Kipling Year · libri, libri e libri

Storie, Miti e Leggende Ad Alta Voce

tellingIeri doveva essere il mio Writing Day, giusto?

Hm.

Il WD è entrato in collisione frontale con la Dura Realtà prim’ancor di cominciare, e… be’, mettiamola così: la Dura Realtà non si è fatta nemmeno un graffio.

Per fortuna che ieri sera c’è stato Ad Alta Voce, il non-gruppo di lettura. Per una volta eravamo in trasferta in un delizioso B&B locale, l’Ostello dei Concari, stretto fra un fiume e quello che un fiume non è più – e il tema era quello del titolo: Storie, Miti e Leggende.

Il tema era vasto – in fondo il mito è stato per millenni il modo in cui l’umanità ha cercato di spiegarsi il mondo e se stessa – e abbiamo spaziato. Come sempre, d’altra parte.

Dalle bizzarre creature immaginarie della Bassa, raccolte a suo tempo nell’ormai introvabile Bestiario Podiense, alla luminosa e danzante cosmogonia secondo Eduardo Galeano, passando per l’Eneide rivista da Salvatore Fiume, i cupi miti del Nord, la tradizione meteomantica delle “calendre e scalendre” e le storie d’Irlanda secondo James Stephens…

Una posizione d’onore è toccata al mito di Prometeo, il Sottrattore/Donatore del Fuoco, che abbiamo visto attraverso gli occhi e l’immaginazione di Esiodo, Eschilo e Byron.*prometheus-21

E poi c’è stato… Vi ricordate dell’Angolo Elisabettiano? La mensile lettura shakespearian-marloviana, stabilita con piena fiducia nel fatto che ci fosse ben poco che, fra tutti e due, Shakespeare e Marlowe non avessero trattato in qualche modo? Ebbene quest’anno, essendosi l’anno che è, AAV si è provvisto di un Angolo di Kipling, fondato esattamente sullo stesso principio… Perché sì, ve l’ho detto e ripetuto ad nauseam: Kipling è uno scrittore vario. Ho piena fiducia nel fatto che, qualunque tema possiamo escogitare da qui a dicembre, troverò qualcosa da leggere.

E poi c’è stata la novità più bella: un piccolo lettore, un giovanissimo appassionato di mitologia che, annusando l’atmosfera, si è unito a noi – e non si è limitato ad ascoltare. T. ci ha letto – benissimo e in tutta disinvoltura – due storie di draghi, folletti e arche alternative ambientate in un Veneto magico. Quando il suo papà è arrivato per portarlo a casa ad orari scolastici, T. ha anche chiesto se può venire ancora – il che c’induce a considerare l’esperimento un successo, e una prova di vitalità da parte di AAV. Magari è presto per dirlo, ma forse… forse comincia a sembrare che abbiamo un futuro in vista…

Ma a parte questo, io continuo ad andare matta per la formula. Mi piace il fatto che ci sia un tema centrale, e mi piace la varietà di modi in cui i diversi lettori lo interpretano. Mi piace come questo finisca invariabilmente per illuminare il tema in modi inattesi. Mi piacciono le domande, le discussioni, le curiosità che nascono. Mi piace lo scambio di titoli e di impressiostorytelling-copyni. Non è soltanto lettura ad alta voce: è una fonte di scoperte, scambi, conversazione. È interessante.  È stimolante. È bello.

Se posso avere un piccolo cruccio in proposito, è che non ci sia un po’ più di partecipazione.

Ormai c’è un solido gruppo di irriducibili – lettori e ascoltatori – con qualche partecipazione più sporadica. Sarebbe bello che, qualche volta, qualche curioso provasse a unirsi a noi. Per ascoltare o per leggere – non ha importanza. Giusto per vedere com’è.

 

 

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* Prometeo è uno di quei personaggi. Voglio dire, nel corso dell’umano pensiero, è stato… di tutto. Prima o poi ne parleremo.

considerazioni sparse · Genius Loci

Dell’Immaginario Mantovano

A Cuneo hanno le streghe masche, sul Rosengarten hanno Re Laurino e i suoi, a San Candido hanno lo Stambecco Bianco, sul Tagliamento hanno le Anguane, altrove hanno fate, folletti, gnomi, draghi, incubi diavoli e babau..

