia e, le tradizioni essendo le tradizioni, la Carola delle Campane, questa volta nella deliziosa versione del coro di Saint Paul, con uno sguardo alla vita natalizia dei piccoli coristi…

E Natale è domani, ma oggi si corre, stasera è per le memorie. Vi auguro campane, lucette bianche, bei ricordi vecchi e nuovi e, ancora una volta, felice Vigilia.

gente che scrive · Senza categoria

Si Fa Quel Che Si Può

Antologia13Lunedì – e il lunedì sarebbe giornata di Librettitudini…

Ma che diavolo, qui non funziona nulla. Non so se, quando e come il post andrà online, le cose continuano a latitare, a sparire, a spostarsi come se avessero le zampette, e io comincio ad essere un nonnulla disperata, sto facendo piani di migrazioni ulteriori…

Quindi facciamo che l’Otello ve lo racconto lunedì prossimo – quando magari avrò recuperato qualche ombra di funzionalità.

Per oggi vi racconto della premiazione del Concorso del Comune di Roncoferraro, ieri pomeriggio in biblioteca.

Vi racconto dei quasi cinquecento partecipanti da tutta l’Italia, dell’estate e del mezzo autunno passati a leggere, scegliere, confrontare, rileggere, discutere criteri, stilare liste. E vi racconto del misto di delizia e frustrazione che prende nel setacciare mezzo migliaio di interpretazioni del tema del viaggio – in prosa e in poesia. Vi racconto delle gemme, delle sorprese e della gente che, a quanto pare, non si disturba a leggere il bando.

E vi racconto di ieri, della presenza di tanti vincitori e segnalati, a volte in arrivo da lontano. Da Firenze, da Roma, dall’Aquila. Vi racconto della soddisfazione di premiare (e incontrare finalmente di persona) una lettrice di Senza Errori di Stumpa, l’Ing. Cily, autrice di un incantevole diario fittizio del piccolo Benz figlio. E dell’utilità della paracodina, dovendo leggere nonostante la tosse. E della piccola antologia, e della deliziosa implumina dodicenne che vince la sezione scuola e siede attentissima in prima fila con gli occhioni spalancati, e si rimira perdutamente il Kobo vinto. E dell’anziano signore che mi fa i complimenti per la lettura, perché “l’anno scorso ha letto così così, ma quest’anno ha fatto dei progressi” – e poi salta fuori che ha partecipato a sua volta con un monologo musicale, e se l’è portato dietro casomai, pur non avendolo premiato né segnalato, volessimo sentirlo.*

E alla fine vi dico che è stato bello. È stato vario, e interessante, e faticoso a volte, e a tratti esasperante. È stata una caccia al tesoro. C’erano un sacco di onesti tentativi e di pie illusioni, di velleità e di malintesi – ma in mezzo c’erano cose belle, e abbiamo fatto del nostro meglio per portarle in luce.

__________________________________________________________

* E a dire il vero, a un certo punto mi ha catturata, l’ha tratto di tasca e ha cominciato a cantarmelo…

Senza categoria

In Memoriam – Giorgio Zamboni

Giorgio Zamboni era uno straordinario medico, un filosofo, un cultore raffinato di opera, musica e letteratura.

Era rinascimentale nella varietà, vastità e profondità delle sue conoscenze e dei suoi interessi. Era guidato da un’insaziabile curiosità intellettuale e da una determinazione irriducibile.

 

Amava le storie dovunque le trovasse – all’opera, a teatro, nei film e nei romanzi – e le prediligeva dense, vivide e un po’ sentimentali.

Era un uomo che onorava la sua professione e perseguiva le sue passioni con irrefrenabile intensità.

Ed era il mio mentore. Un amico paterno che mi incoraggiava, credeva nel mio talento, mi spronava ad maiora senza sosta, mi pungolava ad esplorare nuovi territori creativi, e badava a che non mi prendessi troppo sul serio. Tra molte cose, è merito suo se, dopo anni, sono tornata a scrivere teatro.

Ieri mattina il Professore ha ceduto alla malattia che da mesi divorava la sua vitalità, morso dopo morso.

Adesso non c’è più, e voglio ricordarlo con affetto profondo, con rimpianto e gratitudine infiniti – con il mezzo che secondo lui sapevo usare meglio: le parole.

Senza categoria

Cartoline da Madrid IV

madrid.jpg

Quattro Madrid diverse, e sono solo quelle che ho attraversato oggi – e forse nemmeno tutte:

– da Plaza de la Puerta del Sol alla Plaza de Cibeles per la Calle de Alcalà, con un’occhiata alla Gran Via: ministeri, grandi alberghi, ambasciate, il Congreso de Diputatos, banche e, soprattutto, enormi, imponenti palazzi sovrastati da angeli, leoni, quadrighe, cavalli alati ed altri simboli di grandezza. Un unico monumento alla Madrid imperiale (costruito in buona parte mentre l’Impero andava in rovina).

– il quartiere di Lavapiès: qui i palazzi sono orridi o decaduti, le botteghe di parrucchiera e i negozi di riparazioni si mescolano agli empori cinesi e ai kebab, zaffate di spezie cotte aleggiano nei portoni e la popolazione è multicolore. Vivo alla sua maniera, disordinato e pittoresco, e squallido e variopinto, e allegro e sudicio. A metá strada tra la globalizzazione e la Spagna picaresca.

– la chiesa di San Gines, sulla Calle de Arenal. Chiesa del Siglo de Oro, barocco molto bianco per la navata e cappelle laterali che sono un tripudio di marmi colorati, oro e luce, in un contrasto vivo e drammatico. Niente a che vedere con il neogotico (bruttino) della Cattedrale dell’Almudena, che però riprende lo stesso schema di bianco e accenti dai colori vivaci. Nell’una come nell’altra, gente in preghiera e infinite cassette per le elemosine.

– la gente a cena nei tapas bar del quartiere La Latina. Tra taberne madrilene, basche o galleghe, bar di cromo e vetro, catene e rosticcerie con ventana sulla strada, dalle nove in poi si muovono turisti e indigeni di varia etá. Tutti mangiano croquetas e tortillas, tutti bevono birra, vino e l’occasionale sangrìa, tutti fumano, tutti parlano a voce altissima fino a tardi – molto tardi.

Madrid non è una bella città: è imponente, è vivace, è affollata, è varia. Ne riparleremo. Adesso vado di corsa all’aeroporto – vacanza finita, ci risentiamo da casa.