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Burgess100 – 1917-2017

BurgessSiccome mi si accusa di occuparmi di anniversari letterari solo se sono elisabettiani, oggi dimostriamo che si tratta di una calunnia parlando di Anthony Burgess, nato a Manchester cent’anni fa.

E magari tutti conosciamo Burgess più che altro per Arancia Meccanica, ma lasciate che vi dica che non era soltanto l’uomo delle distopie feroci. In fact, era poeta, linguista, commediografo, traduttore, critico letterario, compositore (scrisse la sua prima sinfonia a diciotto anni), autore di libretti d’opera e romanziere abbastanza versatile da scrivere dozzine di romanzi diversissimi tra loro. Uno di questi – e decisamente il mio prediletto – è A Dead Man In Deptford , pubblicato nel 1993, in occasione del quattrocentesimo anniversario della zuffa fatale chez Mrs. Bull.

In realtà, e non se siamo spaventosamente sorpresi, non furono pochi i romanzi marloviani pubblicati quell’anno – ma questo… ah, questo!

BurgessDeadManQuesto è pieno di meraviglie e di sorprese, a partire dal linguaggio… pseudoelisabettiano? Semielisabettiano? Metaelisabettiano? Whatever, ma non immaginatevi una di quelle legnose, faticosissime collezioni di calchi, per favore. Au contraire, il linguaggio di Burgess è ricco, vivido, efficace, scintillante, denso… e non so quanto di tutto ciò vada perso se leggete la traduzione – perché, per una volta, la traduzione* c’è: Un Cadavere A Deptford, pubblicato da Garzanti e disponibile su Amazon.it. E poi, linguaggio a parte… be’, non troppo a parte, se vogliamo, in un romanzo a proposito di Kit Marlowe scritto da Anthony Burgess – ma linguaggio a parte, che dire della meravigliosa voce narrante, che esordisce presentandosi come inaffidabile e del tutto incurante della fiducia del gentile (o non troppo) lettore? O della famiglia Marlowe a Canterbury, dapprima così orgogliosa del figlio/fratello destinato a prendere gli ordini, e poi via via dubbiosa, spiazzata e poi scandalizzata da quel che Kit diventa? O della progressione delle illusioni di Kit a proposito di sé stesso, dell’arte, di Tom Walsingham e del mondo in generale? O del dialogo con (forse) Dio nella Cattedrale di Reims?

Ecco, il dialogo con (forse) Dio è una di quelle cose meravigliose che si leggono, rileggono e rileggono ancora, in reverente ammirazione per la combinazione di voci perfette, aerea leggerezza e vertici di acutezza e profondità. Una di quelle pagine che si vorrebbe tanto saper scrivere una volta nella vita…BurgessIT

Ma insomma, si è capito che questo libro mi piace proprio tanto, vero? Naturalmente, il fatto che ci si parli di Marlowe aiuta, ma è davvero una gemma di romanzo storico – magistrale nella narrazione, superlativo nella caratterizzazione dei personaggi e brillante nel linguaggio.

A mio timido avviso, se dovete leggere un solo romanzo e mai più su Marlowe (o, for that matter, sull’Inghilterra elisabettiana), leggete questo.

Ecco, visto? Un anniversario letterario non elisabettiano – a riprova del fatto che qui a SEdS siamo capaci, capacissimi di occuparci di cose non elisabettiane. Che cosa credete, o gente di poca fede? Tsk!

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* E dico che non so che cosa vada perduto perché non la conosco affatto… magari mi documenterò e vi saprò dire.

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Caccia Al Tesoro

106538347404460751_BSs0iTR8_c“Non hai visto A Dead Man in Deptford, vero?”

“No…”

“Davvero davvero davvero?”

“Non l’ho trafugato per leggerlo di nascosto, se è questo che intendi.”

“No, ma davvero non l’hai visto?”

“Hm… Com’è fatto?”

“Paperback, costa nera, copertina nera con illustrazione dal giallo al rosso… Anzi, aspetta – no. Quella è la copertina della biografia di Riggs. Copertina… Mi pare che ci sia una variazione di qualche tipo del ritratto, e delle foglie, e forse…”

“Fa lo stesso, tanto la copertina non la vedo da qui, giusto? Ma la costa è nera?”

“Sì, di quello sono sicura: costa nera.”

Ed è così che ci si mette in due, su e giù dalle scalette, scaffale per scaffale, costa nera per costa nera, avanti e indietro per parecchie pareti di libreria, distribuite su diverse stanze – e talvolta in doppia fila. Senza contare le pile – perché ci sono diverse pile qua e là, ad altezza ginocchio.

“Certo che se tu tenessi i libri in qualche parvenza di ordine…”

“Di solito so dove ho le cose.”

“Vedo…”

“Ho detto di solito. E comunque questo è stato di sopra per un secolo… no, lascia stare quella pila lì: c’è da Pasqua, e ADMiD l’ho ripreso in mano più di recente.”

“Di sopra?”

Era di sopra. Poi una sera l’ho portato a lezione per leggerne un pezzo, e poi… er.”

“Poi non l’hai rimesso a posto. Figures. E questo è successo dopo Pasqua?”

“O forse prima, a ben pensarci…”

“Il che significa che potrebbe essere in una qualsiasi delle pile?”

“Oh dear.”

E riprende la ricerca – estesa anche alle pile.

“In base a quale logica hai suddiviso questi scaffali per colore?”article-0-0072D12F00000578-830_468x312

“Oh, così – mi è venuto l’uzzolo, un paio di anni fa.”

“E come fai a ritrovare un libro sulla base del colore?”