Noi no.

Noi a Mantova siam gente di pianura, placida e difficile agli spaventi. Noi quella gente di dubbia esistenza che va attorno di notte facendo incantesimi e dispetti proprio non ce l’abbiamo.

Quando, una trentina d’anni fa, Stefano Scansani e Mario Setti si son messi a censire le creature leggendarie delle nostre valli* hanno raccolto una popolazione striminzitella tra il bizzarro e il campestremente prosaico.

Noi, per dire, abbiamo il Pidrüs (Chiavicus Verrarae Sylvestralis), che è più o meno un grosso maiale grigio incapace di marcia indietro o di visione laterale. Non fa molto più che dormire al riparo, ma guai ad arrivargli da dietro: se si accorge di voi e non ha modo di fuggire, userà con insospettabile efficacia gli speroni che porta sui talloni…

Oppure abbiamo il Galpédar (Gallus Petri Boriosus), gallo a quattro zampe di natura tanto tronfia quanto pusillanime, con una passione per le sagre di paese.

C’è poi il Marturèl (Martes Furba Deficiens), mustelide razziatore di pollai, creatura di varia e imprevedibile stupidità – di cui non si capisce troppo la funzione, vista la diffusione dei suoi cugini veri, le martore, da cui non differisce in nulla…

In compenso il Busatèl (Creatinus Ustaeprivus Fortis) è un “mirabile incrocio tra cavallo, asina, macaca delle Colonne d’Ercole e cane da pagliaio**”. E dal mirabile incrocio esce una bestia eccezionalmente fastidiosa, in perenne schizofrenica oscillazione tra un feroce istinto protettivo di femmina e prole e inspiegabili attacchi di wanderlust, a speciale danno dei campi di granturco.

L’imprevedibilità sembra essere, d’altra parte, il tratto più frequente delle bestie immaginarie mantovane, visto che del Dormalora (Profictator Omnis Velox) nulla sembra sapersi, se non che nulla di preciso se ne sa, e quindi alla fin fine vattelapesca. A mezza strada tra un lattonzolo e un grosso sorcio, il Dormalora dorme all’ombra – o forse no, essendo com’è “il compendio delle contraddizioni: pare affamato e invece è satollo, pare dormire e invece veglia, pare affabile e invece odia, pare malato e invece è sanissimo… A tal punto ognun direbbe che pare un Dormalora e invece non lo è e, nel contempo, pare non essere un Dormalora e invece lo è.”**

Tutto sommato, il Simsòn (Cimex Odorosus Orripilans) è intellettualmente riposante: almeno si sa che cosa aspettarsi da un insetto grosso, malvagio, puteolente oltre ogni dire e intento ad essere tanto dannoso e irritante quanto si può esserlo…

E profumata non è nemmeno la Bosma (Sus Scrofa Letamica), un altro suino immaginario che, se non altro è una bestia cautelativa. Orrida, repellente e subdola, la Bosma infesta letamai, buche per i liquami e pozzi neri – e vi trascina gli incauti che si avvicinano troppo, specie se gl’incauti sono gente non troppo ben lavata.

Quindi almeno la Bosma sappiamo a cosa serve – il che non è sempre il caso con la nostra popolazione immaginaria. Ecco mentre altrove hanno fate, folletti, stambecchi e diavoli, noi c’immaginiamo bestie di scarsissimo fascino e ancor più ridotto acume***, che non fanno alcunché di soprannaturale e solo di rado tengono i bambini lontani dai letamai…

Gente placida, noi Mantovani, e dal sonno indisturbato.

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* Sì, non fate come il mio babbo friulano, per favore: a Mantova abbiamo valli. Davvero.

** Così assicura il Bestiario Podiense, sui cui ci basiamo per la descrizione di tutte le bestie immaginarie citate nel post.

*** Non faticherete a immaginare che dare a qualcuno del pidrùs, del galpédar, del marturèl o del Dormalora non è precisamente un complimento…