Allora, riproviamo…
Il post che il Blogo Mannaro mi ha trangugiato l’altro giorno iniziava facendo riferimento a quest’altro post – e in particolare a questo commento di B.
Pensa a come i nostri dirimpettai d’oltralpe abbiano nobilitato il volgarissimo termine di ”formaggio verde” con il ben più armonico ”fromage bleu”.
Decisamente più invitante…
E io ammettevo il carattere tutto sommato più casalingo di “formaggio verde”, e la complessiva durezza del suono – un suono quasi marziale, a ben pensarci… fin troppo marziale per un formaggio? Certo, in confronto, le soffici sillabe transalpine, fromage bleu, si sciolgono in bocca – per rapprendersi di nuovo alquanto se le traduciamo in Inglese: blue cheese. O almeno così funziona per me, sulla base del suono – perché poi, se andiamo a considerare i colori, non posso davvero dire che il verde mi evochi muffe peggiori o più repellenti del blu. Però magari per B. è proprio così, e le venature blu non le fanno affatto la stessa impressione bruttina delle erborinature verdi? E che impressione avrebbe fatto le fromage bleu al piccolo A., che aborriva il formaggio verde ma adorava il gorgonzola?
Perché il punto, alla fin fine, è il fascino dello strato connotativo del linguaggio – quella rete fittissima di associazioni, iridescenze, echi, implicazioni e riverberi, che ogni frase, ogni parola, ogni sillaba e ogni suono si portano dietro, attraverso cui si percepisce, filtra e utilizza il linguaggio. Ciascuno di noi possiede ed elabora costantemente una rete del genere – che in parte si sovrappone a quella altrui: l’ambiente a cui apparteniamo, il lavoro che facciamo, i libri che leggiamo, le lingue che parliamo, lo sport che pratichiamo contribuiscono a crearla, in modi che condividiamo con gente della stessa nazionalità, della stessa cultura, della stessa provenienza, che fa lo stesso lavoro, legge gli stessi libri, parla le stesse lingue – in un’infinita varietà di combinazioni individuali e più o meno generali. E a tutto questo va aggiunto il diverso grado di sinestesia (associazione di percezioni sensoriali diverse) che funziona per ciascun individuo…
Fascinating stuff – interessante da esplorare, prezioso per caratterizzare un personaggio o costruire una voce narrante, del pari favoloso e frustrante nel tradurre. Ah, le meraviglie del linguaggio! E dove si finisce per arrivare, partendo da un pezzetto di formaggio, non trovate?

Marie, mercantessa agiata (e forse moglie adulterina, ma se suo marito era come appare dal lavoro di Nicholl c’è da capirla), a un certo punto consulta il Dottor Simon Forman, astrologo, medico e sapiente, nella speranza di recuperare un paio di anelli e del denaro che ha perduto. La pratica era comune all’epoca, e Forman uno dei praticanti più reputati nel suo campo. Tra l’altro, il dottore teneva annotazioni dettagliate dei suoi casi – annotazioni in buona parte sopravvissute. È nei suoi quaderni che Nicholl trova una serie di affascinanti particolari su Marie, compreso un piccolo elenco di tre personaggi che include Margery, una domestica di casa Mountjoy, “una ragazzotta alta e lentigginosa” nella descrizione della sua padrona. A tall and freckled wench.