Si parlava di anacronismi qualche post fa: brutte bestie che infestano gli scaffali dei romanzi storici, rosicchiano la credibilità degli autori, lasciano buchi nella sospensione dell’incredulità e provocano irritazioni pruriginose alla pazienza del lettore…
Per prima cosa devo dire che ho trovato di nuovo gente che va a teatro portandosi bottled ale in epoca elisabettiana – in un altro romanzo, e un riferimento alla stessa bevanda in un poema del 1604… Per ora considero la faccenda irrisolta e ancora un anacronismo borderline, ma indagherò ulteriormente.
Detto ciò, possiamo spingerci a notare che, da buon insetto, l’Anacronismo si presenta in molteplici varietà, più o meno nocive.
C’è l’Anacronismo Veniale, tipo far contemplare al vostro protagonista una cupola non ancora costruita ai suoi tempi (e questa è una vicenda autobiografica). A patto che la cupola non sia l’argomento centrale del romanzo, è un’inaccuratezza, più che un vero anacronismo. E’ il genere di ragione per cui è sempre meglio avere un Lettore Beta (o un editor) molto occhiuto e, se possibile, onnisciente. E’ il genere di pasticcio che ogni scrittore combina almeno una volta nella vita. Di più, se si ostina a scrivere romanzi storici.
C’è la Colpevole Disattenzione, come il monaco medievale che illustra il suo orto dei semplici usando le classificazioni botaniche di Linneo, o l’ufficiale romano che ordina la carica sollevandosi sulle staffe. Il che illustra l’interessante paradosso in base al quale ciò che non può esserci è importante almeno quanto ciò che c’è. Moneta corrente nei film in costume.
C’è il Caso Borderline. La birra in bottiglia, appunto, se non adeguatamente giustificata…
C’è il Lapsus Linguistico. Questo è più complicato: quando troviamo gente trecentesca in un ruolo di eminenza grigia, c’è qualcosa che non va. Potrebbe anche funzionare se la VN – III Persona Onnisciente -raccontasse la storia qualche secolo più tardi (e quindi potesse sapere chi era Père Joseph), ma in caso contrario, siamo in pieno anacronismo. Rule of thumb: dobbiamo sapere solo ciò che può legittimamente sapere il personaggio nel cui punto di vista ci troviamo.
C’è la Nebbia Assoluta: se ad una storia ambientata nella Svezia altomedievale basta cambiare i nomi per trasportarla nella Francia del Settecento, allora qualcosa non va. L’infestazione si manifesta con particolare violenza negli scaffali di historical romance. Si sa di gruppi di scrittura in cui ci si sfida a riscrivere un Harmony in una settimana, cambiando epoca, stato o continente.
C’è il Personaggio Anacronistico. In genere è un’eroina “anticonformista e ribelle”, etichetta molto gettonata nelle quarte di copertina. Il fatto è, tuttavia, che nella maggior parte dei casi la bambina/ragazza/donna insofferente e/o incurante delle convenzioni sociali/culturali/religiose/razziali del suo tempo non è anticonformista: è un personaggio moderno in costume. Francamente, la genia andrebbe sterminata col DDT, ma è molto, molto diffusa.
Infine, c’è il peccato mortale in fatto di narrativa storica: la Falsa Prospettiva. E’ come il personaggio anacronistico, ma elevato a potenza e sparso in dosi abbondanti per tutta la vicenda. E’ raccontare un periodo storico giudicandolo secondo la mentalità e il sistema di valori del XXI secolo. E’ condannare usi, costumi, leggi e convenzioni di un’altra epoca facendoli incarnare dal vilain e dai suoi accoliti, mentre i Buoni agiscono e pensano in base alla più squisita (ed anacronistica) political correctness. La tendenza è criminalmente diffusa nella letteratura per l’infanzia e nelle sceneggiature televisive, ma non soltanto. Pena proposta, da vent’anni all’ergastolo.
I primi quattro, in genere, si possono ascrivere all’umana imperfezione, a una ricerca insufficiente, alla fretta o ad altri peccati di omissione; la Nebbia Assoluta comincia a far sospettare una certa misura di dolo (anche se più spesso si tratta di un risultato delle convenzioni di genere); l’Eroina Ribelle è spesso il frutto preterintenzionale di un tentativo di aggiustare i personaggi secondo i gusti del mercato – nel timore che il lettore non riesca a identificarsi con la mentalità marziana di un altro secolo… Ma la Falsa Prospettiva costituisce una categoria criminale a sé, perché è sempre deliberata ed è intellettualmente disonesta – ed è tanto più grave perché al lettore ignaro sembrerà più facile simpatizzare con il lato non storico della questione, a scapito di qualsiasi senso della storia.