“Se c’è qualcosa che tendo a ricordarmi, è il colore della costa. E comunque, credi che l’ordine per colore sia davvero peggio dell’ordine del tutto casuale?”

“Ma che cos’hai contro un ordine vagamente sensato? Magari non servirebbero questi safari. Oh… eccolo!”

“Dove?”

“No, scusa. Altro Burgess.”

“Pittikins.”

“Be’, sai che cosa ti dico? Non c’è.”

“Ma certo che c’è. L’ho visto di recente…”

“Non l’hai prestato a qualcuno?”

“No…”

“A qualche allievo, magari?”

“Ma no.”

“Come i racconti di Crane – che poi non si sono più rivisti?”

“Questo è in Inglese, non credo che…”

“E Crane invece in che lingua era?”

“Oh… già. Ma questo sono sicura di non averlo prestato. Sicurissima.”

E dopo un po’ inevitabilmente si rimane da soli, perché la gente si stanca dei safari. E una volta rimasti da soli, si ricomincia a cercare e cercare e cercare, solo che da soli si è più inclini a distrarsi, sfilare un libro o l’altro, cominciare a sfogliare… Insomma, sono certa che sapete come funziona. Passa un’oretta buona prima che si arrivi a scendere – però lo si fa brandendo trionfalmente A Dead Man in Deptford.

index“E dov’era?”

“Di sopra. Più o meno dov’è sempre stato.”

“Lo avevi rimesso a posto?”

“Eh sì. Sono talmente abituata ad appoggiare le cose dove capita, che quando, for a wonder, le rimetto a posto, non le trovo più.”

“Non succederebbe, se tu rimettessi a posto più spesso. Mi domando però come abbiamo fatto a non vederlo prima, visto che… aspetta un momento, la costa è bianca!”

“Er…”

“Avevi detto che la costa era nera. Che di quello eri sicura. Che se c’è una cosa che tendi a ricordarti, è il colore della costa…”

“Sssssì, ma può darsi che mi si sbagliata un pochino.”

E che bisogna dire? A volte sarebbe il caso di accettare con rassegnazione il fatto di non avere memoria visiva. E di non coinvolgere gli innocenti in questo genere di caccia al tesoro – perché poi gli innocenti cui pare di aver perso mezz’ore alla ricerca di coste del colore sbagliato fanno commenti acidi.

E comunque niente mi toglierà mai di mente l’idea che ai libri – o almeno a certi libri – piaccia da matti farsi desiderare e giocare a nascondino.

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Shakeloviana

Shakeloviana: Un Cadavere A Deptford

E così ritorna anche Shakeloviana… sembra proprio che stiamo ritornando alla normalità, vero?

English: Anthony Burgess visited us at home in...Ebbene, oggi parliamo di Anthony Burgess – che magari tutti conosciamo più che altro per Arancia Meccanica, ma era un poeta, linguista, commediografo, traduttore, critico letterario, compositore (scrisse la sua prima sinfonia a diciotto anni), autore di libretti d’opera e romanziere abbastanza versatile da scrivere romanzi diversissimi tra loro – e uno di questi è A Dead Man In Deptford , pubblicato nel 1993, in occasione del quattrocentesimo anniversario della zuffa fatale chez Mrs. Bull.

In realtà, e non se siamo spaventosamente sorpresi, non furono pochi i romanzi marloviani pubblicati quell’anno – ma questo… ah, questo!

A Dead Man in DeptfordQuesto è pieno di meraviglie e di sorprese, a partire dal linguaggio… pseudoelisabettiano? Semielisabettiano? Metaelisabettiano? Whatever, ma non immaginatevi una di quelle legnose, faticosissime collezioni di calchi, per favore. Au contraire, il linguaggio di Burgess è ricco, vivido, efficace, scintillante, denso… e non so quanto di tutto ciò vada perso se leggete la traduzione – perché, per una volta, la traduzione* c’è: Un Cadavere A Deptford, pubblicato da Garzanti e disponibile su Amazon.it. E poi, linguaggio a parte… be’, non troppo a parte, se vogliamo, in un romanzo a proposito di Kit Marlowe scritto da Anthony Burgess – ma linguaggio a parte, che dire della meravigliosa voce narrante, che esordisce presentandosi come inaffidabile e del tutto incurante della fiducia del gentile (o non troppo) lettore? O della famiglia Marlowe a Canterbury, dapprima così orgogliosa del figlio/fratello destinato a prendere gli ordini, e poi via via dubbiosa, spiazzata e poi scandalizzata da quel che Kit diventa? O della progressione delle illusioni di Kit a proposito di sé stesso, dell’arte, di Tom Walsingham e del mondo in generale? O del dialogo con (forse) Dio nella Cattedrale di Reims?

Ecco, il dialogo con (forse) Dio è una di quelle cose meravigliose che si leggono, rileggono e rileggono ancora, in reverente ammirazione per la combinazione di voci perfette, aerea leggerezza e vertici di acutezza e profondità. Una di quelle pagine che si vorrebbe tanto saper scrivere una volta nella vita…

Ma insomma, si è capito che questo libro mi piace proprio tanto, vero? Naturalmente, il fatto che ci si parli di Marlowe aiuta, ma è davvero una gemma di romanzo storico – magistrale nella narrazione, superlativo nella caratterizzazione dei personaggi e brillante nel linguaggio.

A mio timido avviso, da leggersi, da leggersi, da leggersi.

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* E dico che non so che cosa vada perduto perché non la conosco affatto… magari mi documenterò e vi saprò dire.

 

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